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La trasmutazione lessicale in Marino

Genesi di un'opera barocca

Nei suoi versi concettisti Marino lascia affiorare temi tassiani - di certo il suo

termine di paragone - nonché un sofisticato sistema metaforico. Il doppio

registro prevalente - mitologico e sacro - non può che prevedere la mutua

chiarificazione ermeneutica. In ciò, in il linguaggio gioca un ruolo essenziale: un

sottile gioco di commutazioni e di slittamenti repentini di significati su

significanti, bizzarramente modellati dal gusto estetico, porta ad un ritmo

incandescente, unico, a una vivacità proiettata oltre la modernità.

In ‘Dicerie Sacre’ Marino spiega alcune scelte linguistiche proprie del suo

codice poetico. La continua oscillazione semantica costituisce la premessa per

alcuni balzi terminologici. Termini diversi rappresentano concetti diversi ma

anche prospettive diverse. È di Grande efficacia il trasporto emotivo che

concentra nelle parole il processo di selezione delle occorrenze appropriate a

partire da un sostrato di ridondanza logorroica. Le parole non si fermano al

proprio abito semiologico, ma rompono continuamente il dato per aprirsi a

telo tela

ulteriori spiragli di significato. Il di lino della Sindone alza il velo della

della pittura, di cui si mostra la competenza a trattare il corpo come immagine.

vello

Il è il velo che progredisce dall'essere tessuto sottile, che vela, a robusta

separazione, incanto sensibile, bagnoli di luce imprigionato nella pelle

animalesca relegata nelle cantine di Eete.

In Adone III, 56, 4 Venere è velata con una veste di “ lieve e candido zendado”.

vello

Il è la figura di Cristo: è l'agnello che salva indirizzando la vela del

cristianesimo sul mare che conduce alla salute. Il vello precede la vela,

indirizza la vela come se fosse il vento, che soffiando fa muovere le barche

delle nostre esistenze. L'incedere ascensionale pervade i lessemi

testimoniando del dinamismo lessicale.

Il teatro del linguaggio, il sipario della parola, che apre sempre sullo stesso

largo spaziale, rimodulato e riallestito all'occasione, in maniera concentrica, su

un dato punto testuale, fugge dalla possibilità anestetizzante del linguaggio

dell'incontro, media tra l'immagine e il corpo, tra la seduzione e la sensualità.

Marino, sa bene che la poesia non è un genere, così come le dicerie non sono

semplici arti. Nel suono delle parole è contenuta la scienza. Il suono riesce a

tradurre le distanze. L'armonia è suono, e il suono crea da sé corrispondenza.

La musica è armonia e l’armonia è un chiaro segnale che Dio vuole palesare le

cose nascoste, non tenere nascoste le cose palesabili: questo si attua entro il

dominio del corpo. Il soffermarsi, poi, sugli aspetti fisiologici della bocca,

l’accostarla agli strumenti musicali, dalla zampogna alla lira, altro non fa che

accentuare la tacita predilezione per l’ipotesi di una lingua d’espressione, una

lingua che sappia non solo incontrare il concetto – pensiero ma che abbia in

potenza di attrarre l’orecchio dell’altro muovendo a moto d’animo, richiamando

al suono prodotto al di là dell’accordo semiologico.

Il ricorso alla fruizione sensibile

Ogni organo di senso sopperisce all'altro nell'ambito della creazione estetica.

Pittura, musica, poesia, sono arti eloquenti entro il dominio or dell'uno or

dell'altro senso, in questa o quella dimora di senso, sotto questo o quell'altro

taglio suggestivo.

I 5 sensi giocano ciascuno il proprio ruolo di significazione.

Il linguaggio presenta un condensato di immagini esplicite e di ambigue,

scambievoli abiti metaforici, elementi naturalistici tra le scene erotiche

dell'Adone.

Avviene il riconoscimento all'ambito simbolico di una coloritura più corporale

che paradigmatica, più agganciata alla bellezza dello sguard

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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