Psicologia scientifica
Il padre fondatore della psicologia scientifica è Wilhelm Wundt, che a Lipsia
fonda nel 1879 il primo laboratorio di psicologia sperimentale, segnando la
nascita ufficiale della disciplina come scienza autonoma. Wundt era stato
allievo di Helmholtz e aveva approfondito i suoi studi sui tempi di reazione e
sulla fisiologia della percezione. Dopo la laurea in Medicina e Filosofia ad
Heidelberg, si trasferisce a Lipsia, dove nel 1867 tiene per la prima volta un
insegnamento di psicologia fisiologica. Questo evento sancisce la dignità
scientifica della psicologia, che fino ad allora era rimasta legata alla filosofia e
alla medicina.
Il laboratorio di Lipsia divenne un punto di riferimento internazionale,
attirando studiosi da tutto il mondo e ispirando la nascita di altri centri di
ricerca. Anche in Italia si sviluppò un interesse crescente per la nuova
scienza: a Palermo, il medico Casare Anzani fondò la prima ‘Rivista di
Psicologia Clinica’, segnando l’ingresso ufficiale della psicologia nel panorama
accademico italiano.
L’approccio di Wundt
Per Wundt, l’oggetto di studio della psicologia è l’esperienza immediata, cioè
ciò che il soggetto vive e percepisce direttamente. Le altre scienze studiano
l’esperienza mediata, cioè interpretata attraverso strumenti o teorie. La
psicologia, invece, analizza l’esperienza soggettiva così come viene vissuta.
Wundt introdusse un forte rigore metodologico: occorreva identificare,
controllare e quantificare le variabili in gioco. Questo metodo sperimentale
garantiva la validità dei risultati e permetteva di escludere fattori interferenti,
come avviene ancora oggi negli esperimenti scientifici.
Il principio del parallelismo psicofisico
Secondo Wundt, i processi mentali e quelli fisici sono paralleli: a ogni
cambiamento in uno corrisponde un cambiamento nell’altro. Tuttavia, non
esiste una relazione di causa-effetto diretta. Questo principio viene definito
‘parallelismo psicofisico’.
Strutturalismo
Lo strutturalismo nasce con Edward Titchener, allievo di Wundt. Il suo
obiettivo è analizzare la mente umana scomponendo l’esperienza cosciente
nei suoi elementi fondamentali, chiamati ‘atomi della mente’. Come la
chimica analizza la materia nei suoi elementi costitutivi, così la psicologia
strutturalista cerca di individuare le sensazioni, le immagini e gli stati affettivi
di base.
Gli elementi fondamentali dell’esperienza cosciente sono tre: 1) le sensazioni,
legate alla stimolazione sensoriale; 2) le immagini, che rappresentano il
pensiero e la memoria; 3) gli stati affettivi, che corrispondono ai sentimenti.
Il metodo utilizzato dagli strutturalisti è l’introspezione, cioè l’osservazione
interiore dei propri stati mentali. L’obiettivo era ridurre ogni esperienza ai
suoi elementi più semplici, evitando l’‘errore dello stimolo’, ossia attribuire
significati complessi a esperienze che andavano invece descritte nei loro
componenti elementari.
Dal riduzionismo strutturalista al funzionalismo
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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