Psicologia dinamica
Definizione ed evoluzione storica del concetto di psicologia dinamica
Definizione di psicologia dinamica
La parola "dinamico" si ricollega al greco dynamikós = potente; dýnamis = forza. Il Grande Dizionario Garzanti definisce la psicologia dinamica come "lo studio dei processi mentali dal punto di vista dinamico, cioè con riferimento alla loro origine, alle loro relazioni e ai fattori molteplici spesso inconsci".
Al termine "Psicologia dinamica" corrispondono due accezioni:
- Psicologia della motivazione, concepita come un’articolazione della Psicologia Generale.
- Teoria psicoanalitica, comprensiva di tematiche psichiatriche, antropologiche-esistenziali e fenomenologiche, mirata a proporre una visione o interpretazione dei processi mentali di tipo conflittuale e "dialettico", con una marcata attenzione all’aspetto inconscio.
Storia del termine "dinamico" in psicologia
Nel corso dell’800 il termine dinamico acquistò nei diversi Paesi significati differenti.
Ambito tedesco
Il primo ad usare la parola fu Leibnitz, che la usò in meccanica. In ambito psicologico, la usò il filosofo Herbart, che spiegava la vita psichica sulla base della contrapposizione tra rappresentazioni opposte, viste come forze fisiche che agiscono nell’animo umano, parlando di una statica e di una dinamica dello psichismo e introducendo il calcolo matematico per determinare il comportamento delle rappresentazioni. Secondo l’autore l’Io, concepito come autocoscienza, si costituiva sulla base dell’aggregazione in masse delle rappresentazioni che attraevano o respingevano le nuove rappresentazioni in ingresso. La psicopatologia era dunque l’esito della scissione dell’Io, causata da un conflitto troppo intenso tra due masse rappresentative nessuna delle quali riusciva a prendere il sopravvento. Negli ambienti scientifici si usò per descrivere i processi mentali in termini energetici, lo fece Fechner che introdusse il concetto di "energia psichica", modellato appunto sulla teoria fisica dell’energia.
Ambito francese
Il termine "dinamico" fu introdotto per esprimere il concetto di "funzionale" come opposto ad "organico". Il fisiologo Marcario parlava di "paralisi dinamiche", paralisi prive di lesioni al sistema nervoso e Charcot le ricondusse all’isteria, all’ipnosi e ai traumi psichici. Introdotto dal fisiologo Brown-Sequard, la teoria delle "azioni dinamiche" nel sistema nervoso, secondo la quale la stimolazione di una parte del sistema nervoso poteva esercitare effetti su un’altra parte, attraverso la "dinamogenesi" (stimolazione della funzione) o "inibizione" (diminuzione della funzione), sottolineando il parallelismo tra fenomeni fisiologici e gli effetti psicologici.
Ambito psicologico e psichiatrico francese
Il termine "dinamico" veniva applicato alla forza motivante delle immagini. Bernheim propose la "legge dell’ideodinamismo" secondo la quale "tutte le idee suggerite e accettate tendono a tradursi in azioni". Aimé distinse i disturbi nervosi in tre classi: quelli puramente organici, quelli puramente dinamici e le condizioni intermedie; le idee e le emozioni sono "fatti nervosi dinamici", ossia espressione di fenomeni di dinamogenesi o inibizione di strutture nervose e, pertanto, acquisisce grande importanza nella cura della malattia la terapia dinamica, cioè la psicoterapia.
Ambito psichiatrico
È stato associato ai concetti di evoluzione e di regressione. J.J. Moreau de Tours sostenne che la malattia mentale costituisca un mondo a sé, separato e distinto, connesso ad una modificazione che comporta una diminuzione delle facoltà intellettuali e uno sviluppo smodato delle attività psichiche arcaiche. P. Janet, con la sua teoria dell'“analisi psicologica”, e, in neurologia, Jackson, propose una concezione dinamica delle funzioni del sistema nervoso, che riassumeva i differenti significati assunti dal termine (fisiologico vs anatomico; funzionale vs organico; regressivo vs attuale; includendo anche l’aspetto energetico e conflittuale). Propose l’esistenza di un’integrazione gerarchizzata dei livelli di funzionamento e organizzazione dei centri nervosi che compaiono in fasi successive durante lo sviluppo. Quanto più i centri sono recenti tanto più sono vulnerabili e, quando uno si danneggia, i centri più vecchi aumentano la propria attività in modo compensatorio. In tal senso si distinguono i sintomi negativi (causati direttamente dalle lesioni) dai sintomi positivi (effetto della riattivazione dei centri più antichi).
Principi di base della psicologia dinamica
(Secondo Gabbard), si è assistito al passaggio da una psicologia unipersonale a una bi-personale. Anche se con approcci diversi, ci sono alcuni principi di base:
- Il valore unico dell’esperienza soggettiva - I sintomi e i comportamenti sono considerati come un comune collettore finale di esperienze altamente soggettive, che filtrano i fattori determinanti biologici e ambientali della malattia. Grande valore viene attribuito al mondo interno del paziente - fantasie, sogni, paure, speranze, impulsi, desideri, immagini di sé, percezione degli altri e reazioni psicologiche ai sintomi.
- L’inconscio - Freud nel suo modello topografico suddivise i sistemi mentali in conscio (ciò che è consapevole), preconscio (ciò che può facilmente essere portato a coscienza semplicemente spostando la propria attenzione) e l’inconscio vero e proprio (i contenuti mentali che vengono censurati perché inaccettabili e pertanto vengono rimossi e non possono facilmente e volontariamente essere riportati alla coscienza). Le prove cliniche fondamentali che attestano l’esistenza dell’inconscio sono i sogni e le paraprassi (lapsus, azioni accidentali, dimenticanze, ecc.). I sintomi e i comportamenti per la psicologia dinamica riflettono processi inconsci che difendono da desideri e sentimenti rimossi. Secondo Freud il sintomo è una funzione di compromesso tra l'espressione della pulsione inaccettabile e la difesa atta ad allontanarlo.
- Il determinismo psichico - L’approccio psicodinamico sostiene che l’uomo è consciamente confuso e inconsciamente controllato. Viviamo la vita quotidiana come se avessimo la libertà di scegliere, quando in realtà siamo più limitati di quanto crediamo, poiché le nostre azioni sono largamente influenzate dai contenuti inconsci che sono tra loro in relazione dinamica. Quando il comportamento diviene sintomatico i limiti del libero arbitrio appaiono più evidenti. La psicologia dinamica si avvicina ai sintomi sapendo che essi rappresentano un adattamento alle richieste di un copione inconscio basato su pulsioni, difese, relazioni oggettuali e disturbi del Sé. Freud sostiene che le cause del comportamento siano sovradeterminate (principio per cui devono operare diversi fattori intrapsichici per costruire una causa sufficiente a ottenere un determinato effetto) e multiple (nel senso del loro essere serie complementari di condizioni sufficienti). Il comportamento umano appare il risultato finale di molte differenti forze in conflitto tra loro, che assolvono una varietà di funzioni corrispondenti sia alle richieste della realtà sia ai bisogni dell’inconscio. I fattori inconsci hanno un peso fondamentale nella vita dell’uomo ma non determinano tutti i comportamenti o i sintomi, inoltre all’interno del determinismo psichico vi è spazio decisionale: l’intenzione cosciente di cambiare e di stare meglio è un fattore importante nella risoluzione dei sintomi.
- Il passato è il prologo - Le esperienze infantili hanno un ruolo fondamentale nel determinare la personalità adulta. L’eziologia e la patogenesi della malattia psichica sono spesso collegate ad eventi accaduti in infanzia e gli schemi relazionali cronici ripetitivi che soggiacciono alle situazioni di sofferenza trovano spesso radici nell’infanzia stessa. L’orientamento psicodinamico dà peso sia ai fattori temperamentali innati nel bambino, sia alle sollecitazioni che gli derivano dall’ambiente di crescita e dalle figure genitoriali, sia al significato soggettivo che il bambino attribuisce all’esperienza. Il processo evolutivo è visto come un’interazione attiva tra tratti ereditari e fattori ambientali che modellano tali tratti.
- Transfert - La traslazione affettiva che il paziente effettua sulla figura dell'analista come se fosse una figura significativa del suo ambiente.
- Controtransfert - La risposta dell'analista al transfert del paziente.
- Resistenza - Qualunque forma di opposizione da parte dell’analizzando per impedire l’accesso ai propri contenuti inconsci, ostacolando il cambiamento e l’insight, ossia la comprensione del significato di pensieri, emozioni, sintomi e comportamenti. Ha funzione difensiva e consiste nella trasgressione della regola fondamentale delle libere associazioni, che consente di accedere all’inconscio.
Le concezioni di malattia e le forme di cura primitive
Gli studi antropologici evidenziano l’esistenza di 5 differenti concezioni di malattia:
- Assenza e richiamo dell’anima - La malattia è dovuta all’assenza dell’anima (spontaneamente o per incidente, abbandona il corpo oppure è sottratta da spiriti, fattucchieri) e la cura consiste nel trovare, richiamare e restituire l’anima perduta. L’uomo porta in sé una specie di duplicato, un’anima o fantasma la cui presenza nel corpo costituisce un prerequisito per la vita normale, ma che appare in grado di abbandonare il corpo, specie durante il sonno, può vagabondare e andare incontro a pericoli o incidenti, può essere catturata da spiriti maligni, tolta a forza da demoni o fattucchieri oppure abbandonare autonomamente il corpo nello stato di veglia a seguito di un intenso spavento. Per alcune popolazioni l’anima si allontana nel mondo dei morti, il guaritore deve essere uno sciamano. Che cosa resta oggi nella terapia moderna di tale concezione? Si possono rintracciare alcune assonanze nell’idea che la malattia psichica produca un’alienazione, un estraniamento da sé, impoverendo o addirittura disintegrando l’Io.
- Intrusione ed estrazione di oggetti malattia - La malattia scaturisce dall’intrusione di un "oggetto malattia" (sostanza estranea e dannosa, a volte non è di per sé l’oggetto ma un’"essenza malattia") e la cura consiste nella sua estrazione attraverso il "succhiamento" da parte dello stregone (per essere efficace bisogna crederci). A volte l’ingresso nel corpo è casuale, a volte è causato da stregoni. Si ritrova traccia di tale concezione nella terapia moderna, nel processo di materializzazione della malattia: la nevrosi nella terapia diviene nevrosi di traslazione (che si spende ovvero nel transfert) e come tale viene presentata al paziente e curata.
- Possessione ed esorcismo - La malattia è dovuta all’introduzione nella persona di uno spirito maligno, che si impossessa di essa. La cura può consistere in un esorcismo, nell’estrazione meccanica dello spirito estraneo, nel trasferimento dello spirito estraneo in un altro essere. Tre tipi di cure:
- Cercare di espellere lo spirito meccanicamente, provocando nel paziente una perdita di sangue, battendolo o frustandolo, o attraverso rumori od odori.
- Trasferire lo spirito nel corpo di un altro essere, di solito un animale (metodo associato all’esorcismo).
- Effettuare un esorcismo, ovvero l’espulsione dello spirito per mezzo di incantesimi o altri mezzi psichici.
- Di uno spirito positivo, di un antenato o di una divinità, spesso spontanea, lucida e attiva.
- Di uno spirito maligno, spesso latente e non lucida, che produce onta e vergogna su colui che la riceve.
- Di uno spirito maligno, attiva e spontanea che si connette a quello che oggi definiamo nevrosi isterica.
- Guarigione per confessione - La malattia è dovuta all’infrazione di un tabù (punizione per una colpa commessa) e la terapia consiste nel confessare l’azione fatta. La confessione è la forma prevalente e la concezione di peccato, o violazione di tabù, prevede sia i casi volontari sia quelli involontari. La confessione è spesso pubblica, accompagnata da cerimonie di purificazione, fortemente strutturate. Oggigiorno il peccato si è trasformato nel moderno senso di colpa che appare alla base di molti sintomi psichici.
- Guarigione per soddisfacimento di una frustrazione - La malattia è opera di stregoneria e la cura è messa in atto tramite una magia riparatrice. Era un dovere sacro dare ad un uomo quello che aveva visto nei sogni, oppure metterlo nella condizione di fare ciò che aveva sognato. La terapia dinamica moderna ha recuperato il valore del soddisfacimento dei desideri e il ruolo patogeno della frustrazione.
Guarigione cerimoniale - Le terapie dei primitivi erano fortemente connesse agli aspetti cerimoniali, che risultavano essere il principale agente di guarigione. A volte le cerimonie erano riti di iniziazione che avevano acquisito significato di guarigione, altre volte erano specie di ripetizioni del trauma, o dei grandi miti delle tribù (creazione del mondo, storie degli dei). Prevedevano la partecipazione collettiva, e il riassorbimento del malato nella società. Tali modalità ricordano l’attuale psicodramma, che drammatizza gli aspetti sintomatici.
Guarigione per incubazione - Preceduta o seguita da riti, canti, preghiere, ecc. La caratteristica specifica è che l’agente terapeutico principale sia proprio l’incubazione, nel senso di "giacere nel terreno".
Guarigione per ipnosi - Non è chiaro se avvenisse in modo consapevole o fosse un effetto secondario dei riti e delle cerimonie. Durante gli stati ipnotici si potevano avere visioni, allucinazioni individuali o collettive. A volte l’ipnosi era solo un mezzo per ottenere la chiaroveggenza, altre volte aveva in sé un valore terapeutico. Il suo ruolo risulta fondamentale nella nascita della terapia dinamica.
Guarigione magica - La magia veniva impiegata come mezzo di cura, è una tecnica per assicurare all’uomo il potere sulle forze naturali e diventa un’anticipazione erronea della scienza. La magia era suddivisa in magia nera, che provocava la malattia, e magia bianca che la curava. La cura magica poteva procedere attraverso l’uso di:
- Sostanze quali farmaci, veleni, in modo razionale ma nascosto.
- Poteri parapsicologici come la chiaroveggenza o la telepatia.
- Manifestazioni ipnotiche.
- Trucchi, giochi di prestigio.
- Suggestione, agente fondamentale (il paziente deve credere ciecamente nelle capacità del mago).
La prima psichiatria dinamica
Gassner e Mesmer
La comparsa della psichiatria dinamica avviene grazie all’incontro tra il medico illuminista Mesmer e l’esorcista e sacerdote Gassner, che distingueva due tipi di malattia: le malattie naturali, che erano pertinenza del medico, e le malattie preternaturali, da lui classificate nelle seguenti categorie:
- Circumsessio = imitazione di una malattia naturale a opera del demonio.
- Obsessio = dovuta a stregoneria.
- Possessio = possessione diabolica attiva.
Il metodo di guarigione di Gassner consisteva nel chiedere al paziente, nel nome di Gesù, di poter compiere su di lui un exorcismus probativus. Egli sfidava poi il demone a rendere manifesti i sintomi della malattia: se i sintomi comparivano era la prova dell’intervento del diavolo e quindi passava all’esorcismo, se invece non comparivano egli mandava il paziente dal medico; si voleva verificare le sue capacità e va anche Mesmer, che aveva scoperto un nuovo principio chiamato magnetismo animale che gli permetteva, al pari degli esorcismi di Gassner, di ottenere guarigioni strabilianti. Egli sostenne che il prete fosse in buona fede, ma che di fatto senza saperlo curasse i pazienti con il magnetismo e non con l’esorcismo.
Mesmer utilizzava il metodo dei magneti per la cura dei pazienti: egli faceva prima bere al paziente un preparato contenente ferro, poi poneva tre magneti sul corpo del soggetto, creando a suo dire una "marea artificiale", un fluido misterioso che scorreva nel corpo guarendo i sintomi. L’aspetto innovativo introdotto dal medico fu però il considerare che l’effetto sui pazienti non poteva essere causato dai soli magneti, ma doveva provenire da un "agente essenzialmente diverso": le correnti di magnetismo che fluivano nel corpo dovevano essere prodotte da un fluido accumulato nella persona stessa di Mesmer, che egli definì magnetismo animale.
Il suo sistema si riassumeva nei seguenti principi:
- Un sottile fluido riempie l’universo e forma un mezzo di connessione tra l’uomo, la terra, i corpi celesti e tra gli uomini. Alcuni ne possiedono di più (Gassner, lui stesso) e altri di meno (i malati).
- La malattia ha origine dalla distribuzione non omogenea di tale fluido all’interno del corpo umano e la guarigione consiste nella restituzione di un equilibrio in termini fisici.
- Con l’aiuto di certe tecniche (come l’utilizzo del baquet, strumento simile ad una bottiglia di Leyda che si supponeva concentrasse il fluido) il fluido può essere incanalato e immagazzinato e convogliato su altre persone.
- In questo modo si possono creare nel soggetto delle crisi e si possono curare le malattie. Il trattamento può avvenire in forma individuale o collettiva ed è, a suo avviso, efficace per qualsiasi patologia. Esso era accompagnato da musiche, effetti scenici come specchi, ecc. per aumentare il potere magnetico.
Mesmer sosteneva che l’agente terapeutico delle cure da lui ottenute fosse il magnetizzatore stesso. Per rendere possibile la guarigione egli doveva stabilire un rapporto, cioè entrare in una specie di "risonanza" con il paziente. La guarigione si compiva mediante le crisi, manifestazioni di malattie latenti che vengono indotte artificialmente dal magnetizzatore. Era consigliabile provocare più crisi via via sempre più deboli, piuttosto che una sola di grande intensità e, nei trattamenti collettivi, occorreva monitorare il rapporto tra pazienti.
Puységur e il nuovo magnetismo
Si rese conto che durante i trattamenti i pazienti entravano in uno stato di "strano sonno", in cui erano più vigili e attenti e apparivano in grado di parlare della propria malattia. Il nuovo trattamento da lui creato prevedeva due manifestazioni:
- La "crisi perfetta", in cui un paziente cadeva in stato di trance, chiamato "sonnambulismo artificiale" di cui successivamente non ricordava nulla e durante il quale eseguiva i comandi del magnetizzatore, con cui doveva avere un rapporto preferenziale.
- La "lucidità", ossia la capacità mostrata da questi pazienti di diagnosticare malattie e prescrivere trattamenti a sé e agli altri pazienti.
La rivoluzione del suo trattamento consisteva nella consapevolezza che il vero agente di cura era la volontà del magnetizzatore. Tale principio creò una frattura tra il marchese e il suo maestro, convinto che il sonnambulismo artificiale fosse solo una possibile manifestazione delle crisi, comportando la scissione tra mesmeristi ortodossi che restavano aderenti al principio delle crisi e del fluido, e i seguaci di Puységur che misero al centro il sonnambulismo e adottarono una dottrina psicologica, semplificando la tecnica della mesmerizzazione.
In Francia l’abate Faria sostenne che il processo essenziale della magnetizzazione non risiedeva tanto nel magnetizzatore quanto nel soggetto magnetizzato. Alcuni soggetti, chiamati epopti, si dimostravano più suscettibili a venire magnetizzati. La tecnica consisteva nel far sedere il paziente su una sedia comoda e fargli fissare una mano, alzata e tenuta aperta e poi ordinargli di dormire con voce dominante che sortiva l’effetto di farlo cadere nel sonno magnetico, durante il quale Faria suscitava loro visioni e suggestioni post-ipnotiche. Alcuni suoi seguaci sostennero che nella mente umana siano presenti pensieri e ragionamenti di cui non abbiamo coscienza e che possono essere riconosciuti solo attraverso gli effetti a cui danno origine; altri sottolinearono come l’effetto derivava dal rapporto creato tra paziente e mesmerizzatore, il quale durava oltre le sedute; altri ancora avvertirono di stare attenti alla potente attrazione interpersonale che nasceva dal rapporto. Ci saranno riscontri con Freud.
In Germania i mesmeristi compresero l’importanza del rapporto nel trattamento, ma ne diedero un’interpretazione più filosofica, parlando di un cerchio magnetico, di una diade creata da paziente e magnetizzatore paragonata al rapporto madre-feto.
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