Psicologia dello sviluppo tipico e atipico
La psicologia dello sviluppo come processo complesso
La psicologia dello sviluppo è una branca della psicologia che studia i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nella personalità in funzione del tempo, dal momento del concepimento fino al momento della morte. La psicologia dello sviluppo evidenzia i processi biologici e sociali che determinano il cambiamento delle persone in tutto il ciclo di vita. Si differenzia dalla psicologia dell'età evolutiva, la quale prende in considerazione solo la fase di sviluppo che va dalla nascita all'adolescenza. L'età matura e quella senile richiedono processi di adattamento che cambiano il funzionamento individuale, quindi il concetto di sviluppo si amplia includendo, oltre al cambiamento incrementale e migliorativo, anche le modifiche che implicano diminuzione e deterioramento.
Lo sviluppo umano consiste in una successione di cambiamenti sistematici, successivi e relativamente duraturi, prodotti da processi di trasformazione funzionali all'adattamento individuale e attivi a qualunque età. Lo sviluppo è un processo di crescita biologica e di acquisizione culturale e la relazione dinamica tra natura e cultura rappresenta il baricentro della psicologia dello sviluppo. Le componenti natura e cultura sono considerate ugualmente determinanti nell’influenzare lo sviluppo.
Responsabili della nascita della psicologia dello sviluppo sono stati Darwin e Preyer. I tre psicologi dello sviluppo più famosi sono Jean Piaget, Lev Vygotsky e John Bowlby. Ha numerose applicazioni: determinare se un bambino si sta sviluppando in modo appropriato o se ha disabilità di sviluppo, ottimizzare gli ambienti di apprendimento, le sue teorie influenzano il nostro attuale sistema scolastico pubblico, gli psicologi dello sviluppo lavorano in ambienti clinici e accademici per valutare, diagnosticare e trattare adulti con disabilità dello sviluppo, con gli anziani in case di cura, ospedali, cliniche di salute mentale.
Psicopatologia dello sviluppo
A partire dagli anni '90 si afferma la psicopatologia dello sviluppo, che sottolinea l’importanza della stretta interdipendenza tra comportamento normale e forme di disagio psicologico. La comprensione dell’uno non può prescindere dallo studio dell’altro. Le domande fondamentali che si pone sono:
- È possibile individuare una matrice comune tra lo sviluppo normale e patologico?
- È possibile che emergano esiti disadattivi all’interno di un percorso di sviluppo normale e, in caso affermativo, quali caratteristiche patologiche assumono?
- Può verificarsi anche un processo inverso, ovvero l’emergere di esiti adattivi anche se si è stati esposti a fattori di rischio grave per lo sviluppo?
Fattori che influenzano lo sviluppo
Analizziamo i fattori, sia individuali sia ambientali, che possono favorire o al contrario pregiudicare uno sviluppo sano. I fattori individuali includono quelli genetici, prenatali e perinatali, relativi alla struttura di personalità. I fattori ambientali includono la famiglia, la scuola, i rapporti amicali, il contesto sociale e culturale più ampio. L’emergere di un disagio viene ricondotto all’interazione tra fattori individuali e ambientali. Il loro intreccio influenza le capacità dell’individuo di far fronte ad eventuali difficoltà, le quali hanno un impatto diverso a seconda della fase specifica del ciclo vitale.
Normalità e patologia in età infantile
De Ajuraguerra e Marcelli (1982) sottolineano come non sia possibile tracciare una linea netta di demarcazione tra normalità e patologia in età infantile, quale conseguenza della notevole dinamicità che caratterizza la struttura psichica degli individui nel corso dei primi anni di vita.
Quattro punti di vista sulla normalità
Possiamo individuare quattro punti di vista sulla normalità (D. Marcelli, 2009, “Psicopatologia”):
- Normalità in quanto salute (assenza di sintomi), opposta a malattia – è molto statica, ma l’assenza di sintomi può rappresentare solo un apparente stato di normalità e salute, consideriamo la potenzialità di recuperare la salute e la normalità come un processo.
- Normalità in quanto media statistica - fa riferimento alla curva gaussiana, ma in questo caso si dovrebbero considerare patologici gli individui molto alti o molto bassi (che stanno agli estremi della curva). Inoltre la normalità intesa come “la maggioranza delle persone fa così” è influenzata ampiamente dalla cultura.
- Normalità in quanto ideale da realizzare o a cui avvicinarsi - è sottilmente diffusa nella nostra cultura, specie in quella psicologica (dove spesso agiamo perché pensiamo che le cose “debbano andare così”, facendo riferimento a un ideale di sviluppo, piuttosto che sulla base della persona che abbiamo di fronte).
- Normalità in quanto processo dinamico, capacità di tornare a un certo equilibrio - sottolinea troppo l’aspetto adattivo, quasi passivo, dell’essere umano; non possiamo tornare ad un prima, non c’è un punto “vero” di normalità ed equilibrio a cui dobbiamo riferirci, per cui non ci sono scollamenti o avvicinamenti a questo punto.
La definizione di normalità, la più utilizzata in psicologia, è quella che la considera come una sorta di plasticità nell’adattarsi agli eventi e ai cambiamenti personali della crescita e dell’ambiente. Normalità e patologia sono due concetti interdipendenti, se non ci fosse uno non ci sarebbe l’altro. Si tratta di convenzioni, che sottendono una certa idea di sviluppo umano.
Principali approcci teorici allo studio dello sviluppo
Dagli inizi del 1900 tre sono i principali approcci teorici allo studio dello sviluppo:
- L’approccio comportamentistico
- L’approccio organismico o evolutivo
- L’approccio psicoanalitico
Approccio comportamentistico
È una scuola di pensiero che si richiama all’empirismo filosofico e pone molta attenzione ai processi di apprendimento, in particolare alle modalità di apprendimento basate sull'associazione tra stimoli e risposte attraverso premi/punizioni. Viene data poca importanza alla natura, mentre assume un ruolo fondamentale la cultura, ovvero il modo in cui l'ambiente modella il bambino. Watson, il principale teorico del comportamentismo, formulò l’ipotesi che l'individuo è plasmabile ed ha una capacità illimitata di apprendere. Un bambino ripeterà quei comportamenti che hanno avuto conseguenze positive ed eviterà invece quelli poco soddisfacenti. L'autore sostiene l'importanza del ruolo delle figure genitoriali, madre e padre infatti possono scegliere l'ambiente che per la crescita gioca un ruolo fondamentale; inoltre propone una relazione aperta e democratica senza falsi tabù. L’opera Behaviorism del 1930 fu un grande successo e venne tradotta in molte lingue. “La personalità altro non è che il prodotto finale dei nostri sistemi di abitudini” (in età adulta non apprendiamo più quindi si stabilizza). L'organismo è docile e plasmabile e possiede una capacità illimitata di apprendimento. Il cambiamento è prodotto da cause ambientali e il metodo ottimale è la sperimentazione e l’osservazione con il massimo controllo.
Approccio organismico o evolutivo
È fondamentale considerare sia l'ambiente in cui un individuo si sviluppa, sia le finalità immanenti delle attività dell'individuo; riconosce nello sviluppo un momento costitutivo del funzionamento organismico. Il cambiamento diventa così una caratteristica molto importante del comportamento e l'organizzazione della personalità dipende dalle varie trasformazioni che avvengono età per età in funzione di specifici ambienti di vita. La crescita e lo sviluppo sono discontinui e il cambiamento è soprattutto qualitativo. L'individuo è concepito come attivo e si sviluppa per mezzo delle sue azioni e dell'esperienza: secondo Piaget e Werner i bambini cercano di comprendere il mondo interagendo attivamente con gli oggetti e le persone e tendono, da una parte, a conservare la propria integrità (sia biologica, sia psicologica), dall'altra a svilupparsi verso uno stadio più maturo, realizzando le proprie potenzialità.
L’approccio evolutivo si interessa soprattutto allo sviluppo del pensiero, del ragionamento e della capacità di risolvere i problemi. Per Piaget la conoscenza fondamentalmente è ricostruzione della realtà attraverso un processo di apprendimento, al fine di permettere all'individuo di adattarsi all'ambiente, ciò si realizza attraverso l'accomodamento delle strutture mentali e l'assimilazione di quest'ultima agli schemi mentali posseduti. Per Vygotskij lo sviluppo della psiche è guidato e influenzato dal contesto sociale, quindi dalla cultura del luogo e momento storico in cui l'individuo vive, è l'ambiente culturale a consentire lo sviluppo cognitivo e si sviluppa tramite "strumenti" (come il linguaggio) che l'ambiente mette a disposizione. Egli accetta l'ipotesi che la struttura base dei processi psichici sia la sequenza stimolo-reazione, ma in merito a processi psichici superiori (il livello delle funzioni intellettive) inserisce un nuovo elemento: lo stimolo-mezzo, uno stimolo "creato" dall'uomo; è utilizzato per instaurare un nuovo rapporto stimolo-risposta e promuovere lo svolgimento del comportamento in una direzione diversa. In particolare egli studia l'importanza dell'uso di strumenti e simboli nello sviluppo umano come stimoli-mezzo. I processi psichici superiori (pensiero, linguaggio, memoria) non hanno un'origine naturale, ma sociale e li si può comprendere solo prendendo in considerazione la storia sociale. L’organismo è attivo e si autoregola, il cambiamento è la caratteristica primaria del comportamento, il cambiamento è guidato da leggi regolative e risponde a principi organizzativi intrinseci.
Approccio psicoanalitico
Freud arrivò alla conclusione che la radice del comportamento degli adulti fosse da ricercare negli eventi avvenuti nella prima infanzia. Il bambino è un soggetto alla ricerca di sé, guidato dal principio del piacere e dal desiderio di soddisfare i propri impulsi e bisogni. Il bambino, il cui sviluppo psicoaffettivo è descritto dalla psicoanalisi, è, per Freud, un bambino ricostruito, in particolare nel corso della terapia analitica di pazienti adulti ha ricostruito lo sviluppo psicoaffettivo normale dell’essere umano a partire dalla psicopatologia; anche se non trascura del tutto l’osservazione diretta.
Gli elementi più caratterizzanti della dottrina freudiana: la teoria dell’apparato psichico, la teoria degli istinti, la teoria della sessualità infantile. L’organismo è simbolico e determinato dalla storia personale. Il cambiamento è l’esito di conflitti interni. Lo sviluppo è un cambiamento qualitativo e procede secondo stadi. Il metodo ottimale è l’osservazione con il minimo controllo e l’osservazione della relazione osservatore-osservato.
L'ecologia dello sviluppo: Urie Bronfenbrenner
Negli ultimi anni vengono ricercati gli aspetti che collegano l’evoluzione del singolo individuo ad una dimensione sistemica progressivamente più ampia (intrapersonale, interpersonale, emotiva, ambientale, sociale, politica). Urie Bronfenbrenner (la sua opera più famosa è l’"Ecologia dello sviluppo umano" del 1979) ritiene che le capacità umane e la loro progressiva evoluzione dipendano in modo significativo dal più ampio contesto sociale ed istituzionale in cui si svolge l’attività individuale e pertanto non siano riconducibili a singoli elementi secondo un rapporto lineare di causa ed effetto; dunque ambiente, gruppo, sviluppo individuale ed apprendimento sono strettamente correlati ed interdipendenti.
Nel suo sistema ecologico evolutivo al centro risiede il microsistema, che è l’insieme dei diversi contesti ambientali che coinvolgono direttamente il soggetto in via di sviluppo e di cui questi ha esperienza diretta (la casa, la famiglia, la scuola, ecc.). Il livello successivo si sposta dai singoli contesti per prendere in esame le loro relazioni, è costituito dai legami tra i diversi ambienti di vita ai quali prende parte la persona in via di sviluppo, è il mesosistema. Il terzo livello ecologico si chiama esosistema ed è costituito da ambienti e situazioni estranee alla persona in via di sviluppo, ma che giungono a condizionare, attraverso gli eventi che in esse si verificano, ciò che accade nel micro e mesosistema. Il quarto livello è il macrosistema, che rappresenta il modello di gerarchia superiore del sistema ecologico ed è composto, per esempio, dalle leggi, dai sistemi di valore, politici, etici e religiosi che regolano una data società. Più tardi aggiunge il fattore del tempo, quindi il cronosistema, i modelli di ricerca cronosistemici tendono a considerare i cambiamenti che il tempo opera non solo a livello individuale ma anche in termini di trasformazioni ambientali, essi consentono di identificare l’impatto che precedenti eventi ed esperienze di vita possono avere nel successivo sviluppo individuale e ambientale. Aggiunge poi gli aspetti caratteristici degli individui: temperamento, personalità e sistemi culturali e valoriali, che si trovano ad interagire nel microsistema.
In sintesi: il microsistema è formato dai gruppi che hanno un contatto diretto con il bambino. Sebbene possano esistere diverse possibilità, alcuni dei più importanti sono la famiglia e la scuola. La relazione tra questo sistema e lo sviluppo del bambino è evidente e si verifica in entrambe le direzioni: le convinzioni dei genitori influenzano direttamente il modo di essere del bambino, ma anch’egli è in grado di modificare le prospettive dei membri della sua famiglia. Lo stesso accade con la scuola e con il resto dei gruppi che fanno parte del microsistema. Il mesosistema è formato dalle relazioni esistenti tra quelle del primo livello. In questo senso, la relazione dei genitori con gli insegnanti, ad esempio, avrà un impatto diretto sul bambino. L’esosistema riguarda gli elementi che influenzano la vita del bambino, pur non avendo una relazione diretta con essi. L’influenza sullo sviluppo della persona avviene per via indiretta; per esempio l’attività in cui lavorano i membri della famiglia del bambino, essa può influenzare il modo di pensare, il tempo libero o il benessere dei genitori. Di conseguenza, potrebbe anche avere un impatto significativo sulla vita della persona. Il macrosistema è costituito da quegli elementi della cultura in cui la persona è immersa e che influenzano chiunque. Ad esempio, i valori della stessa e le leggi che regolano la vita sociale e lavorativa; l’influenza si produce in quanto questi elementi determinano l’espressione degli altri sistemi. Ciò non avviene in maniera diretta, ma modificando il resto dei gruppi che influenzano la vita della persona. Il cronosistema si riferisce al sistema di eventi ambientali e delle transizioni nel corso della vita, così come delle circostanze storico-sociali. Ad esempio, i divorzi sono una transizione. Un esempio di circostanze storico-sociali è l’aumento delle opportunità per le donne di intraprendere una carriera avvenuto nel corso degli ultimi trent’anni. Elementi all’interno di questo sistema possono essere sia esterni, come i tempi della morte di un genitore, o interni, come i cambiamenti fisiologici che si verificano con la crescita.
“Un microsistema è composto da schemi di attività, ruoli e relazioni interpersonali, di cui l’individuo in via di sviluppo ha esperienza in un determinato contesto viso-a-viso, che hanno particolari caratteristiche fisiche concrete e che includono altre persone caratterizzate da distintivi tratti di temperamento, personalità e sistemi di credenze.”
Il termine “esperienza” viene usato per indicare che le caratteristiche scientificamente rilevanti di ogni ambiente per lo sviluppo umano includono non solo le sue proprietà oggettive, ma anche il modo nel quale la persona che vive in quell’ambiente ha soggettivamente esperienza di queste proprietà. Pochissime delle influenze esterne che hanno effetti sul comportamento e sullo sviluppo umano possono essere descritte unicamente in termini di condizioni ed eventi fisici oggettivi. La “realtà” può essere definita solo se si prendono in considerazione sia gli elementi fisici del mondo esterno che la percezione interna che l’individuo ha di questo mondo.
Tre aspetti della situazione ambientale immediata
Bronfenbrenner indica tre aspetti della situazione ambientale immediata che sono in grado di orientare la crescita fisica e mentale dell’individuo:
- Attività morali: È un comportamento in atto che possiede un suo momento ed è percepito come dotato di significato o intenzione da quanti partecipano della situazione ambientale, importante è la qualità della loro percezione da parte del soggetto in via di sviluppo; si differenziano da quelle che l’autore definisce attività molecolari in quanto non sono eventi momentanei, bensì processi che permangono e che implicano più di un inizio e di una fine.
- Relazioni interpersonali: Si instaura una relazione ogniqualvolta una persona, in una situazione ambientale, presta attenzione ad un’altra, o partecipa alle sue attività. Parte dalla diade, considera questa un prototipo di ogni tipo di relazione più complessa, perché rappresentano un contesto fondamentale per lo sviluppo umano e perché esse rappresentano la struttura relazionale fondamentale per la definizione di un microsistema.
- Ruoli: Rivestono una grande importanza nello sviluppo umano perché hanno il potere di modificare comportamenti, aspettative e modi di relazionarsi: “Un ruolo è l’insieme di attività e relazioni che ci si aspetta da parte di una persona che occupa una particolare posizione all’interno della società, e da parte di altri nei confronti della persona in questione.” I ruoli incidono sul comportamento di una persona in una data situazione e influenzano le attività in cui essa si impegna e le relazioni che si stabiliscono tra lei e gli altri soggetti presenti.
Ciascuno di questi elementi induce e favorisce lo sviluppo umano procedendo da un primo grado di assenza o estrema semplicità, a livelli via via più complessi, articolati ed evoluti. Il risultato finale di un corretto processo di sviluppo vede l’individuo in grado di scoprire, mantenere o modificare consapevolmente le proprietà e le caratteristiche del proprio ambiente di vita, agendo proprio su attività, ruoli e relazioni in modo significativo e continuato nel tempo. Gli elementi sono utilizzati per definire delle linee guida per l’elaborazione di progetti educativi e di intervento sociale.
La psicologia del ciclo di vita
È l’ampliamento della psicanalisi da parte di Erikson, Elder, Levinson et al. e Baltes. La psicologia del ciclo di vita propone una visione dell’uomo in costante trasformazione, sia nell’età cosiddetta evolutiva, sia nelle età successive, un tempo erroneamente considerate come sostanzialmente uniformi; ciascuna fase è caratterizzata da momenti di crescita e di declino, intesi come processi congiunti. La psicologia del ciclo di vita considera lo sviluppo della persona come determinato dalla relazione tra individuo e società, è co-determinato da fattori interni, familiari, ambientali, e assume forme diverse in funzione delle varie condizioni di vita storiche, sociali, culturali.
Il concetto di ciclo di vita della famiglia, di derivazione sociologica, compare in psicologia negli anni Settanta ad opera di J. Haley, e sottolinea la stretta interdipendenza dei vari cicli vitali individuali dei componenti una famiglia. Nell’approccio del ciclo di vita lo sviluppo è visto come un processo:
- Multidimensionale: lo sviluppo riguarda diversi ambiti, in cui può procedere con velocità e tempi differenziati;
- Multidirezionale: lo sviluppo non è solo crescita, ma anche involuzione e lungo tutta la vita implica miglioramenti e peggioramenti, guadagni e perdite;
- Interattivo: l’individuo e l’ambiente interagiscono, influenzando il corso dello sviluppo individuale; lo sviluppo può quindi essere compreso solo esaminando i fattori psicologici congiuntamente ai fattori contestuali a vari livelli;
- Plastico: il corso di vita non è deterministicamente segnato dalle esperienze precoci, ed entro certi limiti è possibile intervenire per modificare la traiettoria di sviluppo di un individuo.
Teoria dello sviluppo psico-sociale di Erikson
Secondo Erik Erikson lo sviluppo umano è articolato in tappe, otto fasi di sviluppo in cui è presente un conflitto, un dilemma da superare, così può passare alla tappa successiva con un’identità personale integra e un senso di benessere interiore; alla base di ogni dilemma entra in gioco un conflitto tra le richieste della specie, dovute anche alle mutate caratteristiche della maturazione biologica e le richieste della società. Viene detta teoria dello sviluppo psico-sociale perché le 8 fasi di Erikson sono messe in relazione con la dimensione culturale e sociale.
Erikson adotta le fasi di Freud: orale, anale, fallica, di latenza e genitale, dalla sesta all’ottava sono un’evoluzione ulteriore della fase genitale.
- Infanzia 0-1 anno - Fase orale - fiducia-sfiducia: il bambino svilupperà sentimenti di fiducia (e tenderà ad estendere agli altri) se le persone che lo accudiscono sono premurose e riescono a soddisfare i suoi bisogni, se le cure sono carenti il bambino svilupperà un senso di sfiducia che investirà il resto delle persone.
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