Psicologia dello sviluppo
Libri di testo
Cattelino Anna docente. Libri di testo:
- Kloep M., Hendry L.B., Sica L.S., Aleni Sestito L. (2021). Lo sviluppo nel ciclo di vita.
- Santrock J.W. (2013 e successive edizioni). Psicologia dello sviluppo. Milano: McGraw-Hill (capitoli 1 e 2; 5 e 6; 8-9-10-11; due capitoli a scelta tra 12-13-14-15).
- S. Bonino (diretto da), Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, Torino, 2002 e successive edizioni (le seguenti voci: Continuità e discontinuità nello sviluppo; Scostamenti marginali; Egocentrismo; Pensiero magico; Teoria della mente; Attaccamento; Prima percezione tattile; trasmissione intergenerazionale dell’emozioni, espressione e riconoscimento delle emozioni, sviluppo delle relazioni sociali tra coetanei; Comportamento prosociale; Disimpegno morale).
- Bonino S. (2012). Altruisti per natura. Roma: Laterza.
Struttura del corso
I parte: modelli, approcci teorici e metodi
II parte: lo sviluppo cognitivo
III parte: lo sviluppo emotivo e sociale
Tipo di esame
La prova scritta è costituita da 7 domande aperte e da 9 domande a scelta multipla.
La prova orale riguarda i 2 libri a scelta o lavoro di gruppo su 1 libro.
Che cos'è lo sviluppo?
Lo sviluppo è un cambiamento, ma è da sottolineare che non tutti i cambiamenti portano a uno sviluppo. Lo sviluppo, per essere tale, deve essere un cambiamento in cui c’è un incremento di qualcosa (per esempio la capacità di conoscere molti termini di una lingua) oppure deve essere un cambiamento qualitativo (per esempio conosco pochi termini di una lingua ma la parlo fluentemente). Di conseguenza si può affermare che lo sviluppo è un cambiamento caratterizzato da una maggiore quantità o da una migliore organizzazione delle competenze che già possediamo.
Qual è la differenza tra psicologia evolutiva e psicologia dello sviluppo?
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti quantitativi e qualitativi dal punto di vista psicologico. Lo sviluppo si verifica già dal concepimento e non finisce mai, dura fino alla morte. È una concezione abbastanza recente in psicologia: prima il corso di psicologia dello sviluppo si chiamava psicologia dell’età evolutiva, perché si pensava che l’età di sviluppo finisse con l’età adulta perché la si considerava come periodo di stabilità, successivamente seguita dalla vecchiaia, considerata un’età di decadenza.
Questo significa che il modello di persona era l’adulto, perché si credeva che fosse l’apice dello sviluppo, infatti veniva considerato come riferimento normativo: i bambini e gli anziani venivano sempre valutati in relazione all’adulto. Successivamente c’è stato un cambiamento di prospettiva: innanzitutto studiando l’età adulta, si è visto che di fatto l’età adulta viene vista come l’età delle grandi scelte/decisioni di vita, in cui è sempre possibile l’apprendimento di nuove conoscenze. Nell’età senile invece si è visto che sono possibili nuovi apprendimenti. L’età evolutiva porta a dare importanza al passato, perché l’adulto è tale grazie all’esperienze passate. Infatti, lo psicologo, per studiare un paziente, vedeva il suo passato e il suo futuro.
Invece oggi per la psicologia dello sviluppo il passato non conta, le esperienze hanno impatto su di noi, ma possono essere gestite in modo differente nelle diverse tappe della vita. Per esempio, durante un ictus, nelle prime 48 h il cervello crea nuove connessioni sostituendo quelle spezzate [plasticità neuronale]. Anche i bambini hanno processi di cambiamento, ma anche di involuzione: per esempio i neonati hanno un sistema uditivo che permette loro di distinguere una vasta gamma di suoni, successivamente perdono la capacità di discriminare dei suoni, concentrandosi su quelli familiari, cioè quelli che tendono a sentire di più.
È da sottolineare che il percorso di crescita non è sempre lineare. Alcune volte i cambiamenti sono graduali, inconsapevoli o a volte bisogna impegnarsi per cambiare (es. con le sedute psicologiche). La prima teoria della psicologia dello sviluppo è stata fondata nel 1986 con Baltes e Reese.
Cosa influenza lo sviluppo?
Il contesto socio-culturale, cultura, la religione, la politica, la guerra, gli stereotipi, il clima, gli amici, i nemici, la famiglia, l’educazione, la scelta sul percorso di studi, il lavoro, i traumi, i lutti, la vita sentimentale, la relazione con sé stessi, il benessere economico, la salute fisica e mentale, il genere sessuale, i social media, i viaggi, il meteo, gli obiettivi personali, gli incontri casuali, gli hobby, lo sport, la routine quotidiana, la soggettività a reagire agli eventi…
Quali sono i modelli che incidono sullo sviluppo?
- Modelli deterministici e unicausali: si tratta di modelli che facevano risalire a una o a poche cause, in modo deterministico, la spiegazione del comportamento umano (es. se ti comporti in un certo modo con i tuoi figli questi si comporteranno in un determinato modo come conseguenza). Le spiegazioni deterministiche e unicausali hanno ricercato la causa del comportamento e dello sviluppo umano nell’ambiente o nei fattori biologici. Le scuole più famose che hanno usato questo modello sono il comportamentismo (stimolo risposta) e la psicanalisi (pulsione comportamento).
- Problemi probabilistici e multicausali: introducono una visione sistematica, cioè l’attenzione è per le reciproche modificazioni e interazioni delle variabili a lungo tempo. Quando il numero delle variabili supera una soglia critica ed esse interagiscono reciprocamente, diventa impossibile predire nel tempo esattamente le conseguenze di un mutamento all’interno di un sistema. Oggi usiamo di più quelli probabilistici rispetto a quelli deterministici per diversi motivi:
- La numerosità delle variabili
- L’interazione delle variabili
- Il ruolo attivo della mente umana
- Analisi delle relazioni individuo-ambiente
- Considerazione della variabile tempo
1. Numerosità e interazioni tra variabili
Studiando i sistemi complessi, si è giunti alla conclusione che ci sono tante variabili che interagiscono fra loro ed è difficile osservare tutti i collegamenti possibili fra le variabili come la previsione meteorologica e “l’effetto a farfalla”: «il battito delle ali di una farfalla di una foresta tropicale può avere come effetto un ciclone dall'altra parte del pianeta». Questa affermazione è un paradosso, infatti ci dice che non esiste una sola causa e che piccole cause concatenate [scostamenti marginali -> vedi Dizionario della psicologia dello sviluppo di Silvia Bonino, pagina 664], nel tempo possono provocare grandi effetti (es. come si diventa aggressivi? Caprara ha notato che ci sono alcuni bambini che hanno comportamenti e atteggiamenti uguali ad altri bambini, ma si manifestano in modo più frequente rispetto ad altri [scostamenti marginali]. Queste azioni ripetute nel tempo possono portare l'individuo a diventare deviato).
2. Il ruolo attivo della mente umana
La psicologia ha contribuito ai modelli probabilistici e multicausali. L'essere umano non è in balia delle cose che gli succedono, ciò che gli succede lo studia e lo interpreta. La stessa esperienza viene elaborata in modo diverso a seconda degli individui. La mente umana è capace di elaborare informazioni e di dare significato al mondo e non è in balia degli eventi esterni e della progettazione biologica. Già a livello di percezione la mente ha un ruolo attivo.
A volte facciamo valutazioni scorrette a seconda dello "sfondo", cioè gli insiemi degli avvenimenti (es. la valutazione di un’interrogazione di un’insegnante spesso è influenzata dalla performance degli alunni interrogati in precedenza). Una delle scuole che ha sottolineato ciò è il cognitivismo, che nasce in Nord America a partire dagli anni 50 dello scorso secolo. Gli oggetti di studio sono la mente, i processi cognitivi di elaborazione e organizzazione degli stimoli. Gli obbiettivi sono di costruire modelli di funzionamento mentale. Esempi di cognitivisti sono: Köhler, Neisser, Atkinson, Shiffrin, Piaget.
Jean Piaget (1896-1980)
La sua teoria è detta costruttivista perché: Piaget, osservando i bambini, rileva che alcune idee che non sono frutto di insegnamento, sono costruite dai bambini stessi (es. come forme verbali, cioè, sono autonomi nella costruzione del linguaggio e sul funzionamento del mondo). La struttura mentale si modifica nel tempo attraverso processi finalizzati all’equilibrio come l’assimilazione, che si verifica quando un'informazione esterna la facciamo nostra attraverso l'adattamento dell'informazione alle nostre strutture mentali e l’accomodamento, che consiste nella modificazione del sistema conoscitivo aggiungendo un'informazione incoerente alle strutture mentali già formate in precedenza.
Quali sono i contesti che influiscono su bambini (0-3 anni), adolescenti (14-18 anni), adulti (19-30 anni) e anziani (80-100 anni)?
- Bambini (0-3 anni): Famiglia, ambiente abitativo, cultura, salute, lutti, asilo, compagni di asilo, maestre, babysitter, luoghi ludici, giocattoli, smartphone, tv e cartoni animati.
- Adolescenti (14-18 anni): Famiglia, ambiente abitativo, cultura, religione, società e standard sociali, doveri sociali, identità sessuale, fisico, politica, salute, lutti, scuola, lavoro, ambienti sportivi, hobby, amici, bullismo, rapporti amorosi, confronto con gli adulti, novità, dipendenze, fallimenti, tv, social media.
- Adulti (19-30 anni): Famiglia, ambiente abitativo, cultura, religione, società e standard sociali, doveri sociali, identità sessuale, fisico, politica, salute, lutti, condizione economica, università, scuola guida, lavoro, colleghi di lavoro, viaggi, amici, rapporti amorosi, matrimonio, divorzio, opportunità, responsabilità, lontananza dalla famiglia d’origine, fallimenti, sacrifici, tv, social media.
- Anziani (80-100 anni): Famiglia, ambiente abitativo, case di riposo, badanti, cultura, religione, società e standard sociali, doveri sociali, identità sessuale, fisico, politica, salute, lutti, condizione economica, differenza storica di vita, adattamento al progresso, tv, social media, vedovanza, solitudine, violenza.
3. Analisi delle relazioni individuo-ambiente
L'individuo e l'ambiente formano un sistema integrato (non sono separabili) e dinamico, di cui sono entrambi elementi inseparabili e che influenzano reciprocamente. Non è possibile considerare isolatamente in modo deterministico e unidirezionale l'ambiente e l'individuo: infatti il primo agisce sul secondo e il secondo sul primo in una interazione dinamica. La biologia e l’ambiente hanno un rapporto tra maturazione ed esperienza. I fattori genetici delineano l’ambito delle nostre potenzialità dello sviluppo ma non la realizzazione dello sviluppo stesso: senza adeguata maturazione non è possibile fare determinate esperienze; l’esperienza e la pratica, a loro volta, influenzano la maturazione neurofisiologica.
Nella vita di tutti noi esistono periodi sensibili nei quali alcuni nuovi apprendimenti e cambiamenti sono maggiormente probabili, in relazione a un’opportuna esperienza.
Lev Vygotskij (1896-1934)
Per lo studioso, il contesto storico-sociale ed economico determina la struttura psicologica degli individui (materialismo storico). Per Vygotskij lo sviluppo cognitivo è strettamente legato al contesto sociale e culturale in cui il bambino cresce ed è un processo di interiorizzazione di attività il cui fondamento è sociale. Per lui sono fondamentali le relazioni sociali che permettono di interiorizzare e trasformare conoscenze già condivise dagli altri membri della società. Ogni cultura fornisce particolari strumenti intellettivi (linguaggio, scrittura, tecnica, arte, calcolo) affinché l’individuo possa entrare a far parte di essa.
Durante lo sviluppo, a partire dalla prima fanciullezza, si amplia lo spazio di vita (secondo Lewin attraverso luoghi, situazioni accessibili alla persona...) grazie a linguaggio, motricità, esperienza scolastica. Secondo lo studioso Bronfenbrenner, lo sviluppo è in funzione della persona con l’ambiente (teoria dei sistemi ecologici). Lui lo chiama ambiente ecologico che si divide in 4 sistemi:
- Microsistema: Pattern organizzato di relazioni dirette (es. famiglia).
- Mesosistema: Sistema di microsistemi connessi (famiglia + scuola).
- Esosistema: Connessione fra microsistema e ambiente esterno, ma in questo sistema non siamo coinvolti direttamente (es. famiglia + lavoro dei genitori).
- Macrosistema: Istituzioni sociali, cultura (es. politiche scolastiche).
L’ambiente si modifica nel tempo. L’individuo agisce sull’ambiente modificandolo e selezionandolo. L’ottica interazionista privilegia l’analisi dell’ambiente così come esso è percepito, rappresentato e mentalmente costruito dall’individuo, dal momento che sono le rappresentazioni e le costruzioni mentali dell’individuo a guidarne le azioni.
4. La variabile tempo
Nel concetto di percorso individualizzato di sviluppo, il tempo svolge un ruolo di primo piano. Il presente:
- Offre opportunità e vincoli che possono contribuire a modificare la traiettoria di sviluppo;
- È nel presente che possono verificarsi eventi particolarmente significativi;
- Induce a porre maggiore attenzione ai punti di svolta.
Cosa sono continuità e discontinuità lungo lo sviluppo?
La prospettiva del ciclo di vita introduce una dimensione temporale di sviluppo molto ampia. Continuità e discontinuità si trovano tra i diversi periodi del ciclo di vita di una persona. Continuità e discontinuità riguardano la stabilità nel tempo di alcune caratteristiche, cognitive o relazionali di una persona. Principalmente si riferiscono a due aspetti: il comportamento manifesto e i processi cognitivi. Sono stati utilizzati dai modelli tradizionali per spiegare la continuità e la discontinuità dei comportamenti lungo l’età evolutiva.
Essi individuano dei modi diversi di affrontare il mondo, caratteristici di un’età e diversi lungo il tempo. Secondo il modello costruttivista e stadiale di Piaget, lo sviluppo cognitivo non è continuo; esso è strutturalmente discontinuo, organizzato in stadi qualitativamente differenziati sulla base della maturazione e la sequenza degli stadi è invariante. Secondo il modello freudiano, lo sviluppo psicosessuale avviene per una spinta maturativa, in modo sequenziale, attraverso fasi discontinue tra loro, che introducono dei mutamenti qualitativi. Per entrambi i modelli ogni stadio o fase si configura come un modo particolare di conoscere o di relazionarsi con la realtà; si applica in modo sincrono a tutte le acquisizioni del bambino; è concepito in modo unitario.
La concezione stadiale postula l’uniformità di funzionamento psichico in tutti i bambini che si trovano nello stesso stadio o fase, che corrisponde a una certa fase di maturazione, individuata per lo più da una certa età cronologica. Alla stessa età ci si attende: una scarsa variabilità interindividuale o una scarsa/nulla variabilità interindividuale.
La variabilità interindividuale è l’insieme delle variazioni che una certa funzione psichica presenta in individui. Un esempio di variabilità interindividuale può essere un nido in cui si possono trovare bambini della stessa età che presentano grandi difficoltà riguardo alla capacità verbale sia nella ricchezza del vocabolario e nella spontaneità di produzione.
La variabilità intraindividuale è l'insieme delle variazioni che, all'interno dello stesso individuo, riguardano le varie funzioni psichiche. Un esempio di variabilità intraindividuale può essere un bambino di 5 anni che ha una grande competenza linguistica ma essere goffo nella manipolazione degli oggetti.
Quali sono i metodici scientifici in psicologia?
- Metodo osservativo: ha l’obiettivo di descrivere eventi e comportamenti.
- Metodo sperimentale: ha come obiettivo quello di spiegare un evento attraverso la verifica e la falsificazione di ipotesi di relazioni causali tra i fenomeni. È caratterizzato dalla presenza di variabili indipendenti, dipendenti, costanti e da un gruppo sperimentale e da un gruppo di controllo.
- Metodo clinico: ha come obiettivo quello di accedere al mondo interno dei soggetti. Studia prevalentemente il singolo individuo. Utilizza strumenti quali il colloquio, l’osservazione clinica, i test di personalità.
- Metodi misti: seguire gruppi diversi, ma seguirli nel tempo ma in tempi più brevi.
Qual è il modello di sviluppo del ciclo di vita di Kloep ed Hendry?
Secondo questi due psicologi le parole chiave di questo modello sono: sfida e risorse. La sfida è un compito che ci richiede di mettere in gioco tutte le risorse che abbiamo e che senza di esse non ci sarebbero cambiamenti. Le risorse invece sono tutti quei fattori che ci permettono di superare delle sfide ed esse devono essere in relazione al...
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