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Psicologia clinica

Martedì 7 febbraio 2023 - prof.ssa Caterina Lombardo - prende le presenze dalla seconda ora di lezione - fa esercitazioni durante il corso

Info generali

Obiettivi generali del corso

  • Fornire strumenti tecnici e metodologici che consentono di conoscere i diversi approcci che caratterizzano la psicologia clinica nonché gli aspetti salienti che riguardano la psicopatologia e la diagnosi in ambito psicologico, favorendo lo sviluppo di competenze critiche
  • Conoscere i processi psicologici rilevanti nella pratica professionale dell’assistente sociale e di altri profili professionali che lavorano per la promozione e la tutela della salute allo scopo di avvalersi della collaborazione inter-professionale degli psicologi
  • Conoscere i principali modelli eziologici e i paradigmi principali utilizzati nell'ambito della psicologia clinica
  • Conoscere i principali disturbi mentali e la loro sintomatologia nonché gli interventi psicologici, counseling e psicoterapie
  • Essere in grado di utilizzare le conoscenze apprese nella comprensione dei trattamenti evidence based e nella lettura critica di notizie false e pretese terapeutiche infondate

Materiale di studio

  • Materiale su Moodle
  • "Psicologia Clinica" di Kring AM, Zanichelli, 2023

Esame scritto

  • 25 domande a risposta multipla sul manuale (una risposta giusta su 4)
  • Due domande aperte relative ai contenuti affrontati sul manuale e affrontati a lezione
  • 1 punto per ogni risposta corretta, nessuna penalità per gli errori
  • Da 0 a 6 punti per ogni domanda aperta
  • Somma superiore a 30
  • 50 minuti di tempo

Come la psicologia clinica supporta le competenze professionali dell'assistente sociale

La psicologia clinica supporta le competenze professionali proprie dell’assistente sociale facilitando:

  • La conoscenza delle manifestazioni psicopatologiche che possono essere alla base o produrre situazioni di emarginazione
  • Le ipotesi su quali possono essere i bisogni
  • Il riconoscimento dei casi potenzialmente oggetto di segnalazione
  • Il dialogo con le altre figure professionali responsabili della cura

Cosa fa un laureato del class

  • Individua e censisce le situazioni di emarginazione sulla base delle segnalazioni di insegnanti, medici, forze dell’ordine
  • Prende contatto con le persone che si trovano in situazioni di disagio e ne analizza i bisogni
  • Stabilisce il contatto tra i servizi territoriali competenti ed il soggetto
  • Segnala alle autorità giudiziarie i casi che necessitano del loro intervento
  • Definisce i percorsi da seguire con le persone in stato di bisogno entro équipe multidisciplinari
  • Collabora con l’autorità giudiziaria per le pratiche di affido e di adozione di minori
  • Verifica il piano assistenziale fino al raggiungimento degli obiettivi definiti

Cos'è la psicologia clinica?

La Psicologia clinica è un insieme di discipline accomunate dallo scopo di aiutare le persone a risolvere delle difficoltà e la conoscenza della singola persona nella sua individualità. Gli interventi in gruppo mirano a far stare meglio i singoli. Ci sono approcci diversi differenziati per teoria di riferimento e strumenti e metodi adottati per la conoscenza e l’intervento.

I paradigmi, ovvero teorie di riferimento, strumenti e metodi, spiegano la psicopatologia attraverso paradigmi differenti.

Freud, Pavlov (primo a scoprire apprendimento associativo), Skinner (ha studiato l’apprendimento nei piccioni) sono figure chiave nelle teorie che spiegano l'apprendimento, incluso l'apprendimento disfunzionale.

Definizione di disturbo mentale

Normalità vs patologia: Noi artificiosamente le separiamo perché è utile sul piano clinico, a volte ciò che sta prima e ciò che sta dopo sono leggermente diversi. Si necessita di criteri per comprendere quando intervenire e quando no. Comportamenti che sono parte della nostra quotidianità (es. abbuffarsi che fa parte del binge eating disorder).

La normalità e la patologia sono in continuità l’una con l’altra. Normalità → psicologia; patologia → psicologia clinica, psicopatologia, psichiatria. Normalità e patologia non corrispondono necessariamente a presenza o assenza di benessere.

L'OMS afferma che il benessere riguarda una ricerca attiva di salute che non è necessariamente presente in assenza di malattia o assente in presenza di malattia.

Criteri per individuare un disturbo mentale

Devono esserci tutti e tre:

  • Distress personale
  • Violazione di norme sociali
  • Disabilità e disfunzione (messe in un unico criterio)

Distress o disagio personale

Percezione soggettiva di disagio, presenza di emozioni negative sono uno dei criteri principali che delineano la presenza di disturbo mentale. Non è consapevolezza di malattia; se c’è consapevolezza, si pensa che dipenda da sé stessi questo disagio mentre se non c’è si pensa che sono gli altri a non capire (es. ragazza con anoressia nervosa non attribuisce a sé questo problema ma pensa che gli altri non la capiscono, non è consapevole).

La consapevolezza è assente in alcune situazioni cliniche (disturbi di personalità, disturbi alimentari) e normale in alcune condizioni (lutto).

Disfunzione e disabilità

Compromissione di almeno una delle aree importanti di funzionamento:

  • Limitazioni del pensiero (disturbo ossessivo che prevede la presenza di immagini o pensieri ricorrenti che la persona non riesce ad allontanare, es. persona molto credente che ha pensieri blasfemi e si sentirà molto a disagio)
  • Limitazioni del movimento (attacchi di panico e agorafobia che è la paura degli spazi aperti)
  • Limitazioni della volontà (depressione, non riescono a fare le attività quotidiane)
  • Limitazioni del rapporto con gli altri (compromesso dalla maggior parte dei disturbi mentali, disturbo paranoide di personalità)

Per valutare quanto è forte la disabilità associata ad una condizione psicopatologica esiste un apposito sistema di classificazione: la classificazione internazionale della disabilità (ICF), la prima edizione è stata pubblicata nel 2001 e costituisce una svolta epocale nel modo di concepire la disabilità: da deficit della persona conseguente ad un danno a risultato dell’interazione fra persona e ambiente (abilitante/disabilitante).

Normalità e sviluppo

Normalità come esito del compimento di tappe maturative. Cosa è normale varia in funzione dell’età e della fase evolutiva (paura dell'estraneo è normale a 7 mesi, dopo no).

Violazione delle norme sociali

La devianza viene associata al concetto di disturbo. Devianza ovvero mancato conformismo alle norme sociali tipiche di una data cultura di un dato momento storico. Si usa la norma statistica. I comportamenti umani si distribuiscono lungo un continuum, tramite la curva di Gauss nella media ci sono i comportamenti più frequenti e che vengono considerati normali.

Norma = quante persone si avvicinano alla media. 1 deviazione standard sopra/sotto la media; normalità da intendere in senso evolutivo e in senso culturale. Esempio: tutti provano ansia, la maggior parte si collocherà ad una deviazione standard sopra e sotto la media, poi ci saranno valori sempre minori lontani dalla media che potrebbero avere un disturbo d’ansia.

Usi, costumi e regole di comportamento variano in culture ed epoche diverse: normalità e patologia del fumo, alcune forme di suicidio e di omicidio normali in alcune culture, comportamenti sessuali, disagio e immigrazione.

Stigma

Quattro caratteristiche dello stigma:

  • Attribuzione di una particolare etichetta (è presente X disturbo)
  • L’etichetta fa riferimento a qualità indesiderate oppure positive (possono non essere collegate all’etichetta)
  • Le persone con una data etichetta sono considerate diverse (si parla dell’obeso non della persona con obesità)
  • Le persone con una data etichetta sono oggetto di discriminazione (anche dai professionisti che hanno impliciti questi stereotipi e fanno una stigmatizzazione)

Tutto questo rischia di scoraggiare le persone a farsi aiutare e da parte di chi potrebbe aiutarli la discriminazione verso questi.

Prospettive teoriche e paradigmi

Paradigma, termine che viene da Kuhn, è l’insieme dei problemi che vengono studiati da una disciplina, il metodo usato per studiare, le spiegazioni date di quei problemi e le prassi di intervento.

Principali paradigmi:

  • Psicodinamico
  • Comportamentista e le attuali terapie comportamentali
  • Cognitivista
  • Cognitivo-comportamentale
  • Sistemico-familiare e socio-culturale
  • Umanistico-esistenziale
  • Delle neuroscienze

Il condizionamento classico e il paradigma comportamentista

Nasce negli anni '30-'50 del '900 in un contesto culturale diverso da quello psicodinamico di Freud. Nasce in contesti anglosassoni, ma anche in altri. Infatti, Pavlov, che è uno dei principali esponenti, è russo. Nasce dall’empirismo.

Principi:

  • Visione meccanicistica dell’uomo, come una macchina riusciamo a spiegare i processi umani attraverso una meccanica semplice
  • La mente è una black box che non può essere conosciuta né studiata, si prevede il comportamento a partire dallo stimolo dato. Si può conoscere solo ciò che è osservabile → il comportamento
  • Empirismo: l’uomo nasce come una tabula rasa su cui l’esperienza traccia ogni caratteristica normale o patologica → apprendimento. Watson: “datemi un neonato e io farò di lui qualunque cosa in funzione delle esperienze che gli farò fare”, esperimento del piccolo Albert su cui induce fobia del peluche

I principi che determinano l’apprendimento sono: condizionamento classico (comportamento associativo) e condizionamento operante.

Apprendimento per condizionamento classico

Esperimento di Pavlov: studiava la salivazione nei cani per spiegare il processo fisiologico nel momento in cui vede il cibo, processo automatico. Scopre che il cane inizia a salivare prima della vista del cibo, al rumore dell’apertura della porta, prima della vista e dell’odore. Associando sistematicamente nel tempo un rumore (stimolo neutro) con stimolo che provoca risposta automatica, l’organismo impara a rispondere in quella maniera sempre, associando due stimoli. Pavlov parla di ricondizionamento classico tra associazione di stimolo neutro e stimolo incondizionato (cibo), l’associazione ripetuta nel tempo dà il potere allo stimolo neutro di evocare una risposta condizionata (salivazione).

Tutto ciò che è regolato da principi automatici, riflessi non vengono appresi ma sono incondizionati.

Apprendimento per condizionamento operante di Skinner

Associazione tra una risposta prodotta dall’organismo e una conseguenza di quella risposta (rinforzo). Esempio: se si preme una leva e si ottiene cibo c’è associazione e si continua a premere per avere cibo, se si preme e non c’è, non si preme, se si preme e per tot volte c’è cibo poi no e poi sì, si imparerà di più a premere per avere cibo.

Rinforzo = qualunque stimolo che associato ad una risposta aumenta la probabilità di emissione di quella risposta. Se vogliamo che il bambino apprenda comportamenti giusti, dobbiamo rinforzare un comportamento.

Se si associa la disponibilità di cibo alla luce verde e la indisponibilità alla luce rossa, preme la leva solo quando verde (apprendimento discriminativo), stessa cosa si può fare con il suono (diversi, assenza, presenza). La punizione rinforza il comportamento sbagliato. La psicopatologia è una risposta appresa e disadattiva alle esperienze di vita delle persone, cura derivata dalla spiegazione. Rinforzo negativo punizione → negativo perché il comportamento che stiamo rinforzando porta, non alla soddisfazione di un bisogno, ma all’eliminazione di una sofferenza. Questo presuppone il fatto che il disturbo resta, e non c’è un confronto. La punizione ha come obiettivo quello di eliminare un comportamento.

Come si fa a disimparare quando quello che abbiamo imparato è disfunzionale? Tramite l’estinzione, interrompendo le associazioni (es. campanella senza cibo e poi dopo ripetuti mancati rinforzi l’animale non saliverà).

Secondo la pedagogia americana, nel momento in cui il bambino emette un comportamento disfunzionale (agitazione in classe per richiedere attenzione), per farlo smettere bisogna ignorare il capriccio e possibilmente rinforzare comportamenti alternativi (desiderabili, qualcosa di buono).

Martedì 14 febbraio

Tecniche di intervento derivate dai principi dell'apprendimento classico ed operante

Alcuni esempi:

  • Signore spaventato in aereo → fobia
  • Desensibilizzazione sistematica, o esposizione (fluthing) in vivo ed in immaginazione: mettiamo la persona nella situazione, facendo in modo di interrompere l’associazione tra ansia ed evitamento. Dal vivo si rischia di avere l’affetto opposto, ovvero si rende la persona ipersensibile e aumenta l’ansia. Vista la situazione, si tende a fare un’esposizione graduale (pianificare un viaggio in aereo – prendere il biglietto aereo – ...) → situazioni ad ansia crescente. La desensibilizzazione sistematica utilizza la tecnica dell’esposizione, in modo graduale, considerando situazione di ansia crescente, con l’obiettivo di estinzione di quest’ansia. → esempio di utilizzo del rinforzo negativo
  • Come vengono fidelizzati i clienti nei supermercati
  • Token economy: nessun gettone, acquisizione punti quando si fa spesa, guadagno, premio ad un certo numero di gettoni. Il punto diventa uno stimolo che anticipa il rinforzo.

Lo studio dei processi cognitivi e il paradigma cognitivista

Si occupano dello studio dei processi cognitivi → attenzione, percezione, memoria. Il cognitivismo costituisce una vera rivoluzione rispetto al passato in quanto comporta un cambiamento radicale di paradigma. La visione dell’uomo passa da organismo passivo che subisce i condizionamenti ambientali a agente attivo goal-seeking, information-processing, problem-solving. In particolare, il cognitivismo nasce facendo la similitudine tra l’uomo e il computer. Come i computer, anche gli esseri umani sono sistemi a capacità limitata immersi in un ambiente iperstimolante. La loro capacità limitata li mette in condizione di non potere elaborare tutte le informazioni presenti contemporaneamente nell’ambiente. L’organismo attivamente seleziona (si presta attenzione a qualcosa di specifico), percepisce, interpreta (attribuisce significato), organizza le informazioni nuove all’interno di magazzini di memoria (a breve o a lungo termine – conoscenze enciclopediche + esperienze autobiografiche) e recupera le informazioni immagazzinate per rievocare le esperienze passate e per usarle nella lettura del presente. Le conoscenze enciclopediche e le esperienze autobiografiche vengono organizzate nella memoria a lungo termine in schemi, ovvero reti organizzate di conoscenze. Questi schemi, non solo organizzano le conoscenze pregresse, ma guidano l’elaborazione delle info nuove. Ognuno di noi, in funzione della propria esperienza, ha costruito nella propria memoria degli schemi che ci guidano nella lettura di una realtà complessa. Da questi schemi possiamo vivere la realtà in maniera positiva o negativa.

Secondo il cognitivismo, la psicopatologia è il risultato di schemi cognitivi disfunzionali che portano le persone ad attribuire significati disfunzionali alla realtà. Quello che accade (eventi e conseguenze degli eventi) è il risultato dei processi di valutazioni cognitive che a loro volta sono il risultato dei sistemi di credenze e degli schemi che ciascuno di noi ha sviluppato attraverso le proprie esperienze di vita. Queste influiscono sia determinando le conseguenze degli eventi sia favorendone addirittura il verificarsi. Nella cura dei pazienti depressi, Beck (1967) osserva un flusso di pensieri caratterizzato da triade valutazioni di segno negativo su alcuni domini (sé stessi, il futuro, il mondo – cognitiva negativa). La successiva osservazione di pazienti con disturbi d’ansia evidenzia che i sintomi sono preceduti o accompagnati spesso dalla percezione di una minaccia (es. percezione di tachicardia: potrebbe essere il segno di un imminente infarto). Queste osservazioni suffragano l’ipotesi che il disagio sia preceduto da valutazioni cognitive negative o disfunzionali.

Schemi cognitivi

Gli schemi cognitivi sono strutture di conoscenza altamente efficienti capaci di guidare l’attenzione, la percezione e i processi di elaborazione dell’informazione in generale (Clark e Beck, 2010).

Queste strutture di conoscenza si articolano in 3 livelli:

  1. Pensieri automatici: sono una sorta di commento interno in cui la persona si impegna in specifiche situazioni. Possono essere coscienti, ma possono anche non esserlo. Sono pensieri (ma anche immagini) che rapidamente si affacciano alla mente, brevi, telegrafici anche se tendono a giungere alla consapevolezza in lunghe catene. Ad un pensiero automatico infatti spesso ne seguono altri, sulla stessa scia e con le stesse modalità. I pensieri automatici legano un evento alla reazione emotiva conseguente.
  2. Credenze o convinzioni intermedie: si tratta dell’insieme di (incompleto nel testo originale)
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MaraCentraa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lombardo Caterina.
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