STORIA DELLA SOCIOLOGIA
(libro: “Il mondo in questione- Introduzione alla storia
del pensiero sociologico”, Paolo Jedlowski, 2009).
Introduzione alle basi della Sociologia e del suo studio.
Argomento: introduzione al corso. pensare, a
Il corso di Sociologia generale ha come scopo quello di provare a
ragionare su e ad (r)interpretare, in termini di relazione causa-effetto, a CI
Ó
che costituisce la realtà (soggettiva) nella quale siamo cresciuti e nella quale
viviamo e come questa ci fa influenzati, in base alla disponibilità economica, di
educazione, di valori.
Un esempio di tale passaggio da epoca premoderna a moderna e a
postmoderna lo si può ritrovare nel 1968 e nelle rivoluzioni che l’anno
caratterizzato: movimento femminista, movimento per i diritti civili, movimento
LGBTQIA+.
<<L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso>>
(Anne Carson)
Da un lato, ci sono tempi lunghissimi per una piena manifestazione del
cambiamento (anche personale), come possiamo vedere anche nella Storia.
differenza sostanziale
La tra la Sociologia e la Storia è che quest’ultima si pone
una preoccupazione “ideografica” (studio del singolo fatto e di catturare
dettagli che possono aiutarci ad entrare nella dinamica di quel singolo fatto
storico a tale scopo, la Storia si avvale anche di altre discipline, quali la
Giurisprudenza, l’Architettura, la Biologia, l’Economia, le Scienze Politiche).
L’OGGETTO di studio è lo STESSO (l’evoluzione dell’Uomo nel passare del
tempo) ma la Sociologia cerca, al contrario della Storia, seppur avvalendosene,
NON di studiare il singolo fatto storico IN SÉ
è
ma di cercare, ove possibile, se POSSIBILE studiare quel singolo fatto storico
così com’è (leggi, società, valori), in quanto un QUALSIASI fenomeno presenta
diverse sfaccettature e contraddizioni anche con altre caratteristiche
costitutive del fenomeno stesso.
Bisogna, comunque, far presente che i simboli, anche nella Sociologia hanno
un significato ed un messaggio BEN PRECISO: il colore rosso, ad esempio,
indica forza; e le parole, soprattutto, indicano una mentalità ed una serie di
valori specifica, riguardo sia la PROPRIA immagine che quella nei confronti degli
(“Immaginazione sociologica”):
altri si tratta di quella capacità tipica degli
scienziati di porsi domande che vanno AL DI LA’ delle domande del senso
comune sulla quotidianità, attraverso gli strumenti quotidiani in nostro
possesso (conoscenza, memoria, senso critico, senso logico).
Argomento: il pluralismo teorico della sociologia.
Nella letteratura della Sociologia, vediamo che esistono delle dimensioni-chiave
della teoria:
Consenso e conflitto
Realtà oggettiva e realtà soggettiva
Analisi sociologiche
Nella storia dell’Uomo, vediamo il susseguirsi di processi che HANNO portato
alcune collettività a interagire in modo da facilitare sia la vita dei singoli che
quella collettiva (processi di consenso), mentre altri processi intervengono in
termini di conflitto, che creano condizioni di disgregazione della realtà sociale.
Questa è una dimensione MOLTO importante in quanto, attraverso studi e dati
realtà sociale
CONCRETI, è possibile non solo studiare la IN SE’ ma anche a
farla RESTARE realtà sociale, osservandola ed analizzandola come tale.
Una seconda dimensione-chiave della Teoria del pluralismo sociologico è quella
che prova ad indagare SE, COME e QUANTO quella realtà sociale presenta
(potenzialmente o realmente) delle caratteristiche che la portano più alla
coesione o al conflitto questa dimensione è quella che indaga il binomio
manifesto e/o latente della realtà oggettiva-realtà soggettiva: ciò lo si può
ritrovare anche in pensieri sociologici come il comunismo (indaga la “lotta di
classe” e la probabilità che da essa si possa generare un vero e proprio
conflitto fisico).
Per realtà soggettiva ed oggettiva, Croteau inserisce degli elementi che hanno
una manifestazione materiale, prendendo in considerazione tutti quegli oggetti
che riusciamo ad osservare in termini sperimentali, anche attraverso i nostri
(realtà oggettiva)
sensi questo ci indica che ciò che riusciamo a percepire con
i nostri sensi, rende quella stessa realtà PIU’ oggettiva rispetto a dimensioni
interiori (emozioni, valori, credenze, ecc.), le quali, invece, contraddistinguono
realtà soggettiva (o realtà immateriale),
la che si fonda su un’analisi basata
sulla dimensione interiore.
contesto storico-filosofico:
Ciò lo si evince anche nel alcuni esempi sono il
rapporto feudatario-vassallo o, più vicini a noi, il pensiero sul capitalismo
compiuto da Marx e quello compiuto da Weber mentre in Marx troviamo una
GRANDE attenzione nello spiegare le caratteristiche del capitalismo e nel
rapporto tra la classe dirigente e quella operaia, Weber, nella sua opera
“L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, anziché fare un’analisi
sociologica in senso stretto (come fatto da Marx), ha optato per un’analisi di
elementi più immateriali, ossia la cultura radicata all’interno della sfera
religiosa (specialmente in quella cristiano-protestante): nel versante
protestante USA, sono state create le condizioni culturali e valoriali (soggettive)
affinché si potesse sviluppare il sistema capitalista.
Per quanto riguarda le analisi sociologiche, possiamo vedere che esistono 3
livelli di analisi:
Livello microsociologico PICCOLA scala
1. : l’analisi dell’interazione sociale su
(es. dialogo familiare, dialogo tra amici).
Si parla di “analisi microsociologica” in quanto il nucleo familiare NON è di per
sé autosufficiente né per quanto riguarda la procreazione (i genitori vengono
da famiglie/città/paesi diversi) né per quanto riguarda le risorse (i genitori, in
quanto cittadini, DEVONO lavorare per poter vivere e di certo NON possono
farlo con uno schiocco di dita).
Livello mesosociologico
2. : Croteau definisce l’analisi mesosociologica:
<<Analisi che focalizza l’attenzione su ogni livello che sta tra questi fenomeni
molto piccoli e molto ampi>>. quantitativa,
Ha un carattere di natura prevalentemente ossia riguardante
l’ampiezza e pochissimo di natura qualitativa quando parliamo di “famiglia”,
in particolar modo, parliamo di un’analisi microsociologica MA se guardiamo
gli atteggiamenti dell’individuo rispetto alle sue scelte personali (il caso
individuale),
singolo, possiamo avere un’analisi che rimane in una zona
intermedia tra l’analisi micro e macrosociologica.
Alcuni autori, quando pensano all’oggetto di studio dell’analisi
mesosociologica, indica uno specifico gruppo di persone, ovvero degli attori
sociali che stanno in un’area di mezzo tra i fenomeni microsociologici (si
creano delle interazioni su piccola scala) e quelli macrosociologici (possono
avere interazioni su larga scala, a livello nazionale o anche internazionale) e
queste sono, ad esempio, le Istituzioni (le aziende, l’Università, le scuole,
l’ospedale, ecc.).
Livello macrosociologico
3. : l’analisi di una scala molto grande di
comunità
popolazione, una vera e propria (es. popolazione nazionale, cittadini
di un Comune o di una provincia): si tratta di popolazioni che si possono
autosufficienti
ritenere per quanto riguarda la procreazione che per la
sussistenza economica e di risorse.
Capitolo 1: Le origini del pensiero sociologico.
Argomento: le dimensioni-chiave dello studio della Sociologia.
L’analisi della Sociologia presenta 3 dimensioni-chiave della teoria:
Consenso e conflitto
Realtà oggettiva e realtà soggettiva
Analisi sociologica (microsociologica, mesosociologica, macrosociologica)
Diversi autori, anziché parlare di realtà oggettiva e soggettiva, parlano di
realtà “materiale” ed “immateriale”: la realtà “materiale” è quella che
possiamo percepire e conoscere coi nostri sensi, mentre quella “immateriale”
(es. la cultura, i valori e le credenze) è costituita da MANIFESTAZIONI di essa
(coi simboli) che richiede un’elaborazione che va OLTRE l’elaborazione
sensoriale e va più verso un’elaborazione concettuale.
Che cos’è la realtà sociale?
Attraverso la storia della Sociologia, noi possiamo studiarne non soltanto la
nascita e lo sviluppo ma possiamo anche comprendere in CHE COSA essa
costituisce e che cosa ci richiede.
Si può studiare la Sociologia ponendoci 3 domande fondamentali:
1) Che COS’ É la realtà sociale (il fenomeno sociale che vogliamo indagare)? È
“ontologica”
una domanda definita (domanda a sé stante) alla quale possiamo
nascita della Sociologia
rispondere studiando la e i suoi primi studiosi (COME
se la sono posti).
sono gli elementi che costituiscono la realtà sociale e quali mutano?
Quali
La realtà sociale NON è immobile ma cambia, a seconda dei valori e del
periodo storico nel quale si ritrova.
A distanza di poco, gli elementi che andiamo ad indagare, sono DIVERSI e
proprio questo è un fattore che tendiamo a dare per scontato anche in
letteratura sociologica (ma anche in altre discipline scientifiche o
umanistiche).
si studia la realtà sociale? La scienza moderna si sta sempre più
COME metodo
dedicando al e a studiare la realtà sociale sulla base
dell’osservazione dei diversi fenomeni sociali e di ipotesi costruite su di
essi, per poterli comprendere a pieno.
2) Che COSA posso conoscere della realtà sociale (il fenomeno sociale che
“epistemologico”(di
vogliamo indagare)? Questa domanda di tipo carattere
complessità del fenomeno
scientifico) ci aiuta a porci altre domande circa la
sociale in questione e ad essere osservatori migliori, capaci di riconoscere i
limiti dei nostri strumenti di conoscenza, a partire dalle nostre conoscenze,
dalla nostra cultura e capacità, oltre a quelli tecnologici.
contesto spazio-temporale
Il sapere che viviamo in un ben delimitato ci può
dire che alcuni elementi che vorremmo indagare, molto probabilmente, NON
riusciremmo a ritrovarli nella stessa forma e/o capacità di manifestarsi
com’era successo in passato il fenomeno che vogliamo indagare, preso in
situazioni diverse, abbiamo la percezione che sia un fenomeno DIVERSO in un
luogo piuttosto che in un altro: questo cambia la realtà sociale
realtà naturale
RADICALMENTE, mentre la possiamo, in buona parte, ripeterla,
manifestandosi allo STESSO MODO (processi chimici e fisici) attraverso le
quali si era manifestata in passato, permettendo agli studiosi di poterle
riprodurre in un laboratorio in maniera controllata lo studio in laboratorio dei
fenomeni naturali (sia in campo scientifico ma anche in altri ambiti del sapere,
come l’economia culturale) è un ambito che sta sempre più prendendo piede
tra gli scienziati.
È importante che lo scienziato si ponga ed evidenzi i limiti dell’analisi svolta e
della ricostruzione in laboratorio di una realtà sociale, portando con sé una
serie di elementi che NON è possibile spiegare solo attraverso le stesse
conoscenze della scienza naturale questo è importante proprio perché,
prendendo in considerazione lo STESSO contesto, le stesse persone e le
stesse dinamiche analizzate anche solo il giorno prima, DIFFICILMENTE
abbiamo a che fare ESATTAMENTE con lo stesso contesto a seconda di come
viene osservato il fenomeno naturale, questo può avere diversi esiti a seconda
del COME l’osservatore entra in contatto col fenomeno.
A partire dalla scienza pura, l’importanza del ruolo dell’osservatore si è estesa
sino anche alla Sociologia, rendendolo alla PARI del fenomeno osservato ed
interagendo con la realtà sociale, è ovvio che bisogna considerare una MINIMA
influenza (della cultura di origine, dei propri pensieri e dei propri valori).
3) COME posso conoscere QUELLA realtà sociale che ritengo di poter
“metodologico”
conoscere? Domanda di tipo (riguarda il metodo col qual
vorremmo provare a conoscere quella porzione di realtà sociale che pensiamo
di poter conoscere); la risposta che otteniamo dipende, ovviamente, sia
dall’approccio scientifico utilizzato (pensiero, strumentazione, fattori e
variabili) che dalla disciplina stessa del fenomeno interessato.
Dobbiamo essere consapevoli che la risposta che otterremo NON è una
conoscenza PERFETTA del fenomeno questa è l’idea che ci arriva dalla
Sociologia contemporanea e si tratta di un processo che ha accompagnato
diversi processi storico-culturali che si ponevano delle domande formulate in
questo senso. La Storia della Sociologia.
Qualche secolo prima di parlare di Sociologia come la intendiamo oggi,
nell’Antichità c’era una forma di studio della società: possiamo osservare
“Allegoria del
questa forma nel dipinto sottostante (Ambrogio Lorenzetti ,
buon governo”, 1339), nel possiamo vedere il tipo di società che vigeva allora,
ossia una società ordinata attraverso schemi che attingono la propria forma
da un sapere basato sulla sfera religiosa il sapere teologico è il sapere che
riesce a dare un senso complessivo alla realtà e al rapporto tra Uomo, Cosmo
e Dio, proprio attraverso il sapere teologico l’idea di società che ne deriva
(quello di una società BEN governata), riflette quello di una società chiamata
ad un ordine che proviene da un disegno divino interpretato teologicamente
da chi ha maturato vocazione e conoscenze in tale ambito.
L’Allegoria del buon governo ci introduce in un percorso che dalla
Premodernità (tardo medioevo) ci porta indietro sino all’elaborazione più
semplicistica del rapporto Uomo-Dio questo pensiero avrà la sua massima
espressione nel Medioevo, dove il sapere teologico era supportato da quello
filosofico: Platone e Aristotele, fornendo le basi della comprensione generale
della realtà; Sant’Agostino, San Tommaso, attingendo al pensiero platonico
per dare un’idea della realtà basata sulla scienza; i frati francescani e i frati
domenicani per quanto riguarda l’istruzione della popolazione nei conventi e
nelle Università.
Tutto ciò ci dà un’idea di una vera e propria società (NON ancora pensata
come tale) dove troviamo una realtà da ordinare e governare.
In questo periodo (XIV° secolo) iniziano a manifestarsi i segni che il sapere
teologico NON basta più (ed in alcuni casi viene anche rifiutato): cominciano a
manifestarsi i primi segnali di insofferenza per via delle disuguaglianze (la
condizione dei contadini e poi degli schiavi), facendo nascere il bisogno di una
società DIVERSA questa accanto è la copertina dell’opera di un altro grande
(“Il Leviatano”,
autore 1651, di Thomas Hobbes): era stata da poco scoperta
l’America e, per via di questo, gli orizzonti non soltanto geografici si erano
allargati ma anche mentali, visto che la società era mutata, diventando più
Stato
complessa: lo assume un ruolo più rilevante, capace di mettere ordine
ad una società che diventa sempre più complessa (i fenomeni sociali tendono
a distaccarsi sempre più).
Hobbes, in base a questa serie di cambiamenti e al
teocentrismo sin ora in atto: egli si poneva delle
domande sulla società riflettendo su come prima il
sapere stato in mano alla Chiesa e fondato sulla
teologia.
Egli prende in considerazione il <<cogito ergo
Cartesio,
sum>> di ossia: <<penso, dunque sono (e
sono agente)>> quindi, mentre prima il sapere era
IMPOSTO da un’altra figura e di provenienza
esclusivamente divina, l’Uomo NON poteva fare altro
che aderire a questa verità (il sapere è tutto
mischiato, sapere politico, economico, sociale, ecc.):
questa ideologia provava a spiegare l’intera realtà
all’interno della quale l’Uomo viveva; ora, si scopre
che il sapere può essere oggettivo, da ricercare
appreso dall’Uomo stesso, SENZA basarsi su
conoscenze altrui.
Sant’Agostino, un po' di tempo prima, utilizzò
un’altra frase altrettanto significativa: <<Fallisco
dunque sono>> Agostino pensa che Cartesio
avesse commesso un grosso errore nel collegare il
pensiero all’esistenza: il passaggio consiste dal
partire da una concezione del pensiero dell’Uomo
che prova a aderire e a conoscere progressivamente
la realtà oggettiva ad una dove l’Uomo è CAPACE di creare questa realtà,
costruita attraverso il pensiero dell’Uomo.
Per Agostino C’ERA il ruolo dell’Uomo di conoscere la realtà (nella sua totalità)
ma, per errore, l’Uomo NON riusciva a capire bene sia la distanza che la
vicinanza tra soggetto ed oggetto di conoscenza questa distanza tra
radicale tra soggetto ed oggetto (il soggetto si avvicina all’oggetto da
conoscere), in Cartesio, sfuma, facendo sembrare che il soggetto POSSA
comprendere IN SÉ l’oggetto.
La nascita della Sociologia (e della “scienza moderna”) si lega a 3
momenti critici (3 rivoluzioni).
1)La rivoluzione culturale.
L’ascesa della modernità. Il XVII ed il XVIII in particolar modo, segnarono la
svolta, dal punto di vista culturale
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