Tra integrazione e conflitto: l’esperienza dei Hui e degli Uiguri nello
stato cinese
In Cina, l'Islam si è di.uso principalmente attraverso i matrimoni tra donne cinesi e
mercanti e soldati provenienti da Arabia, Persia e Asia centrale, che migrarono
nell'Impero cinese tra la fine del VII e l'VIII secolo. Da allora, la fede islamica si è
gradualmente radicata nella società cinese, sviluppando diverse pratiche e tradizioni
locali che hanno sempre cercato un equilibrio con il governo centrale.
A di.erenza di buddismo, taoismo e cristianesimo, l'Islam è percepito
principalmente come un fenomeno etnico nella Repubblica Popolare Cinese. Con la
"classificazione etnica" tra il 1953 e il 1979, il Partito Comunista ha identificato
cinquantacinque minoranze nazionali, oltre al gruppo Han, che costituisce circa il 94%
della popolazione cinese. Dieci di queste minoranze sono di fede islamica.
Oggi, i Tatari, i Bonan, gli Uzbeki, i Tagiki, i Salar, i Kirghizi, i Dongxiang, i Kazaki, gli
Uiguri e gli Hui, che vivono principalmente nelle province nordoccidentali (Xinjiang,
Gansu, Qinghai e Ningxia), superano i 23 milioni di persone. La maggior parte di loro
sono Hui e Uiguri, che rappresentano meno del 2% dei 1,3 miliardi di abitanti della
Repubblica Popolare. Ad eccezione dei Tagiki, che parlano farsi-dari e seguono
l'ismailismo sciita, i musulmani cinesi appartengono al sunnismo hanafita e solo in
minima parte seguono le scuole giuridiche hanbalita e shafi'ita. Sebbene la
costituzione cinese garantisca la libertà di culto e una certa autonomia alle minoranze
etnico-religiose, la pratica religiosa è spesso limitata dalle restrizioni imposte dal
governo. Un periodo di relativa tolleranza religiosa dopo la fondazione della Repubblica
Popolare nel 1949 fu seguito da anni di.icili, tra cui la Campagna anti-destra (1957-
1959) e il Grande balzo in avanti (1958-1960), fino alla Rivoluzione culturale (1966-
1976), durante la quale gli esponenti di estrema sinistra del Partito, guidati da Mao
Zedong, perseguitarono le minoranze religiose. Ai musulmani fu impedito di pregare, le
moschee furono trasformate in stalle o magazzini e molti imam furono imprigionati nei
campi di lavoro forzato.
Dopo la morte di Mao e l'arresto della "banda dei quattro" nel 1976, che pose fine a
quel periodo turbolento e aprì la strada alle riforme di Deng Xiaoping, ci fu un
cambiamento. Queste riforme portarono a cambiamenti economici e a un
atteggiamento più tollerante verso la religione. Con la costituzione del 1982 e i
documenti successivi, furono ripristinati gli organi statali per gli a.ari religiosi e fu
riconosciuta la libertà di culto, purché regolata e autorizzata dallo stato. In questo
contesto, l'Islam conobbe una rinascita.
https://www.twai.it/articles/islam-con-caratteristiche-cinesi-lamministrazione-della-
fede-e-i-musulmani-nella-repubblica-popolare-dellera-xi-jinping/
L'Islam, in Cina, ha vissuto un periodo di crescita a partire dalla Costituzione del 1982,
in particolare dall'articolo 36, che garantisce la libertà di credo religioso ai cittadini
cinesi. Questo articolo vieta a qualsiasi ente statale, organizzazione sociale o individuo
di costringere i cittadini ad avere una fede religiosa, o di discriminare chi la professa o
chi non ne ha alcuna. Lo Stato si impegna a proteggere le attività religiose svolte sul
territorio nazionale.
Tuttavia, questa apparente tolleranza nasconde una realtà più complessa. I ministri di
culto delle religioni che desiderano manifestare liberamente la propria fede devono
prima ottenere un accordo con il governo di Pechino e l'approvazione dell'U.icio di
Stato per gli a.ari religiosi.
Nonostante i diritti sanciti dalla Costituzione del 1982, gli Uiguri hanno subito un
destino segnato da recenti persecuzioni e lotte. Per comprendere appieno la
situazione, è necessario approfondire la conoscenza dello Xinjiang e del popolo
Uiguro.
Lo Xinjiang è la più grande regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese,
confinante con Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Afghanistan e la regione del
Kashmir. Ricca di risorse naturali come gas naturale e petrolio, è abitata
principalmente dalla minoranza Uigura, di lingua turca, e da altre comunità
musulmane come kazaki, mongoli e hui, oltre a minoranze etniche più piccole come
tagiki e kirghisi.
Il gruppo etnico Uiguro è al centro di preoccupazioni significative in materia di diritti
umani, soprattutto in relazione alla lotta al terrorismo e alle misure contro
l'estremismo violento. Un esempio recente è la controversia sul presunto ricorso al
lavoro forzato nell'industria cotoniera dello Xinjiang. Nel 2022, gli Stati Uniti hanno
introdotto l'Uyghur Forced Labor Prevention Act, che vieta le importazioni dallo
Xinjiang a meno che le aziende non dimostrino l'assenza di lavoro forzato nelle loro
catene di approvvigionamento, evidenziando l'intersezione tra diritti umani, interessi
economici e tensioni geopolitiche.
Il governo cinese ha attuato una serie di politiche che hanno portato a estese e
sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo contro gli Uiguri, ma anche contro
altre minoranze prevalentemente musulmane nella regione. Queste politiche
includono:
La "Campagna di duro attacco contro il terrorismo violento" del 2014, che ha
intensificato le misure di sicurezza e sorveglianza.
I fascicoli della polizia, resi pubblici nel 2022, che documentano l'internamento di
Uiguri e altre minoranze in campi di "rieducazione".
L'implementazione di un sistema di sorveglianza digitale avanzato, con
riconoscimento facciale e raccolta obbligatoria di dati biometrici.
Restrizioni alle pratiche religiose, come il divieto di usare determinati nomi islamici
per i bambini e la limitazione del digiuno durante il Ramadan.
Politiche che promuovono la "sinizzazione" della religione, allineando le pratiche
religiose all'ideologia del Partito Comunista Cinese.
Programmi di trasferimento di manodopera, sospettati di implicare lavoro forzato.
Politiche di pianificazione familiare che prevedono sterilizzazioni forzate e misure di
controllo delle nascite mirate alle donne uigure.
Queste politiche, giustificate con la lotta al terrorismo e la promozione dello sviluppo
economico, sono state ampiamente criticate dalle organizzazioni internazionali per i
diritti umani per il loro impatto sproporzionato sugli Uiguri e le altre minoranze
musulmane. Le violazioni includono detenzioni arbitrarie di massa, torture, sparizioni
forzate, sorveglianza estesa, persecuzioni culturali e religiose, separazione familiare,
lavoro forzato e violazioni dei diritti riproduttivi. Sebbene la Costituzione cinese
garantisca la libertà di credo religioso, la protezione della pratica religiosa è limitata
alle "normali attività religiose", un termine ambiguo che consente interpretazioni e
applicazioni selettive.
Secondo il Rapporto del 2021 sulla libertà religiosa internazionale redatto dal
Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, la Costituzione cinese, che si ispira alla
leadership del Partito Comunista Cinese e ai principi del Marxismo-Leninismo e del
pensiero di Mao Zedong, dichiara che i cittadini hanno libertà di credo religioso.
Tuttavia, le protezioni per la pratica religiosa sono limitate alle cosiddette "normali
attività religiose," senza fornire una chiara definizione di cosa si intenda per "normali."
Fonti autorevoli riportano che oltre un milione di uiguri e altre minoranze musulmane
sono stati detenuti in strutture che il governo cinese descrive come "centri di
formazione professionale." Il controllo esercitato dalla RPC sulle pratiche religiose è
estremamente rigido, includendo la demolizione di moschee, il divieto di alcune
tradizioni islamiche e persino l'imposizione forzata di consumo di carne di maiale e
alcolici durante festività religiose. Inoltre, ci sono accuse credibili secondo cui molti
uiguri sono stati costretti a partecipare a programmi di lavoro forzato, sia nello Xinjiang
che in altre regioni della Cina, sollevando gravi preoccupazioni sull'integrità delle
catene di approvvigionamento globali. Vi sono anche segnalazioni di politiche che
comportano la separazione dei bambini uiguri dalle loro famiglie, giustificate spesso
con l'adozione di pretestuosi programmi educativi. Accuse ancora più gravi includono
la sterilizzazione forzata e l'imposizione di misure di controllo delle nascite sulle donne
uigure, che alcuni osservatori hanno definito come una forma di genocidio
demografico. La raccolta di dati personali attraverso l'installazione obbligatoria di
software di sorveglianza sui dispositivi mobili e il monitoraggio delle comunicazioni
digitali ha ulteriormente compromesso la privacy e la libertà di espressione. La
situazione nello Xinjiang evidenzia grandi dilemmi etici nell'ambito della lotta al
terrorismo. La Cina giustifica le proprie azioni nel nome della sicurezza nazionale e
della necessità di contrastare terrorismo, separatismo ed estremismo religioso.
Tuttavia, molti esperti e organizzazioni per i diritti umani sostengono che queste misure
siano repressive e che violino i diritti umani fondamentali. Tra le principali questioni
etiche emergono diversi aspetti: - Sorveglianza di massa: l'intensivo sistema di
monitoraggio nello Xinjiang, che integra riconoscimento facciale, posti di blocco e
l'impiego di informatori, solleva dubbi in merito alla libertà personale e alla privacy. -
Detenzioni arbitrarie: oltre un milione di uiguri e appartenenti ad altre minoranze
musulmane sarebbero stati rinchiusi in campi di rieducazione con il pretesto della
lotta al terrorismo. Questi episodi hanno generato forte indignazione a livello
internazionale. - Soppressione culturale: le restrizioni imposte alle pratiche religiose,
alle espressioni culturali e alla vita quotidiana degli uiguri hanno alimentato ulteriori
accuse di genocidio culturale. La repressione culturale degli uiguri nello Xinjiang si
manifesta attraverso un'ampia gamma di provvedimenti. Tra questi figura la chiusura e
distruzione delle moschee, il divieto di utilizzare simboli culturali come il velo o la
barba lunga, oltre a limitazioni nelle pratiche religiose durante il Ramadan. Anche la
lingua uigura è stata progressivamente marginalizzata, con il mandarino designato
come lingua principale nei contesti educativi. Inoltre, molte manifestazioni culturali
tradizionali uigure, come musica, letteratura e festività, sono state pesantemente
condizionate o adattate alle esigenze propagandistiche dello Stato per svuotarle del
loro significato originario. Il governo cinese motiva tali azioni sostenendo la necessità
di mantenere sicurezza e ordine nella regione dello Xinjiang. Nelle relazioni
internazionali, le autorità cinesi ribadiscono frequentemente che queste misure sono
volte a proteggere la popolazione dal terrorismo, dal separatismo e dall’estremismo
religioso. La RPC a.erma che tali minacce non solo mettono in pericolo la sicurezza
nazionale, ma nuocciono anche alla reputazione del Paese. Secondo il governo cinese,
i cosiddetti "centri di formazione professionale" servono a fornire un'educazione
pratica agli uiguri per prevenire fenomeni come la radicalizzazione, o.rendo al
La caratterizzazione degli eventi nella regione dello Xinjiang continua a essere oggetto
di sostanziali dissensi tra le autorità della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e la
comunità internazionale. Mentre Pechino sostiene che le sue azioni siano giustificate
dalla necessità di garantire la sicurezza e l'unità nazionale, osservatori internazionali,
organizzazioni per i diritti umani e diversi governi stranieri contestano tale narrazione,
accusandola di mascherare violazioni sistematiche e di.use dei diritti umani. Tali
accuse includono detenzioni arbitrarie su larga scala in quello che è stato definito
"campi di rieducazione", restrizioni culturali e religiose, lavoro forzato e altre misure
controverse giustificate sotto il pretesto della lotta all'estremismo e al terrorismo. La
comunità internazionale manifesta particolare preoccupazione riguardo al trattamento
riservato alla minoranza uigura nella regione. Gruppi come Amnesty International e
Human Rights Watch hanno documentato e di.uso rapporti che denunciano questi
abusi, richiedendo maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle autorità
cinesi. Anche governi, come quello degli Stati Uniti, hanno formalmente qualificato la
situazione nello Xinjiang come crimine contro l'umanità e genocidio, invocando
un'indagine internazionale per garantire conseguenze adeguate ai trasgressori. Questo
insieme di preoccupazioni sottolinea l'importanza di una risposta concertata da parte
della comunità internazionale per proteggere i diritti fondamentali del popolo uiguro,
considerando al contempo le legittime esigenze di sicurezza degli Stat
-
Riassunto esame Storia della Cina 1, Prof. Barenghi Maddalena, libro consigliato Cina: una storia millenaria, Vogel…
-
L'ascesa della Cina Storia della politica della Cina
-
Riassunto esame Storia della Cina, Prof. Barenghi Maddalena, libro consigliato Cina: una storia millenaria, K. Voge…
-
Approccio comparativo alla storia del libro in Cina e in Europa: tecniche di stampa e ruolo dell'editoria in Cina