“Incontro e Dialogo” di Cambi
INTERCULTURA E 4 PERCORSI, SPAZIO DELL’INCONTRO E 4 DISPOSITIVI
L’intercultura è quel dispositivo pedagogico che implica l’acquisizione di una mentalità nuova e
aperta, in risposta al pluralismo della società attuale, inteso come risorsa e occasione di crescita,
al fine di non riprodurre gli orrori del passato.
Tale intervento pedagogico, che prevede l’integrazione tra identità e differenze per andare oltre
a pregiudizi e appartenenze, è caratterizzato da 4 percorsi: spazio dell’incontro, lo spazio fisico
e mentale al centro del modello interculturale europeo, basato sul reciproco riconoscimento e
sull’integrazione, nuovo rispetto al modello occidentale del colonialismo o statunitense del melting-
pot; dialogo, come strumento per l’incontro; educazione, per la formazione di un uomo planetario;
scuola, come luogo per costruire apprendimenti e relazioni interculturali.
Lo spazio dell’incontro è caratterizzato da 4 dispositivi interdipendenti tra loro:
- lo sguardo da lontano, cioè il superamento dell’assolutezza per entrare in contatto con altre
culture e poi tornare alla propria con uno sguardo nuovo, caratterizzato da tolleranza, come un
antropologo che decostruisce la propria identità per comprendere le differenze;
- l’ottica dell’alterità, cioè il declino dell’etnocentrismo e del monoculturalismo per andare incontro
alle differenze e riconoscere l’alterità come occasione per guardarsi da lontano;
- la decostruzione dei pregiudizi, cioè l’apertura alle differenze che produce sofferenza e
inquietudine perché sfida il soggetto;
- e l’etica della comunicazione, caratterizzata da dialogo, ascolto reciproco e conversazione.
In tal senso, i 3 principi chiave che permettono di creare e abitare lo spazio dell’incontro sono:
diritti umani, solidarietà e laicità.
DIRITTI UMANI, PEDAGOGIA E POLITICA, SOLIDARIETÀ
La conquista dei diritti umani è stata il risultato più alto avvenuto per tappe.
Nel ‘600 la riflessione sul giusnaturalismo fissò i diritti naturali dell’uomo, che nel ‘700 furono resi
operativi con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo (1789), sebbene non decisivi come dimostrato
dai totalitarismi del ‘900.
Nel Secondo Dopoguerra l’affermazione dei diritti umani con l’ONU, la Dichiarazione Universale e
il Tribunale dell’Aja, muta l’idea di politico coincidente con il potere, in quanto essi regolano l’agire
politico ponendosi come limite e regola, permettendo alla pedagogia di assumere il ruolo di
interlocutore nei confronti della politica.
Il compito pedagogico attuale è dar vita ad una pedagogia dei diritti umani teorica, personale e
sociale, al fine di formare nuove mentalità, sviluppando una pedagogia della mondialità,
caratterizzata da incontro, dialogo e solidarietà.
In tal senso la solidarietà è intesa come risorsa che orienta al senso di intercultura, che a sua
volta impone il riconoscimento comune dei diritti umani.
MORIN E I 7 SAPERI, PRINCIPIO DI LAICITÀ (COME MODELLO PLANETARIO)
La globalizzazione produce il confronto tra culture diverse, per cui l’educazione deve costruire
modelli di convivenza e collaborazione per trasformare l’uomo da dentro.
A tal proposito Edgar Morin, in ottica planetaria, fissa i 7 saperi necessari all’educazione del
futuro, cioè cambiamenti di mentalità per un idea nuova di civiltà che supera egocentrismo ed
etnocentrismo.
La scuola, in quanto agenzia di socializzazione e luogo di trasmissione di saperi, deve essere
ripensata in senso più flessibile e meno omologante, ed ha il compito pedagogico (oltre che della
cultura, dei media e della politica) di fissare i diritti umani come regole della convivenza,
radicando nella società il principio di laicità come modello planetario.
La laicità (religiosa, politica, etnica, ideologica) intesa come accettazione del pluralismo, è il
carattere identitario dell’Europa, basato su tolleranza, dialogo, integrazione e diritti, per costruire la
democrazia.
COMPLESSITÀ, EDUCAZIONE E CITTADINANZA
L’educazione ridefinisce costantemente il proprio compito sociale; in tal senso la complessità,
dovuta al nuovo, permette di capire che l’educazione è un modello e una risorsa per la società per
comprendere la globalizzazione e l’intercultura.
Nel ‘900 la lotta tra i due modelli di cittadinanza, totalitarismo e democrazia, portò all’affermazione
della democrazia. La cittadinanza non ha forme stabili, bensì variabili, e si costituisce sulla base
delle realtà giuridiche, socio-economiche e culturali della società, che danno al soggetto un identità
locale.
Oggi la cittadinanza è al centro di 3 dimensioni/cerchi interdipendenti e in conflitto tra loro:
l’appartenenza, in cui cittadinanza significa appartenere al gruppo locale di una piccola comunità;
la democrazia/nazione, che Dewey in “Comunità e potere” paragona ad una grande comunità con
al centro l’opinione pubblica come libero esercizio critico; e la mondialità, in cui cittadinanza
significa farsi cittadini del mondo, rispettare diritti e doveri, stare in dialogo e relazione con altre
culture, valorizzare le differenze.
PRINCIPIO DI LEGALITÀ
Nella società è importante l’etica della responsabilità, che nasce dal rispetto delle norme, per
costruire una forma di cittadinanza attiva. Ma nella società italiana è molto diffusa l’illegalità,
soprattutto nelle zone più emarginate del Sud, causa l’individualismo.
Dunque la scuola, insieme ad altre agenzie come le associazioni sportive, è chiamata a
delegittimare l’illegalità per riattivare il principio di legalità, mostrandone la produttività nella vita
sociale e informando sulle tradizioni illegali organizzate presenti.
Un esempio con i ragazzi marginali a rischio è porli in un gioco di squadra per una
risocializzazione, con regole e secondo valori legali.
MEDIAZIONE INTERCULTURALE
Il tema della mediazione interculturale in ambito scolastico è analizzato in entrambi i libri di testo,
con riferimento alla migrazione in “Un mondo a scuola” di Fiorucci e Catarci e al pregiudizio in
“Incontro e dialogo” di Cambi.
I primi interventi di mediazione in Italia iniziarono negli anni ’90 in conseguenza al fenomeno
migratorio, da parte delle associazioni e del volontariato.
La mediazione interculturale è un dispositivo linguistico e culturale volto all’inclusione e alla
coesione sociale, che facilita la comunicazione tra utenza straniera e istituzioni, sostiene
l’inserimento della popolazione immigrata nella società di accoglienza, favorisce incontro, scambio
e contaminazione.
Si realizza attraverso le politiche di integrazione, quali la pronuncia del 1993 del Consiglio
Nazionale della Pubblica Istruzione, che tra le esigenze del sistema scolastico individua il sostegno
dei mediatori interculturali nel processo di integrazione.
In campo scolastico il mediatore svolge il ruolo di agente di collegamento tra scuola e famiglia, e
può essere definito come operatore socio-educativo in quanto possiede competenze pedagogiche,
capacità comunicative e relazionali. I 4 ambiti di intervento a cui collabora sono: accoglienza,
cioè tutoraggio e presentazione delle regole e della routine scolastica; informazione, riguardo la
storia personale e scolastica dell’alunno straniero e l’organizzazione scolastica italiana;
comunicazione e relazione, cioè la traduzione di documenti e avvisi per i genitori stranieri;
cultura e intercultura, per costruire percorsi didattici volti a valorizzare la lingua di origine e la
cultura di appartenenza.
Il mediatore contrasta il pregiudizio socio-culturale, reciproco di chi accoglie e di chi viene
accolto, in particolare quello più ricorrente cioè il razzismo, relativizzando le identità e mostrando
che ogni superiorità è in funzione di paradigmi storici assunti.
Anche in campo scolastico il superamento dei pregiudizi è complesso, per cui è compito della
scuola educare e formare cittadini con una forma mentis interculturale, decostruendo gli abiti
mentali a partire dal cognitivo e rinnovando il fare scuola, per esempio pensando l’Olocausto
attraverso la cerimonia del ricordo, incontri e visite, per iniziare una nuova storia al fine di pensare i
diritti umani e a volerli nella loro funzione.
“Un mondo a scuola” di Fiorucci e Catarci
VALENZE INTERCULTURALI NELLE INDICAZIONI: SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA
Le valenze interculturali nelle Indicazioni Nazionali del 2012 rappresentano una fonte importante per il
curricolo scolastico. Queste sono presenti nel paragrafo introduttivo, in cui si fa riferimento all’urgenza di un
orientamento interculturale, ma soprattutto nei principi guida per una nuova cittadinanza, in cui si dichiara la
necessità del superamento della chiusura identitaria per una prospettiva di cittadinanza interculturale.
Nell’ambito della scuola dell’infanzia è presente un riferimento relativo all’incoraggiamento di
comportamenti democratici, che si traduce in piste di lavoro da attuare nei campi di esperienza più
interculturali, quali: “Il sé e l’altro”, per la costruzione di un modello di ascolto e rispetto; “I discorsi e le
parole”, per l’acquisizione della lingua italiana per tutti e il mantenimento della lingua materna per gli alunni
stranieri.
Nell’ambito della scuola primaria invece, gli ambiti disciplinari con valenze interculturali sono: musica, che
promuove la conoscenza e il rispetto della propria e delle altre tradizioni culturali; corpo, movimento e sport,
che promuove l’inserimento di alunni con varie forme di diversità e la condivisione nelle esperienze di
gruppo; storia e geografia, che aumenta la consapevolezza riguardo le questioni di vita sociale.
Inoltre, a proposito del plurilinguismo, contesto in cui avviene l’apprendimento della lingua italiana, si
afferma che la sensibilizzazione agli apporti provenienti da altre lingue e culture è una risorsa importante per
l’educazione interculturale.
POLITICHE EDUCATIVE INTERCULTURALI
L’educazione interculturale in Italia si è sviluppata negli anni ’80 in conseguenza al fenomeno migratorio,
come risposta educativa al multiculturalismo della società.
Nel 1989 e 1990 le disposizioni ministeriali pongono l’attenzione sul diritto all’istruzione degli alunni
stranieri e al loro inserimento nella scuola dell’obbligo.
- Le pronunce del 1992 e del 1993 del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione individuano le
esigenze del sistema scolastico, quali il sostegno dei mediatori interculturali nel processo di integrazione, la
riforma dei programmi scolastici e la formazione dei docenti.
Nel 1999 il Decreto del Presidente della Repubblica tutela il diritto all’istruzione, stabilendo che
l’iscrizione scolastica può avvenire in qualunque momento dell’anno e che la ripartizione degli alunni nelle
classi e l’adattamento dei programmi di insegnamento in base ai livelli di competenza spetta al collegio
docenti.
La Circolare ministeriale del 2006 riguardante le Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione degli
alunni stranieri afferma che l’Italia ha scelto l’integrazione di tutti nella scuola.
- Il documento La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri del
2007 rappresenta una proposta globale di ripensamento della scuola, definendo un modello di integrazione
interculturale italiano, basato sui principi di: universalismo, scuola comune, centralità della persona,
intercultura.
- La Circolare ministeriale del 2014 riguardante le nuove Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione
degli alunni strenieri distingue tra neo-arrivati e nati in Italia, descrivendo: alunni con ambiente familiare
non italofono, minori non accompagnati, figli di coppie miste, arrivati per adozione internazionale, rom sinti
e caminanti, studenti universitari con cittadinanza straniera; e offre indicazioni operative riguardo:
distribuzione nelle scuole, accoglienza, partecipazione delle famiglie, valutazione, orientamento,
insegnamento dell’italiano come seconda lingua, e formazione del personale scolastico.
POSTMODERNITÀ E MIGRAZIONE, REVISIONE INTERCULTURALE DEL CURRICOLO
Oggi la condizione predominante è quella di emigrazione/migrazione; essere migranti significa
disporsi all’avventura, sfida e ricerca, stando in una forma mentis interculturale per costruire lo
spazio dell’incontro.
L’uomo del postmoderno accoglie il pluralismo e la differenza come risorsa, in un ottica di
mondialità, per discostarsi dall’uomo tradizionale del moderno con identità integra e forte che ha
portato a colonizzazione, emarginazione e razzismo.
Tale principio di migranza come apertura deve farsi criterio-guida a partire dalla scuola.
In tal senso il documento La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni
stranieri del 2007 rappresenta una proposta globale di ripensamento della scuola, definendo un
modello di integrazione interculturale italiano, basato sui principi di: universalismo, scuola comune,
centralità della persona, intercultura.
Infatti, l’inserimento scolastico degli alunni stranieri in Italia avviene secondo il modello integrato,
un modello inclusivo che a differenza del modello separato inserisce l’alunno nella classi ordinarie,
con supporto linguistico individuale durante l’orario scolastico.
È dunque necessaria una revisione interculturale dell’educazione per ripensare i curricoli e le
metodologie didattiche.
Al fine di costruire un curricolo aperto, il curricolo deve essere analizzato nella sua doppia
dimensione di: curricolo esplicito, per cui l’analisi deve essere svolta dai curricoli nazionali a quelli
locali e disciplinari; curricolo implicito/nascosto, in cui l’analisi riguarda 2 dimensioni
pedagogiche, ovvero il peso del clima scolastico, cioè le modalità relazionali degli alunni, gli
atteggiamenti e valori, da esplorare nei rapporti interni ed esterni alla scuola, e lo stile di
insegnamento, cioè le modalità con cui sono gestiti i conflitti in classe.
EDUCAZIONE INTERCULTURALE E MIGRAZIONI, DATI % ALUNNI STRANIERI A SCUOLA
L’educazione interculturale in Italia è comparsa nella metà degli anni ‘70 in conseguenza al
fenomeno migratorio, che ha configurato la scuola come multiculturale e la società come
“arcipelago migratorio”.
Se aumenta la presenza, disomogenea per provenienze e distribuzione sul territorio, di alunni con
cittadinanza non italiana, con un incidenza del 9%, nel mentre diminuisce il numero di alunni con
cittadinanza italiana.
Un dato significativo riguarda le seconde generazioni, cioè gli alunni con cittadinanza non
italiana nati in Italia, che rappresentano il 51% del totale degli alunni stranieri.
A tal proposito, la Circolare ministeriale del 2014 riguardante le nuove Linee guida per
l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri distingue tra neo-arrivati e nati in Italia,
descrivendo: alunni con ambiente familiare non italofono, minori non accompagnati, figli di coppie
miste, arrivati per adozione internazionale, rom sinti e caminanti, studenti universitari con
cittadinanza straniera; e offre indicazioni operative riguardo: distribuzione nelle scuole,
accoglienza, partecipazione delle famiglie, valutazione, orientamento, insegnamento dell’italiano
come seconda lingua, e formazione del personale scolastico.
STRATEGIE DIDATTICO-OPERATIVE E APPROCCI DI DIDATTICA INTERCULTURALE
Risulta difficile tradurre le indicazioni teoriche dell’educazione interculturale in prassi didattica, per
cui è auspicabile la formazione di gruppi di lavoro composti da docenti per riflettere criticamente
sulle strategie didattico-operative da attuare, le cui finalità sono: l’inserimento degli alunni
stranieri e l’orientamento della didattica in senso interculturale.
Tra gli approcci di didattica interculturale:
- la didattica dell’accoglienza, attuata nella fase iniziale per raccogliere informazioni sul sistema
scolastico di provenienza, prevede un protocollo di accoglienza con interventi, strategie e strutture
operative; tale approccio è stato abbandonato perché le attività legate al contesto di provenienza
enfatizzavano la differenza culturale.
- la didattica per la promozione e il confronto delle culture, è l’approccio più attuato, con
attività legate alla conoscenza delle diverse culture attraverso temi quali cibo, lingua, giochi, scuola
ecc.
- la didattica per il decentramento dei punti di vista, è un approccio attuato con successo, con
attività legate all’analisi dei diversi punti di vista riguardo temi culturali, per il riconoscimento delle
identità e differenze.
- la didattica per la prevenzione degli stereotipi e pregiudizi, con attività legate a stereotipi e
pregiudizi per riflettere e decostruire i significati sottesi di alcuni assunti culturali.
- la didattica per il cambiamento dei curricoli scolastici, è l’approccio più complesso, che
riguarda la revisione del curricolo in senso interculturale.
- la didattica dell’italiano come lingua seconda, è l’approccio attuato in presenza di alunni
stranieri con necessità linguistiche.
ESPERIENZA ISTITUTO A ROMA, PROGETTI INTERCULTURALI E DISPERSIONE
SCOLASTICA
Nell’Istituto Comprensivo di Roma, che ospita il 50% di bambini con cittadinanza non italiana,
sono stati attuati dei progetti interculturali, che hanno messo al centro i 5 sensi, e dunque il corpo
come territorio che tutti ugualmente abitiamo, al fine di contrastare la dispersione scolastica
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