Pedagogia generale e sociale
1. Nota introduttiva
Esistono diverse pedagogie:
- Speciale riguarda l’educazione dei disabili, destinata a combattere il disagio;
- Sperimentale sperimenta tecniche e metodi;
- Comparata si interessa alla descrizione e alla definizione dei tratti istituzionali che differenziano il modo di educare nei vari paesi e che scommette sul confronto tra le forme di organizzazione pubblica e privata;
- Sociale analizza gli aspetti più eclatanti del vivere comune e dell’impatto che l’educazione ha nella società.
La pedagogia ha 3 applicazioni:
- All’infanzia riguarda il bambino nell’età dell’infanzia appunto e nella fanciullezza, quando deve iniziare la scuola primaria;
- Della scuola affronta i problemi di scolarizzazione del bambino;
- Dell’adulto riguarda sia la formazione post-scolastica, avviamento al lavoro e esercizio della professione, sia la formazione permanente, non ha mai fine.
Elemento capace di sviluppare ogni singola potenzialità posseduta dalla persona.
2. La pedagogia come scienza
Da un punto di vista storico il termine “pedagogia” compare per la prima volta alla fine del V sec a.C., in particolare nella letteratura di Euripide risalente al 408.
In quel periodo il significato della “pedagogia” si racchiudeva esclusivamente nell’allevamento della prole e nel trasmettere conoscenze e abilità spendibili nel quotidiano vivere.
La pedagogia è “la scienza e l’arte dell’insegnamento”.
È scienza perché ogni intervento progettato per educare non può essere affidato solo alla genialità dell’insegnante, ma esige una riflessione ed una legittimazione che assicurino il successo educativo e tengano alla larga dalla prevaricazione e dalla pretesa che colui che possiede conoscenza possa fare ciò che vuole rispetto a colui che non conosce e vuole apprendere.
L’insegnamento rinvia necessariamente al signum agostiniano: cioè quello che consente di individuare, attraverso l’indicazione del maestro, anche gestuale, perciò signum, la fonte di verità.
Insegnare significa dare qualcosa, sotto forma di contenuto o altro, quindi, di informazione o formazione a qualcuno.
È arte perché si affida alla sensibilità dell’insegnante, alla sua genialità creativa, al suo amore nei riguardi dell’allievo, alla sua passione ed intelligenza nell’educare.
Questa espressione – l’insegnamento – negli anni recenti, anche sotto l’influsso della tecnologia e degli studi di settore, è stata sostituita, quando non anche integrata, dalla parola “apprendimento” che, in forma davvero rivoluzionaria, ribalta la responsabilità educativa spostandola dall’educatore, quello che ieri comunicava nozioni e verità, all’educando, il fanciullo che apprende.
3. Pedagogia sociale
Sapere che riguarda i rapporti tra educazione e società.
La società ha dei continui mutamenti che hanno ricadute nei campi educativi.
In particolare si presentano l’emergere di nuovi bisogni e nuove domande educative.
La dinamicità è una sua componente costitutiva e permanente.
4. Pedagogia come scienza dell’educazione
La persona è dotata di potenzialità interne profonde che necessitano di essere liberate ed espresse. Esse si orientano certamente sul piano:
- Della esistenzialità, cura della salute fisica, psichica e mentale;
- Della essenzialità, cioè quella che altrimenti può essere definita come la dimensione trascendentale o verticale che conduce alla valorizzazione dello spirito.
Deve essere osservato che la pedagogia non può e non deve essere riconosciuta come la unica e sola Scienza dell’educazione.
La pedagogia, quindi, è una scienza autonoma all’interno delle Scienze dell’educazione alla quale offre il suo “pensoso” aspetto critico e disciplinare.
Sulla scorta delle riflessioni prodotte da Comte e Durkheim si può definire la pedagogia come “la teoria pratica dell’educazione”, e, ancora più precisamente, “la scienza dell’educazione dei bambini”. Secondo tale prospettiva, appartenente ad una visione ormai apparentemente arcaica, si possono distinguere nettamente la pedagogia e l’educazione.
In questo modo la pedagogia risulta essere una sfaccettatura, soprattutto teorica, della seconda, la quale, a sua volta, può essere considerata come azione, nel senso più generale del termine, volta a far esprimere le potenzialità che ogni soggetto possiede. Se come si è potuto osservare la pedagogia si incarica di meditare sull’educazione e sulla sua reale valenza sociale, allora a tal proposito appare quanto mai necessario fissare gli obiettivi dell’azione formativa per mezzo di una chiara “idea dell’educazione che non può essere richiesta che alla filosofia, cosicché la pedagogia diviene ancora più strettamente collegata ad essa”.
Queste due accezioni hanno accompagnato per molto tempo l’idea che l’uomo ha nei confronti dell’educazione. Non a caso, infatti, qualora si determini l’educazione quale momento di semplice travaso di informazioni da un soggetto ad un altro o di nutrire attraverso conoscenze sotto un profilo quantitativo e a seconda dell’età del soggetto, la pedagogia ha il semplice ruolo di riflettere su quali siano le informazioni da dover apprendere in esame in un processo passivo di acculturamento e indottrinamento.
Nel secondo caso, invece, il processo educativo è un percorso che dura tutta la vita, di qui la prospettiva di educazione permanente, in cui ogni scienza si attiva per rendere ogni azione educativa capace di formare e dare le possibilità di maturazione al soggetto in apprendimento in un percorso culturale, sia esso riferibile ad un bambino che un adulto. Un percorso che Mencarelli definisce come “un perfezionamento del sapere, in disponibilità e tolleranza, in apertura e dialogo, in cooperazione e solidarietà”.
Non deve essere dimenticato però che “l’educare pur essendo un avvenimento essenzialmente spirituale ed interiore, non è tuttavia un fatto irrazionale, né un comportamento angelico, attuatosi in una sfera intangibile qualsiasi. Esso è anche fatto osservabile e sperimentabile, attingibile dai sensi e dalla ragione. L’ambiente in cui si svolge, anzi l’ambiente che presuppone, non è una società invisibile, ma soprattutto un visibile e tangibile complesso di relazioni; i procedimenti mediante cui si compie sono procedimenti controllabili; le stesse finalità a cui i processi tendono non sono finalità astratte; i termini dell’attività intellettuale e volitiva, sono sempre colti nel concreto, almeno al punto di partenza” (McBurney).
- L’educazione si dà come “processo volto a facilitare l’approccio della persona che si istruisce con il complesso universo simbolico della cultura umana, e stabilisce percorsi omogenei, quantunque flessibili, volti a conseguire un traguardo formativo che si esprime attraverso una produzione creativa e l’assunzione di comportamenti liberi tuttavia provvisti di una forte carica etica e morale” (Rosati 2002).
- La necessità di indagare circa la qualità dei valori etici, normativi e morali è descritta ottimamente da Amartya Sen, il quale chiarisce che “nel mondo contemporaneo c’è un impellente bisogno di porre domande non solo sull’economia e la politica della globalizzazione, ma anche sui valori e sull’etica che formano la nostra concezione del mondo globale” (Sen, 2013).
- L’educazione è l’unico elemento a disposizione dell’umanità al fine di calibrare e meditare su tali elementi, i quali restano indispensabili per un proficuo miglioramento individuale e collettivo.
In una scala valoriale, chiarisce Rosati, si può parlare di “priorità per riaffermare gli elementi di valore da rispettare e da assicurare alle popolazioni. Queste priorità riguardano certamente la giustizia sociale, la libertà, i diritti umani, ed un senso d’umanità condivisa. C’è in effetti, soprattutto per l’educazione, un elemento che unifica questa pluralità di principi: la persona umana, con le sue potenzialità e le sue forze, con la sua vocazione e i suoi diritti. Tra questi, non secondario, c’è il diritto alla vita”.
Quali possono essere, allora, le relazioni e i confini che si creano tra pedagogia ed educazione?
A tal proposito De Giacinto sottolinea che se anche la pedagogia trova la sua unità interna nell’epistemologia, “ignora che l’educazione solo in parte dipende da una dottrina pedagogica esplicitamente formulata. Ad una costruzione concorrono differenti filoni di creatività dello spirito umano, e la pedagogia deve essere considerata come uno, ed uno soltanto, degli aspetti operatori storici dell’educazione. La pedagogia, per altro, deve essere attenta a rilevare, confrontare, discutere, elaborare e sistemare tutto ciò che di fatto avviene e che va sotto il nome di educazione, sicché a buon diritto si possono studiare tutte le modificazioni che i cambiamenti dell’educazione impongono alla pedagogia” (De Giacinto A., 1983).
Secondo le prospettive espresse da De Giacinto si può osservare che seppur si debbano distinguere pedagogia ed educazione, entrambe stipulano un contratto formativo con la persona, svelandosi, sia a livello teorico, sia metacognitivo, come due facce della stessa medaglia. La pedagogia pone l’accento sulle mete e sui fini, quindi sulle norme, che dirigono il processo educativo.
5. Quale pedagogia
La pedagogia ha il grande dovere di riflettere sul significato e sull’importanza sociale che ha l’educazione, sollecitando criticamente ogni aspetto ad esso appartenente. Tale immagine suggerisce e reclama l’elaborazione di un pensiero umanizzante, il quale costituisce la “maggior forza” al servizio dello sviluppo del singolo e della comunità in generale, nonché capace di riconoscere l’uomo nella sua totalità e diversità. È una pedagogia che postula una continua relazione tra chi educa e chi viene educato, promuovendo una società dell’uomo e per l’uomo, fondata sui principi di riconoscibilità del soggetto umano. Parlare di pedagogia, così come di educazione, significa principalmente riflettere sulla persona e sulla sua valenza trascendentale. Un valore assoluto, quello della persona, su cui si è investito e edificato ogni sviluppo collettivo e singolare e sui cui saremo costretti a capitalizzare il nostro divenire.
Così, la pedagogia si delinea come scienza fondando le sue radici nel Rinascimento e, più precisamente, in quell’inquietudine scientifico-culturale che si è espressa nell’Italia fiorentina nel XVI secolo. Nel XX secolo attraverso l’affermarsi dello spiritualismo e del neoidealismo, la pedagogia ha cercato di connotarsi come scienza in continuo divenire, capace di conformarsi ai rapidi cambiamenti imposti dalla società moderna. Tutto ciò è indicatore dell’intenzione da parte della pedagogia di assumere un ruolo fondamentale nell’esistenza della persona al fine non solo di formare caste privilegiate, quanto, piuttosto, di maturare ogni soggetto in modo equilibrato e totale.
6. Non solo un problema epistemologico
Quand’è che una scienza è definibile autonoma?
La pedagogia come sapere disciplinare si rende autonoma quando possiede 3 elementi caratteristici:
- Un determinato campo di applicazione, poliformia dell’educazione stessa, differenziazioni che l’educazione possiede;
- Specifico statuto epistemologico, rappresentato da tutti gli elementi logico conoscitivi, modelli, teorie, che sono riferibili a un determinato settore del sapere umano;
- Oggetto di studio: concezione della persona, che dirige la nostra scienza autonoma.
7. Epistemologia: lo studio dei paradigmi pedagogici
Il termine epistemologia deriva dal greco “epistème” cioè scienza e “lògos”: il sapere della scienza stessa. L’epistemologia “è la scienza che ha per oggetto l’esame critico della ricerca scientifica e della stessa nozione di scienza” (Morselli 1993). L’epistemologia rappresenta, quindi, lo studio dei paradigmi e del pensiero che appartengono ad una data area del sapere umano, attraverso metodi e verifiche che corroborano o falsificano, secondo il modello popperiano, un dato sapere.
Tra le principali aspirazioni e connotazioni dell’epistemologia si ricordano:
- Il convenzionalismo: aderente al pensiero di E. Mach e P. Duhem;
- Il neoempirismo logico: espresso dal Circolo di Vienna agli inizi del Secolo trascorso, che si connota per un approccio positivista ed empirico alla realtà;
- Le ricerche: riferibili a I. Lakatos. Kuhn-P. Feyerabend;
- Il metodo della falsificazione: di popperiana memoria che, nel 1902, espresse la necessità di un metodo secondo il quale “una teoria scientifica è tale se è falsificabile, ossia se è concepita e formulata in termini tali da poter essere sottoposta ad esperimenti in grado di provarne la eventuale falsità” (Morselli 1993).
Il problema epistemologico della pedagogia obbliga, per prima cosa, a definire tale termine. Pedagogia deriva dalle parole greche “pàis” che significa fanciullo e “agoghé” termine usato per identificare un determinato stile di condotta, sia da parte dell’educatore, che del discente, nonché il condurre e guidare il soggetto in apprendimento verso la realizzazione dei propri obiettivi di vita.
Una dottrina, quella pedagogica, che caratterizza la persona nella sua totalità espressiva, nella sua singolarità-unicità e nella sua libertà d’azione e di pensiero.
8. Connotazioni pedagogiche
Ed è qui che la pedagogia trova la sua più naturale ragione d’essere. Una responsabilità educativa che contempla:
- Il suo essere scienza dell’educazione;
- Di essere arte filosofica dell’educazione.
Una riflessione critica sulla pedagogia ha l’obbligo di:
- Indagare sulla formazione e sull’educazione del soggetto considerandolo nella sua totalità psico-fisica;
- Determinare i fini e gli scopi che si debbono perseguire;
- Definire il metodo più adeguato alla realizzazione degli obiettivi;
- L’arte con cui intraprendere tale viaggio.
9. Genesi della pedagogia: Comenio e Rousseau
Comenio, 1600, prete rivoluzionario, attraversa i problemi educativi di quel tempo, soffermandosi soprattutto sulle opportunità che ogni soggetto possiede nel formarsi, nell’evolvere e nell’aumentare il suo grado culturale e intellettivo attraverso non solo il semplice fare, bensì per mezzo di quella potenzialità definita dallo stesso Autore come “ragione”. Ecco, allora, la necessità di un ideale pansofico, dove ogni soggetto è ritenuto custode di possibilità educative da dover far innalzare attraverso una formazione aperta a tutti, distaccata da quell’idea di una formazione di élite riconosciuta solo alle classi più benestanti.
La pedagogia si trova ad un punto nodale: il suo riconoscimento universale come disciplina investigativa sull’educazione.
La lezione comeniana trova sostanza nella rivoluzione espressa nel pensiero di Rousseau, dove si sancisce una “educazione secondo natura”, in contrasto con quella oppressiva derivante da una società lentamente in declino e corrotta nei suoi ideali. L’eredità di Rousseau risiede nell’ideale di libertà, di sviluppo delle facoltà del bambino attraverso un contatto diretto con la natura: tutto ciò che è naturale è buono.
10. I grandi maestri
Per offrire una prima tassonomia delle figure di spicco della pedagogia appartenute in modo particolare allo scorso secolo, è possibile distinguere tre correnti:
- Mistica, Tolstoy, Makarenko, Montessori, sorelle Agazzi, Boschetti Alberti;
- Scientifica, Decroly, Montessori;
- Filosofica, Dewey, Claperade.
11. La corrente mistica
Derivanti dal lavoro di Rousseau sono gli esponenti della corrente mistica, i quali hanno nella loro matrice un’idea positiva di una educazione secondo natura. Di questa corrente fanno parte, tra gli altri, Lev Tolstoj, con la sua scuola di Jasnaja Polijana fondata sulla libertà del discente; Anton Semenovic Makarenko, per mezzo del suo collettivo pedagogico; Maria Montessori, la quale figurerà anche come esponente di spicco nella corrente scientifica; le sorelle Rosa e Carolina Agazzi, con l’idea di ordine a base della libertà soggettiva; e Maria Boschetti Alberti, la maestra dalla penna rossa, che sottolineò l’esigenza di una vera e propria “personalità dell’educatrice” quale componente fondamentale per ogni agire formativo.
Tre sembrano essere gli impulsi cagionati da tale corrente:
- Occorre che la pedagogia sviluppi il proprio pensiero al fine di orientare il percorso formativo;
- Sulla scorta di queste riflessioni, derivanti soprattutto dal pedagogista francese R. Cousinet, esponente delle Scuole Nuove e dell’Attivismo, nei secoli successivi la pedagogia si legittima come scienza autonoma, distaccandosi definitivamente dalla filosofia, assumendosi la responsabilità di cercare percorsi che facilitino l’espressione delle capacità
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