Patologia lez.33 (30.04.21)
Allora ho voluto rimettere questa diapositiva perché
mi sono reso conto che potreste avere difficoltà a
capire la genesi delle alterazioni della
microcircolazione epatica in corso di fibrosi o cirrosi.
Vi ricordate adesso vi faccio rivedere la diapositiva,
questa è la cirrosi epatica con fibrosi a ponte, qui si
vede ancora meglio e qui vedete i tralci fibrotici che
circondano il lobulo epatico.
Quindi se noi guardiamo qui un'immagine della
fegato normale, la sua citoarchitettura , vedete che
qui avete le triadi portali e al centro la vena centrale,
il flusso del sangue proveniente dal ramo della vena
porta è diretto, passando attraverso il sinusoide alla
vena centrale. Ma se la vena centrale è circondata da
una tessuto fibrotico, conseguente all'
infiammazione cronica con fibrosi, succede che il
flusso di sangue va verso il sinusoide. Perché qui si crea un ostacolo legato alla fibrosi
che interessa tutto lo spessore del lobulo, quindi la
fibrosi isola il tratto portale, isolandolo causerà un
aumento delle resistenze a livello portale che si
ripercuoteranno sulla vena porta e questo
determinerà la comparsa di un quadro noto come
ipertensione portale. Vediamo qui cosa succede, succede
che la fibrosi che interessa questa
zona va a bloccare sia i rami portali
minori, sia il flusso di sangue
attraverso i sinusoidi che poi porterà
allo scarico verso la vena centrale.
Questa fibrosi però bloccherà anche il
flusso di bile che va in direzione
opposta dai canalicoli biliari verso i
dotti biliari. Quindi la cirrosi sarà
anche una causa di aumento della
bilirubina nel sangue perchè l'aumento
della pressione all'interno dei dotti
biliari, causerà una fuoriuscita della
fluido biliare dal canalicolo biliare
verso nuovamente il sinusoide. Quindi la bilirubina già coniugata e in generale la bile, potrà tornare
in circolo ed essere anche quindi
misurata come iperbilirubinemia da
ostruzione.
Ecco qua la steatosi epatica, steatosi
e steato-epatite che può essere su
base alcolica e non alcolica. Quella
di cui noi ci occuperemo
maggiormente è la steato-epatite non
alcolica perchè è molto diffusa nella
popolazione e a breve diventerà
un’emergenza sanitaria perché l'
accumulo di trigliceridi nel fegato,
che è nota come steatosi semplice, si
associa a sovrappeso, obesità e in
generale a diete ipercaloriche o
sbilanciate, quindi quello che noi
stiamo osservando a livello globale
perché interessa sia i paesi
industrializzati sia i paesi in via di sviluppo quello che stiamo osservando è un importante aumento
di incidenza e prevalenza della Steatosi epatica non alcolica. Quando questa condizione è soltanto
un accumulo di trigliceridi nel fegato, viene considerata una condizione benigna, non progressiva.
Perché? Perché ampiamente reversibile ed è legata semplicemente al sovraccarico lipidico che il
fegato cerca di gestire accumulando l'accesso di acidi grassi sotto forma di trigliceridi. Il problema
qual è? Il problema è che questo quadro di steatosi epatica pura, può facilmente progredire se non si
modificano i fattori di rischio, può progredire in steato-epatite: processo infiammatorio cronico,
quindi associato a fibrosi e cirrosi e può portare come tale determina dei danni che sono progressivi
e irreversibili e che può evolvere verso la fibrosi a insufficienza epatica. Quindi la steatosi epatica è
un importante fattore di rischio per la comparsa di steato-epatite che è una patologia molto
importante. Perché? Perché abbiamo detto che può progredire verso fibrosi e cirrosi e oltretutto
costituisce un fattore di rischio per la trasformazione neoplastica, quindi per trasformazione degli
epatociti da normali a neoplastici. Ho detto che l'incidenza, la
prevalenza di questa malattia che
nel suo insieme si chiama NAFLD,
è in aumento, anche se i numeri
della NAFLD sono difficili da
quantificare, perché nella gran parte
dei soggetti d'accordo in modo
assolutamente asintomatico, quindi,
può essere diagnosticata o con
esami di screening oppure per esami
specifici richiesti in soggetti che
mostrano fattori di rischio come
appunto sovrappeso, obesità,
dislipidemia. Attualmente il Gold
standard per identificare la malattia
steatosica del fegato è lo studio
ecografico dove mediante una sonda
ecografica viene esplorato il fegato e viene valutato il grado di rinfrangenza degli echi che ci
permette di ricostruire il parenchima epatico qui vedete questo è il rene e sopra il fegato. Qui si
vede meglio perchè è più chiaro il fegato, questo è la zona di riflessione del fegato, questo è il rene,
questa è la corticale renale e questo centrale è la midollare. Perchè si vede meglio qui a destra
rispetto a sinistra, perché qui il fegato è iper riflettente, più chiaro e questa è una caratteristica che
gli viene data dal contenuto lipidico, quindi un fegato iper riflettente è un fegato steatosico. Detto
questo, parliamo un pò di numeri. La steatosi è nota da molti decenni, ma sino a diciamo all'inizio
degli anni 80 non si era ancora capito quanto potesse essere serio un quadro clinico dominato da
una steatosi steato-epatite , una volta che si scoprì che la steatosi non era una semplice alterazione
benigna reversibile a carico del fegato si iniziò veramente a studiare e a cercare di capire quanto
diffusa fosse questa condizione e già nel 97 uno studio italiano perché in questo campo l'Italia ha
dato un grande contributo alla scienza , quindi , già nel 97, uno studio sulla popolazione generale,
quindi non selezionata, aveva mostrato che l'incidenza, o meglio lo prevalenza di steatosi era pari al
19,8% della popolazione, quindi, quasi il 20% quasi 1/5 della popolazione aveva la steatosi. Gli
studi sono stati quindi sempre più affinati e già dopo pochi anni fu organizzato un nuovo studio, lo
studio Dionysos, sempre italiano, che mostrò che c'era una stretta relazione tra steatosi e obesità;
oggi questa affermazione dici sembra scontata, banale, ma i tempi non lo era. Si osservò anche
un'altra caratteristica, che il 22% dei pazienti di controllo, quindi senza segni ecografici di steatosi,
presentava comunque un alterazione delle transaminasi, gli enzimi di necrosi epatica. Cosa voleva
dire questo? Voleva dire che quelli non erano veri pazienti di controllo e facendo degli studi più
approfonditi con risonanza magnetica o in alcuni casi addirittura una biopsia epatica, si scoprì che
molti di quelli che venivano considerati pazienti di controllo perché l'ecografia non mostrava segni
di steatosi, in realtà erano pazienti che avevano un grado comunque lieve di steatosi. Perché questo?
Perché l'esame ecografico soprattutto in quegli anni non era in grado di rilevare una steatosi
inferiore al 33% quindi era un grosso limite perché per poter vedere la steatosi almeno 1/3 del
fegato doveva essere coinvolto. Questi limiti sono stati migliorati e man mano che abbiamo
migliorato le nostre capacità diagnostiche, purtroppo il numero di pazienti con steatosi è aumentato,
ma è aumentato anche perché realmente si sta osservando un aumento della prevalenza della
steatosi nella popolazione generale, perché le nostre abitudini di vita stanno rapidamente
cambiando e non necessariamente in senso positivo. Sempre più ci stiamo trovando con una
separazione della popolazione in due grossi gruppi salutisti, che seguono una dieta ferrea, svolgono
attività fisica anche in eccesso e anche quello non è salutare e soggetti assolutamente con una vita
sedentaria e abitudini alimentari di tipo passivo, quindi influenzati principalmente da moda e
diciamo pubblicità. Questo sta portando ovviamente all’emergenza dal punto di vista internistico,
con un incremento importante dei pazienti che hanno alterazione delle transaminasi che non sono
degli etilisti, non sono soggetti infettati da virus epatitici e non avrebbero nessun altro fattore di
rischio. Il risultato di queste alterazioni, che in Europa stanno tardando un pochino a vedersi, perché
dal punto di vista dell’obesità e del sovrappeso noi siamo indietro di una decina d’anni, dato dai
numeri che ci vengono dagli Stati Uniti e in generale dall’ America. Questo non è che ci debba fare
star tranquilli perché perché anziché prevenire stiamo andando a sviluppare le stesse problematiche.
Quello che però stiamo iniziando a vedere e quello che ci dovremmo aspettare sarà un aumento
ancora maggiore di questo problema è che c'è un costante aumento del numero di trapianti di fegato
su pazienti che, come unico fattore di rischio avevano la steato-epatite. Quindi, considerato che il
numero di soggetti che vanno incontro a progressione della steato-epatite verso cirrosi è
estremamente basso in percentuale, ma che la NAFLD è estremamente diffusa nella popolazione
anche basse percentuali di trasformazione cirrotica, in assoluto vogliono dire numeri di milioni di
soggetti.
Quindi se il problema è la
progressione della steatosi
semplice in steato-epatite, com'è
che avviene questo processo e
soprattutto, qual è realmente
questo rischio? Vediamo un
pochino, qui c'è il rischio
misurato come passo di
evoluzione a10 anni e diciamo
che in 10 anni il 10% della
steatosi semplici progredisce
verso steato-epatite; a sua volta
il10% di queste steato-epatiti può
evolvere in cirrosi e circa il 10%
di queste cirrosi può andare
incontro a trasformazione
neoplastica o altre complicanze.
Le altre complicanze sono l’ insufficienza epatica. Io ho un po arrotondato questi valori al 10%, ma
sono alcuni un pochino più alti un pochino più bassi perché non è importante che voi conosciate il
numero con una precisione decimale. Dovete avere un'idea chiara di qual’è il tasso di evoluzione.
Quindi in generale l'evoluzione è tra l' 1 ed il 3% di tutti i casi, intendendo globalmente tutto il
processo e considerando che la vita diciamo evolutiva di questa malattia non è di soli 10 anni, ma in
generale un paziente con una steatosi epatica, se non modifica il suo stile di vita, se non viene
adeguatamente seguito e si porterà avanti la sua patologia per 3/ 4 decenni, 30/40 anni. L'altra cosa
che stiamo osservando, purtroppo sempre più di frequente è un salto in questa evoluzione, con un
numero sempre maggiore di casi di steato-epatite che evolve verso complicanze quali l'
epatocarcinoma o insufficienza epatica acuta, saltando la fase della cirrosi, fibrosi. Questo cosa ci
dice ci dice che di per sé la steato-epatite è un fattore di rischio per epatocarcinoma, senza bisogno
di arrivare alla cirrosi. Qual è però la patogenesi? Perché sia ha questo passaggio, questa
trasformazione da steatosi a steato-epatite che è passaggio più critico. Questa trasformazione è
legata a diversi fattori:
-il più importante è il danno ossidativo secondario alla perossidazione lipidica , un alto carico di
lipidi intraepatocitaria può rapidamente esaurire le capacità antiossidanti intrinseche dell’epatocita.
Questa perossidazione dei lipidi potrebbe essere secondaria anche a disfunzione mitocondriale che
viene osservata sempre nella steato-epatite.
Qual è il problema principale? Il Problema è che non è ancora chiaro se la disfunzione
mitocondriale preceda l'evoluzione in
steato-epatite, ossia una conseguenza.
Questo è il meccanismo proposto
sinteticamente che porta verso la
steato-epatite non alcolica, noi
partiamo da un fegato normale in un
soggetto che o sviluppa insulino
resistenza con accumulo importante
dei trigliceridi a livello epatico oppure
a un' alterazione del metabolismo dei
grassi a causa di fattori predisponenti o
a comunque una dieta iper lipidica.
Questo che cosa a causa? Un
aumentato flusso di acidi grassi liberi
dal tessuto adiposo verso il fegato e
anche un aumentato flusso di lipidi
dalla circolazione portale ovviamente
verso gli epatociti. Questo
sovraccarico è quello che determina la steatosi semplice che abbiamo detto essere reversibile,
quindi si può tornare in condizioni omeostatica. Se però l’aumentato flusso di acidi grassi persiste o
aumenta nel tempo la steatosi semplice, evolverà ed evolverà a causa della aumentata ossidazione
lipidica mitocondriale, che causerà danni a livello mitocondriale e a livello ovviamente anche degli
altri organuli e di altri sistemi, soprattutto enzimatici a livello della cellula. Quindi produzione di
specie reattive dell'ossigeno, la perossidazione lipidica si amplificherà e questo porterà alla steatosi
epatica non alcolica una steato-epatite non alcolica. È in dubbio se dalla steatosi e steato-epatite si
possa tornare indietro verso la steatosi senza danni, sta di fatto che una volta che il paziente arriva a
questo stadio, gli interventi terapeutici sono tutti più complicati. Perché anche nel caso in cui si
riesca a bloccare il processo, verosimilmente resteranno danni epatici conseguenti al processo
infiammatorio cronico.
Purtroppo tuttora, nonostante il
miglioramento delle nostre capacità di
diagnostica strumentale abbiamo ancora
numerosi problemi nel definire il paziente
affetto da steatosi steato-epatite. Questo
perché la diagnosi istologica di steatosi
steato-epatite è di tipo istologico, per cui la
diagnostica per immagini come l'ecografia e
la tac possono dare un' indicazione sull’
accumulo di trigliceridi, ma non ci danno,
non ci permettono di differenziare una
steatosi da una steato-epatite purtroppo
questo si può fare solo con una biopsia
epatica. Ma come potete ben capire. È impossibile, cioè difficilmente proponibile, una biopsia
epatica, però è difficilmente proponibile in un soggetto che per il resto non ha problemi, è sano e
questo perché la biopsia epatica ovviamente è un intervento invasivo, talmente invasivo che può
portare a delle complicanze potenzialmente fatali, molto rare però esistono. Il paziente deve essere
ricoverato a causa delle complicanze conseguenti alla biopsia. Inoltre, non tutti i pazienti possono
essere sottoposti a biopsia, infatti se hanno un’alterazione dell' emostasi non possono fare la
biopsia, perché potrebbe causare un sanguinamento difficilmente controllabile. L'altro problema è
che a volte possono essere fatti errori di campionamento con un flusso di dimensioni sufficienti per
cui il paziente resta comunque senza diagnosi dopo aver fatto anche la biopsia. Quindi queste sono
le problematiche che limitano la nostra capacità di avere un quadro chiaro della prevalenza della
steatosi steato-epatite. Com'è che si classifica? La
classificazione della steatosi
steato-epatite ovviamente si
va in base all' analisi
istologica per cui è di
pertinenza prettamente del
patologo la diagnosi di
steatosi steato-epatite e per
dare un numero che sia
indicativo del grado di
progressione della malattia
si utilizza una tabella
secondo Brunt, che prevede
di valutare la percentuale di
epatociti con steatosi, la
presenza di rigonfiamento,
quindi danno cellulare
spesso reversibile e il
livello di infiammazione.
Avremo:
- un grado 1 se la steatosi è inferiore al 30% degli epatociti che presentano steatosi, se il
rigonfiamento è minimo e se l’infiammazione è lieve
- Tra il 34 e il 66% avremo un grado 2
- Sopra il 66% avremo un grado 3
Ciò che il parametro maggiormente che è in grado di influenzare il grado è ovviamente la
quantità di epatociti che presentano steatosi, mentre invece per quanto riguarda lo stadio
della fibrosi si dovrà analizzare con adeguate colorazioni istologiche, si dovrà visualizzare
il tessuto fibrotico e se questo sarà solo perisinusoidale, il grado, lo stadio sarà uno stadio 1 .
Se è perisinusoidale ma interesserà anche le aree portale e periportale siamo già ad uno
stadio 2. È inutile dire che superato lo stadio 2 siamo in situazioni nelle quali c'è anche un
alterazione della micro circolazione epatica, infatti nello stadio 3 avremo anche presenza di
fibrosi e setti a ponte, mentre nello stadio 4 ci sarà un quadro di cirrosi franca.
Questa valutazione è fondamentale per capire qual’è il livello di evoluzione della malattia.
Ovviamente un intervento di tipo diciamo dietetico e sullo stile di vita sarà tanto più efficace
quanto grado e stadio sono bassi.
Ad esempio, in un grado 1 è scontato che ci sarà un successo modificando lo stile di vita e
per quanto riguarda la fibrosi, uno stadio1 lo si ritiene ancora reversibile; Andando avanti
con l'evoluzione, ovviamente, i danni saranno sempre più difficilmente e reversibili.
Interventi terapeutici , quali sono e
perchè non sono sempre efficaci. Il
più efficace dovrebbe essere la
perdita di peso, ma la perdita deve
essere moderata, una perdita di peso
troppo rapida avrebbe effetti
opposti, peggiorerebbe la steatosi.
Addirittura si parla di una riduzione
intorno al 10% in 12 mesi, qualcosa
che potrebbe sembrarvi
assolutamente risibile, ha bisogno di
piccoli cambiamenti, ma mantenuti
nel tempo. Secondo voi per quale
motivo una perdita di peso in un
soggetto obeso ,conseguente a
restrizione calorica eccessiva può
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