Patologia lezione 27
21 aprile 2021 Stiamo parlando della
Sindrome di Marfan, il gene
implicato in questa sindrome si
deve trovare in una regione ad
alto tasso mutazionale, questo
vuol dire che la maggior parte
di queste mutazioni
probabilmente sono silenti,
quindi non sono svantaggiose
ma nemmeno vantaggiose.
Si tratta della prima patologia
tra quelle che vediamo che ha un’incidenza abbastanza elevata, parliamo di 1 caso ogni 5000 nati vivi,
si tratta dunque di un’incidenza abbastanza importante, consideriamo anche che è una stima, perché
un numero rilevante di casi non viene nemmeno diagnosticato, perché ha delle manifestazioni
sintomatologiche molto lievi e dunque non arriva all’attenzione medica.
Quindi grande variabilità nell’espressione clinica che deriva da un’eterogeneità genetica importante
che possiamo misurare abbiamo detto, descrivendo il numero di mutazioni possibili a carico del gene
interessato, che è il gene FBN1, codifica per una proteina denominata fibrillina-1, sono state descritte
oltre 500 diverse mutazioni, poiché questo gene si trova in un hotspot mutazionale (regione di DNA in
cui la frequenza di ricombinazione o di mutazione è molto superiore rispetto a quella media di regioni
di grandezza simile (ho preso la definizione da internet)), ovvio che il numero di mutazioni può
crescere nel tempo, maggiore il numero di pazienti che esamineremo, maggiori sono le possibili
mutazioni che osserveremo.
Ci fermiamo un attimo a ragionare sul nome della condizione, si chiama sindrome di Marfan e non
malattia di Marfan, cosa vuol dire? Si tratta infatti di una patologia complessa caratterizzata da
diverse manifestazioni, si ha l’interessamento di diversi organi e apparati, solo quando è presente un
interessamento di determinati organi e apparati, solo allora si configura come una sindrome.
Quindi una sindrome, a differenza di una malattia, è un insieme di caratteristiche e di alterazioni che
possiamo chiamare “segni e sintomi” che devono essere presenti nella stessa persona per poter fare la
diagnosi di quella sindrome. Spesso le sindromi sono complesse da diagnosticare, perché devono
essere presente contemporaneamente diverse alterazioni, per esempio nella sindrome di Marfan
devono essere presenti contemporaneamente alterazioni dello scheletro a livello dell’apparato
locomotore dunque, alterazioni a livello dell’occhio, del sistema cardiovascolare, del tessuto cutaneo.
Solo allora si parlerà di sindrome di Marfan, altrimenti avremmo delle sindromi incomplete e questo si
osserva spesso nelle mutazioni della fibrillino-1, perché l’espressione di tutte le manifestazioni
cliniche è legata ad un particolare difetto di funzione della fibrillina-1, se non c’ questo difetto di
funzione allora abbiamo solo alcune delle manifestazioni.
Ma per quale motivo le precedenti malattie si manifestavano con caratteri autosomici recessivi,
mentre questa si presenta con un carattere dominante? Vuol dire che non basta la sintesi di proteina
da parte di uno dei due alleli o c’è qualche altro motivo?
Ovviamente c’è qualche altro motivo, ed è legato al cosiddetto effetto dominante negativo, che noi
abbiamo già citato per la p53. L’esistenza di questo effetto dominante negativo giustifica perché spesso
le patologie genetiche dove l’alterazione riguarda un gene che codifica per una proteina strutturale che
funziona come polimero e
non come monomero, si
manifesta come dominante.
Perché? Perché se le
caratteristiche meccaniche
di questa nostra proteina
strutturale dipendono
dall’azione di un polimero
che nasce dall’aggregazione
di più proteine
monomeriche, cosa
succederà? Se noi abbiamo
la trascrizione di un mRNA
che presenta per esempio
delle mutazioni puntiformi ma che può essere tradotto in proteina, quella proteina verrà inserito nel
nostro polimero, insieme alle altre molecole sintetizzate dall’altro allele, quindi alla fine succederà che
l’intero polimero risulterà perdere le caratteristiche meccaniche tipiche di quella struttura, in quanto
ingloberà dei monomeri alterati, quindi basta l’alterazione di un solo allele con la produzione di un
prodotto proteico alterato per alterare l’intera funzione di quel polimero. In questi casi sarebbe molto
sarebbe molto meglio una mutazione che portasse alla creazione di un codone stop oppure alla
mancata sintesi di una proteina alterata, perché in tal caso la sindrome di Marfan non si
manifesterebbe, perché avremo solamente un deficit di sintesi di monomeri di fibrillina, ma quelli
sintetizzati saranno tutti perfettamente funzionanti e potranno creare il polimero, quindi non si
manifesterà la sindrome di Marfan. Quindi, si parla di effetto dominante negativo quando il prodotto
genico di uno dei due alleli interferisce con il funzionamento del prodotto del gene sano.
Quindi, nel caso della sindrome di Marfan dobbiamo andare a cercare le manifestazioni di malattia
relative al deficit di funzionamento di microfibrille nelle quali sia necessaria la componente del
monomero di fibrillina. Queste microfibrille le troviamo nella matrice extracellulare e hanno
l’importante ruolo di conferire elasticità ai tessuti, quindi le troveremo particolarmente nei tessuti
dov’è importante avere una buona elasticità, da qui iniziamo a capire un po’ il perché delle
manifestazioni cliniche. Le manifestazioni cliniche
che saranno a carico dei
legamenti, quindi
dell’apparato locomotore, della cute, ma soprattutto si ha un interessamento dell’apparato
cardiovascolare, che è quello che può determinare una ridotta aspettativa di vita in questi pazienti.
Se non fosse per le problematiche legate al sistema cardiovascolare questi pazienti potrebbero avere
un’aspettativa di vita assolutamente paragonabile ai soggetti sani. La causa più frequente di morte per
causa cardiovascolare, ovviamente l’aneurisma dissecante dell’aorta. Si tratta di una dilatazione
dell’aorta causata dal cedimento della media, della tonaca media dell’aorta, questa è ricchissima di
collagene con caratteristiche elastiche e quindi è il vaso che maggiormente può risultare danneggiato
da una perdita di resistenza di questa matrice extracellulare. Ovviamente non tutti i pazienti che
hanno la mutazione della fibrillina hanno un rischio di aneurisma dissecante dell’aorta, solo quelli che
hanno la sindrome di Marfan completa, che sono solo una frazione di quelli che hanno la mutazione sul
gene della fibrillina. Vediamo un po’ le
caratteristiche fenotipiche, il
nostro fenotipo.
Le caratteristiche fenotipiche
logicamente sono legate
all’alterazione della matrice
extracellulare e queste
alterazioni determinano anche
un modificato sviluppo dello
scheletro, non soltanto
alterazioni della funzione
ma anche dello sviluppo.
ANOMALIE SCHELETRO: Il paziente con la sindrome di Marfan tipicamente è un paziente di alta
statura, ma soprattutto l’alterazione che emerge, che è più facile da osservare è che c’è una
discrepanza tra l’altezza del tronco e l’altezza degli arti, quindi hanno sia arti che dita
particolarmente lunghe e affusolate. La tipologia della scatola cronica è quella di tipo dolicocefalo,
dunque stretta e allungata, l’altra caratteristicha è la lassità dei legamenti di mani e piedi, questa
lassità quando è presente in assenza dell’intera sindrome di Marfan ma come singola caratteristica,
può portare a frequenti distorsioni, quindi perdita della corretta posizione relativa delle
articolazioni. Nella sindrome di Marfan completa queste alterazioni dello sviluppo dello scheletro e
lassità dei legamenti porta a deformità della colonna, in particolar modo cifosi o scoliosi.
La cifosi è un’accentuazione del piegamento della curva in avanti della nostra colonna, a livello
toracico, mentre invece la scoliosi è una flessione laterale, una curva laterale che solitamente si associa
a rotazione delle vertebre. Un’altra caratteristica è la deformità toracica con pectus excavatum,
quindi una concavità a livello sternale. Questo ovviamente è il quadro completo, che non si osserva
molto frequentemente.
ANOMALIE OCULARI: Le anomalie più caratteristiche sono la sublussazione e dislocazione del
cristallino (ectopia lentis), perché il cristallino viene tenuto in sede da strutture che richiedono nella
loro costituzione fibre di fibrilline, poi spesso c’è anche una grave miopia con rischio di distacco della
retina.
ANOMALIE CARDIOVASCOLARI: Sono le anomalie (insieme a quelle scheletriche) che ci interessano
maggiormente, in quanto sono la reale causa di una ridotta aspettativa di vita di questi pazienti.
Le cause di morte più frequenti sono la dilatazione, quindi con formazione di un’aneurisma
dell’aorta ascendente, quindi nel primo tratto, appena emerge dalla sezione sinistra ventricolare,
oppure il prolasso della valvola mitrale, la quale permette il passaggio in direzione unilaterale del
sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, che ha una struttura quasi esclusivamente connettivale
e dunque può trovarsi indebolita dalla presenza di questa proteina mutata, dunque può prolassare,
può perdere quella sua funzione di valvola unidirezionale, portando ad uno scompenso cardiaco acuto
che può essere fatale.
A destra vediamo rappresentato l’aneurisma dell’aorta dunque una dilazione dell’arco ascendente o
dell’arco dell’aorta, portando alla rottura e morte improvvisa. Più si va in direzione delle iliache,
minore è il contenuto di fibre elastiche dell’aorta, perché viene man mano sostituito da una
componente di muscolatura liscia. Quindi gli aneurismi nel Marfan sono più frequenti nell’aorta
ascendente, arco dell’aorta e primo tratto della discendente, rispetto a porzioni più periferiche
Passiamo ad un’altra sindrome molto
interessante, anche questa riguarda
l’alterazione di proteine strutturali,
extracellulari, sempre proteine che
entrano nella costituzione della atrice
extracellulare. Si tratta di un gruppo di
patologie molto eterogeneo rispetto al
Marfan, perché qui l’eterogeneità non
riguarda solo diverse mutazioni dello
stesso gene, qua la complessità è ben
maggiore, perché noi abbiamo diverse
mutazioni a carico di geni diversi, che
codificano per proteine molto diverse,
addirittura l’eterogenità è tale da avere
forme legate alla mutazione di proteine
strutturali e forme legate a mutazioni di geni che codificano per enzimi, come la lisil-idrossilasi.
Anche l’ereditarietà delle sindromi di Ehlers-Danlos può risultare di difficile interpretazione, con
alcune forme che vengono ereditate come carattere autosomico dominante, che sono quelle
soprattutto dove c’è un’alterazione nella sintesi di fibre collagene, oppure altre che hanno
un’ereditarietà di tipo autosomico recessivo, come nel caso delle patologie genetiche che interessano
geni che codificano enzimi.
Perché è importante conoscere le sindromi di Ehlers-Danlos?
La mutazione di geni che possono portare a questa sindrome è relativamente frequente, quindi capita
sicuramente nella vita di incontrare persone affette da questa sindrome o che hanno delle
manifestazioni parziali di questa sindrome.
Anche la Ehlers Danlos NON è una malattia, è una sindrome, quindi è un gruppo di malattie
caratterizzate dalle stesse manifestazioni cliniche, dagli stessi sintomi, gli stessi segni e
dall’interessamento degli stessi organi.
Questa eterogenità nelle manifestazioni cliniche nella genetica ha imposto una classificazione delle
diverse forme di sindromi di Ehlers Danlos, la manifestazione più importante è quella in 6 varianti
(elencate nella slide):
Classica, nella quale la proteina alterata è il collagene di tipo V e il gene è il COL5A (1 o 2)
à la cui proteina alterata è stata identificata (anche se c’è segnato sconosciuta), ci sono
àIpermobilità,
alcuni dubbi sulla possibilità che ci siano diversi geni implicati, quindi per adeso è preferibile lasciare
“sconosciuta”.
dove l’alterazione è a carico del gene che codifica per il collagene di tipo III
àVascolare, l’alterazione riguarda la lisil-idrossilasi, quindi un’enzima, questo tipo può esistere in
àCifoscoliosi,
forme di trasmissione come carattere recessivo, quindi possiamo avere un bacino di portatori molto
importante, per cui più facilmente si diffondono le patologie recessive.
dove l'alterazione riguarda il collagene di tipo V
àArtroclasia, dove qui abbiamo un’alterazione della proteinasi-N
àDermatosparassi, Ci interessano i segni clinici che sono
comuni a tutte le varianti piuttosto che le
particolarità delle singoli varianti.
Questi segni clinici sono legati ad
un’alterazione dell’elasticità delle
caratteristiche meccaniche del
connettivo, che interesserà la cute, che
sarà iperestensibile come vediamo nella
slide, oppure ci può essere la lassità
legamentosa, ma ci sarà anche una facilità
alle emorragie, perché questo connettivo
sottocutaneo così poco resistente non darà
il necessario sostegno alle strutture
vascolari che quindi risulteranno più fragili.
Un altro problema sarà anche la difettosa o ritardata guarigione delle ferite, perché la (??) del
collagene è una fase necessaria per il riparo. Quindi ci saranno anche difetti della parete addominale
con ernie ricorrenti oppure in pareti di organi cavi come la formazione di diverticoli
gastrointestinali, o calcoli delle vie urinarie. La cosa importante da ricordare è che non è presente
fragilità ossea, perché non è il collagene che da consistenza e durezza alle ossa, quella è la
calcificazione, dunque non c’è osteoporosi.
Come possiamo immaginare, sindromi di Ehlers Danlos incomplete sono molto frequenti, la quasi
totalità degli artisti che presentano una particolare ipermobilità articolare, come contorsionisti, alcuni
artisti circensi, hanno sicuramente una di queste sindromi di Ehlers-Danlos che può essere completa o
parziale.
(Una collega domanda che cosa siano i diverticoli, i diverticoli sono delle dilatazioni a sacco
dell’intestino, in generale degli organi cavi, queste dilatazioni avvengono quando nell’organo cavo si
crea una pressione, come durante la contrazione dell’intestino durante la peristalsi e nella parete c’è
una zona di debolezza, dunque si crea questo diverticolo. Pensiamo alle palline antistress ripiene di
gel, se le schiacciamo vediamo che tra le dita vediamo delle escrescenze ripiene di gel, questo sarebbe
un diverticolo se la pallina fosse un organo intestinale. Si tratta di un problema di salute abbastanza
importante, non perché ci sia un rischio reale che possano rompersi, quanto perché essendo dei
sacchetti possono dar luogo allo stazionamento delle feci, stazionando in quella posizione, dunque si
può avere una sovraccrescita batterica e dar luogo ad un infezione, detta “diverticolite”. Questa
condizione è frequente negli anziani, in quei soggetti che hanno una dieta non adeguata, chi soffre di
stipsi, in quanto nel paziente stitico per l’espulsione delle feci sono necessarie delle contrazioni
peristaltiche più intense che generano pressioni intracoliche all’interno del colon. Per cui nel soggetto
stitico bisogna sempre ipotizzare che possa soffrire di diverticolite quando si presenta con dolori
addominali importanti, febbre, dunque sempre prestare attenzione in quanto la diverticolite può dar
luogo a delle complicanze, tra cui anche la perforazione intestinale, perforazione del diverticolo, che
quindi sfocia in un quadro clinico estremamente grave)
Prima abbiamo parlato del tipo cifoscoliosi, è uno dei più
frequenti, tra l’altro è automosomico recessivo, perché
riguarda un enzima, questa è la dimostrazione che quanto
abbiamo detto finora è vero, si manifesta in questo modo. In
che modo l’enzima lisil-idrossilasi è implicata nella genesidi
un collagene di buona qualità? Perché è importante nella fase di sintesi tra le singole fibre del
collagene, in assenza di quest’azione enzimatica, il nostro collagene avrà caratteristiche meccaniche
insufficienti.
Mutazioni di un singolo gene a trasmissione Mendeliana Ovviamente parlando di
mutazioni singolo gene
che codificano per
recettori non possiamo
non parlare della
malattia genetica di
maggior interessa, che è
quella che riguarda il
metabolismo del
colesterolo, stiamo
parlando di
ipercolesterolemia
familiare.
Si tratta di una malattia
geneticamente
eterogenea
caratterizzata da livelli
elevati di colesterolo,
per mancato
funzionamento del recettore per le proteine a bassa dnesità, le LDL, ricordiamo che queste sono
deputate tra le altre cose a portare il colesterolo dalla periferia al fegato. Il fegato a livello degli
epatociti ha il recettore per la la proteina Apob-100, che quindi permette di riconoscere le LDL,
internalizzarla, degradare il contenuto lipidico della lipoproteina e poi permette il riciclaggio del
recettore, questo processo è fondamentale per una corretta omeostasi lipidica, perché a livello
lisosomiale la lipoproteina viene smontata nei suoi componenti, quindi colesterolo e amminoacidi che
serviranno per nuove sintesi proteiche. Concentriamoci sul colesterolo, questo colesterolo, che viene
recupe
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