PATOLOGIA 24/03/2021
Lezione n. 14
Oggi proseguiremo il nostro discorso partito con il danno e che arriverà fino alla guarigione della ferita o del
danno. Quindi, riassumendo possiamo dire che tutto è iniziato con una noxa, un evento iniziale che ha
causato una lesione, la morte cellulare, danno irreversibile a livello cellulare. Abbiamo quindi una reazione
da parte del tessuto, tessuto che deve essere vascolarizzato e la vascolarizzazione è necessaria affinché si
abbia una corretta attivazione del processo infiammatorio acuto.
Perché accade ciò? Quale è il ruolo dell’infiammazione acuta? Perché è necessario che ci sia una corretta
attivazione del processo infiammatorio acuto?
Eliminare la noxa e soprattutto preparare il tessuto al riparo perché quello che vedremo oggi è che alcuni
mediatori cellulari e umorali dell’infiammazione acuta partecipano anche al riparo delle ferite. Abbiamo poi
visto che qualora il processo infiammatorio acuto non riesca a eliminare la noxa, il processo può virare
verso un altro tipo di processo che si chiama infiammazione cronica.
A cosa porta l’infiammazione cronica? Aumenta il danno d’organo, non più a causa della noxa ma per la
risposta infiammatoria cronica che è mediata da cellule monomorfo nucleate, mononucleate quindi
monocito macrofagi e gli immancabili linfociti.
Adesso vedremo il tema della rigenerazione e del riparo, che sono delle risposte che mette in atto il nostro
organismo o meglio, il
tessuto dove sta
avvenendo o è avvenuto
il danno, che deve
portare al ripristino di
funzioni e struttura
dell’organo leso.
La definizione più
semplice di riparo è
riposta o azione
intrapreso a livello
dell’organo o del
tessuto, volta al
recupero di struttura e
funzione. Badate bene
che sono entrambe le
cose (struttura e
funzione) perché voi
potreste avere un
ripristino della struttura della morfologia senza avere un completo ripristino della funzione, oppure
potreste avere un ripristino della funzione senza ricostruire la morfologia. Se questa è la definizione, è
chiaro che una ricostituzione perfetta di forma e funzione è un evento abbastanza raro nel riparo perché se
non a livello macroscopico, a livello microscopico sono spesso evidenziabili gli esiti di quel danno.
Noi per semplicità utilizzeremo due esempi del riparo del danno:
1. Uno legato al riparo della ferita cutanea perché è esperienza comune e facile da capire e poi anche
perché saranno tipo di lesioni per le quali più frequentemente vi verrà chiesto un consulto.
2. Per l’esempio di riparo di un organo parenchimatoso potremo fare esempi di rene e fegato e così
avrete un’idea di cosa avvenga.
Studiare il riparo delle ferite è facile se avete fatto bene la parte dell’infiammazione acuta e cronica perché i
mediatori spesso si ripetono, hanno target diversi ma spesso stiamo parlando degli stessi mediatori
cellulari, degli stessi mediatoti umorali (?). Oltretutto, ciò che semplifica non di poco la comprensione e lo
studio dell’argomento è il fatto che nonostante ci siano un elevatissimo numero di agenti lesivi, i
meccanismi di riparo che può mettere in atto un organo o un tessuto sono relativamente pochi.
Sostanzialmente noi li possiamo raggruppare in tre gruppi:
a) Rigenerazione che è quel raro caso in cui la guarigione avviene con recupero totale di funzione e
morfologia.
b) Riparo, avviene nella maggior parte dei casi ed è un meccanismo di guarigione molto efficace, che
prevede il recupero della funzione, anche se non arriverà al 100% sarà un recupero estremamente
efficace, e anche un recupero della morfologia che può variare in base all’entità del danno.
La guarigione per riparo come avviene? Avviene in parte per recupero della componente parenchimale
persa, quindi delle cellule tipiche dell’organo, e in parte per deposizione di materiale collagene che deve
colmare la perdita di sostanza che non è possibile rimpiazzare con le cellule parenchimali. Esempio comune
a tutti è una ferita cutanea, la ferita si ripara ma nella sede in cui è avvenuta può restare una cicatrice
visibile. La formazione della cicatrice significa che c’è stata una perdita di sostanza che non è stato possibile
compensare con la proliferazione delle cellule epiteliali dello strato basale ma è stato necessario deporre
un materiale meno pregiato, il collagene, per colmare quella perdita di sostanza e recuperare la continuità
dell’epitelio perché la funzione da recuperare è la continuità, l’integrità della barriera. Altre funzioni
vengono perse e quindi la restitutio ad integrum non è possibile però è il miglior risultato funzionale che si
possa ottenere. Nel caso di una ferita cutanea guarita con una cicatrice abbastanza importante, come nel caso
delle ustioni, secondo voi quali sono le funzioni che non vengono recuperate?
● Sudorazione perché la cicatrice non ha annessi;
● assenza di peli per assenza di bulbi piliferi;
● caratteristiche meccaniche, una cicatrice per quanto matura e ben consolidata sarà sempre un locus
minori resistentia, sarà sempre meno preformante della cute integra perché la cute per mantenere le
sue funzioni non ha bisogno di essere soltanto il tessuto più resistente che esista ma deve anche avere
caratteristiche di elasticità, deve potersi modificare in base alla direzione dei poteri di trazione. Quindi,
se voi avete una vasta cicatrice o una profonda cicatrice e quella porzione di cute viene sottoposta a
trazione, i vettori di forza si distribuiranno sul margine tra cute integra e cicatrice, che potrà lacerarsi
ma parliamo in traumi estremamente importanti.
● L’aspetto, l’estetica. Una cosa che purtroppo vi dimentica ma non dovete. Una delle funzioni della
cute riportata in tutti i testi dalla medicina interna alla medicina legale, è la funzione estetica, se
c’è una grossa cicatrice in una zona del corpo che viene considerata di pregio estetico ovviamente
quella cicatrice comporterà una percezione di ridotta salute nel soggetto che la possiede. Una
vasta cicatrice sul collo, sulle braccia o sulle gambe o viso, oltre alle altre funzioni che avete
descritto, comporterà anche una riduzione dell’efficienza estetica. A questo magari non ci pensate
perché, giustamente, all’inizio si pensa alle cose più importanti che riguardano più la salute,
caratteriste meccaniche, difesa come barriere che è anche meno efficace, aggiungerei anche la
mancanza di melanina quindi soggetta a danno da radiazioni e poi finisce sempre in un angolino la
funzione estetica. Bisogna mettere al primo posto la salute fisica del soggetto ma non basta perché
non abbiamo davanti un manichino nelle sale per le esercitazioni ma soggetti che sono più
complessi. È altrettanto possibile che mentre lavori venga una persona a chiedervi un consiglio per
lenire il fastidio di una cicatrice in fasi di retrazione ma altrettanto possibile che venga qualcuno
disperato che vorrebbe ridurre il più possibile l’esito antiestetico di una ferita in fase di guarigione.
Questi soggetti vanno trattati con lo stesso impegno perché, fortunatamente, ci sono dei presidi
medici che possono favorire la guarigione della ferita con il minor esito possibile e quindi poi si
appassionerà la farmacista a questo argomento. Ci sono dei corsi indirizzati a farmacisti con
ricercatori del campo, addirittura in passato c’è stato un master sul corretto utilizzo dei presidi per
la medicazione ed il mantenimento delle ferite, quindi se un o si appassiona c’è tanto da
approfondire. Adesso, l’importante è che non vi dimentichiate che esiste anche questo problema.
● Mancanza di melanina
Quindi qui avete un esempio dove avete una guarigione da ferita per riparo con un non completo recupero
né della funzione né della morfologia ma è una guarigione sufficientemente efficiente e buona. Badate
questo, soprattutto per la morfologia, vale anche per le ferite più piccole perché adesso io vi ho fatto
l’esempio più estremo, una cicatrice da caustico, da ustione (chiaramente cicatrici spesso ipertrofiche) ma
anche la cicatrice da graffio di gatto lascia una cicatrice che si vede bene d’estate quando vi abbronzate,
spesso è una cicatrice lineare infatti sembra fatta da un bisturi per la precisione con cui ci ha sezionato la
cute il felino in questione. Questa non ci crea non nessun pregiudizio funzionale ma se noi la osserviamo
con microscopio, vedremo una alterazione delle papille termiche, una modificazione dell’organizzazione
della cute che sono esito di quel trauma; noi diremo guarito perfettamente ma per la patologia generale
noi diremo che è guarito con esito.
Passiamo ad un organo interno, parliamo del fegato. Cosa ci insegnò lo sfortunato Prometeo? Utilizzò se
stesso come esperimento vivente ci dimostrò che il fegato è in grado di rigenerare. Io resto ancora stupito
di questa intuizione perché evidentemente qualcosa la devono aver osservata prima di raccontare questa
storia mitologica. Comunque, è vero il fegato rigenera e comunemente si dice così ma è un termine
utilizzato in maniera impropria. Quello che noi chiamiamo comunemente rigenerazione è in realtà è un
riparo o una iperplasia compensatoria.
Cosa è una iperplasia? È l’aumento del numero di cellule di un organo in seguito ad uno stimolo che ne
richiede l’aumento della funzione. E come si traduce questo? Che al povero Prometeo ricresceva il fegato e
noi immaginiamo che se il volatile gli dilaniava il lobo sinistro, ricresceva il lobo sinistro ma nella realtà dei
fatti non succede così. Se noi chirurgicamente, come succede in alcune patologie del fegato o come
succede durante una resezione, asportiamo il lobo sinistro del fegato, il fegato rigenera e nell’arco di poche
settimane ricostituisce la massa iniziale ma non perché è ricresciuto il lobo sinistro ma solo perché il destro
è aumentato di dimensioni fino a ricostituire da solo l’intera massa epatica. La funzione del fegato è
perfetta, nessun test riuscirà a mettere in evidenza una differenza di performance del fegato riparato
rispetto a quello originale ma se noi facciamo una laparoscopia o asportiamo quel fegato, vediamo
chiaramente che morfologicamente manca del lobo sinistro. La vera rigenerazione non è quella del fegato
ma quella della lucertola alla quale ricresce la coda, non ricresce il tessuto ma ricresce una struttura
costituita da più tessuti, o anche la salamandra, infatti se questa perde una zampa non diventano più grandi
le altre tre zampe ma ricrescerà la zampa mancante. Io penso che voi possiate utilizzare il termine
rigenerazione anche per organi come il fegato perché ormai è la terminologia più diffusa ma l’importante è
che voi conosciate il significato di quello