INFIAMMAZIONE:
La risposta di tessuti viventi ad uno stimolo flogogeno o ad un agente lesivo
1) Un processo dinamico localizzato che interessa tessuti connettivali vascolarizzati
2) Un meccanismo di difesa e di riparazione dei danni provocati da agenti lesivi
3) Risposta omeostatica il cui fine è il ripristino dello stato stazionario
4) Si tratta di una risposta protettiva essenziale per la sopravvivenza e serve per proteggere
l’ospite sia dalla causa iniziale del danno cellulare sia dalle conseguenze di tale danno
La reazione infiammatoria si sviluppa attraverso una serie di passaggi sequenziali
• L’agente del danno che è localizzato nei tessuti extravascolari è riconosciuto dalle
cellule dell’ospite
• I leucociti e le proteine del plasma sono richiamate dal circolo sanguigno nel distretto
danneggiato
• I leucociti e le proteine vengono attivati e lavorano per distruggere ed eliminare l’agente
• La reazione è controllata e portata a termine
CELLULE E COMPONENTI EXTRACELLULARI COINVOLTI NELLA RISPOSTA INFIAMMATORIA
Cellule del tessuto connettivo: mastociti fibroblasti e macrofaci
Vasi sanguigni: leucociti polimorfonucleati, linfociti, piastrine , monociti , eosinofili e basofili
Matrice del tessuto connettivo: fibre elastiche, fibre di collagene, proteoglicani mebrana basale
I principali protagonisti sono i vasi sanguigni e i leucociti poiché i vasi si dilatano per rallentare il
flusso e aumentando la loro permeabilità permettono a specifiche proteine circolanti di entrare nel
sito tissutale.
Il termine infiammazione deriva dal latino (suffisso utilizzato -ite aggiunto al tessuto o all’organo
interessato) ed è un intervento coordinato dei meccanismi difensivi e riparativi.
Gli agenti dannosi causano reazioni infiammatorie che evolvono in aspetti istologici diversi:
.angioflagosi (infiammazione acuta) comporta modificazioni vascolari, modificazioni degli scambi
sangue-interstizio e migrazioni elementi figurati.
.istoflagosi (infiammazione cronica)
La rapida risposta iniziale è chiamato infiammazione acuta, si sviluppa in minuti od ore ed è di breve
durata le sue caratteristiche sono l’edema e la migrazione di leucociti principalmente neutrofili.
Quando l’infiammazione acuta raggiunge l’obiettivo diminuisce, se al contrario l’agente non viene
eliminato l’infiammazione può progredire in una fase prolungata chiamata infiammazione cronica.
Questa è associata ad una maggiore distruzione dei tessuti.
CENNI STORICI
Le caratteristiche cliniche dell’infiammazione vennero ritrovate in un papiro egizio datato intorno al
3000 a.C; fu Celso, scrittore romano del I secolo, ad elencare i 4 punti cardini dell’infiammazione:
rubor (rossore), tumor (gonfiore), calor (calore) e dolor (dolore). Virchow nel 19 secolo aggiunse un
quinto punto functio laesa. Nel 1793 il chirurgo Hunter notò che l’infiammazione non è una malattia
ma una risposta che ha un effetto positivo nell’ospite. Nel 1880 il biologo Metchnicoff scoprì la
fagocitosi egli dedusse che lo scopo dell’infiammazione era quello di portare i fagociti nella zona lesa
per divorare i batteri invasori. Lewis Studiando la risposta infiammatoria nella cute e stabilì il
concetto che le sostanze chimiche come l’istamina prodotta in risposta al danno mediano i
cambiamenti vascolari dell’infiammazione.
CAPILLARI in condizioni normali e infiammate In condizioni di riposo il sangue
passa dalle arteriole alle venule
attraverso il canale preferenziale.
La pressione idrostatica è di 32
mmHg all’estremità arteriosa e di
12mmHg in quella venosa
In condizioni di esercizio o
di infiammazione il canale
preferenziale si chiude e
aumenta sia la pressione
idrostatica arteriosa che
quella venosa
SEQUENZE DELLE MODIFICAZIONI DEL MICROCIRCOLO
L’infiammazione acuta a tre componenti principali: la dilatazione dei piccoli vasi che porta ad un
aumento del flusso sanguigno, l’aumento della permeabilità del microcircolo che consente alle
proteine plasmatiche e ai leucociti di lasciare la circolazione, la migrazione dei leucociti dal
microcircolo e il loro accumulo nel sito della lesione.
È presente una breve vasocostrizione (uno barra tre minuti) anche se non è sempre presente e
➢ questa è dovuta alle catecolamine (adrenalina e boro adrenalina) Ti hanno effetto
vasocostrittore e antinfiammatorio.quest’ultime vengono rilasciati da vescicole di elementi
cromoaffini come le cellule della midollare e da cellule del reticolo endotelio.questa fase non
è obbligatoria in alcune situazioni la vasodilatazione avviene direttamente.
Si verifica poi un iperemia attiva ovvero un aumento del flusso sanguigno per dilatazione delle
➢ arteriole ed è mediata da un riflesso nervoso.questo riflesso scompare bloccando le fibre
sensitive con la cocaina o dopo denervazione chirurgica
La dilatazione arteriolare porta ad un aumento del flusso sanguigno quindi il sangue scorre
➢ però tipicamente nel microcircolo che non è innervato
Vaso dilatazione venosa i capillari e le venule si dilatano ulteriormente questa fase avviene in
➢ modo passivo senza controllo nervoso
Aumento della permeabilità capillare e venulare questo favorisce il passaggio di acqua e sali
➢ nello spazio interstiziale e questo porta alla formazione dell’essudato infiammatorio
caratteristico della risposta infiammatoria acuta
Influsso decresce Perché ritorno venoso está colato dall’aumento della permeabilità e
➢ dall’accumulo di liquidi nel tessuto questa fase è detta iperemia passiva perché il sangue
ristagna nei capillari
Se il rallentamento del flusso continua si arriva alla stasi cioè un blocco quasi completo della
➢ circolazione locale; la stasi può portare ad ipossia tissutale e danno favorendo l’attivazione di
fenomeni trombotici e la progressione del processo infiammatorio.
Un trasudato è un fluido a basso contenuto di proteine è un ultrafiltrato del plasma sanguigno che
viene prodotto come risultato di uno squilibrio osmotico senza aumento della permeabilità.
Inoltre a livello microscopico si evidenziano strutture vascolari che normalmente non si vedrebbero, ci
sono perdite di sangue e si parla di iperemia che avviene in capillari circondati da un solo strato
endoteliale. Nella prima fuoriuscita di liquido dovuto ad uno sbilanciamento delle forze di Starling, ciò
che esce dal vaso viene chiamato trasudato a scarso contenuto proteico (o,2/2%)
RISPOSTE DEL TESSUTO DURANTE L’INFIAMMAZIONE ACUTA
Il gonfiore e il rossore facilitano l’accesso di proteine plasmatiche nei siti danneggiati e facilita il
drenaggio della regione infiammatoria
Il calore e la febbre inibisce la replicazione di alcuni microrganismi e virus e aumenta la funzionalità
delle cellule immunitarie
Il dolore ci avverte di qualcosa che danneggia i nostri tessuti ed evita che i tessuti danneggiati possano
essere mossi aumentando la probabilità di guarire
Il ripristino delle funzioni è l’obiettivo terminale della risposta infiammatoria coinvolge le azioni di
molti fattori angiogenetici e di crescita.
L’ENDOTELIO E L’INFIAMMAZIONE
‘Endotelio ha un ruolo fondamentale nell’infiammazione poiché è uno dei primi bersagli che risponde
agli stimoli alterando il suo profilo proteico. Infatti rilascia sostanze chemio tattiche che richiamano e
attivano i leucociti, esprimono molecole adesive per i leucociti e producono mediatori che causano
vasodilatazione
ENDOTELIO VASCOLARE: è un epitelio squamoso che ricopre la superficie interna dell’albero
vascolare ed ha una struttura vascolarizzata è formata da una superficie luminale che da Sulla
superficie del vaso e un’altra che prende il nome di superficie albuminale Separato dai tessuti della
matrice sotto endoteliale (membrana basale)
L’epitelio vascolare è una barriera Permeabile e selettiva che permette il passaggio di molecole di
diverso peso molecolare e con diversa carica elettrica.
C’è un’interazione molto importante tra l’endotelio e la matrice poiché l’endotelio è importante per
l’attività secretiva lo scambio con i tessuti la risposta in fase infiammatoria e la coagulazione mentre
la matrice è importante per l’adesione degli endoteliociti, Qui si accumulano i fattori di crescita, è una
guida per la neovascolarizzazione. Caratterizzato da uno
spessore limitato questo
facilita gli scambi, sono
presenti delle vescicole
citoplasmatica utili per la
secrezione il passaggio di
sostanze dei vasi e tessuti e
viceversa e ci sono giunzioni
più o meno complesse
(aderenti, occludenti,
comunicanti)
Esistono tre tipi fondamentali di endotelio:
1) Continuo: Con cellule contigue tipico di capillari cute muscoli cervello e polmoni
2) Fenestrato: con finestre aperte come i glomeruli renali o chiuse ghiandole esocrine ed
endocrine
3) DiscontinuO Con lacune che favoriscono il passaggio di elementi cellulari a livello splenico e
midollare
FUNZIONE ACCESSORIA
Le cellule endoteliali sono in grado di processare gli antigeni e di esporli sulla loro superficie
legati alle molecole MHC di classe II (MHC-II).
• I linfociti T CD4⁺ (helper) riconoscono questi complessi MHC-II/antigene, avviando la
cascata di attivazione della risposta immunitaria.
• Questo ruolo è tipico delle cellule presentanti l’antigene professionali (come le cellule
dendritiche, i macrofagi e i linfociti B), ma può essere svolto anche dalle cellule endoteliali
in determinate condizioni infiammatorie.
Le cellule endoteliali, oltre a presentare l’antigene, secerne citochine pro-infiammatorie:
• IL-1: attiva i linfociti e favorisce l’infiammazione.
• IL-6: stimola la differenziazione dei linfociti B in plasmacellule e promuove la produzione di
proteine della fase acuta.
FORZE CHE AGISCONO A LIVELLO DEL VASO E DEL TESSUTO
Nel vaso è presente una pressione idrostatica che dipende dal diametro dall’elasticità dei vasi e dalla
massa sanguigna e agisce anche una pressione oncotica e osmotica. Nell’interstizio è presente una
pressione idrostatica una pressione oncotica osmotica e drenaggio linfatico.
La pressione idrostatica intra vasale favorisce la fuoriuscita di acqua dai vasi
La pressione idrostatica interstiziale favorisce l’ingresso di acqua nei vasi
La pressione colloidosmotica vasale o pressione oncotica favorisce l’ingresso di acqua nei vasi
La pressione osmotica interstiziale richiama acqua.
Il flusso del sangue garantito da un insieme di forze a livello endoteliale che regolano il passaggio
di molecole. Tenendo in mente la legge di Poiseulle (Il flusso di un liquidò in un tubo è
proporzionale alla quarta potenza del raggio) quando aumenta anche in maniera minima il raggio
del microcircolo sia un’alterazione del flusso notevole. L’equilibrio che coincide con la normalità è
garantito dalla legge di Starling che tiene conto della pressione idrostatica e di quella osmotica che
agiscono sia livello basale che interstiziale
Jv = Kf ([Pc-Pi]- s [pc-pi]) Se Jv È positivo il fluido tenderà a uscire per capillarità (filtrazione)
se è negativo il fluido tenderà ad entrare per capillarità (assorbimento)
Lezione 8/11
PATOGENESI DELL’EDEMA
L’infiammazione ha un ruolo nella formazione dell’edema poiché durante l’infiammazione l’endotelio
delle venule diventa più permeabile permettendo la fuoriuscita di liquidò ricco di proteine e cellule
infiammatorie nell’interstizio.questo liquidò definito e sudato ed è una caratteristica tipica
dell’infiammazione.Normalmente i vasi linfatici contribuiscono al drenaggio del liquidò interstiziale
evitando l’accumulo e favorendo la risoluzione del processo infiammatorio.se lo stimolo flogosi Ino è
molto intenso il drenaggio linfatico può risultare compromesso portando alla formazione dell’edema.
In altre parole se l&rsquo