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I DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO

Sono quelle problematiche e difficoltà che bambini e adolescenti possono incontrare nel

corso della sua carriera, in particolare quella scolastica, ma non solo.

In primo luogo c’è una differenza tra:

BES (Bisogni Educativi Speciali) e Difficoltà di apprendimento, che racchiude una serie di

A) problematiche. Queste sono espressioni che si riferiscono in maniera generica a difficoltà

incontrate da uno studente durante la sua carriera scolastica. Ma non specifica molto.

Il termine “Difficoltà” è generico, racchiude una problematica ampia, meno definita e non

necessariamente grave. Ad esempio, problemi familiari possono determinare delle difficoltà

in un ragazzo. Oppure può essere una difficoltà perché ha problemi lievi, ad esempio non

legge bene, non ascolta la lezione, non riesce a fare delle sintesi, scrive male. Quindi con

questi due termini si generalizza.

Disturbo specifico di apprendimento che indica problematiche specifiche relative a dei

B) domini, che sono lettura, scrittura e calcolo (alcuni aggiungono anche problemi emotivo-

affettivi o psicologico).

Le difficoltà, BES e i disturbi specifici di apprendimento racchiudono alcune specificità. Essi

riguardano il 10-20% della popolazione scolastica ha o un disturbo dell’apprendimento o

una difficoltà. Sotto queste due categorie vi sono vari profili che sottostanno ad una

difficoltà scolastica:

Condizione di handicap, che può essere di tipo: mentale (ritardo cognitivo notevole),

1) sensoriale visivo (cecità), sensoriale uditivo, multiplo. (1-1,2% della popolazione).

Disturbo specifico di apprendimento, definito dalla legge 170/2010 (2,5-4%). Indica

2) problematiche specifiche relative a lettura, scrittura e calcolo. Questa non c’entra nulla con

l’handicap; nelle condizioni di handicap posso anche riscontrare ritardo cognitivo, ma nei

DSA (dislessici, disortografici, disgrafici, discalculici) non c'è ritardo mentale: presentano

solitamente un QI nella norma o anche superiore. Entrambi rientrano nella categoria

generale di “difficoltà di apprendimento”, ma non sono la stessa cosa!

Disturbi specifici collegati, come disturbo di attenzione e/o iperattività (ADHD, Attention

3) Deficit Hyperactivity Disorers) e altre problematiche evolutive severe, come autismo ad

alto funzionamento, comportamenti oppositivo-provocatori, problematiche emotive gravi

che compromettono l’apprendimento scolastico ecc. (2-4%).

Funzionamento intellettivo limite: “bambini lenti", che apprendono più lentamente rispetto

4) agli altri e non si sa il perché (1-10%). Nel funzionamento intellettivo limite, si hanno

carenze meno gravi rispetto alle disabilità intellettive (si esclude una diagnosi di disabilità,

legge 104/92). Le carenze si manifestano a livello adattivo e/o scolastico; occorrono

supporti o adattamenti straordinari da parte di famiglia/scuola/società. Se trattati come

disabili, se insegnanti e compagni di classe sottolineano le sue difficoltà, il bambino ha un

calo di autostima ed ha difficoltà ad adattarsi. Talvolta tale lentezza può dipendere anche

da un legame simbiotico con la madre, che lo porta ad assentarsi a scuola e di

conseguenza ad essere più lento nell’apprendimento.

Svantaggio socioculturale grave. Riguarda una condizione di deprivazione precoce,

5) appartenenza a gruppi svantaggiati e/o stranieri, educazione dei genitori, zona di

residenza ecc. (percentuale variabile a seconda dei contesti sociali). [Nota: Talvolta, vivere

in condizioni considerate di svantaggio, può portare ad aguzzare l’ingegno. Inoltre, chi vive

in una zona rurale potrebbe sviluppare altri tipi di abilità].

Difficoltà scolastiche in altre aree rilevanti: comprensione del testo; espressione scritta;

6) apprendimento matematico; lingua straniera; apprendimenti non verbali.

DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)

Rientrano nella macrocategoria delle difficoltà, ma sono disturbi veri e propri.

Nel Consensus Conference del 2007 si sono riuniti una serie di specialisti (psicologici,

otorino, oculisti, psicomotricisti ecc.) per stabilire delle norme valide per tutta Italia, per le

ASL e tutte le istituzioni che si occupano di soggetti con DSA. Ad esempio, fino a pochi anni

fa, il bambino dislessico veniva portato dall’oculista perché si credeva non vedesse bene.

Qui si ribadisce la caratteristica della specificità: il disturbo interessa uno specifico dominio

di abilità in maniera significativa, ma è circoscritto (lascia inalterato il funzionamento

intellettivo generale). Si ribadisce, inoltre, la necessità di usare tutti gli stessi test

standardizzati (prima sull’intelligenza generale, poi sulle abilità specifiche). Si raccomanda

una certa cautela in situazioni etnico-culturali particolari, come nel caso di immigrazione ed

adozione. Il rischio è quello di ottenere falsi positivi o falsi negativi. Inoltre la CC sottolinea il

carattere evolutivo del disturbo: ad esempio, un disturbo a causa di una lesione è un

disturbo di tipo acquisito.

Un DSA è di tipo neuropsicologico, si manifesta durante l’età evolutiva. Ad esempio, un

bambino autistico darà segni entro i due anni (non si gira quando sente dei rumori e così

via).

Il DSA emerge in maniera chiara dai 7 anni in poi, quando il bambino può essere testato.

Inoltre, il DSA si esprime in maniera diversa nelle varie fasi evolutive.

Infine, si associa spesso ad altri disturbi (comorbilità). Esistono diversi profili: un bambino

può essere meno dislessico di un altro, oppure può essere sia discalculico che

disortografico, ma non dislessico. Come sottolinea Cornoldi, non si guarisce dal DSA: non è

una malattia, ma un diverso modo di apprendere. Ha origini neurobiologiche in interazione

con i fattori ambientali.

Per essere classificato come DSA, il disturbo deve avere sul soggetto un impatto

significativo per l’adattamento scolastico e/o per le attività quotidiane. Ad esempio, la

dislessia lieve può essere compensata con l’esercizio. Se invece supera una certa soglia,

bisogna intervenire in altri modi.

Il DSM5 (2013 in USA) fonde in un’unica categoria i DSA, cambiando il Specific Learning

Disorder (e non Disability: il DSA è una difficoltà, un disturbo, ma non una disabilità!).

Appartengono alla categoria dei disturbi del neurosviluppo e si dividono in:

con compromissione della lettura;

a. con compromissione dell’espressione scritta;

b. con compromissione del calcolo.

c.

Critiche: la categoria “con compromissione dell’espressione scritta” fonde disortografia

(problema nel trasformare i suoni in lettere; sente “a”, percepisce e scrive “o”) e disgrafia è

(problema nella coordinazione oculo-manuale, che porta a scrivere in modo confuso e

disordinato). Inoltre, nel DSM 5 troviamo “disturbo dello spettro autistico", che fonde

autismo e sindrome di Asperger.

Altre caratteristiche dei DSA sottolineati dalla C.C.

Carattere evolutivo

 Diversa espressività del disturbo nelle diverse fasi evolutive

 La quasi costante associazione ad altri disturbi

Ha un’origine neurobiologica in interazione con i fattori ambientali, il DSA deve avere un

impatto significativo per l’adattamento scolastico e/o per le attività quotidiane.

Il DSM5, l’ultima edizione americana nel 2013, mentre italiana nel 2014, è il manuale

diagnostico statistico dove si trovano tutte le malattie mentali (i DSA non hanno però una

malattia, ma un disturbo), e i DSA vengono messi sotto l’asse del neuro sviluppo dove cii

sono tutti i disguidi, problematiche e patologie che possono subentrare in un bambino

durante l’età dello sviluppo. Il nome è stato modificato da “disability” a “disorder”.

Nel DSM5, a differenza del DSM4TR (2000), la compromissione dell’espressione scritta non

viene suddivisa in disortografia e disgrafia, anzi di quest'ultima non si parla, eppure

l’aspetto motorio della scrittura è molto importante, perché se si scrive male,

automaticamente si legge male.

Anche l'ICD-11, come il DSM5 è un altro manuale a cui si riferisce per le diagnosi

(dell’Istituto della sanità), mantiene la distinzione dei vari disturbi. I disturbi specifici

evolutivi dell’apprendimento (DSA) sono tutti quei disturbi che riguardano specifici domini

di abilità come lettura, ortografia, grafia e calcolo.

La dislessia evolutiva è un disturbo di decodifica della lettura (non è il DSA, ma un aspetto

di questi disturbi specifici dell’apprendimento). È il caso più rappresentativo per i DSA. È un

disturbo circoscritto, anche se talvolta si trova associato con altri DSA – ad esempio, spesso

un dislessico è anche disortografico. Si caratterizza per una cattiva o scarsa

automatizzazione nel leggere il testo scritto. Legge male non trasforma i suoni in lettere,

non li decodifica. Non basta l’esercizio, cosa che fanno fare gli insegnanti e che è sbagliata:

è inutile far leggere ad esempio un bambino dislessico spesso, dato che la sua lettura non

diventa automatica. Occorrono particolari strategie ed esercizi che deve svolgere un

professionista preparato dopo la diagnosi.

Giacomo Stella afferma che, per poter leggere correttamente (funzionalmente), occorre che

si susseguano una serie di processi:

Riconoscimento dei segni dell'ortografia

 Conoscenza delle regole di conversione dei segni grafici in suoni

 Ricostruzione delle stringhe dei suoni in parole del lessico

Comprensione del significato delle singole frasi e del testo

discalculici) non c'è ritardo mentale: presentano solitamente un QI nella norma o anche

superiore. Entrambi

rientrano nella categoria generale di “difficoltà di apprendimento”, ma non sono la stessa

cosa!

Disturbi specifici collegati, come disturbo di attenzione e/o iperattività (ADHD, Attention

7) Deficit Hyperactivity Disorers) e altre problematiche evolutive severe, come autismo ad

alto funzionamento, comportamenti oppositivo-provocatori, problematiche emotive gravi

che compromettono l’apprendimento scolastico ecc. (2-4%).

Funzionamento intellettivo limite: “bambini lenti", che apprendono più lentamente rispetto

8) agli altri e non si sa il perché (1-10%). Nel funzionamento intellettivo limite, si hanno

carenze meno gravi rispetto alle disabilità intellettive (si esclude una diagnosi di disabilità,

legge 104/92). Le carenze si manifestano a livello adattivo e/o scolastico; occorrono

supporti o adattamenti straordinari da parte di famiglia/scuola/società. Se trattati come

disabili, se insegnanti e compagni di classe sottolineano le sue difficoltà, il bambino ha un

calo di autostima ed ha difficoltà ad adattarsi. Talvolta tale lentezza può dipendere anche

da un legame simbiotico con la madre, che lo porta ad assentarsi a scuola e di

conseguenza ad essere più lento nell’apprendimento.

Svantaggio socioculturale grave. Riguarda una condizione di deprivazione precoce,

9) appartenenza a gruppi svantaggiati e/o stranieri, educazione dei genitori, zona di

residenza ecc. (percentuale variabile a seconda dei contesti sociali). [Nota: Talvolta, vivere

in condizioni considerate di svantaggio, può portare ad aguzzare l’ingegno. Inoltre, chi vive

in una zona rurale potrebbe sviluppare altri tipi di abilità].

10)Difficoltà scolastiche in altre aree rilevanti: comprensione del testo; espressione scritta;

apprendimento matematico; lingua straniera; apprendimenti non verbali.

DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) Rientrano nella macrocategoria delle difficoltà,

ma sono disturbi veri e propri.

Nel Consensus Conference del 2007 si sono riuniti una serie di specialisti (psicologici,

otorino, oculisti, psicomotricisti ecc.) per stabilire delle norme valide per tutta Italia, per le

ASL e tutte le istituzioni che si occupano di soggetti con DSA. Ad esempio, fino a pochi anni

fa, il bambino dislessico veniva portato dall’oculista perché si credeva non vedesse bene.

Qui si ribadisce la caratteristica della specificità: il disturbo interessa uno specifico dominio

di abilità in maniera significativa, ma è circoscritto (lascia inalterato il funzionamento

intellettivo generale). Si ribadisce, inoltre, la necessità di usare tutti gli stessi test

standardizzati (prima sull’intelligenza generale, poi sulle abilità specifiche). Si raccomanda

una certa cautela in situazioni etnico-culturali particolari, come nel caso di immigrazione ed

adozione. Il rischio è quello di ottenere falsi positivi o falsi negativi. Inoltre la CC sottolinea il

carattere evolutivo del disturbo: ad esempio, un disturbo a causa di una lesione è un

disturbo di tipo acquisito.

Un DSA è di tipo neuropsicologico, si manifesta durante l’età evolutiva. Ad esempio, un

bambino autistico darà segni entro i due anni (non si gira quando sente dei rumori e così

via).

Il DSA emerge in maniera chiara dai 7 anni in poi, quando il bambino può essere testato.

Inoltre, il DSA si esprime in maniera diversa nelle varie fasi evolutive.

Infine, si associa spesso ad altri disturbi (comorbilità). Esistono diversi profili: un bambino

può essere meno dislessico di un altro, oppure può essere sia discalculico che

disortografico, ma non dislessico. Come sottolinea Cornoldi, non si guarisce dal DSA: non è

una malattia, ma un diverso modo di apprendere. Ha origini neurobiologiche in interazione

con i fattori ambientali.

Per essere classificato come DSA, il disturbo deve avere sul soggetto un impatto

significativo per l’adattamento scolastico e/o per le attività quotidiane. Ad esempio, la

dislessia lieve può essere compensata con l’esercizio. Se invece supera una certa soglia,

bisogna intervenire in altri modi.

Il DSM5 (2013 in USA) fonde in un’unica categoria i DSA, cambiando il Specific Learning

Disorder (e non Disability: il DSA è una difficoltà, un disturbo, ma non una disabilità!).

Appartengono alla categoria dei disturbi del neurosviluppo e si dividono in:

con compromissione della lettura;

a. con compromissione dell’espressione scritta;

b. con compromissione del calcolo.

c.

Critiche: la categoria “con compromissione dell’espressione scritta” fonde

disortografia (problema nel trasformare i suoni in lettere; sente “a”, percepisce e

scrive “o”) e disgrafia è (problema nella coordinazione oculo-manuale, che porta a

scrivere in modo confuso e disordinato). Inoltre, nel DSM 5 troviamo “disturbo dello

spettro autistico", che fonde autismo e sindrome di Asperger.

I DISTURBI DELLA SCRITTURA

Molte componenti differenti incidono sulla scrittura.

Grafismo (attività visuomotoria): una cattiva grafia (disgrafia) rende difficile la

 comprensione di ciò che abbiamo scritto durante la rilettura.

La competenza ortografica implica gli stessi meccanismi coinvolti nella

 decodifica in lettura, ossia la consapevolezza fonologica (se al posto di “casa"

percepisco “cosa", sbaglio nella rappresentazione) e la rappresentazione

lessicale (per scrivere alcuni suoni dobbiamo averne la consapevolezza che sia

quello giusto, che corrisponde a un certo suono e che dobbiamo trasporre in un

foglio).

L'espressione scritta è il momento in cui le due strumentalità (grafismo e

 competenza ortografica) sono al servizio della comunicazione.

I disturbi della scrittura sono stati inseriti, nel DSM5, sotto un’unica etichetta, si

manifestano durante il primo sviluppo del bambino, ad esempio nel disturbo della

scrittura, della lettura o delle abilità matematiche, si manifestano quando il bambino

inizia la scolarizzazione (se questo non dovesse succedere, prendono il nome di

disturbi acquisisti e si sviluppano a causa di malattie, traumi, ...).

Nel grafismo, nella competenza ortografica e nell’espressione scritta sono messi in

gioco nello stesso momento; la debolezza in uno di essi si ripercuote sugli altri. Le

disgrafie:

Il bambino non riesce a scrivere in maniera leggibile e fluente sia parole che numeri.

(la disgrafia è associata a strutture neurali e ad altri sintomi neuropsicologici). Se non

capisco ciò che ho scritto, ad esempio, non comprendo neanche ciò che ho scritto. Un

bambino già poco propenso alla matematica, se disgrafico, confonde + con × e scrive

male i numeri; di conseguenza otterrà scarsi risultati.

Il disturbo va distinto da una difficoltà del grafismo, che può avere un carattere

temporaneo (associato a fattori motivazionali ed emotivi). Ad esempio un bambino,

dopo la morte di un suo caro, scrive male per un periodo. Tuttavia il problema è dovuto

al trauma e si risolve generalmente in tempi brevi.

I dsa possono essere diagnosticati solo a partire da una certa età (2/3 elementare). Se

un bambino in prima elementare non sa scrivere, può essere dovuto a fattori maturati

(alcuni imparano prima, altri dopo) – pertanto non si può parlare di dsa.

L'Airipa (2010) afferma che, per una diagnosi di disgrafia, il problema di leggibilità

appare prioritario; ma ad esso deve associarsi la considerazione della correttezza e

della rapidità di scrittura. Anche nella dislessia abbiamo visto che, leggendo piano e

considerando fonema per fonema, si perde il senso del discorso e ciò compromette

anche la comprensione del testo. Il problema di fluenza e/o rapidità deve manifestarsi

in ogni forma di scrittura e deve essere presente in maniera continuativa nell’arco

della carriera scolastica.

Vediamo alcuni aspetti che caratterizzano la cattiva scrittura.

1. Posizione e pressione: Questi bambini mostrano scorrimento della mano

fatico

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EliSalvatelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Vecchini Aurora.
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