19/02
Oggigiorno si parla della gestione delle risorse umane perché sempre di + la risorsa
umana diventa l’asset strategico. Molte attività sono standardizzate, possono essere
digitalizzate e quindi vengono svolte quasi esclusivamente dalle macchine del computer.
Ormai automatizzare, sfruttare IA è diventato semplice non solo per le grandi imprese ma
anche piccole-medie.
Oggigiorno molte attività vengono delegate a una macchina, ciò che distingue un’azienda
vs a un’altra è la risorsa umana.
La risorsa umana va’ gestita, identificati gli strumenti per fare in modo che un lavoratore
sia soddisfatto.
C’è stata un’accelerazione delle dimensioni volontarie 21-22 di persone che si licenziano,
si rendono conto di non essere contente del proprio lavoro e si licenziano. Le priorità e i
valori sono cambiate.
Da un lato la risorsa umana è divenata + strategica che mai dall’altro lato è sfuggente, in
particolare la nostra generazione in cui le analisi dimostrano che anche noi diamo
importanza ad elementi diversi vs alla generazione precedente—> cambiamento dal
punto di vista generazionale come Smart-working.
Si sono diffusi i rapporti di lavoro full-remote.
Mestiere che non verrà sostituito per esempio da ChatGPT.
In Italia si lavora male, i dati fanno vedere che siamo estremamente poco produttivi: ogni
ora di tempo di una persona investita in una attività lavorativa è < vs agli altri paesi.
Le persone vengono gestite male.
“Un terzo dei lavoratori italiani non è produttivo. Per colpa dei manager?”.
La gestione delle risorse umane non è chiusa in un ufficio, ma è una funzione diffusa,
chiunque abbia sotto di sé un gruppo di persone deve conoscere le tecniche delle risorse
umane. È una materia diffusa, che non riguarda solo pochi.
Siamo tra i paesi dell’UE in cui si lavora + del dovuto e abbiamo una produttiva bassa.
Le nostre imprese sono estremamente piccole, + si è piccoli meno economie di scala si
possono raggiungere. + ci si specializza + si diventa efficienti.
Nel nostro paese le imprese sono piccole, perché in Italia siamo uno dei paesi in cui il
livello di fiducia è basso, di conseguenza, ci sono molte imprese familiari che vogliono il
loro controllo, crescere per vie interne è molto complicato, si tende a rimanere piccoli.
È fondamentale che l’Italia recuperi in competitività attraverso un aumento della
produttività (PIL/ora).
Qual’ è il livello di correttezza, cooperazione e fiducia nell’ambito dell’organizzazione.
1. Cultura organizzativa non ispirata alla correttezza e cooperazione.
In Italia vi è una bassa fiducia coi colleghi, correttezza e cooperazione, si sta male. Poi vi
sono delle eccezioni. In media rispetto ad altri paesi siamo bassi. Più o meno simili alla
Francia.
2. Elevata concorrenza interna. Non si condividono informazioni. In Danimarca i
bambini non prendono voti fino alla 2 media e i primi 5 anni sono dedicati al saper
stare assieme.
3. Scarso Teamwork. Livello di autonomia del team. I paesi del nord Europa danno
molta importanza a lavorare come gruppo piuttosto che come singolo individuo.
1 4. Management paternalistico ed elevata power distance. 1/3 dei lavoratori non
è produttivo, colpa dei manager un po’ perché non sono esperti
5. Organizzazione del lavoro non ispirata al problem solving e alla delega.
Imparare a gestire attività complesse.
6. Scarso investimento nella crescita dei dipendenti.
7. Assenza di piani di carriera.
8. Percezione di iniquità. Ricevo il riconoscimento che merito dal mio lavoro?
20/02
Un buon sistema di HR potrebbe influire anche sull’emigrazione. Molti ragazzi migrano
perché qui non hanno opportunità di carriera.
RUOLI DELLA FUNZIONE: MODELLO ULRICH (studioso delle risorse umane)
Differenza tra ruolo (+ informale, ha a che fare con l’insieme delle attività che vengono
svolte e come decidiamo di svolgere tale attività, che deve fare i conti con le aspettative
degli stakeholder) e posizione (nome della propria posizione es direttore vendite)
Ulrich identifica 4 ruoli distinti che possono accrescere il valore dell’impresa e contribuire
a creare un vantaggio competitivo sostenibile.
1. ESPERTO FUNZIONALE:
egli deve essere in grado di gestire tutti gli aspetti amministrativi; Si occupa della
gestione dei sistemi, dei processi e delle procedure.
Competenze necessarie: conoscenza delle disposizioni di legge, dei sistemi operativi e
delle tecnologie informatiche.
2. PORTAVOCE DEI DIPENDENTI: si occupa della gestione del contributo dei
dipendenti.
Egli deve rappresentare un punto di contatto tra il vertice strategico e i dipendenti, deve
essere in grado di supportare i processi di cambiamento non solo nella loro componente di
ridisegno di ruoli e processi, ma anche con riferimento alla cultura organizzativa. Deve
sapersi mettere dalla parte dei dipendenti. (In molte organizzazioni che hanno ufficio HR,
viene visto come insieme di persone che fanno solo ed esclusivamente gli interessi della
proprietà (vista come brutta notizia)).
Competenze necessarie: counseling, e la costruzione e sviluppo di lavori di gruppo per
descrivere e risolvere i vari problemi.
3. AGENTE DI CAMBIAMENTO: si occupa della gestione del cambiamento e
dell’evoluzione aziendale.
La sua attività consiste quindi nell’identificare e inquadrare i problemi, creare relazioni di
fiducia, trovare soluzioni, preordinare e realizzare i piani d’azione. Al fine di svolgere
queste attività devono dimostrare di essere credibili, nel senso che i cambiamenti e le
azioni che implementano all’interno dell’organizzazione saranno facilitati se hanno creato
relazioni di fiducia con i propri collaboratori. La seconda capacità richiesta riguarda
l’abilità di comprendere il business e contribuire a sviluppare strategie aziendali in linea
con l’andamento del mercato e con le richieste degli stakeholder. infine deve gestire le
tensioni che si verificano nelle organizzazioni.
Competenze: negoziazione, comunicazione, gestione delle resistenze al cambiamento
4. PARTNER STRATEGICO: si occupa della gestione delle risorse umane in chiave
strategica.
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Deve saper analizzare i dati interni ed esterni per contribuire in modo strategico al
funzionamento dell’organizzazione.
Competenze: presa di decisioni in base all’analisi di dati strategici
RUOLI DELLA FUNZIONE
Come diventare partner strategico?
COMPETENZE: essere esperti in diversi ambiti non solo HR
INFORMATI:
Essere assicurarsi di sapere cosa sta succedendo all’interno
dell’organizzazione, ascoltare
OUTPUT: assicurarsi di fornire le competenze necessarie ad implementare la strategia
Negli ultimi 3 decenni la gestione delle risorse umane ha assunto 3 configurazioni?
amministrazione del
Dopo la II guerra mondiale fino anni 60 avevamo solo
personale.
La RU svolgeva principalmente un ruolo di esperto funzionale: ovvero faceva in modo che
le questioni del personale non interferissero con la produzione o la vendita di prodotti o
servizi.
La funzione del personale aveva scarse relazioni con il vertice strategico e con la linea
operativa e dai quali si limitava a ricevere gli input informativi necessari per tradurre le
scelte gestionali in atti e rilevazioni coerenti con le norme legislative e contrattuali e con
le procedure amministrative.
La gestione del personale veniva quindi effettuata dal vertice strategico e dalla Line,
senza supporti specialistici, con strumenti tecnici non professionali e politiche non
formalizzate.
Gestione del personale : in questo caso si ha un orientamento sostanzialmente
reattivo, ovvero quando si presentava il problema i referenti RU cercavano di risolverlo
in modo reattivo per evitare interferenze.
La direzione del personale definiva le politiche specifiche e offriva al vertice strategico e
alla line operativa i supporti tecnici per implementare le loro scelte strategiche in termini
di personale. La Dru gode di un’autonomia specialistica che deriva da una collocazione
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organizzativa autonoma e differenziata rispetto alla funzione amministrativa e alla line e
di una politica che deriva dal fatto che la Dru risponde direttamente ai vertici aziendali e
ha un’autorità funzionale sulla line per tutti i problemi che attengono al personale.
Direzione e sviluppo delle risorse umane: (La nuova funzione RU). ”la gestione
delle risorse umane è in fase di trasformazione: da funzione specializzata e a sé stante,
a competenza diffusa in tutta l’azienda, rispetto alla quale i responsabili delle risorse
umane cercano di sviluppare una partnership con i dirigenti di linea allo scopo di
conseguire una condizione di vantaggio competitivo che favorisca il raggiungimento
degli obiettivi aziendali” ( Tower Perris).
In Italia: AIDP, GIDP. A livello mondiale: SHRM (Society for Human Resource Management)
La funzione del personale è focalizzata sulle problematiche strategiche, direzionali ed
operative ed è integrata nei massimi livelli decisionali dell’impresa. Partecipa al processo
di programmazione aziendale non solo ricevendo input, ma anche fornendone. Le politiche
del personale si collocano, rispetto alla strategia aziendale, in una posizione proattiva e di
anticipazione finalizzata a rimuovere vincoli e a sviluppare opportunità sia per l’azienda
che per i lavoratori. STRATEGIA
La via scelta per raggiungere un obiettivo superando gli ostacoli posti dall’ambiente.
di strategia di costo differenziazione
PORTER afferma che ci sono 2 vie: o di . Oggi
possiamo tentare di raggiungere vantaggi in entrambe contemporaneamente.
strategia di costo: gli obiettivi sono massima efficienza, artigiana, sarà standardizzato,
persone ordinate, che amano produrre le regole.
Se scelgo quella di differenziazione: servono persone creative.
Che tipo di ostacoli? possono essere vari, per esempio rigidità nella mia azienda che
derivano da incapacità dei dipendenti di innovarsi; Poca liquidità; dazi
Diversificazione: per sfruttare il marchio in altri settori o per ridurre il rischio.
La gestione strategica è il processo attraverso cui un’organizzazione decide come
affrontare le sfide competitive che la riguardano o, in altri termini, il metodo o il
processo di pianificazione che viene usato in una organizzazione per gestire in modo
integrato e coerente i principali obiettivi, le politiche, le sequenze di azioni.
I responsabili GRU dovrebbero essere formati ad identificare gli aspetti della loro attività
che impattano sulla situazione competitiva e a pensare strategicamente a come
affrontarli.
Le fasi nello sviluppo di una strategia sono 2:
Fase 1: Formulazione: in questa fase vengono stabilite le direttrici dello sviluppo
strategico definendo la missione dell’azienda e i suoi obiettivi e considerando da una
parte le opportunità e le minacce esterne, dall’altra i punti di forza e di debolezza
interni (SWOT analysis, punti di forza e debolezza). Si sviluppano poi diverse
alternative strategiche.
Fase 2: Implementazione: in questa fase viene strutturata l’organizzazione, vengono
allocate le risorse, assicurata la disponibilità di personale competente e sviluppare
4 sistemi di retribuzione capaci di allineare i comportamenti dei dipendenti agli obiettivi
strategici dell’azienda.
Per sviluppare una strategia bisogna rispondere a 3 domande:
Dove competere (In quale mercato o mercati essere presenti?)
Come competere (Su quali caratteristiche distintive? Il costo? La qualità?
L’affidabilità? La velocità di risposta?)
Con che cosa competere? (Quali risorse potrebbero consentire di battere i
concorrenti? Come acquisire, sviluppare e impiegare tali risorse?)
—> Queste formulazioni devono essere effettuate tenendo in considerazione l’ambiente
competitivo
LE SFIDE COMPETITIVE CHE LE IMPRESE DEVONO AFFRONTARE IN QUESTO DECENNIO
SONO:
1. Sostenibilità: fa riferimento alla capacità di un’azienda di sopravvivere in un
ambiente competitivo e dinamico. Deve essere valutato l’impatto a lungo termine delle
strategie sugli stakeholder (dai dipendenti ai clienti/fornitori, agli azionisti, alla società più
in generale).
Bisogna tener conto dei cambiamenti economici legati a:
Struttura dell’economia: ci si orienta verso una società di servizi dove cambiano le
mansioni richieste.
Crescente valore della conoscenza: i knowledge workers richiedono trattamenti diversi
che facciano leva sullo sviluppo professionale e la responsabilizzazione (es: lavoro da
casa), l’empowerment (maggiore potere del lavoratore, ovvero egli può gestire la sua
giornata purché garantisca gli obiettivi fissati). Importanza della condivisione; learning
organisation (comfort zone)
Cambiamenti nelle relazioni di impiego: non più sicurezza di impiego ma employability
(= probabilità di trovare un’altra occupazione data dal fatto che il curriculum del
lavoratore diventa + accattivante perché svolge attività alternative che lo
arricchiscono. L’idea di base è che non può essere garantita un occupazione fissa).
Lavoro impegnativo, ma con maggiore flessibilità
Orientamento al servizio e qualità: per es. attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie per
creare vantaggio competitivo;
Cambiamenti demografici e diversità della forza lavoro
Questioni legali ed etiche: l’etica viene posta al centro della creazione del vantaggio
competitivo (es: inquinare, pagare tangenti, usare imballaggi di plastica porta il Paese
fuori dal mercato).
2. La sfida globale: c’è la necessità di sviluppare un approccio globale ai mercati, usare
prassi gestionali al fine di migliorare la competitività su scala globale, formare al meglio i
dipendenti ad assumere responsabilità globali.
3. La sfida tecnologica: si presenta nell’organizzazione del lavoro e dei rapporti con i
fornitori, e nei prodotti/servizi e comunicazione.
Il ciclo del valore delle risorse umane
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Le PERSONE: Il capitale umano e le competenze sono variabili rilevanti:
individuale
• A livello (scolarizzazione, professionalizzazione; motivazioni e competenze
personali organizzativo:
• A livello scelta tra mercanto interno ed esterno del lavoro
– Interno-training On the job ,formazione
– Esterno–reclutamento e selezione, comunicazione
istituzionale
• A livello (scuola e ricerca scientifica)
Le RELAZIONI: Il contratto giuridico, psicologico e sociale—> variabili rilevanti
• A livello individuale (i termini del contratto di lavoro—> Le reciproche aspettative)
• A livello organizzativo: l’inserimento organizzativo; la gestione dei gruppi professionali
• A livello istituzionale: il quadro giuridico e culturale; la segmentazione dei mercati del
lavoro.
La PRESTAZIONE: Il valore generato dall’apporto delle persone: variabili rilevanti
• A livello individuale
– Qualità e intensità dello sforzo
– Il grado di collaborazione e cooperazione
• A livello organizzativo
– Gli strumenti di controllo della prestazione
– L’organizzazione del lavoro
• A livello istituzionale
– Il contesto competitivo e tecnologico che determina le condizioni di erogazione della
prestazione
– Il sistema delle aspettative reciproche tra categorie di attori
La VALORIZZAZIONE: riguarda l’incontro con il mercato e con il contesto esterno per
l’impresa ; la riscossione del “premio” per il singolo
• A livello individuale: Ricompense intrinseche ed estrinseche; esperienza e sviluppo
professionale
• A livello organizzativo: Sistema di ricompensa; utilità percepita dal cliente
• A livello istituzionale: Mercato del prodotto; Mercato del lavoro; Contesto sociale
La valorizzazione “retroagisce” rispetto alle motivazioni e alle competenze individuali
espresse dagli individui e richieste dal sistema – idea di ciclo del valore.
Le ricerche realizzate da Elton Mayo hanno portato ad un arricchimento del Metodo
scientifico di Frederick Taylor
SCUOLA DELLE RELAZIONI UMANE: ELTON MAYO (1880-1949)
Elton Mayo era un Ricercatore della Harvard University, era di fatto un taylorista che
sosteneva la teoria dell’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor, il quale considerava
i lavoratori solo come autonomi inseriti in una catena di produzione, dove non potevano in
alcun modo partecipare al processo produttivo con iniziative di tipo personale.
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Elton Mayo condusse dunque un’analisi sulle condizioni di lavoro presso lo stabilimento di
Hawthorne di Chicago della western Electric. Il suo interesse era relativo agli effetti delle
pause e delle condizioni fisiche di lavoro sulla fatica, gli incidenti ed il turnover.
—>Effetti dell’illuminazione sui lavoratori e su loro lavoro
Tale studio può essere suddiviso in 3 principali momenti di ricerca:
Esperimento #1 Relay Assembly Test Room: esperimento che prevedeva
l’osservazione dell’attività lavorativa di sei donne e la modifica, concordata con tali
donne, di una serie di condizioni del lavoro del gruppo (es. il numero di pause, il
numero di ore di lavoro giornaliero ecc.) misurandone gli effetti sul livello di
produttività. Dal risultato di tale esperimento emerse che i livelli di produttività
crescevano indipendentemente dai cambiamenti introdotti;
Esperimento #2 – Interview program: esperimento portato avanti per comprendere
la mancata correlazione tra produttività e condizioni di lavoro, consistente in
un’indagine qualitativa basata su interviste con i lavoratori del reparto produttivo. Il
risultato di tale esperimento permise ai ricercatori di scoprire che nella relazione tra
manager
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