ONCOLOGIA
Il paziente che ha una diagnosi oncologica è un paziente difficile in quanto gli
cambiano le prospettive, le relazioni sociali, i rapporti familiari, la diagnosi
oncologica è fortemente destabilizzante, si tratta di pazienti impauriti e che
vogliono risposte, soluzioni.
Il dialogo e l’ascolto sono importantissimi nel processo di cura, la
comunicazione costituisce tempo di cura e ciò è scritto dal 2019 anche nel
Codice deontologico degli infermieri.
L’oncologia è quella branca della medicina dedicata alla diagnosi, alla terapia
ed alla prevenzione delle neoplasie di tipo benigno e maligno.
Una neoplasia è una massa di cellule che cresce in modo incontrollato dovuto
alla perdita dei meccanismi di controllo nei meccanismi di divisione e
accrescimento. Le neoplasie:
- Invadono e distruggono la struttura dell’organo in cui si sviluppano
- Si diffondono nell’organismo formando metastasi in altri organi
- Determinano alterazioni delle funzioni d’organo e generali della persona
- Possono provocare la morte dell’individuo
I tumori si dividono in base al tipo di crescita in:
Benigni: costituiti da cellule che si riproducono in maniera incontrollata
ma hanno un tasso di divisione e crescita moderatamente aumentato e
non hanno la caratteristica di malignità ovvero quella di diffondersi in
altre parti del corpo in quanto sono prive della capacità di invadere
tessuti adiacenti e di raggiungere il circolo sanguigno (per questo sono
facilmente asportabili chirurgicamente e raramente recidivatili).
Maligni: come nei benigni sono costituiti da cellule che si riproducono in
maniera incontrollata ma hanno un tasso di crescita nettamente
aumentato, originano in un organo ma tendono a stravolgerne
completamente l’architettura infiltrandosi e dando metastasi
diffondendosi tramite il sistema linfatico o il circolo sanguigno.
In Italia si fanno circa poco più di 1.000 diagnosi al giorno di tumori, negli
uomini i tumori più comuni sono prostata, polmone, colon retto e vescica,
mentre nella donna quello della mammella è il tipo di neoplasia più comune.
I fattori di rischio possono essere:
- Generali possono mettere a rischio lo sviluppo di qualsiasi tipo di
neoplasia, uno dei fattori più importanti è l’età, poi la familiarità
(presenza nello stesso nucleo familiare di una neoplasia), la razza, il
sesso (riguarda soprattutto il fattore ormonale), la distribuzione
geografica, la dieta (abitudini alimentari che predispongono o
proteggono) ed esposizione a fattori ambientali (fumo, inquinamento,
sostanze chimiche).
- Specifici
Con l’età aumenta il rischio di tumori, negli over 65 il rischio di sviluppare
tumori è 10 volte maggiore rispetto ai più giovani, questo perché c’è più tempo
per sviluppare neoplasie, ma anche l’invecchiamento del sistema immunitario
che non riesce più a sopperire alla crescita di cellule neoplastiche, inoltre si
verifica anche la riduzione delle dimensioni del timo in età adulta che riduce
allo stesso tempo la produzione di linfociti T (gli uomini per fattori ormonali
hanno una riduzione più marcata) che si occupano del controllo delle cellule
neoplastiche nel nostro organismo.
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Conoscendo i fattori di rischio si possono effettuare prevenzioni quali:
- Primaria: eliminando l’esposizione ai cancerogeni (quindi prima che il
soggetto si ammali), principalmente attuando uno stile di vita corretto
come una dieta bilanciata e povera di grassi animali, praticare regolare
esercizio fisico, abolire fumo ed alcool e consumare tanta frutta e verdura
(fattori protettivi). Anche evitare le esposizioni al sole diminuisce
l’incidenza di patologie cutanee oncologiche, come i melanomi, e la
vaccinazione (es. papilloma virus e virus Epatite B).
- Secondaria: effettuare screening e controlli per individuare una patologia
in stato precoce al fine di aumentare le opportunità terapeutiche e
migliorarne la progressione riducendo le complicanze. Questi screening
devono essere facilmente eseguibili ed a basso costo, quindi devono
essere oltre che efficaci anche efficienti.
- Terziaria: si parla di soggetti che hanno avuto già una pregressa
neoplasia ed è legata a controllo delle terapie e della loro corretta
assunzione, nonché alla gestione dei deficit e delle disabilità funzionali
consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale. Con la
prevenzione terziaria inoltre si cerca di reintegrare, ove necessario, il
paziente in famiglia e nella società, quindi si cerca di accompagnare il
paziente nell’uscita dalla malattia e nell’adozione di uno stile di vita
orientato alla gestione della fase post tumorale.
I tumori si classificano, come già detto in precedenza, in base al
comportamento clinico:
- BENIGNI: le cellule sono caratterizzate da autonomia moltiplicativa ma
hanno caratteristiche morfologiche e funzionali simili a quelle normali,
hanno crescita più lenta rispetto a quelle maligne e rimangono localizzate
nel sito di insorgenza. Vari sintomi apportati da queste possono essere
una compressione agli organi adiacenti o un eccesso di funzione degli
organi (es. iperproduzione ormonale)
- MALIGNI: le cellule hanno autonomia moltiplicativa ma sono atipiche dal
punto di vista morfologico e funzionale, hanno un accrescimento rapido e
tendono ad invadere l’organo in cui nascono. Sono in grado di formare
tumori secondari a distanza dal sito di insorgenza metastasi) e spesso
portano a cachessia neoplastica. Una volta asportata la neoplasia
tendono a recidivare.
I tumori si sviluppano per comparsa di alterazioni nei meccanismi di
regolazione delle cellule, questo accade in quanto l’alterazione è:
- A livello dei sistemi di trasmissione di informazioni tra cellule
- A livello dei meccanismi di controllo interni alla cellula
- A livello dei meccanismi di controllo del sistema immunitario
CANCEROGENESI
Le fasi della trasformazione cellulare sono:
- Fase di iniziazione: le cellule iniziano ad alterarsi in seguito a mutazioni
genetiche che causano alterazioni del DNA e che trasformano la cellula
normale in una cellula neoplastica.
- Fase di promozione: l’alterazione diventa evidente (manifestazione danno
genomico)
2 - Fase di progressione: sai acquisiscono le caratteristiche di malignità in
quanto ulteriori mutazioni conferiscono capacità di invasione e di
metastatizzazione.
Le tre fasi non sono successive e possono avere un periodo di interruzione
indefinibile, io posso avere una fase di iniziazione ad esempio nella vita
neonatale e poi posso avere una fase di progressione nell’età adulta.
I geni interessati nella cancerogenesi sono gli oncogeni e gli oncosoppressori,
questi in condizioni fisiologiche codificano per proteine che partecipano al
normale controllo della proliferazione cellulare in risposta agli stimoli
extracellulari. Gli oncogeni controllano la crescita cellulare stimolando la
cellula a dividersi; questo accade in quanto realizzano la trasmissione dei
segnali proliferativi dalla superficie della cellula al suo nucleo, qui inducono la
duplicazione del patrimonio genetico cellulare, lesioni di questi geni
comportano l’acquisizione di una funzione di duplicazione incontrollata. Gli
oncosoppressori codificano invece per proteine che inibiscono la
proliferazione cellulare, se danneggiati questi vengono inattivati (e perciò
avviene una proliferazione senza inibizione).
Le lesioni dei geni responsabili del cancro solo in rari casi sono ereditarie in
quanto colpiscono le cellule somatiche (e non germinali), perciò causano
malattia solo nell’individuo esposto all’azione mutagena (spesso sono frutto di
mutazioni indotte da cancerogeni chimici). Il cancro è una malattia a lento
sviluppo perché richiede l’accumulo di danni successivi a carico del programma
genetico che controlla la proliferazione cellulare.
SELEZIONE CLONALE
Ad oggi sappiamo che le cellule di un tumore discendono tutte da una singola
cellula progenitrice comune che ha subito una mutazione a carico dei propri
geni. Secondo la teoria della selezione clonale la trasformazione di una
popolazione di cellule da normale a tumorale avviene gradualmente attraverso
l’accumulo progressivo di numerose mutazioni trasmesse dalla cellula madre
alle cellule figlie. Ciascuna di queste lesioni genetiche accresce l’autonomia
proliferativa della cellula che espanderà la propria progenie (il clone) a scapito
delle altre. In parole povere le mutazioni producono cloni capaci di riprodursi in
modo sempre più rapido ed indipendente, la condizione stessa di proliferazione
attiva predispone la cellula a subire lesioni genetiche.
Le cellule non mutano tutte allo stesso modo, una è uguale alla cellula madre
mentre l’altra è venuta male e replica di più replicando cellule ancora peggio e
così via (gatta frettolosa fa figli ciechi), perciò produrranno di più le cellule
mutate, ciò è dovuto principalmente alla lesione di geni predisposti ai
meccanismi di controllo e riparazione delle lesioni del DNA stesso per questo
sommandosi alterazioni su alterazioni nella progenie cellulare i cloni tumorali
saranno sempre più aggressivi.
Questo avviene perché le cellule venute peggio sono dotate di instabilità
genetica, oltre a replicarsi di più riescono a ripararsi di meno e perciò va
sempre peggio, non si tratta di un accumulo spontanea di una cellula dopo
l’altra bensì ho un meccanismo che mi attiva tutti i processi di ipereplicazione
di cellule di merda.
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Ricordiamo che non è una mutazione che ci porta al tumore ma una serie di
mutazioni; sono individuabili diversi stadi ben distinguibili morfologicamente
ovvero:
- IPERPLASIA: comparsa di cellule con un aumento della capacità
proliferativa (ovvero produco più cellule)
- DISPLASIA: produco cellule con qualche alterazione morfologica
- TUMORE BENIGNO: che cresce velocemente ma relativamente e non
travalica i confini del tessuto di nascita (non infiltra)
- TUMORE MALIGNO: comparsa del cosiddetto “cancro in situ” che
oltrepassa i confini tessutali ma non penetra nei vasi sanguigni. Infine
diventa maligno con piene capacità metastatiche ed invasive.
Man mano che il tumore procede verso stadi di maggiore aggressività si
riscontra un aumento nel numero delle lesioni genetiche.
FATTORI DI CRESCITA (attivazione delle chinasi)
Gli oncogeni producono proteine che fungono da fattori di crescita, si legano a
recettori transmembrana e questo legame determina una reazione a cascata
nella cellula che poi va a finire sui fattori di replicazione del nucleo producendo
duplicazione.
Gli oncosoppressori fanno la stessa cosa ma invece di aumentare i fattori di
replicazione avviene una soppressione di meccanismi di controllo perciò il
risultato è lo stesso ma il meccanismo è diverso.
Oncogeni ed oncosoppressori danno lo stesso effetto ma con meccanismi
diversi, gli oncogeni stimolano il processo di replicazione mentre
l’oncosoppressore disattiva il meccanismo di stop della replicazione.
Le caratteristiche biologiche delle cellule tumorali sono:
- Proliferazione cellulare alterata
- Neoangiogenesi: processo fisiologico di formazione di nuovi vasi, è
indispensabile nei tessuti normali ma anche nel tessuto neoplastico per
duplicarsi ed avere approvvigionamento di nutrienti e scarto di sostanze
di eliminazione. Trovando il target della neoangiogenesi con il tempo è
stato possibile colpire solo questo bersaglio di formazione dei vasi. Il
tumore comunque si autoproduce fattori di crescita dei vasi e se li crea
tutti intorno per potersi espandere e nutrire.
- Riduzione o blocco dell’apoptosi
- Perdita di capacità differenziativa: perdita delle adesioni alla membrana
basale e rilascio di enzimi che degradano la matrice extracellulare (ciò
causa le infiltrazioni). Nel processo di invasione le cellule registrano una
riduzione della differenziazione che porta ad una perdita di proteine di
adesione intercellulari, le cellule si attaccano alla membrana basale
tramite recettori per la membrana e producono enzimi proteolitici che
degradano la membrana basale e consentono la migrazione della cellula
tumorale nel tessuto limitrofo.
- Acquisizione della capacità metastatica: le cellule si staccano e migrano
tramite il torrente ematico, linfatico o nei tessuti limitrofi. Sono numerose
le alterazioni che servono per sviluppare un nuovo tumore da un’altra
parte da parte della cellula tumorale. Nel sangue le cellule tumorali si
mimetizzano e si nascondono dai linfociti all’interno di emboli neoplastici
formati da piastrine che si aggregano intorno. Alla fine per altre cause
4 escono dal torrente nei tessuti e si fermano rimanendo quiescenti per
tempo indefinito, possono li proliferare, essere uccise dai linfociti o non
differenziarsi, questo dipende da vari fattori.
Nella metastatizzazione il 99,99% delle cellule muoiono prima di uscire
dal torrente ematico (vengono uccise dai linfociti NK, per danni fisici
subiti dalla pressione sanguigna, etc…), altre riescono a stravasare
(grazie alla formazione di emboli neoplastici) alla fine dei vasi terminali e
dove le cellule bloccano ed innescano il processo di extra vasazione
tramite il rilascio di molecole che creano nella parete capillare un varco
da cui poter passare per colonizzare il nuovo organo. La capacità di
migrare da un posto ad un altro dipende da tumore a tumore, vari tumori
preferiscono delle zone di attecchimento per le metastasi, il primo fattore
preferenziale riguarda: la sede anatomica (preferiscono migrare vicini
innanzitutto, ad esempio se un tumore colpisce l’intestino, il cui sangue
refluo è drenato per via portale, è chiaro che la sede della metastasi
primaria sarà al fegato. Se invece, il tumore è in una sede drenata dalla
vena cava, la metastasi primaria sarà principalmente nei polmoni con
Vena cava cuore arteria polmonare ), tipo di neoplasia (le neoplasie
alla mammella ed alla prostata, ad esempio, provocano spesso metastasi
ossee in quanto esiste una stretta correlazione tra questi organi ed il
sistema venoso di Batson che connette le vene pelviche e toraciche ai
plessi venosi vertebrali interni) o la presenza di recettori specifici (alcuni
predispongono la cellula a fermarsi in un territorio preciso).
Un paziente si rivolge ad un oncologo perché presenta sintomi o segni clinici
evidenti che ci fanno sospettare un tumore, es. un RGE gestito con
gastroprotettore per un po’ di tempo in cura dal medico di famiglia, questo
dopo un mese e mezzo di continuo da l’indicazione della visita specialistica dal
gastroenterologo che mi prescrive un esame diagnostico da cui vedo la
neoplasia.
I sintomi più frequenti che ritroviamo con una neoplasia sono:
- Dolore: localizzato nel punto della neoplasia o generalizzato in neoplasie
avanzate.
- Perdita di peso: cachessia (rapporto tra assorbimento e catabolismo
alterato in cui i pazienti mangiano ma perdono peso)
- Febbricola
- Sintomi riferibili alla sede di insorgenza: es. tosse, dispnea, emottisi (app.
respiratorio), sanguinamenti tratto intestinale (app. digestivo)
Si effettua poi l’anamnesi completa (remota e prossima) al paziente ma in base
al nostro sospetto viene fatta più mirata su alcuni aspetti, in particolare si fa
attenzione al reperimento del maggior numero di informazioni possibili sulla
storia e sullo stile di vita, fattori predisponenti indagando la familiarità per
neoplasie, esposizioni ambientali (compresa l’anamnesi di tabagismo),
patologie pregresse o presenti (es. malattie autoimmuni, pregressi trattamenti
immunosoppressivi, infezioni da Epatite B o C, HIV, alterazioni da pap test o
infezioni da papilloma virus umano) ed alimentazione a cui segue l’anamnesi
farmacologica.
Nell’esame obiettivo si cercano ad esempio le stazioni linfonodali in base
sempre al sospetto, ma soprattutto si fa attenzione a polmoni, mammella,
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addome, testicoli, prostata, retto e vagina. Si controllano gli esami eseguiti in
precedenza dal paziente e si da infine una condizione generale al paziente
perché queste molto spesso condizionano le scelte terapeutiche (funge
soprattutto da parametro oggettivo di confronto).
Il performance status è lo stato di validità generale di un paziente, in pratica
corrisponde ad una valutazione delle condizioni generali, il più utilizzato è la
scala di Karnofsky che va a valutare la perdita delle normali attività, serviva
prima per identificare e valutare subito quanto il paziente potesse sopportare la
chemioterapia, il punteggio va da 0 a 100 dove 100 corrisponde a salute e 0
corrisponde a morte.
Un’altra scala più specifica è la scala ECOG che rispecchia la capacità del
paziente di venire da noi (“un paziente quanto può recarsi a fare la chemio?”).
Dopo il sospetto generato dai sintomi e dagli esami clinico o strumentali è
sempre necessaria una conferma, ed il completamento diagnostico si basa su:
- Diagnostica per immagini
- Esami bioptici
- biomarcatori
La diagnostica per immagini più utilizzata è la classica Rx (quasi in disuso
ormai), l’ecografia (utilizzata per distratti dove ci vedo meglio come tiroide,
mammella e cuore, la uso per discriminare masse da contenuto liquido da
quelle a contenuto solido, è raro comunque farci diagnosi e si utilizza
soprattutto per fare le biopsie eco guidate. La difficoltà sta nella preparazione
del paziente e nel fatto che è un esame operatore dipendente) la TC con MdC
(si usa sempre ma principalmente per stadiare in quanto ha un’ottima capacità
di definire i tessuti, i limiti comunque sono dati dagli artefatti e dalla necessita
di stare fermi e la controindicazione è la somministra
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