Organizzazione Aziendale
1.1 l’organizzazione aziendale e la progettazione organizzativa
È fondamentale approfondire la natura dell’attività di organizzazione
aziendale; con il termine “organizzazione”, nel manuale di studio, si
intende il complesso di valutazioni e scelte inerenti alla divisione del
lavoro e il suo conseguente coordinamento, vale a dire alle
modalità di funzionamento di un sistema organizzativo per
favorirne il conseguimento degli obbiettivi. Nello specifico, si cerca di
chiarire quali attività vengono poste in essere per organizzare l’intero
complesso di fattori che realizzano la trasformazione di input in
output; quando nasce e come nasce l’esigenza di affrontare la
problematica organizzativa, quindi quali possono essere alcune scelte
di organizzazione aziendale tali da favorire il rafforzamento e il
consolidamento di un’azienda, prima ancora di pensare alla sua
crescita dimensionale.
organizzazione
1.1.1
Ispirandosi al pensiero di Chester Bernard, l’organizzazione può essere
interpretata come un sistema cooperativo, vale a dire un sistema
umano e una realtà sociale, che sviluppa al proprio interno processi
di comunicazione e attiva meccanismi di collaborazione allo
scopo di assicurare il perseguimento di uno scopo comune. I processi
di comunicazione consentono agli attori di comprendere il sistema
organizzativo e le finalità che esso si pone, portano a conoscenza
dei compiti da svolgere e delle prassi da seguire, favoriscono le
modalità del coordinamento e del controllo. I meccanismi di
cooperazione sostengono e alimentano la disponibilità a
collaborare, incentivando gli individui a perseguire i fini impersonali
dell’organizzazione congiuntamente alle loro personali motivazioni. I
processi di comunicazione creano, rafforzano e consolidano una rete
di relazioni informali che si presente più evidente nelle prime fasi di
vita dell’azienda, tendenzialmente caratterizzate da un minor livello di
strutturazione delle attività. I meccanismi di cooperazione
attribuiscono alla rete di relazioni un carattere formale, dal momento
che inducono a dare uno specifico contributo per realizzare scopi
comuni. In questo senso, l’organizzazione è un sistema che non
consiste nella semplice somma degli apporti dei singoli individui, ma
comprende un qualcosa in più che scaturisce dalla collaborazione
che si instaura tra gli stessi.
Il termine organizzazione qui utilizzato richiama richiama il significato
di sistema organizzato, a identificare in generale un’azienda,
un’associazione, un ente, una cooperativa a prescindere dalla natura
nonprofit
privata, pubblica, e dal carattere nazionale o sovranazionale.
Le organizzazioni così intese sono largamente presenti nella società,
quotidianamente gli individui “attraversano” molteplici organizzazioni,
che popolano il più ampio sistema economico, politico, sociale e
culturale.
Il termine organizzazione assume tuttavia anche altri significati:
individua, infatti, una delle attività in cui si articola il processo di
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management, nel suo complesso volto a definire gli obbiettivi,
orientare e guidare diverse attività verso il loro conseguimento,
assumere una pluralità di decisioni. Nello specifico si può parare di
una funzione generale e trasversale, quella direzionale, i cui
elementi costitutivi sono programmare, organizzare, comandare,
coordinare e controllare. Nella sua dinamica, l’organizzazione così
intesa è venuta a delinearsi come un insieme di funzioni inerenti la
progettazione organizzativa, la gestione del personale, i sitemi
informativi e le relazioni industriali; ad oggi, la funzione
organizzazione, viene funzionalmente concepita come parte
integrante e indissolubilmente interrelata della gestione delle risorse
umane.
Nello specifico, viene individuato nel termine organizzazione, più
tipicamente affiancato dalla specificazione “aziendale”, le modalità di
funzionamento di qualsiasi sistema organizzato, quale risultato di
un complesso di decisioni e azioni riconducibili alla divisione del
lavoro e ai conseguenti processi di coordinamento e controllo. In
insieme
questo senso, l’organizzazione aziendale si configura come un
di scelte in grado di conferire al complesso delle attività che un
sistema organizzato è chiamato a svolgere, in vista del perseguimento
di un determinato fine, un carattere di ordine, sistematicità,
controllabilità, da cui può derivare una valutazione del sistema
stesso, in termini di maggiore o minore efficienza, efficacia, equità,
benessere.
l’Organizzazione aziendale, costituisce una specifica disciplina tesa
a individuare e proporre criteri in grado di influire sulle modalità di
funzionamento, quindi sulla qualità del funzionamento dei sistemi
organizzativi e sociali, mediante l’individuazione di modalità di
divisione e coordinamento del lavoro. Due sono le anime che
alimentano questa disciplina: la prima è da ricondursi ai temi propri
della progettazione organizzativa (Organizational design), la
seconda a quelli inerenti al comportamento organizzativo
(Organizational Behavior). Nel primo caso prevale una prospettiva
strutturale, che focalizza l’attenzione sulle differenti modalità di
strutturazione delle attività aziendali e degli attori organizzativi,
nell’intento di evidenziarne le peculiarità, le ragioni, le potenzialità e i
vincoli. Il combinato disposto tra struttura organizzativa e struttura
operativa origina una pluralità di forme o configurazioni diverse, la
cui scelta è da porsi in relazione ad un set di variabili, rappresentate
dall’ambiente, dalla strategia, dalla dimensione aziendale dalla
tecnologia e dalla cultura aziendale.
Queste due componenti organizzative sono, ovviamente, tra di loro
strettamente interrelate e capaci di influenzarsi vicendevolmente: la
prima costruisce il modello e lo schema generale e formale e il
copione in base al quale prendono vita i comportamenti degli attori; la
seconda esprime i comportamenti agiti degli attori che, pur
prendendo le mosse da quei modelli, schemi e copioni, li interpretano
alla luce delle determinanti individuali.
1.2 divisione del lavoro, coordinamento e controllo
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La necessità di procedere a valutazioni e scelte di progettazione
organizzativa si manifesta al crescere di dimensione/volume e della
complessità di attività da svolgere e gestire. Nel momento in cui la
domanda di prodotti e la complessità delle attività aumentano,
si avverte la necessità di ridefinire l’intera organizzazione del
lavoro: come dividere il lavoro.
L’emergere della problematica organizzativa si traduce nella
necessità per le organizzazioni di affrontare il tema della divisione
del lavoro e del coordinamento e controllo, di individuare e poi
scegliere tra i possibili e alternativi criteri di divisione del lavoro e tra i
possibili e alternativi strumenti di coordinamento. Le organizzazioni
imprinting
ricevono una sorta di al momento della loro nascita e
auto-generativo
mostrano un carattere , nel senso che le condizioni e
scelte iniziali sono importanti per comprendere e spiegare le
traiettorie future, quindi l’evoluzione nel tempo. Vi sono alcune
caratteristiche fondamentali e originarie destinate e persistere nel
tempo, generalmente riconducibili alla struttura organizzativa
iniziale, alle caratteristiche dell’imprenditore, alla cultura, all’identità,
alle reti di relazione e alla routine.
Le scelte di natura organizzativa concorrono a definire le modalità di
funzionamento delle aziende; esse influenzano i comportamenti
richiesti agli attori, chiarendo i compiti e gli obbiettivi da perseguire,
gli ambiti di discrezionalità, le linee di responsabilità, le modalità di
interazione reciproca finalizzata al coordinamento degli apporti
individuali. I processi di decisione si attivano in relazione
all’articolazione dei canali di comunicazione e al fluire delle
informazioni. Possibili sintomi di un’inadeguatezza delle soluzioni
organizzative sono uno scarso impegno, inerzia, passività, e
demotivazione del lavoro. Nella maggior parte dei casi, complessità e
criticità della dinamica organizzativa e l’inadeguatezza delle soluzioni
stesse, hanno sintomi e manifestazioni che tendono a manifestarsi
con ritardo nella vita aziendale e con segnali deboli, ma che
necessitano di essere tempestivamente colti. Infatti, le conseguenze
di tali problematiche risultano evidenti: una riduzione della
produttività individuale, performance complessive insoddisfacenti,
pertanto un peggioramento degli equilibri economico-finanziari
dell’azienda.
Tutto ciò evidenzia, appunto, la criticità della problematica
organizzativa; pertanto è fondamentale sottolineare l’importanza dello
sviluppo di un insieme di conoscenze, capacità, sensibilità e
consapevolezza relative all’intervento delle variabili organizzative in
grado di fare la differenza nel promuovere e sostenere il successo
e lo sviluppo aziendale. La carenza di queste competenze si
presenta quale possibile fattore di ostacolo alla creazione di un
vantaggio competitivo sostenibile.
Quando si deve progettare o riprogettare un organizzazione si rende
anzitutto necessaria una “decodifica” delle caratteristiche del
contesto esterno in cui opera l’azienda , come pure delle condizioni
operative interne. È poi centrale la conoscenza delle regole e dei
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principi organizzativi che permettono una corretta analisi e
valutazione dei problemi, in modo da chiarire le azioni e direzioni del
cambiamento da intraprendere. La padronanza delle competenze
organizzative gioca un ruolo centrale: essa sostiene
l’implementazione delle soluzioni organizzative con piena cognizione
delle molteplici e fisiologiche resistenze al cambiamento che possono
sorgere.
1.2.1 specializzazione e interdipendenze
La divisione del lavoro consiste nella scomposizione di un
flusso di lavoro
determinato in un insieme di operazioni che vengono
svolte in maniera separata al fine di conseguire vantaggi in termini di
efficienza ed efficacia.
Esso produce due tipi di conseguenze: una di natura organizzativo-
sociale-culturale, sintetizzabile nel concetto di specializzazione
delle mansioni assegnate a un attore organizzativo; l’altra di natura
tecnico-razionale, riconducibile all’emergere di interdipendenza
tra attività divise e specializzate. Dal punto di vista organizzativo la
divisione del lavoro porta a una specializzazione delle attività, la quale
può essere, logicamente, più o meno spinta a seconda di alcune
circostanze, quali per esempio la natura delle attività, il livello di
competenze richieste agli attori, la stabilità del contesto nel quale
opera l’azienda e così via.
La specializzazione va intesa come una più ampia differenziazione,
vale a dire l’acquisizione di alcuni caratteri distintivi riferiti allo
sviluppo di specifiche competenze, ma anche di linguaggi, modalità,
processi e procedure di lavoro, atteggiamenti, modi di pensare, vedere
e interpretare le situazioni. Tale differenziazione si palesa del tutto
funzionale al conseguimento degli obbiettivi aziendali, potendo dotare
l’azienda di più elevate capacità di sopravvivenza e sviluppo:
l’organizzazione deve essere in grado di rispondere alle istanze di
cambiamento e innovazioni in modo rapido, efficiente ed efficace;
mantenere le condizioni di efficienza nello svolgimento dei processi
organizzativi interni. Rimanendo legati a queste nozioni, è possibile
scorgere e analizzare, nelle aziende, due categorie di attività, le
attività exploitation ed exploration. Queste ultime sono
opportunamente organizzate, presidiate e gestite tenendo conto delle
rispettive specificità: le prime possono essere ricondotte al complesso
delle unità organizzative impegnate nell’allineare i processi
core business
organizzativi direttamente legati al con i prodotti e i
mercati esistenti; le seconde, invece, alle unità organizzative
chiamate a intercettare e interpretare le tendenze e i
cambiamenti in atto e/o potenziali del mercato competitivo, a
individuare nuovi mercati e sperimentare nuove tecnologie. La
divisione del lavoro genera una differenziazione di orientamenti
sociali, cognitivi, emotivi e culturali da cui derivano identificazione
status
a livello di azienda, di unità organizzativa, e/o di gruppo e , a
livello di mansione.
La divisone del lavoro può basarsi su criteri qualitativi e
quantitativi, che orientano verso una specializzazione spinta i primi,
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più attenuta i secondi. Per quanto riguarda il criterio qualitativo, la
scelta è quella di assegnare attività diverse ad attori diversi, i quali
hanno così la possibilità di imparare a svolgere una o poche attività al
meglio, acquisendo nel tempo crescente padronanza, destrezza e
velocità. La divisione qualitativa del lavoro rende possibile il
conseguimento di elevate economie di specializzazione e di
apprendimento. Tra le implicazioni della scelta di questo criterio di
divisione del lavoro vi è tuttavia il rischio, a livello organizzativo, di
incorrere alla cosiddetta incapacità addestrata; essa si manifesta
quando l’apprendimento specifico, focalizzato su un insieme di
tecniche e procedure che hanno condotto nel passato a esiti positivi e
per questo motivo sono state tramandate, e lo sviluppo di altrettanto
specifiche abitudini e orientamenti, destinati a ripetersi in maniera
automatica nel tempo, si traducono a lungo andare in una mancanza
di duttilità nell’applicazione delle competenze e abilità acquisite,
quindi in una difficoltà ad adattarsi a nuove condizioni e situazioni,
a comprendere quando si rendono necessari cambiamenti nei
comportamenti da tenere. Si possono quindi creare le premesse per
una rigidità del sistema organizzativo a fronte di cambiamenti del
contesto ambientale.
Con il criterio di divisione quantitativo, il lavoro assegnato tende a de-
specializzarsi, potendo ogni singolo lavoratore svolgere il complesso
intero delle attività che si rendono necessarie; in questo nuovo
modello, ciascun dipendente ha la piena e totale padronanza del
risultato finale, può applicare in maniera flessibile l’intero range di
competenze acquisite e sviluppate nel tempo. Ciò può favorire una più
elevata ampiezza nelle competenze utilizzate e una flessibilità
culturale, con ricadute positive in termini di adattabilità del sistema
organizzativo. Le implicazioni di natura tecnica e relazionale della
divisione del lavoro sono da ricondursi alle interdipendenze che si
vengono a generare tra attività suddivise, individuali, di gruppo, di
azienda, tra aziende; ciò che facilità la gestione di interdipendenze
specifiche tra le attività e gli attori sono gli intensi processi di
comunicazione. La divisione del lavoro crea quindi relazioni più o
meno intense di dipendenza tra attori, unità organizzative, aziende,
che rendono necessario uno scambio di risorse, che possono essere
informazioni, conoscenze, materiali, documenti.
È importante aggiungere che qualsiasi flusso di lavoro, variamente
scomposto e frammentato, necessita di essere funzionalmente
ricomposto a unità, di essere regolato con riferimento alle risorse
semilavorati
assorbite, alla coerenza quali-quantitativa dei prodotti, ai
tempi richiesti per lo svolgimento delle singole attività, prevedendo e
anticipando in questa regolazione, per quanto possibile, possibili
imprevisti e opportuni interventi correttivi.
Capire la dinamica degli aspetti informali vuol dire poter valutare il
grado di adeguatezza delle soluzioni organizzative.
1.1.2 coordinamento e controllo
Il fabbisogno di coordinamento per un organizzazione deve essere
inteso come azione organizzativa orientata a ricondurre a un fine
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comune le attività e i comportamenti degli attori. Il problema del
coordinamento coinvolge una pluralità di dimensioni; si rende
necessario collegare, raccordare allineare attività divise (dimensione
tecnica), individuando e predisponendo adeguati strumenti in grado
di favorire scambi informativi/comunicativi adeguati e rispondenti alle
diverse esigenze.
Occorre anche armonizzare il complesso delle differenze generate
dalla divisione del lavoro, con riferimento a conoscenze, esperienze,
orientamenti, atteggiamenti che necessitano di completarsi l’un con
l’altro, promuovendo una loro integrazione (dimensione
organizzativa). Si devono infine creare condizioni favorevoli
all’azione cooperativa, affinché gli attori organizzativi si sentano
spinti, spronati, motivati, percependo l’esistenza di un qualche
interesse comune, che si configura contemporaneamente come
organizzativo e individuale (dimensione motivazionale). La
dimensione comportamentale, pur sottostante all’esigenza tecnica
del coordinamento risulta spesso decisiva, perché intende evidenziare
una volontà da parte degli attori organizzativi a lavorare insieme, per
un vantaggio reciproco; quest’ultimo può essere raggiunto nella
misura in cui scelte organizzative, riescono a realizzare un equilibrio
tra gli specifici fini organizzativi e i movimenti individuali, come il
confronto tra i contributi offerti all’organizzazione e i benefici
ottenuti/ottenibili.
La cooperazione si basa sulla collaborazione e intende promuovere
un’idea di organizzazione che ne enfatizza il complesso dei
collegamenti tra parti e attori andando aldilà di quelli che sono i
confini individuati dalla divisione del lavoro; il potere e la
responsabilità diventano condivisi e fortemente sinergici, in quanto
riferite a un insieme anch’esso condiviso di visioni, valori, obbiettivi.
Questa consapevolezza facilita i processi di comunicazione,
fondamentali per per il trasferimento e la condivisione di informazioni
e conoscenze tra le diverse parti e attori dell’organizzazione; il
coordinamento si presenta come il risultato di un azione di influenza
che può fare leva su fattori diversi: su elementi materiali,
sull’autorità, sulla condivisione di valori e obiettivi.
È infine importante sottolineare la dimensione del controllo;
quest’ultimo va a braccetto con il coordinamento, per quanto distinti
sono infatti strettamente collegati. Il controllo entra nella
problematica della ricerca di coordinamento, come momento di
verifica e di valutazione, per accertarsi se le scelte compiute hanno
soddisfatto insieme gli obiettivi di efficienza ed efficacia nell’utilizzo
di risorse scarse. Questo momento di valutazione è fondamentale,
una sorta di chiusura del cerchio delle scelte legate alla problematica
organizzativa.
1.3 le scelte organizzative a supporto della creazione del valore
Le scelte organizzative influenzano l’economicità aziendale e la
competitività duratura sui mercati, vale a dire sulla creazione del
valore per l’azienda. Secondo la resources based-view, la capacita
dell’azienda di creare valore passa sempre di più attraverso la
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dotazione di un set di risorse disponibili, intese come capacità e
competenze degli attori organizzativi. Prese singolarmente, tali abilità,
costituiscono lo stock di conoscenze dell’impresa, ossia la dimensione
del capitale intellettuale; solo grazie all’organizzazione è possibile
esprimere questo “capitale“ nella sua dimensione dinamica, cioè
come flusso, il quale costituisce una componente importante per la
generazione e rigenerazione di valore per l’azienda.
Oggi si tende a parlare sovente di competitività aziendale basata sulle
competenze distintive, concetto che ha interessato anche le aziende
pubbliche che, senza esclusione alcuna, ormai si trovano anch’esse a
fronteggiare una forte competitività non solo da parte del privato ma
anche delle altre organizzazioni pubbliche. Anche il concetto di
economicità, uno dei principi fondamentali della gestione aziendale,
risulta sempre più chiave per raggiungere l’obbiettivo primario della
creazione del valore: l’organizzazione deve trovarsi in una costante
condizione di equilibrio economico, monetario e finanziario.
Il contributo dato dalle scelte organizzative è quello di sostenere le
condizioni di efficienza ed efficacia aziendale, insieme al benessere
complessivo dei lavoratori. Nello specifico, l’efficacia si collega alla
capacità di un sistema organizzativo di raggiungere gli obbiettivi
desiderati e può anch’essa essere misurata in termini di rapporto tra
risultati conseguiti e risultati attesi. l’efficacia è un tema
multidimensionale, nello specifico a tre dimensioni: efficacia rispetto
agli input, efficacia rispetto ai processi e efficacia rispetti agli output.
Pur risultando diverse, queste tre dimensioni sono tra di loro
strettamente collegate e destinate a influenzarsi reciprocamente,
potenziando o depotenziando i risultati conseguiti lungo una sola delle
dimensioni richiamate. L’efficienza si collega al complesso delle
risorse scarse che vengono utilizzate e rivolge l’attenzione alle
modalità del loro impiego ai fini della realizzazione di un dato
risultato: si è soliti esprimere questo valore tramite il rapporto tra
output (risultati attesi) e input (le risorse impiegate per
ottenerli). La misurazione dell’efficienza può essere puntuale o
globale; la prima fa riferimento a un sottosistema
dell’organizzazione, come per esempio una funzione, una divisione,
uno stabilimento e così via, venendo misurata in maniera separata e
isolata dall’intero contesto aziendale. L’efficienza globale, invece,
riguarda l’intera azienda e presenta un carattere sistemico; è
importante avere chiaro che quest’ultima non consegue per semplice
sommatoria di efficienze puntuali: la divisione del lavoro impone che,
con l’ausilio del coordinamento, si raggiunga una migliore
utilizzazione com
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