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Teorie dell'organizzazione aziendale

L’organizzazione viene definita come la predisposizione di un istituto per conseguire un determinato obiettivo definendo chi fa cosa e le competenze di ciascuno.

Viste dell'organizzazione

  • Parte dell’azienda: È una componente fondamentale dell’azienda che permette la corretta distribuzione dei compiti, delle responsabilità e delle risorse tra i vari organi attraverso meccanismi che ne regolano l’assegnazione.
  • Attività o funzione: Si divide in 4 ambiti fondamentali, che sono:
    • Funzione di organizzazione
    • Funzione personale
    • Funzione sistemi informativi
    • Funzione relazioni sindacali
  • Teoria o visione: Teorie e concetti che influenzano le tecniche e i metodi applicativi utili all’attività dei soggetti che contribuiscono a dare forma agli assetti organizzativi delle aziende.

Visioni storiche dell'organizzazione

Nella storia si sono susseguite due grandi visioni per quanto riguarda l’organizzazione:

Visione meccanica

Il padre di questa visione è Frederick Taylor, il quale fu il principale promotore della "organizzazione scientifica del lavoro". Il taylorismo continuò anche dopo la morte del suo fondatore e, grazie all’applicazione delle sue teorie da parte di Henry Ford, si affermò diventando fordismo. Il principio fondamentale della "organizzazione scientifica del lavoro" consiste nella ricerca di massimizzazione dell’efficienza produttiva attraverso la leva della divisione del lavoro. Taylor monitorava gli operai più produttivi e capaci e successivamente operava un’azione di codifica e standardizzazione rivolta a diffondere e generalizzare metodi e procedure rivelatesi più efficienti. Si ha così una divisione tra chi progetta l’organizzazione del lavoro e chi si deve conformare alle istruzioni ricevute. Queste teorie sono pensate tuttavia per quelle imprese che godono di un vantaggio competitivo rispetto alle concorrenti e se queste avranno la lungimiranza di destinare una parte delle proprie risorse all’aumento dei salari dei lavoratori si creerà un circolo virtuoso che porterà i lavoratori a conformarsi sempre di più alle indicazioni date e l’impresa verrà invece sempre più legittimata agli occhi di tutti.

Il circolo virtuoso è infatti il seguente: Adozione metodi di organizzazione scientifica → Migliori risultati aziendali → Possibilità di offrire migliori salari → Adozione metodi di organizzazione scientifica → …

Riassumendo, Taylor ritiene che la massima efficienza si ottenga attraverso la massima spinta alla divisione del lavoro e all’analisi degli operai "migliori" in modo da estendere le procedure a tutti i lavoratori.

Un ruolo molto importante lo ebbe anche Max Weber, il quale partecipò al secondo filone che confluirà nel paradigma classico. Il suo merito fu quello di essere il padre della burocrazia. L’analisi fatta da Weber è contestuale nel tempo a quella di Taylor solo che il primo operò in un contesto europeo mentre il secondo era statunitense. Weber si occupò principalmente nell’elaborazione di “tipi ideali” derivati dall’osservazione dei fenomeni storici attraverso un processo di astrazione e infine usarli per comprendere la realtà, attraverso la comparazione. Uno dei tipi ideali a cui giunge è la burocrazia vista come “tipo ideale di organizzazione”, una forma razionale per l’esercizio di un’autorità legalmente legittimata e che consegue i suoi obiettivi attraverso sottosistemi denominati “uffici”.

Caratteri fondamentali della burocrazia

  • Spersonalizzazione: La competenza delle decisioni e delle azioni spetta agli uffici e alle posizioni e non alle persone fisiche. Con la burocrazia si pose così fine all’uso arbitrario di potere delle organizzazioni.
  • Orientamento strumentale ai fini: La lealtà di ogni assetto burocratico ad eseguire i suoi compiti.
  • Specializzazione: Suddivisione e attribuzione di compiti e responsabilità in base alla capacità professionale.
  • Gerarchia: L’esistenza di un ordine gerarchico tra uffici che equilibra così il criterio di specializzazione.
  • Formalizzazione: La condotta degli uffici si deve fondare su documenti formali in modo da poter garantire l’azione svolta dagli uffici.
  • Oggettività, neutralità, trasparenza: In modo da evitare in alcun modo l’arbitrarietà dei singoli.

Il modello meccanico tuttavia presenta diversi limiti: 1) Forte resistenza nell’adattarsi ad un ambiente mutevole, come è quello di oggi; 2) Effetti disumanizzanti e demotivanti sui dipendenti; 3) Effetti non previsti e non desiderati; 4) Comportamenti rituali e chiuse all’innovazione.

Visione organica

Una figura molto importante che diede vita a questo tipo di visione fu lo statunitense Elton Mayo, appartenente alla Scuola delle Relazioni Umane. Egli fu la figura più rappresentativa e fu colui che comprese l’Effetto Hawthorne ossia che la produttività dei lavoratori che partecipavano ad uno dei suoi esperimenti aumentò per il solo fatto di essere oggetto di attenzione. I principi fondamentali della Scuola erano:

  • Livelli elevati di produttività sono correlati (e causati da) livelli elevati di soddisfazione delle persone.
  • I comportamenti dei capi influenzano i comportamenti dei dipendenti e la loro soddisfazione.
  • La maggior parte dei conflitti si può risolvere efficacemente attraverso la comunicazione tra le parti.
  • Un lavoro più interessante, meno specializzato, ricco di responsabilità e autonomia produce maggior soddisfazione e maggior produttività.

In sostanza la visione organica non vede più l’uomo come una semplice macchina ma lo vede come un effettivo organismo vivente.

Aspetto contingente e teorie post classiche

L’affermazione della visione organica ha avuto anche il grande merito di diffondere la consapevolezza che non esiste un modo unico e migliore in assoluto per risolvere i problemi organizzativi delle aziende e che sono possibili approcci differenti, dei quali conviene valutare e confrontare i risultati senza apriorismi. Si è quindi fatta strada il tentativo di operare una sintesi che tenesse conto di entrambi gli aspetti meccanico e organico (aspetto contingente) producendo così il filone delle “teorie contingenti” le quali, a seconda del grado di cambiamento e complessità ambientale, fornivano modelli diversi.

Teorie post classiche

  • Teorie fenomenologiche e cognitiviste: Studiano come gli individui si pongono nei confronti di un’organizzazione, vista come una realtà umana e sociale e non come un costrutto oggettivo, definibile a priori e misurabile con metodi ereditati dalle scienze naturali. L’approccio cognitivista si basa sulla teoria della razionalità limitata di H. Simon (affermante che l’uomo ha una conoscenza incompleta e che le alternative sono considerate in successione senza saperne le conseguenze, le informazioni sono costose e richiedono tempo, il decisore smette di valutare le alternative quando informazioni troppo costose, tempi in scadenza o così via e infine il decisore sceglie l’alternativa più soddisfacente) mentre quello fenomenologico dice che la realtà può essere intesa dall’uomo solamente attraverso un processo di percezione, elaborazione ed un’attribuzione di significato.
  • Teoria delle transazioni: Con il termine transazione s’intende il trasferimento di beni o servizi. Si sceglie quindi come unità di base la transazione e l’impresa viene quindi considerata come un insieme di scambi atomistici regolati dal criterio competitivo dell’efficienza. La forma organizzativa da scegliere è quindi quella che permette di ridurre i costi di transazione.
  • Teorie evolutive: Chiamate anche Teorie dell’adattamento, identificano nei processi di evoluzione la capacità di sopravvivenza dell’azienda. L’adattamento può essere per via interna o per via ambientale. Si ha anche una distinzione tra teorie della selezione (organizzazione come incapace di modificarsi) e dell’adattamento (l’organizzazione possiede la capacità di cambiare al proprio interno attraverso l’innovazione e l’azione manageriale). Per quanto riguarda l’ambiente, il cambiamento di questo porta con sé nuove opportunità e attraverso una strategia di sviluppo la struttura organizzativa si modifica e si adegua. Quest’ultima branchia segue due principali teorie: quella di Chandler chiamata evoluzione strategico-organizzativa (individua 4 tappe fondamentali: 1) Espansione del volume di produzione; 2) Allargamento dell’area geografica di azione; 3) Sviluppo integrato verticalmente con strutture funzionali line e staff; 4) Sviluppo diversificato e continua espansione territoriali con strutture multi-divisionali) e quella di Scott secondo cui l’evoluzione dell’impresa prevede 3 stadi: 1) Sviluppo concentrato su un solo prodotto in un’area limitata; 2) Sviluppo integrato verticalmente; 3) Sviluppo diversificato su diversi prodotti e mercati.
  • Teorie istituzionaliste: L’organizzazione non è più intesa come il prodotto di un’attività razionale di progettazione ma come risultato dell’adattamento all’ambiente istituzionale. Il funzionamento delle organizzazioni si basa infatti su regole e dispositivi istituzionali sedimentati nel tempo. Le istituzioni sono definite come un comportamento ripetitivo socialmente accettato e sostenuto da sistemi normativi e meccanismi cognitivi che danno significato allo scambio sociale e quindi riproducono l’ordine sociale.

Organigrammi

Gli organigrammi hanno l’obiettivo di rappresentare graficamente e sinteticamente tutte le componenti (unità organizzative) esplicitamente e formalmente definite che rientrano nei confini dell’organizzazione. Esistono due tipi di organigrammi che possono essere utilizzati per questo scopo.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ma_fack di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università "Carlo Cattaneo" (LIUC) o del prof Minelli Eliana.
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