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nervose dei processi psicologici. Essa possiede valore descrittivo/diagnostico in ambito clinico,

ma ha anche un rilevante signi cato euristico nel campo delle scienze e neuroscienze cognitive.

La neuropsicologia è una scienza eminentemente interdisciplinare. Ad essa concorrono la

neurologia, la neuroanatomia, la neuro siologia, la psicologia, e l’intelligenza arti ciale. La

moderna neuropsicologia è una scienza relativamente «giovane». La sua «data di nascita» si può

collocare nel periodo che va dal 1860 al 1900, il periodo delle grandi scoperte neurologiche e

neuro siologiche. In questi anni vengono poste le basi empiriche e concettuali della

neuropsicologia. Gli studi di Broca dimostrano che esiste una correlazione fra disturbi motori del

linguaggio e lesioni della corteccia frontale sinistra. Wernicke localizza invece l’afasia sensoriale

nella parte posteriore della circonvoluzione temporale di sinistra e fornisce un quadro sistematico

delle afasie.

L’elaborazione dei concetti di Wernicke porta Lichtheim a proporre lo schema anatomo-funzionale

dei centri del linguaggio che costituirà la base della classi cazione delle afasie no ai giorni nostri.

2) Nel 1870 Fritsch e Hitzig dimostrano che la stimolazione elettrica di una zona del lobo frontale

produce nel cane movimenti isolati degli arti controlaterali (= della parte opposta del corpo). Tale

zona, area motoria, viene in breve tempo identi cata in altri mammiferi, incluso l’uomo. Ferrier

dimostra nella scimmia l’esistenza delle aree premotorie e suggerisce funzioni visive per il lobo

parietale. Munk stabilisce che le funzioni visive sono primariamente localizzate nel lobo occipitale;

Wernicke dimostra che quelle somatosensoriali e somatopercettive sono poste nella corteccia

parietale. Bianchi descrive la sindrome dell’emi-negligenza spaziale (neglect) nella scimmia e

suggerisce che il lobo frontale sia implicato nei processi di memoria e di apprendimento. Il secolo

XIX si chiude con la descrizione di Liepmann dei vari tipi di aprassia e dei possibili circuiti

neuronali alla base dei movimenti volontari. 3) Gli anni che vanno dall’inizio del Novecento alla ne

della seconda guerra mondiale si ricordano i tentativi comportamentistici di ridimensionare di

molto il ruolo dei fenomeni mentali e di ricondurre il tutto a mere «associazioni» fra le vie nervose

responsabili, ad esempio, della memoria e dell’apprendimento. In tempi più recenti: 4) Tale clima

intellettuale, fortemente anti-mentalistico, cambia progressivamente e radicalmente nel secondo

dopoguerra. Hebb e Broadbent riabilitano e danno dignità scienti ca a termini come «attenzione»

e «set» (predisposizione a rispondere in un certo modo). Gli esperimenti di Moruzzi e Magoun

dimostrano che esiste un substrato neuronale preciso per l’attenzione, almeno nel suo connotato

intensivo. Le teorizzazioni e i risultati sperimentali di Sperry riportano in primo piano il concetto di

coscienza, tanto caro ai loso e scienziati ma assai critico da de nirsi («Se non mi chiedono cosa

sia lo so, ma se me lo chiedono non lo so»). 5) Nell’ambito di un decennio, che consiste all’incirca

negli anni ‘70, la psicologia si trasforma da comportamentista a cognitivista. Lo sviluppo di

macchine che mostrano un comportamento intelligente modi ca il modo di a rontare lo studio del

funzionamento del cervello e della mente. Dall’apporto di queste nuove tendenze ideologiche e da

quello di nuove conoscenze scienti che (ad esempio, i progressi della neurochirurgia e le nuove

metodiche di neuroimmagine quali la TAC e la Risonanza Magnetica) nasce la neuropsicologia

moderna. Il termine «neuropsicologia» assume pertanto una sua individualità speci ca e una sua

indipendenza che la separano sempre più dalla neurologia clinica.

SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA

ASIMMETRIE ANATOMICHE E FUNZIONALI NEL CERVELLO ANIMALE

Con il passare del tempo, si sono andate accumulando evidenze dell’esistenza di asimmetrie

anatomiche e/o funzionali nel cervello degli animali, dimostrando quindi la non esclusività della

specializzazione emisferica negli esseri umani. -Uccelli canori: Nottebohm in uno studio condotto

su canarini e fringuelli ha evidenziato una specializzazione emisferica sinistra per l’emissione del

canto. Infatti la sezione del nervo ipoglosso di sinistra porta in questi uccelli alla perdita completa

del canto, che invece viene mantenuta dopo sezione dell’ipoglosso destro. L’entità del danno e la

possibilità di recuperare le capacità canore perdute dipendono dallo stato della funzione al

momento della sezione del nervo ipoglosso. Se la sezione avviene quando la funzione si è già

stabilizzata, la capacità di recupero è nulla, mentre se essa avviene in un periodo anteriore alla

completa acquisizione della capacità canora l’emisfero di destra può vicariare quasi

completamente il sinistro. Questa capacità di compenso da parte dell’emisfero di destra ricorda il

recupero da parte dello stesso emisfero di certe abilità linguistiche dopo una lesione emisferica

sinistra.

-Pulcini. Rogers e collaboratori hanno dimostrato come iniezioni lateralizzate di diversi tipi di

sostanze farmacologiche producano e etti di erenziali nella discriminazione di forme e nei

comportamenti di accoppiamento e di attacco. Più precisamente, essi hanno dimostrato come

una iniezione emisferica sinistra, a di erenza di una iniezione emisferica destra, danneggi

l’apprendimento visivo e forme più generali di apprendimento, compreso l’imprinting. Inoltre,

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comportamenti di attacco e di accoppiamento sembrano essere incrementati dopo iniezione

emisferica sinistra. -Roditori: Nel ratto l’emisfero destro svolge un ruolo predominante nei

comportamenti emotivi e aggressivi. Per esempio, è stato dimostrato che i ratti con lesioni

emisferiche lateralizzate mostrano un comportamento di uccisione del topo meno e ciente dopo

lesioni destre che sinistre. Si è inoltre trovato, sempre nel ratto, che la corteccia dell’emisfero di

destra è più spessa di quella dell’emisfero di sinistra, e particolarmente nelle regioni posteriori.

Questa asimmetria è presente nei maschi e nelle femmine a cui sono state asportate le ovaie alla

nascita ed è assente nelle femmine normali; ciò farebbe supporre un ruolo speci co degli ormoni

maschili nel produrre la crescita di erenziata della corteccia. Nei topi invece è stata dimostrata

una superiorità dell’emisfero di sinistra per il riconoscimento degli ultra-suoni emessi dai piccoli

per richiamare l’attenzione della madre. -Scimmie: Nelle scimmie non antropoidi (macachi

giapponesi) è stata rilevata una specializzazione emisferica sinistra per la discriminazione di suoni

specie-speci ci che richiama alla mente l’analoga specializzazione dell’emisfero sinistro per il

linguaggio nell’uomo. Ciò è stato rilevato mediante la tecnica di stimolazione acustica limitata a

un solo orecchio: il compito consisteva nel discriminare suoni che erano o richiami tipici della

specie o richiami usati da altre specie. La ricerca ha evidenziato un vantaggio dell’orecchio destro

(emisfero sinistro) per i suoni tipici della specie studiata ed una assenza di asimmetria emisferica

per i suoni di specie diverse. Le scimmie antropoidi sono state comunque le più studiate dal

momento che, essendo logeneticamente più vicine all’uomo, è in esse che si potrebbe trovare la

traccia dell’origine del linguaggio umano. Le May ha trovato che 16 delle 17 scimmie studiate

presentavano asimmetrie anatomiche in corrispondenza della scissura silviana (= il solco che

separa il lobo temporale dai lobi frontale e parietale) analoghe a quelle trovate nell’uomo. Yeni-

Komshian e Benson hanno trovato che la scissura silviana era più lunga a sinistra che a destra

nell’84% degli esseri umani e nell’80% degli scimpanzé, ma solo nel 44% delle scimmie rhesus.

Dal momento che gli scimpanzé e le scimmie rhesus hanno un repertorio vocale di ugual

complessità, Nottebohm conclude che le asimmetrie anatomiche trovate non possono essere

considerate la base anatomo- siologica delle competenze linguistiche di questi animali. Ciò

ovviamente si contrappone alla forte tentazione di concludere che queste asimmetrie strutturali,

riguardanti regioni corticali che nell’uomo sono coinvolte nel linguaggio, sottendano (nelle

scimmie antropoidi) una forma rudimentale di specializzazione emisferica per il linguaggio. Va

infatti ricordato che gli scimpanzé e i gorilla possono apprendere forme di comunicazione più o

meno di tipo linguistico come, ad esempio, il linguaggio dei segni o altre forme simili a quelle

umane. Tuttavia va ribadito che no ad ora non è stato possibile evidenziare nelle scimmie

antropoidi alcun tipo di asimmetria funzionale da correlare con le asimmetrie anatomiche, e ciò fa

ri ettere anche sul signi cato delle di erenze anatomiche riscontrate tra i due emisferi cerebrali

dell’uomo.

ASIMMETRIE ANATOMICHE E FUNZIONALI NEL CERVELLO UMANO

LIVELLO ANATOMICO: I due emisferi del cervello umano sono, contrariamente a quanto

sostenuto dalla dottrina classica, asimmetrici da un punto di vista strutturale e non solo

funzionale. I primi studi sulle asimmetrie strutturali si sono occupati di di erenze nel peso e

volume dei due emisferi, nella proporzione della sostanza bianca e grigia, e nello spessore della

corteccia. Tali studi, anche a causa di limiti metodologici di rilievo, non hanno però fornito prove

attendibili e consistenti di tali di erenze anatomiche; solo nella metà del XX secolo tali asimmetrie

sono state ampiamente documentate. Si devono a Geschwind e Levitsky le prime ricerche

sistematiche in tale ambito. Le aree corticali responsabili delle funzioni linguistiche sono state le

prime ad attirare l’attenzione degli studiosi e la prima dimostrazione di un’asimmetria anatomica

riguarda il piano temporale, cioè quella regione posta fra la corteccia acustica (anteriormente) e il

termine della scissura di Silvio (posteriormente). I due studiosi per primi hanno dimostrato che il

piano temporale è più esteso nell’emisfero sinistro che in quello destro. Tale a ermazione è poi

stata corroborata da vari studi citoarchitettonici (= relativi all’architettura dei corpi cellulari

neuronali della corteccia cerebrale). Inoltre, altri studi hanno anche evidenziato come la parte

inferiore della terza circonvoluzione frontale di sinistra, corrispondente alla cosiddetta area di

Broca (area 44 nella mappatura citoarchitettonica di Brodmann), sia più estesa della

corrispondente area dell’emisfero destro. Esistono poi anche altre asimmetrie anatomiche più

grossolane che non riguardano le aree del linguaggio. L’emisfero di destra sembra essere più

pesante ed avere una corteccia più spessa. Galaburda et al. hanno discusso asimmetrie

anatomiche nel senso di un maggior volume del polo occipitale di sinistra e del polo frontale di

destra. Ciò fa sì che normalmente il cervello umano presenti globalmente una torsione in senso

antiorario. Asimmetrie si possono trovare anche a livelli sottocorticali e, fra di esse, una che

riveste particolare interesse perché è presumibilmente legata alla preferenza manuale, riguarda

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l’incrociamento del tratto piramidale. Questo tratto contiene le bre che dalla corteccia motoria

raggiungono i neuroni motori spinali incrociandosi a livello del midollo allungato.

Di solito il fascio di bre motorie provenienti dall’emisfero sinistro ha un volume maggiore e si

incrocia ad un livello più alto rispetto a quello proveniente dall’emisfero destro. Queste asimmetrie

anatomiche sembrano avere una lunga storia sia a livello logenetico che ontogenetico. Le

di erenze anatomiche tra la scissura silviana dell’emisfero sinistro e destro sono state osservate

anche nel cranio di resti fossili umani del tipo Neanderthal e uomo di Pekino, così come

asimmetrie nel piano temporale di sinistra e destra sono già evidenti nel feto a partire dalla

ventinovesima o trentunesima settimana di gestazione.

LIVELLO FUNZIONALE: Mentre l’emisfero sinistro è tipicamente deputato alle funzioni

linguistiche, il destro gioca un ruolo prevalente in altre funzioni cognitive superiori che non

coinvolgono il linguaggio (es. funzioni visuo-spaziali). Non è tuttavia corretto sostenere la

dominanza di un emisfero sull’altro: a tale nozione classica si è pertanto sostituita quella più

corretta di specializzazione emisferica, secondo cui entrambi gli emisferi ‘prevalgono’ sull’altro a

seconda della funzione cognitiva considerata. Per quanto riguarda invece le attività di base di

senso e di moto, i due emisferi cerebrali sono considerati attualmente equivalenti.

1.MODELLO DELLA RAPPRESENTAZIONE E/O ELABORAZIONE VERBALE E SPAZIALE

Il modello verbale e spaziale fu il primo ad essere proposto. Secondo questo modello, l’emisfero

di sinistra è un elaboratore verbale, mentre l’emisfero destro è un elaboratore percettivo-spaziale.

Ulteriori precisazioni del modello verbale/spaziale: a) Il lato della specializzazione emisferica

dipende dal modo in cui l’informazione è rappresentata internamente; in altre parole, è il formato

(o codice) della rappresentazione interna, e non lo stimolo in quanto tale, a determinare la

prevalenza dell’uno o dell’altro emisfero. b) Un’altra versione del modello sostiene che il lato della

specializzazione emisferica dipenda dal modo in cui viene elaborata l’informazione. Il tipo di

stimolo non ha importanza: tutti i compiti che richiedono una mediazione linguistica portano a una

superiorità dell’emisfero sinistro, indipendentemente dalle caratteristiche degli stimoli presentati.

Se invece l’elaborazione è di tipo spaziale, anche stimoli linguistici producono una superiorità

dell’emisfero destro.

2.MODELLO DELL'ORGANIZZAZIONE FOCALE E DIFFUSA

Semmes fu la prima a rendersi conto dei limiti del modello verbale-spaziale, e ne propose uno che

richiamava la diversa organizzazione nervosa dei due emisferi. Semmes attribuisce infatti le

di erenze interemisferiche al livello ‘macrostrutturale’ (= ovvero non di singole cellule, ma di

macro strutture neurologiche), ed avanza l’ipotesi che l’emisfero sinistro abbia una organizzazione

basata su centri speci ci ben circoscritti, e che quindi la rappresentazione delle funzioni sensoriali

e motorie sia di tipo focale. Al contrario, l’emisfero destro non sarebbe organizzato sulla base di

centri speci ci circoscritti e perciò la rappresentazione delle funzioni sensoriali e motorie sarebbe

di usa. I due emisferi cerebrali non di erirebbero tanto nelle funzioni cognitive che svolgono

quanto nel modo in cui in essi sono rappresentate le funzioni sensoriali e motorie elementari. La

specializzazione emisferica per le funzioni cognitive sarebbe una conseguenza della diversa

organizzazione delle funzioni elementari. E’ bene sottolineare che il modello si Semmes non è

stato confermato dalle necessarie ricerche di tipo neuroanatomico e pertanto il modello non è fra

quelli che riscuote attualmente ampio credito. .

3.MODELLO DI ELABORAZIONE ANALITICO-GLOBALE

Tale modello origina dalle ricerche sul riconoscimento ed il confronto di forme visive. Si ha un

processo analitico tutte le volte che gli elementi costitutivi degli stimoli (segmenti nel caso di

lettere, caratteristiche sionomiche nel caso dei volti) vengono elaborati indipendentemente l’uno

dall’altro. Si ha invece un processo globale quando le forme sono processate sulla base delle

caratteristiche strutturali globali (per esempio simmetria, collinearità, chiusura) o delle relazioni tra

le componenti. Ciò che rende un processo ‘globale’ è che gli elementi costitutivi di uno stimolo

non vengano elaborati indipendentemente gli uni dagli altri. Il modello analitico-globale sostiene

che l’emisfero sinistro è specializzato per una elaborazione di tipo analitico e l’emisfero destro è

invece specializzato per una elaborazione di tipo globale.

4.MODELLO DI SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA PER FREQUENZE SPAZIALI ALTE O BASSE

Questo modello si di erenzia dai precedenti poiché cerca di ricondurre la specializzazione

funzionale dei due emisferi non a un modo di elaborare l’informazione ma piuttosto alle

caratteristiche siche dello stimolo. Si usa de nire le frequenza spaziali in termini di cicli per grado

di angolo visivo. Così si parla di frequenze spaziali ‘alte’ quando è alto il numero di cicli per grado

e di frequenze spaziali ‘basse’ quando è basso il numero di cicli per grado (ad esempio, una

frequenza spaziale di 10 cicli per grado è più alta di una frequenza spaziale di 3 cicli per grado).

Secondo Sergent l’emisfero sinistro sarebbe specializzato per le frequenze spaziali alte e il destro

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per quelle basse. Non si parla quindi di reciproca esclusività fra gli emisferi: il modello sostiene

invece che pur essendo entrambi gli emisferi sensibili a entrambi i livelli di frequenza, l’emisfero

sinistro utilizzerebbe meglio del destro l’informazione portata dalle frequenze spaziali alte e

l’emisfero destro utilizzerebbe meglio l’informazione portata dalle frequenze spaziali basse. Limite:

Accettabile a livello teorico, ma la sua veri ca (o falsi cazione) empirica non è facilmente

distinguibile da quella del modello precedente (analitico-globale).

5.SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA E PREFERENZA MANUALE

Mentre classicamente la teoria della specializzazione emisferica sosteneva che l’organizzazione

delle funzioni corticali è sempre invertita nei mancini, le ricerche più recenti hanno evidenziato

come la maggioranza dei mancini presenti una localizzazione del linguaggio nell&rsquo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti17__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Cavallo Marco.
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