Museologia
(Ri) pensare il museo, tra salvaguardia dell’iden tà storica e nuovo ruolo sociale
Iniziamo a porci il problema cos'è la museologia, perché parliamo di musei e perché pensare al museo tra salvaguardia livello storica e mondo sociale.
1.Argomen chiave:
• De nizione dell’ambito disciplinare
- Che cos'è la Museologia e la Museografia
- Quali sono le differenze
- Come interagiscono tra di loro
• Le ragioni del museo
• All’origine del museo: il proge o collezionis co
- Da dove nasce il museo.
- Che cos'è un progetto collezionistico.
• La nuova de nizione dell’ICOM
Il Comitato Nazionale italiano di ICOM viene is tuito il 17 maggio 1947, a solo sei mesi dalla cos tuzione dell’Interna onal Council of Mu-
seums, avvenuta nel corso della I Conferenza generale dell’UNESCO tenutasi a Parigi nel novembre 1946.Il Ministro Guido Gonella, sollecitato
dal Presidente di ICOM Chauncey J. Hamlin, a da al Dire ore Generale per le An chità e Belle Ar del Ministero della Pubblica Istruzione, Ra-
nuccio Bianchi Bandinelli, il compito di presiederlo e di individuarne i 15 componen , rappresenta vi delle diverse pologie di musei (musei
d’arte, storia e archeologia, naturalis ci e scien ci) e di tu e le aree geogra che del Paese.L’ICOM diventa subito per i professionis dei
Musei italiani un importante strumento per riprendere il dialogo internazionale sulla museologia e la museogra a avviato negli anni Ven
dall’OIM (O ce Interna onal des Musées) e interro o con l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni, nel 1935.
Da una definizione di museo che è valida a livello internazionale, tradotta in moltissime lingue con tutte le difficoltà che questo comporta, da un pun-
to di vista della traslazione di concetti da un idioma all'altro e in contesti che sono anche normativi, oltre che territoriali diversi. La nuova definizione di
museo data dall’ ICOM è arrivato dopo un lungo dibattito di elaborazione.
• Caso studio:
- La Quadreria del Pio Monte della Misericordia
Il Pio Monte della Misericordia è un edificio monumentale di Napoli situato in piazza Riario Sforza, lungo il maggiore. Nato come istituzione benefica laica, tra le più
antiche e attive della città, ospita al suo interno una chiesa seicentesca dov'è conservata la tela delle Sette opere di Misericordia del Caravaggio, tra le più importanti
pitture del Seicento italiano, e altri prestigiosi dipinti dello stesso secolo appartenenti alla napoletana. L’intero edificio è stato musealizzato nel 2005; alcune sale istitu-
zionali dell'ente al primo piano espongono documenti d'archivio storici fondamentali nella vita dell'istituto e inoltre ospitano la Quadreria del Pio Monte della Miseri-
cordia, una delle più importanti raccolte private d'Italia aperte al pubblico. Chiamato Quadreria come retaggio della storia di questa collezione. Non nasce
come un proge o collezionis co, quindi è un caso anomalo, che non nasce da quando un proge o collezionis co. Ha un archivio storico, con-
serva quasi un'a enzione a par re dalla nascita di Is tuzione sociale e quindi e e vamente si può fare.
- Museo Ercolanese -Portici
L’Herculanense Museum è una rivisitazione, in chiave mul mediale, dell’an co museo ercolanese che ospitava le prime raccolte di an chità
provenien dagli scavi di Ercolano, Pompei e Stabia. Il museo, inaugurato nel 1758 da Carlo di Borbone, era unico in tu a Europa non solo per
la quan tà e la qualità dei reper riuni , ma per i laboratori sperimentali e l’insieme delle a vità di studio e restauro che vi si svolgevano: dagli
ingegnosi metodi per srotolare i papiri carbonizza alla stamperia reale. L’originaria esposizione si ampliò progressivamente insieme agli ogge
che man mano emergevano dagli scavi. Il Museo divenne ben presto meta obbligata di studiosi, intelle uali e aman dell'arte; nel suo Viaggio
in Italia, del 1787, Goethe lo de nì l’alfa e l’omega di tu e le raccolte di an chità. Con la fuga di Ferdinando IV a Palermo (1799) la collezione si
disgregò. La maggior parte della raccolta fu trasferita nell'odierno Museo Archeologico Nazionale. Nel 2006 con le moderne tecnologie si ripro-
pose l’originario Herculanense Museum nel piano nobile della Reggia. Proiezioni mul mediali e lma illustrano la storia degli scavi e delle loro
tecniche, i procedimen per il distacco degli a reschi, le annotazioni e le impressioni dei visitatori dell’epoca. E’ stato un esperimento, rela -
vamente precoce, di applicazione di nuove tecnologie a un'esposizione di reper originali per oggi sono custodi al Museo Nazionale di Napoli.
Molto interessante all'epoca, ma divenuto venuta obsoleto, ma questo è uno dei problemi con cui ci si deve confrontare. Ogni volta che si pen-
sa di applicare a un'is tuzione museale sistemi tecnologici bisogna interagire con tempi rapidissimi di cambiamento, oltre alla riuscita dello
scopo. L'invito è usarle ma solo se realmente funzionali a sopportare un discorso, cioè evitare di farlo in maniera pretestuosa, sono quelli più
piaciu . Un uso contrario è impa ante all'inizio ma poi diviene ine cace. Ciò viene grazie l’uso di nuove tecnologie, e poco adoperate, che nel
giro di pochi anni si di ondono mol ssimo, quindi, non sa più di novità e l’accostamento ad contenuto povero.
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2.De nizione dell’ambito disciplinare
2.1 Museo, comunità, territorio - L’Italia come “museo naturale” (A. Chastel) o “museo dei musei”
L’Italia è disseminata di luoghi densi e originali, in cui la storia ha lasciato le sue tracce. Ciò che collega ques luoghi privilegia , integrandoli con
ciò che è invece anonimo, colle vo, è la ci à: composizione urbana che funge da contenitore monumentale di un contenuto ar s co inesauri-
bile, in una perfe a integrazione del tu o con le par , ove il museo regna ovunque. Incastro esemplare in cui la COLLEZIONE si inscrive nell'E-
DIFICIO, a sua volta inscri o nella CITTA'.
A. Chastel è stato un grande storico dell’arte francese parlava dell'Italia come museo naturale o museo dei musei. Il caso italiano è esemplare
da questo punto di vista: rapporto tra museo, comunità e territorio. Non è mai un vero contenitore di una collezione chiusa in sé stessa ma un
gioco di scatole cinesi o una sorta di matrioska. In Italia quasi sempre quello che troviamo in un museo è una collocazione storica, che a sua
volta è ospitata in un edi cio con una storia coincidente o meno a quella di produzione o può avere anche una storia che ad un certo punto è
stata completamente separata dalla produzione. L’edi cio cambia funzione e viene adibito a museo e viene sistemata in una collezione, al suo
interno, che potrebbe avere un rapporto con il contenitore. Oltre il rapporto che c’è tra edi cio e collezione, contenitore e contenuto, c’è un
rapporto tra contenitore e contesto urbanis co, contesto storico. Esiste un sistema di relazioni a cui non si può tener conto, sennò si andrebbe
a perde gran parte della speci cità italiana e dell’Europa occidentale e orientale. La di erenza sta nelle modeste dimensioni del nostro paese
con un'al ssima concentrazione di musei, quindi è più facile rilevarli.
2.2 Museologia e la Museogra a
Musealizzazione: Equival. fr.: muséalisa on; ing.: museali- sa on; sp.: musealisación; ted.: Musealisierung; port.: musealisação.
Nell’accezione comune del termine, musealizzazione signi ca collocare qualcosa all’interno di un museo o, più generalmente, trasformare un
ambiente di vita, che può essere un centro di a vità umane o un sito naturale, in una sorta di museo. Il termine patrimonializzazione descrive
indubbiamente meglio tale principio, che si fonda essenzialmente sull’idea di conservazione di un ogge o o di un luogo, ma che non concerne
l’intero processo museale. Il neologismo “musei cazione” traduce l’idea peggiora va della “pietri cazione” (o mummi cazione) di un luogo
vivo, che può risultare da un tale processo, e che si ritrova in numerose cri che alla “musealizzazione del mondo”. Da un punto di vista più
stre amente museologico, la musealizzazione è l’operazione che tende a estrarre, sicamente e conce ualmente, una cosa dal suo ambiente
naturale o culturale per darle uno status museale, trasformandola in un musealium o ogge o museale, facendola cioè entrare nel campo mu-
seale. Il processo di musealizzazione non consiste nel prendere un ogge o e me erlo all’interno dei con ni sici del museo: come spiega Zby-
n k Stránský, un ogge o museale non è solo un ogge o in un museo. A raverso il cambiamento di con- testo e il processo di selezione, di te-
saurizzazione e di presentazione, si opera un cambiamento dello status dell’ogge o. Un ogge o di culto, un ogge o funzionale o di piacere,
animale o vegetale o anche qualcosa di insu cientemente determinato per essere conce ualizzato come ogge o, una volta all’interno del
museo, diventa tes monianza materiale e immateriale dell’umanità e del suo ambiente, fonte di studio e di esposizione, acquisendo così una
realtà culturale speci ca. Il riconoscimento di tale cambiamento di natura ha condo o Stránský, nel 1970, a proporre il termine musealia per
iden care gli ogge che hanno subito il processo di musealizzazione e possono così pretendere di acquisire lo status di ogge o museale (vedi
alla voce Ogge o). La musealizzazione comincia con una fase di separazione (Malraux, 1951) o di sospensione (Déo e, 1986): degli ogge o
delle cose (cose “vere”) sono separa dal loro contesto di origine per essere stu- dia come documen rappresenta vi della realtà che cos tui-
vano. Un ogge o museale non è più un ogge o des nato a essere u lizzato o scambiato, è des nato a fornire una tes monianza auten ca
della realtà. Questo sradicamento (Desvallées, 1998) dalla realtà è già una prima forma di sos tuzione. Una cosa separata dal contesto dal qua-
le è stata prelevata non è più che un sos tuto di quella realtà della quale è presunta essere tes mone. Questo trasferimento, a raverso la se-
parazione che opera con il contesto d’origine, produce inevitabilmente una perdita di informazioni, che si veri ca forse nel modo più esplicito
nel caso degli scavi clandes ni, dove si determina la perdita completa del contesto di rinvenimento degli ogge . Per questa ragione la musea-
lizzazione, in quanto processo scien co, com- prende necessariamente l’insieme delle a vità del museo: un lavoro di protezione (selezione,
acquisizione, ges one, conservazione), di ricerca (inclusa la catalogazione) e di comunicazione (a raverso mostre, pubblicazioni ecc.) o, da un
altro punto di vista, le a vità legate alla selezione, alla tesaurizzazione e alla presentazione di quanto è divenuto un ogge o museale [musea-
lia, nella versione originale, ndt.]. Il lavoro di musealizzazione non o re, al più, che un’immagine che è un sos tuto della realtà, a par re dalla
quale cer ogge sono sta seleziona . Questo
sos tuto complesso, o modello della realtà costruito nel museo, cos tuisce la “musealità”, vale a dire uno speci co valore scaturito dalle cose
musealizzate. La musealizzazione produce musealità che documenta la realtà, ma che non cos tuisce in nessun caso la realtà.
La musealizzazione supera la pura logica della collezione per inserirsi in una tradizione che si basa essenzialmente su un approccio razionale,
legato all’invenzione delle scienze moderne. L’ogge o portatore di informazioni o l’ogge o-documento, una volta musealizzato, fa parte del
nucleo dell’a vità scien ca del museo così come si è sviluppata a par re dal Rinascimento: un’a vità che cerca di esplorare la realtà a raver-
so la percezione sensibile, l’esperienza e lo studio dei suoi frammen . Questa prospe va scien ca condiziona lo studio ogge vo e ripetuto
della cosa conce ualizzata in quanto ogge o, al di là dell’aura che ne o usca il signi cato. Non per contemplare ma per vedere: il museo scien-
co non presenta soltanto begli ogge , ma invita a comprenderne il senso. L’a o di musealizzare allontana il museo dalla prospe va del
tempio per iscriverlo in un processo che lo avvicina al laboratorio.
Deriva : museo virtuale, cyber-museo.
Correla : collezioni private, cyber- museo, esposizione, is tuzione, mostra, museale, musealizzare, musealità, musealia, musealizzazione, mu-
sei cazione, museologia, museogra a, museologo, museologico, nuova museologia, realtà.[De nizione ICOM]
Museo: (dal greco mouseion, tempio delle Muse). – Equivalente fr.: musée; sp.:museo; ted.: Museum; ing.: museum; port.: museu. Il termi-
ne ‘museo’ può designare sia l’is tuzione sia l’edi cio o il luogo generalmente deputato alla selezione, allo studio e all’esposizione delle tes -
monianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente. La forma e le funzioni del museo sono considerevolmente variate nel corso
dei secoli. Sono cambia i con- tenu , così come la missione, il modo di operare o la ges one.
1. La maggior parte dei paesi hanno stabilito de nizioni di museo a raverso norme di legge o per mezzo delle loro organizzazioni nazionali. La
de nizione professionale ancora oggi più di usa è quella data nel 2007 dall’ICOM, il Consiglio Internazionale dei Musei, nei suoi Statu “Il mu-
seo è un’is tuzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva,
compie ricerche, espone e comunica le tes monianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente, a ni di studio, educazione e
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dile o”. Questa de nizione sos tuisce quella usata dall’ICOM per oltre trenta anni: “un museo è un’is tuzione senza scopo di lucro, permanen-
te, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle tes monianze materiali dell’uomo e del suo am-
biente, le acquisisce, le conserva, le comunica e sopra u o le espone a ni di studio, educazione e dile o” (Statu ICOM, 1974).
Le di erenze tra le due de nizioni, a priori poco signi ca ve – è stato aggiunto il riferimento al patrimonio immateriale e sono sta introdo
alcuni cambiamen nella stru ura – a esta non di meno da un lato la preponderanza della logica anglo-americana all’interno dell’ICOM, e
dall’altro un ruolo meno importante assegnato alla ricerca nell’is tuzione museale. La de nizione iniziale del 1974, è stata ogge o, in inglese,
di una traduzione assai libera che meglio ri e eva la logica angloamericana sulle funzioni del museo – una delle quali è la trasmissione del
patrimonio. La di usione della lingua inglese come lingua di lavoro, sempre più sovente u lizzata anche nelle riunioni dell’I- COM, così come
nella maggior parte delle organizzazioni internazionali, pare abbia in uenzato la nuova versione corrente della de nizione di museo La par co-
lare stru ura della de nizione francese del 1974 valorizzava infa la funzione della ricerca, presentata in qualche modo come principio motore
dell’is tuzione. Nel 2007 il principio della ricerca (modi cato in francese con la parola étudier tudiare) è stato relegato nell’elenco delle funzioni
generali del museo.
2. Per mol museologi, e in par colare per quelli che a ermano di abbracciare il conce o di museologia insegnato negli anni 1960-1990 dalla
scuola ceca (Brno e l’Interna onal Summer School of Museology), il museo non è che un mezzo, tra gli altri, che tes monia un “rapporto speci-
co tra l’uomo e la realtà”, rapporto determinato dalla “collezione e conservazione, cosciente e sistema ca e (...) e l’u lizzo scien co culturale
ed educa vo di ogge inanima , materiali, mobili, principalmente tridimensionali, che documentano lo sviluppo della natura e della società
(Gregorová, 1980). Prima che il museo fosse de nito tale, cioè nel Dicio esimo secolo, secondo un conce o preso a pres to dall’an chità greca
e riapparso durante il Rinascimento occidentale.in tu e le civiltà esisteva un certo numero di luoghi, di is tuzioni e di edi ci che si avvicinavano
più o meno dire amente a quanto noi associamo al termine museo. In questo senso la de nizione dell’ICOM è fortemente cara erizzata dal
suo tempo e dal suo contesto occidentale, ed è anche troppo prescri va, dato che il suo scopo è essenzialmente corpora vo. Una de nizione
“scien ca” di museo deve, in questo senso, liberarsi da cer principi de ni dall’ICOM, come per esempio quello riferito all’aspe o non lucra-
vo del museo: un museo a scopo di lucro (come il Musée Grévin a Parigi) è pur sempre un museo, anche se non riconosciuto da ICOM. Si può
così de nire il museo in maniera più ampia e ogge va come “un’is tuzione museale permanente, che conserva collezioni di ‘documen mate-
riali’ [in fr. ‘documents corporels’] e prod