Lezione 29/10/2020
Nella lezione precedente abbiamo visto una metodica, ibridazione DNA-DNA, non semplicissima quindi
quella descrizione fatta in chiusura dove vede l’utilizzo dell’intero genoma del microrganismo è fatta in
alcuni laboratori che sono attrezzati per fare questo. L’ibridazione DNA-DNA può essere utilizzata anche per
analisi specifiche molto significative, l’esempio che vediamo è un kit che può essere utilizzato per
individuare un microrganismo che si chiama “Legionella pneumophila”, si tratta di un microrganismo che
causa una malattia detta Legionellosi simile alla polmonite (venne individuata per la prima volta in Florida a
seguito di un convegno di soldati mercenari e si ammalarono in un numero abbastanza elevato, si vede che
questa era una malattia infettiva causata da un microrganismo), una via di diffusione è ad esempio attraverso
gli impianti di condizionamento perché il suo ambiente ideale di riproduzione è nelle torri di raffreddamento,
nelle acqua che vengono utilizzate. L’identificazione del microorganismo è molto importante anche perché al
genere Legionella appartengono anche altri microrganismi che non sono patogeni. Questo è un test che
sfrutta l’ibridazione DNA-DNA ma non l’ibridazione dell’intero genoma, sono state identificate due
sequenze all’interno del genoma:
- una sequenza che è presente in tutti i microrganismi del genere Legionella
- una sequenza che invece all’interno del genere Legionella è condivisa solo da microrganismi della
specie pneumophila. Qui abbiamo un supporto in nitrocellulosa,
su questo in corrispondenza dei vari simboli
o lettere è legato o non è legato del DNA
(simbolo – significa che non è legato
nessun DNA). Quello che si fa è prendere il
DNA del microrganismo che noi vogliamo
caratterizzare e vedere se il DNA del
microrganismo va ad ibridare, a formare
una doppia elica con i frammenti di DNA
legati su questo supporto. La formazione
della doppia elica viene messa poi in
evidenza mediante una metodica di colorazione per cui la presenza del pallino azzurro indica l’avvenuto
legame. Il simbolo + indica che in corrispondenza di questo simbolo deve sempre avvenire un’ibridazione
(deve sempre comparire il colore), il simbolo – è l’opposto. Un segnale in corrispondenza della “L” ci dice
che abbiamo un microrganismo del genere Legionella, mentre la presenza di un segnale in corrispondenza
della “p”, in contemporanea al segnale della lettera “L”, significa che è un microrganismo Legionella
pneumophila. Vediamo quindi come l’ibridazione DNA-DNA può essere adattata ad un test estremamente
rapido e selettivo di laboratorio per l’identificazione specifica di un microrganismo.
Ribotyping: è una tecnica basata sull’analisi dell’RNA ribosomale, ma non prevede sequenziamento. Questo
tipo di saggio non viene fatto andando ad identificare le sequenze nucleotidiche, ma bensì viene fatto usando
enzimi di restrizione facendo un’elettroforesi e andando a vedere un’ibridazione DNA-DNA. È una metodica
in gran parte un po’ superata, ma consente di discriminare tra 4 specie diverse di Lactococcus e Lactobacillus
che sono molto simili. I segnali elettroforetici sono molto diversi tra loro.
ANALISI DEGLI ESTERI METILICI DI ACIDI GRASSI (FAME)
L’ultimo metodo molecolare che descriviamo non utilizza gli acidi nucleici ma utilizza gli acidi grassi, qui
sotto troviamo un elenco di acidi grassi di diverso tipo che si trovano nei batteri. Questa è una metodica che
comporta l’estrazione degli acidi grassi, la formazione degli Esteri metilici di questi; la composizione in
acidi grassi in una cellula batterica dipende dalla specie, quindi è in definitiva sotto un controllo genetico, per
questo c’è una forte variabilità. La modifica degli esteri metilici degli acidi grassi consente di fare un’analisi
gas-cromatografica, che consente di separare e di aver uno schema, un gascromatogramma. Ci sono grandi
data base della composizione in acidi grassi delle varie specie batteriche per cui quando noi abbiamo questo
gas-cromatogramma possiamo paragonarlo con la banca dati e avere un’informazione abbastanza accurata di
quale microrganismo noi stiamo osservando in quel momento. Questo sistema è estremamente informativo, è
una valida alternativa all’uso delle sequenze di DNA, viene utilizzata in determinate situazioni poiché è una
metodica relativamente costosa, da un punto di vista pratico nella maggior parte dei casi vengono utilizzati o
i metodi classici o i metodi molecolari che si basano sull’analisi delle sequenze degli acidi nucleici.
Che cosa è una specie batterica?
- Due microrganismi appartengono a specie diverse se le sequenze dei loro rDNA 16S hanno meno del
97% di similarità, quindi un principio di esclusione. Somiglianze maggiori al 97% non ci dicono un
granché, possono appartenere alla stessa specie ma potrebbero appartenere anche a specie diverse.
Siamo quindi sicuri solo su un’esclusione.
- Due microrganismi appartengono alla stessa specie se i loro DNA ibridizzano per almeno il 70%. A
livello genomico basta che condividano almeno il 70% di omologia di sequenza per appartenere alla
stessa specie. Ad esempio: la somiglianza del nostro genoma con quello di uno scimpanzé è intorno
al 99%, uno 0,1 % porta una differenza enorme a livello degli organismi eucarioti, qui invece
abbiamo un 30% di differenza genomica non perdono l’appartenenza ad una specie.
Questo grafico mette insieme questi due dati:
sull’asse delle x abbiamo l’ibridazione DNA-
DNA quindi la somiglianza (da 0 a 100),
sull’asse delle y abbiamo l’omologia di
sequenza a livello delle sequenze dei geni
dell’rRNA 16S (andiamo dall’88 al 100
poiché i valori inferiori non ci interessano).
Prendiamo in considerazione i dati degli
rRNA 16S vediamo che quando superiamo il
97% ci sono microrganismi che hanno una
somiglianza enorme ma complessivamente a
livello del loro genoma totale un’omologia di sequenza molto bassa. Se noi superiamo il fatidico il 70% a
livello del DNA tutti questi microrganismi hanno omologia superiore al 97%.
Questi sono 3 ceppi diversi di Escherichia coli, quello al centro è il ceppo più comune, la variazione di
sequenza all’interno di questo gruppo è dell’1,5% quindi c’è già una forte variabilità: quello in viola che è
non patogeno, ha un aumento di dimensioni del genoma del 11% in più; quello in giallo che è un ceppo
patogeno addirittura ha il 26% di differenza. Sono tutti Escherichia coli ma con careggiasti che differenti.
Tutto ciò ci fa capire che i genomi batterici sono molto plastici, molto mutabili sotto diversi aspetti, tanto è
vero che si è istituito un concetto di “pan genoma” una definizione di genoma che non è più legato al singolo
individuo ma è legato ad una popolazione, una condivisione tenendo presente anche tutta l’informazione
aggiuntiva che può derivare dai DNA plasmidici che può
essere trasmessa a livello orizzontale in modo efficace.
Le informazioni sui vari microrganismi le troviamo anche sul
manuale di Bergey di Batteriologia Sistematica, è un
microbiologo degli inizi del Novecento che si stancò dei
metodi di classificazione, più del fatto che non ci fosse una
raccolta, quindi scrisse un libro intorno al 1928 in cui elencò i microrganismi conosciuti
all’epoca con la loro classificazione; questo testo è stato aggiornato ogni 10 anni circa e
poi aggiornato da vari autori. La storia di questo manuale è un po’ la storia della
classificazione di questi microrganismi e anche delle nostre conoscenze; la prima edizione
conteneva circa 100 pagine, l’ultima invece (uscita dopo gli anni 2000) conteneva 5/6
volumi ognuno di circa 1000 pagine ognuno questo ci fa capire quanti nuovi
microrganismi siano stati descritti. Non esiste una “Bibbia” dei microrganismi ma testi
come questo dove c’è una gran parte di informazioni, esiste invece un sito ufficiale per la denominazione dei
microrganismi. Solo una minima parte dei nostri microrganismi è coltivabile, questo ha creato molti
problemi nell’analisi degli ambienti perché noi vedevamo solo quello che cresceva nei terreni da noi sfruttati.
L’utilizzo delle sequenze genomiche ha rivoluzionato perché a questo punto noi non abbiamo più bisogno di
coltivare il nostro microrganismo ma prendiamo un campione dal quale si estrae il DNA e andiamo ad
amplificare le sequenze del DNA genomico batterico, quindi noi abbiamo un’informazione che riguarda le
sequenza del DNA genomico dei microrganismi presenti in quel campione, in alcuni casi questa
informazione è abbastanza concorde con quello che si vede in laboratorio su terreni di coltura altre invece
compaiono specie che non abbiamo mai visto ma che identifichiamo in base all’informazione genetica. Oltre
ad una dedizione classica di microrganismi possibile solo su colture pure abbiamo anche microrganismi
identificati solo per loro informazione genetica che molte volte non hanno nome e cognome ma delle sigle.
BACTERIA
- Magnetospirillum magnetotacticum: questo batterio ha due flagelli, ha all’interno questi corpuscoli
opachi agli elettroni del microscopio (per questo appaiono di colore scuro) sono dei magnetosomi,
quindi depositi minerali. Altro esempio di biomineralizzaizone perché non li prende dall’ambiente
ma ha un suo processo metabolico all’interno. Un megnetosoma è un minerale che ha la capacità di
identificare il campo magnetico terrestre. Questi batteri vivono nelle acque tropicali, quindi nelle
zone adiacenti all’equatore, loro utilizzano questi magnetosomi in base alla loro collocazione: chi è a
nord dell’equatore li utilizza per andare verso il polo nord, mentre chi è a sud dell’equatore li utilizza
per andare verso il polo sud. Per questi batteri spostarsi verso un polo vuol dire anche andare in
profondità perché rispetto all’equatore il polo nord e il polo sud sono spostati verso il basso, sono
microrganismi microaerofili cioè vivono a basse concentrazioni di ossigeno che le trovano ad una
determinata profondità, per loro &egr