2-EQUAZIONI CHE GOVERNANO IL PROCESSO DI FLUIDO IN MOTO
2.1-DETERMINAZIONE DEI CAMPI EULERIANI
Si procede quindi nell'ambito di questa rappresentazione con osservatore euleriano.
Conoscere completamente il campo di moto di un fluido, ovvero descrivere
completamente un processo in cui un fluido è in movimento, equivale a dire che si
conoscono le grandezze cara eris che in ogni punto dello spazio e in ogni istante
temporale.
Matema camente, questo significa che sono note le funzioni che si sono denominate campi
euleriani. Il campo fondamentale è il ve ore velocità Naturalmente, ogni
̅ (, , , ).
campo ve oriale è composto da tre campi scalari, ovvero dalle sue tre componen . Il
campo di velocità è quindi cos tuito da:
Un campo scalare u(x, y, z, t), che rappresenta la componente della velocità lungo x
Un campo scalare v(x, y, z, t), che rappresenta la componente della velocità lungo y
Un campo scalare w(x, y, z, t), che rappresenta la componente della velocità lungo z
(, , , )
(, , , )
(,
̅ , , ) = (, , , )
Oltre al campo di velocità, esistono altri campi euleriani rilevan per la descrizione
completa del fluido. Ques possono essere campi scalari, come per esempio la densità ρ(x,
y, z, t), che in generale può avere una dipendenza sia dal tempo che dallo spazio. La densità
è rappresentata in ogni punto e in ogni istante da un unico valore numerico, non da un
ve ore, quindi è un campo scalare. Altri esempi di campi scalari importan sono la
pressione p(x, y, z, t) e la temperatura T(x, y, z, t), che anch'essi possono variare nello spazio
e nel tempo.
L'obie vo per descrivere completamente un fluido in moto è quindi conoscere punto per
punto, istante per istante, ques campi euleriani. La domanda che si pone naturalmente è:
come si fa a determinarli? La risposta fondamentale è che ques campi euleriani sono le
soluzioni di equazioni differenziali che rappresentano principi di conservazione
fondamentali. Ques principi sono sempre validi, indipendentemente dal po specifico di
fluido o dalle condizioni par colari del problema.
Le equazioni che esprimono ques principi di conservazione sono le equazioni che
governano il moto del fluido. Queste equazioni hanno come incognite proprio i campi
euleriani che si vogliono determinare. Con opportune condizioni al contorno, che
specificano cosa succede ai bordi del dominio di interesse (per esempio, quali sono le
velocità imposte su certe superfici, o quali sono le pressioni note in cer pun ), idealmente
si riesce a risolvere queste equazioni e quindi a determinare i campi euleriani in ogni punto
e in ogni istante.
Naturalmente, la risoluzione di queste equazioni è in generale estremamente complessa.
Solo in casi molto semplifica si possono o enere soluzioni anali che in forma chiusa. Nella
maggior parte delle applicazioni pra che, si devono u lizzare metodi numerici (come la
fluidodinamica computazionale, CFD) per o enere soluzioni approssimate.
Il primo principio fondamentale è la conservazione della massa. La massa non può apparire
o scomparire spontaneamente. Se si considera un volume di fluido, la quan tà di massa che
entra in quel volume in un certo intervallo di tempo, meno la quan tà che esce, deve essere
uguale alla variazione della massa contenuta nel volume stesso. L'applicazione matema ca
di questo principio fisico al moto dei fluidi porta all'equazione di con nuità.
Il secondo principio fondamentale deriva dalla seconda legge della dinamica di Newton, F =
m·a, che esprime la conservazione della quan tà di moto. Le forze applicate a una massa di
fluido determinano la sua accelerazione, ovvero la variazione della sua quan tà di moto nel
tempo. L'applicazione di questo principio al con nuo fluido porta all'equazione di equilibrio
dinamico.
Sicuramente si dovranno imporre queste due condizioni sul problema di fluido in
movimento che si vuole risolvere. All'interno di queste equazioni che rappresentano ques
principi compariranno i campi che interessano, in par colare i campi di velocità e densità,
insieme ad altre grandezze come la pressione e le tensioni viscose.
Come si è già visto quando si è tra ata l'equazione di equilibrio sta co nelle tra azioni
preceden , ciascuna di queste equazioni può essere ricavata in due modi alterna vi, a
seconda del po di volume che si considera.
Se interessa andare a indagare cosa succede nell'intorno di un punto specifico, si applica il
principio di conservazione a un volume o infinitesimo centrato in quel punto. Si o ene in
questo modo un'equazione differenziale che vale puntualmente in ogni punto del dominio.
Questa formulazione prende il nome di forma indefinita dell'equazione.
Se invece si è interessa a un'applicazione più pra ca, spesso è più u le applicare il
principio di conservazione a un volume finito fissato, con dimensioni macroscopiche. Si
o ene in questo modo un'equazione integrale che coinvolge flussi a raverso le superfici
del volume e variazioni delle quan tà contenute nel volume stesso. Questa formulazione
prende il nome di forma globale dell'equazione.
Entrambe le formulazioni sono corre e e u li, ma hanno campi di applicazione diversi. La
forma indefinita è più ada a per analisi teoriche de agliate e per derivare soluzioni
anali che quando queste sono possibili. È anche la forma che si u lizza come punto di
partenza per i metodi numerici di risoluzione. La forma globale è invece spesso più pra ca
per analisi ingegneris che rapide, per s me approssimate, o per problemi in cui si è
interessa solo a quan tà integrali (come portate totali o forze totali) piu osto che ai
de agli locali del campo.
2.2-EQUAZIONE DI CONTINUITA’ IN FORMA INDEFINITA
Il primo di ques principi è la conservazione della massa, la cui espressione matema ca
porta all'equazione di con nuità. Si procede ora a derivare questa equazione nella sua
forma indefinita, ovvero applicando il principio a un volume o infinitesimo.
Come si impone concretamente un principio di conservazione della massa? Si parte dalla
scelta del volume di controllo appropriato. Poiché si vuole o enere la forma indefinita
dell'equazione, che deve valere puntualmente in ogni punto del dominio fluido, si considera
un volume o infinitesimo centrato in un punto generico del campo.
Secondo l'approccio euleriano che si è ado ato, questo volume o è fissato nello spazio e
nel tempo. Non si muove seguendo il fluido, ma rimane in una posizione spaziale fissa
mentre il fluido lo a raversa scorrendo al suo interno. Per la derivazione, si rappresenta il
volume o con una geometria par colarmente conveniente: un parallelepipedo re angolo
con sei facce, disposte a coppie di facce parallele tra loro, con ciascuna coppia parallela a
uno dei piani coordina forma dagli assi del sistema di riferimento.
Crucialmente, questo volume o, per quanto piccolo, non è mai così piccolo da violare la
condizione di mezzo con nuo. Si resta sempre a una scala di osservazione sufficientemente
grande da contenere un numero enorme di molecole e quindi da poter applicare le leggi del
con nuo. È un elemen no molto piccolo rispe o alle dimensioni cara eris che del
problema macroscopico, ma molto grande rispe o alle scale molecolari. Questo volume o
si trova immerso all'interno di un campo di moto del fluido. Il fluido scorre, le linee di
corrente a raversano il volume o, e in ogni istante c'è del fluido che sta entrando
a raverso alcune facce del volume o e altro fluido che sta uscendo a raverso altre facce.
Imporre la conservazione della massa per questo volume fissato nello spazio e nel tempo
equivale a scrivere un bilancio: la quan tà di massa che entra a raverso le pare del
volume o in un certo intervallo di tempo, meno la quan tà di massa che esce nello stesso
intervallo di tempo, deve essere uguale alla variazione della massa contenuta all'interno del
volume o tra l'inizio e la fine di quell'intervallo. Matema camente, considerando un
intervallo di tempo infinitesimo dt vale che la massa entrante in dW nel tempo dt meno la
massa uscente da dW nel tempo dt è pari alla variazione di massa in dW tra t e t+dt
− = −
Se il bilancio tra massa entrante e massa uscente non è zero, ovvero se c'è una differenza
ne a tra quanto entra e quanto esce, questo significa che la quan tà di massa contenuta
all'interno del volume o deve necessariamente cambiare nell'intervallo di tempo
considerato. Non può essere altrimen , perché la massa non può apparire o scomparire dal
nulla. Quindi il principio di conservazione della massa si traduce matema camente
nell'affermazione che la differenza tra massa entrante e massa uscente deve corrispondere
esa amente alla variazione della massa contenuta nel volume o tra l'inizio e la fine
dell'intervallo temporale.
Ora si deve procedere a calcolare esplicitamente ciascun termine di questa relazione di
bilancio. Si inizia dalla massa entrante nel volume o dW durante l'intervallo di tempo dt.
Data la geometria par colare del volume o, con le sue tre coppie di facce parallele agli assi
coordina , la massa entrante può essere vista come somma di tre contribu indipenden ,
uno per ciascuna direzione coordinata: massa entrante nella direzione x + massa entrante
nella direzione y + massa entrante nella direzione z. Cosa significa "massa entrante nella
direzione x"? Significa la massa che entra a raverso quella faccia del volume o che è
perpendicolare all'asse x, ovvero la faccia che ha come normale il versore dell'asse x.
Analogamente per le altre due direzioni.
= + +
Allo stesso modo, la massa uscente può essere scomposta negli stessi tre contribu
direzionali: = + +
Si parte dal calcolo esplicito della massa che entra e esce a raverso una par colare coppia
di facce parallele, per esempio quella nella direzione y. Si consideri la faccia con giacitura
parallela al piano xz, perpendicolare quindi all'asse y. Si indichi con A il punto medio di
questa superficie, e con B il punto medio della faccia parallela opposta, che si trova a
distanza dy dalla prima.
Sia il punto A il punto medio della superficie con giacitura parallela all’asse e consideriamo
la faccia parallela dove si avrà il punto B come punto medio. Consideriamole superfici A e B.
Si inizia determinando la massa entrante a raverso la superficie A, che si indica con e
la massa uscente a raverso la superficie B parallela, indicata con
Da cosa dipende la massa che nell'intervallo di tempo dt a raversa la superficie A? Il
volume o è inserito in un campo di moto del fluido, quindi sicuramente questa massa
dipende dalla velocità del fluido in quel punto. La velocità nel punto A avrà tre componen
rispe vamente parallela, perpendicolare e parallela alla superficie considerata:
̅ =
Qui emerge un'osservazione fisica fondamentale. Se nel punto A ci fossero solo componen
di velocità parallele alla superficie, senza alcuna componente perpendicolare, potrebbe
esserci massa che a raversa quella superficie entrando nel volume o? Evidentemente no. Il
fluido scorrerebbe tangenzialmente alla superficie, ma non la a raverserebbe.
La componente indispensabile per il passaggio di massa a raverso un'area è esclusivamente
la componente della velocità perpendicolare a quell'area. Quindi la massa entrante dipende
non dall'intero ve ore velocità , ma solo dalla sua componente perpendicolare
̅
In par colare, interessa la massa che entra a raverso questa faccia nel tempo dt. Questo
dato temporale fornisce l'indicazione di quali siano le par celle di fluido che riescono,
nell'intervallo dt, effe vamente ad a raversare quest'area ed entrare nel volume o.
Si visualizza meglio questo conce o costruendo un parallelepipedo ausiliario. Questo
parallelepipedo ha per base l'area stessa della faccia A, ovvero dx·dz, e per altezza la
quan tà Questa altezza è una lunghezza, dato che velocità per tempo dà una distanza,
.
e rappresenta precisamente la distanza percorsa in tempo dt da una par cella che ha
componente lungo y della velocità pari a
È evidente geometricamente che una par cella che si trova al di fuori di questo volume
tra eggiato, se ha componente della velocità perpendicolare all'area gialla pari a nel
tempo dt non arriverà mai all'area considerata. È troppo lontana. Solo le par celle che si
trovano all'interno di questo volume cilindrico possono effe vamente contribuire
all'ingresso di massa nel cube o a raverso questa porzione di area.
Quindi il volume di fluido che riesce a entrare nel tempo dt a raverso l'area considerata è
dato da:
Dove è la distanza massima a cui possono trovarsi le par celle che hanno la possibilità
di entrare a raverso quest'area in questo intervallo di tempo, e dx·dz è l'estensione dell'area
stessa, perché tu e le par celle che si trovano entro i limi laterali dell'area considerata
possono potenzialmente entrare.
Ma dato che s amo parlando di volume, per o enere la massa entrante, che è l'obie vo,
manca ancora la densità. Quindi: (
= )
Questa è la massa che entra a raverso la superficie A nella direzione y durante l'intervallo di
tempo dt.
Si può fare un ragionamento completamente analogo per la massa che sta uscendo
a raverso la faccia parallela a quella appena considerata. Si considera l'area che ha punto
medio B, che ha uguale giacitura rispe o ad A, parallela al piano xz e perpendicolare all'asse
y. La massa uscente nella direzione y, a raverso la superficie B, sarà data dalla stessa
stru ura di formula: (
= )
Seguendo questa logica, si sono già trova due degli elemen nella parte sinistra del
bilancio di massa, ovvero la massa entrante e quella uscente nella direzione y.
A questo punto si presenta una ques one tecnica. Si conoscono le espressioni di e
ma queste contengono grandezze (densità e velocità) valutate in due pun diversi, A e B,
che sono separa da una distanza infinitesima dy. Come si può esprimere una relazione tra
queste grandezze? Si ricorda la considerazione che era già stata fa a quando si era derivata
l'equazione indefinita di equilibrio sta co. Se il mezzo è con nuo, tu e le grandezze fisiche
sono rappresentabili a raverso funzioni che variano con con nuità nello spazio. Questo
significa che si può scrivere il valore di una generica grandezza in un punto B in funzione del
valore nel punto A vicino, a raverso uno sviluppo in serie di Taylor.
Al primo ordine in dy, si ha:
= +
Questa relazione dice che la densità in B può essere approssimata come la densità in A, più
una correzione che ene conto di quanto la densità sta cambiando nella direzione y
(misurato dalla derivata parziale ∂ρ/∂y), mol plicata per la distanza dy di cui ci si è sposta .
Analogamente per la componente y della velocità:
= +
Nell'espressione della massa uscente compare però il prodo o di queste due
grandezze, . Se ciascuna di queste viene scri a come un binomio (la somma di due
termini), il loro prodo o genererà qua ro termini in totale:
= + + +
Si deve ora fare un'osservazione cruciale sugli ordini di grandezza degli infinitesimi. Quando
si ha a che fare con valori estremamente piccoli, più si elevano a potenza e più diventano
trascurabili. Un termine che con ene (dy)² è un infinitesimo di ordine superiore rispe o ai
termini che contengono solo dy al primo ordine. Quindi:
= + +
Si può ora calcolare il bilancio tra massa entrante e massa uscente solo nella direzione y:
− = − − +
− = − −
()
− =−
Questa è l'espressione finale per il contributo della direzione y al bilancio complessivo di
massa.
Il procedimento per le altre due direzioni coordina è del tu o analogo, quindi si può
abbreviare la tra azione riportando solo i risulta finali.
Per la direzione x, si considerano le facce con pun medi C e D, perpendicolari all'asse x. La
componente rilevante della velocità è ora u, quella perpendicolare a queste facce. Con lo
̅
stesso po di ragionamento geometrico e sviluppo in serie, si o ene:
()
− =−
Per la direzione z, considerando le facce con pun medi E e F, perpendicolari all'asse z, e la
componente w della velocità: ()
− =−
Ora si deve valutare il termine al secondo membro dell'equazione di bilancio, ovvero la
variazione della massa contenuta nel volume o tra l'istante t e l'istante t+dt.
La massa al tempo t nel volume o dW è semplicemente:
=
Dove è la densità valutata nel punto medio O del volume o al tempo t. Il volume o è
fisso nello spazio e nel tempo, quindi il suo volume dW non cambia.
La massa al tempo t+dt sarà: =
La densità è nello stesso punto spaziale O, ma valutata all'istante successivo.
Le funzioni che rappresentano i campi euleriani, in virtù dell'ipotesi di mezzo con nuo,
possono essere definite con con nuità sia nello spazio che nel tempo. Questo significa che
si può usare uno sviluppo in serie al primo ordine anche nel tempo per definire la densità a
t+dt in funzione della densità a t:
= +
Quindi la variazione di massa è:
− = + −
− =
Si hanno ora tu gli elemen necessari per assemblare l'equazione di conservazione della
massa. Il bilancio completo si scrive:
− = −
() () ()
− − − =
() () ()
− + + =
() () ()
+ + + =0
Questa equazione può essere scri a in una forma più compa a e significa va osservando
che i tre termini spaziali cos tuiscono la somma di tre derivate parziali, ciascuna rispe o a
uno dei tre assi coordina , applicate alle componen di un ve ore e questo ve ore è il
ve ore ρ·̅ , dove ρ è lo scalare densità che mol plica il ve ore velocità. La somma delle
derivate parziali delle componen di un ve ore rispe o alle rispe ve coordinate è
esa amente la definizione dell'operatore divergenza applicato a quel ve ore. Quindi
l'equazione di con nuità in forma indefinita si scrive nella sua forma compa a finale:
(̅ )
+ ∇ ∙ = 0
Questa corrisponde effe vamente all'espressione matema ca della conservazione della
massa, come ci si aspe ava dalla logica con cui è stata scri a l'equazione di bilancio. Ma è
importante cercare di capire cosa rappresen fisicamente questo ve ore di cui si fa la
̅
divergenza.
Dal punto di vista dimensionale, cosa rappresenta il prodo o ?
̅
[̅ ] = =
In altre parole, rappresenta un flusso di massa, ovvero la quan tà di massa che passa
̅
a raverso una superficie unitaria nell'unità di tempo. È la portata massica per unità di area.
Quindi il ve ore rappresenta la massa che a raversa il contorno del volume o dW per
̅
unità di area del contorno per unità di tempo. Questo conce o di flusso massico è
fondamentale per interpretare corre amente l
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