SEGMENTAZIONE DEL MERCATO E PROGETTAZIONE DEL VALORE:
-un’azienda moderna non pensa solo a produrre, ma a creare valore per il cliente, seguendo 4 passaggi ciclici:
analisi del mercato per capire cosa vuole il cliente (identificare il valore), decisioni sul prodotto in base ai dati
raccolti (progettazione del valore), produzione e comunicazione del valore, misura del valore (controllo)
-anche per la segmentazione e la scelta del target si seguono dei passaggi: scelta dei mercati obiettivo, livelli di
segmentazione (si guarda il mercato a diverse profondità: micro/macro), scelta dei criteri per la
segmentazione, descrizione dei segmenti, valutazione attrattività e scelta del target e della strategia
scelta dei mercati obiettivo:
-la scelta dei mercati obiettivo è fondamentale = si deve scegliere il cliente giusto
-la maggior parte dei mercati è formata da acquirenti che esprimono bisogni differenziati e rispondono in modo
specifico agli stimoli di marketing delle imprese = gli acquirenti valutano il valore (benefici e sacrifici) offerto da
una prestazione in base a criteri d’uso e segnali di valore differenti, adottano comportamenti d’acquisto
(razionalità/emotività, segnali di valore, influenzabilità, etc.) differenti e sono raggiungibili con media diversi
-una specifica value proposition e un marketing mix sono più efficaci per un gruppo e meno per un altro
-inoltre, la scelta del segmento incide sulla competitività dell’impresa, perché in ogni segmento sono differenti:
i concorrenti, i fattori critici di successo, la pressione competitiva, le dimensioni e la dinamica della domanda
-la scelta del target group è una decisione fondamentale per la capacità competitiva dell'impresa e deve
essere finalizzata ai seguenti obiettivi: garantire elevata soddisfazione degli acquirenti (scegliere persone che
puoi soddisfare meglio), favorire le possibilità di differenziazione e innovazione della value proposition
(scegliere settore dove si offre qualcosa di nuovo/diverso), contenere la pressione competitiva e prospettare
una redditività soddisfacente (scegliere settore con pochi rivali), garantire domanda potenziale coerente con la
dimensione e gli obiettivi di sviluppo dell’impresa (scegliere il numero di clienti giusto: non troppi o pochi)
livelli di segmentazione:
-i mercati possono essere rappresentati mediante strutture gerarchiche
-significa suddividere il mercato in parti = fatto in diverso modo a seconda degli obiettivi:
considerare le diverse tipologie di prodotto che lo compongono
➢
-questa suddivisione è coerente con un approccio di marketing management? questa segmentazione si basa
sul prodotto e sulle sue caratteristiche tecniche, quindi può essere importante per capire chi sono i
concorrenti, quali concorrenti hanno una gamma di prodotti vasta e quali focalizzata
-con un’analisi di questo tipo guardo al mercato con un’ottica della produzione
segmentazione sulla base delle decisioni che devono essere prese = tre livelli (secondo Lambin, 1991)
➢
-PRIMO LIVELLO: segmentazione strategica = riguarda decisioni assunte a livello corporate (guarda sul mercato
possibili aree di inserimento) definisce il grande settore a cui rivolgersi (alimentare)
→
-SECONDO LIVELLO: macro-segmentazione = decisioni di business, cioè all'interno dei settori di attività
identifica combinazioni di prodotto/mercato definisce l’area d’affari specifica (mercato degli yogurt)
→
-TERZO LIVELLO: micro-segmentazione = sono le decisioni di marketing, cioè all’interno dei macro-segmenti
va a identificare dei sottogruppi definiscono clienti precisi (sportivi a cui vendere lo yogurt)
→
-la segmentazione strategica delimita il settore di riferimento, che può essere definito in funzione di:
classe di prodotto (settore automobilistico/alimentare/abbigliamento)
o tipologia clientela (alimenti per bambini/alimenti per celiaci/cibo per animali)
o tipologie di utilizzi (abbigliamento per il giardinaggio/da lavoro/sportivo)
o
-l’ampiezza del settore dipende dalle caratteristiche dell’impresa (risorse) e dagli obiettivi (redditività/sviluppo)
-la macro-segmentazione identifica specifiche combinazioni di prodotto/mercato all’interno del settore, cioè
definisce dei mercati specifici in cui competere, chiamati ASA (aree strategiche d’affari) da Abell (1981)
-cioè l’ASA viene definito dalla combinazione del prodotto (che vendi) e del mercato (a chi lo vendi)
-ogni ASA ha specifici fattori critici di successo (regole per vincere) e livelli di attrattività (possibilità di guadagni)
-scegliendo le ASA il management decide: contro chi competere e le regole competitive a cui dovrà sottostare
-ogni ASA è caratterizzata da punti di forza/debolezza, potere di mercato e condizionamento forze competitive
-la micro-segmentazione implica la suddivisione di un mercato in gruppi di clienti che presentano reazioni
analoghe a specifiche politiche di marketing (se fai uno sconto tutti comprano/tutti ignorano)
-consente di definire i target group a cui indirizzare l’offerta e le strategie di marketing da perseguire
PROCESSO DI MICRO-SEGMENTAZIONE:
-il processo di micro-segmentazione prevede 4 fasi fondamentali
-si sceglie come si divide, chi sono le persone che
creano ogni gruppo, si valuta se quel gruppo conviene e
si sceglie quale gruppo colpire (target)
-la segmentazione è strettamente collegata alle scelte
di posizionamento e di definizione del marketing mix
fase 1: scelta dei criteri di segmentazione
-per essere efficaci i criteri devono possedere tre capacità: identificatrice (consentire di descrivere l’individuo
medio che appartiene al segmento), discriminante (gruppi con omogeneità interna e differenziazione esterna) e
esplicativa (spiegare le differenze in modo utile, ovvero spiegare le sue determinanti)
-spesso vengono utilizzati diversi criteri congiuntamente, per fornire una maggiore efficacia nell’identificazione
dei segmenti (ad esempio età + reddito + hobby) = nell’ultimo decennio del secolo scorso si è assistito ad una
iper-segmentazione dei mercati, talvolta con costi eccessivi rispetto ai benefici offerti
-la crisi economica ha invertito questa tendenza → perché? con meno soldi le persone hanno smesso di
chiedere molte modifiche per piccoli capricci, ed hanno iniziato a ricercare la convenienza; e le aziende invece
che produrre tante varianti diverse (e fallire per gli elevati costi) fanno pochi prodotti standard a prezzi bassi
-i criteri di segmentazione (le basi con cui si divide il mercato) possono essere classificati in tre categorie:
• criteri di tipo descrittivo (divido le persone in base alle loro caratteristiche: età/reddito)
• criteri basati sul comportamento d’acquisto e di consumo (divido le persone in base alle loro abitudini
d’acquisto: ogni quanto comprano, quanto usano il prodotto e se sono fedeli alla marca)
• criteri basati sui benefici ricercati con l’uso del prodotto (sul vantaggio che cercano: risparmio/status)
-PRIMO TIPO: i criteri di tipo descrittivo danno luogo a segmentazioni che si basano su variabili socio-
demografiche (sesso/età/livello di istruzione e occupazione/religione), variabili economiche (reddito familiare),
variabili geografiche (zona e dimensione del centro di residenza), e variabili psicografiche (stili di vita)
-le statistiche Istat distinguono, in funzione della distribuzione geografica della popolazione, 3 macroaree in
Italia = Nord, Centro, Mezzogiorno (Sud e Isole): nel marketing questa divisione è fondamentale, perché il luogo
definisce il bisogno, ciò che si vende al nord (prodotti invernali) potrebbe non funzionare al sud, e viceversa
-sulla base del ciclo di vita della famiglia (composizione del nucleo) si distinguono gli acquisti:
giovane single con titolo di studio (buon reddito) compra auto, abbigliamento, mobili, divertimento
giovane coppia sposata stessi acquisti (auto/abbigliamento/mobili)
nido pieno I (1 o più figli < 6 anni) acquisto prioritario diventa la casa
nido pieno II (minore > 6 anni) le spese riguardano i bisogni dei figli (influenzano)
nido pieno III (figli adolescenti) spese: alimentari, abbigliamento, istruzione
nido vuoto (i figli vanno via) spese per la salute e in attività ricreative
sopravvissuto solitario spese per la salute e prodotti dietetici
-la segmentazione su criteri descrittivi può essere particolarmente efficace per alcune classi di prodotto: la
variabile sesso è fondamentale per cosmetici, orologi, abbigliamento, riviste, giocattoli (non si fa pubblicità dei
rossetti agli uomini); la variabile età è utile per viaggi, programmi televisivi, prodotti alimentari, abbigliamento;
la variabile livello di istruzione ed occupazione per prodotti tecnologici, servizi finanziari; la variabile religione o
gruppo etnico per prodotti alimentari; la variabile reddito per prodotti economici/di lusso
-danni ’80 assume rilevanza un approccio che suddivide la popolazione per gli stili di vita, secondo il profilo
psicografico = determinato dall’interazione di tre elementi: valori, interessi e convinzioni/opinioni (politica,
società, economia, istruzione/famiglia, casa, lavoro, svago e alimentazione) e attività (lavoro, hobby, vacanze)
-la micro-segmentazione descrittiva presenta dei vantaggi: facilità di misurazione dei dati (es: età/reddito),
reperibilità/attendibilità dei dati, tecnica facile (non servono scienziati per dividere i clienti per età), costi bassi
(ci sono banche dati già pronte); svantaggi: riduzione della capacità esplicativa (questi dati dicono chi è il
cliente, ma non spiegano perché compra) e perdita della capacità discriminante (oggi i gruppi si mischiano, un
ricco può comprare al discount e uno studente può avere l'ultimo iPhone: non bastano questi dati)
-per la micro-segmentazione viene utilizzata la sinottica, una mappa che suddivide la popolazione in base ai
loro criteri descrittivi (tratti caratteriali e stile di vita) = gli assi di questa mappa sono costituiti da:
linea verticale (tratti morbidi): raggruppa chi dà importanza ai sentimenti/cultura/moderazione/amore
o linea orizzontale (tratti duri): chi cerca successo/competizione/forza/lavoro/confronto sociale
o
-in base a dove ci si trova nella mappa l’azienda offre il prodotto (sei un tipo casalingo o aggressivo)
-nel primo quadrante c’è integrazione (+) e
autorealizzazione (-): non c’è una forza personale
da affermare e prevalgono i valori dell’adesione ad
un’identità collettiva (esistono solo gli altri)
-non cercano il successo personale ma di far parte
di un gruppo (evitano lo scontro/sono accoglienti)
-nel secondo (elites) c’è integrazione (+) e
autorealizzazione (+): uniscono il successo
personale con i valori sociali (famiglia e amici)
-sono forti e vincono, ma non schiacciano gli altri
-nel terzo quadrante c’è integrazione (-) autorealizzazione (-): è l’area dell’inerzia (le forze sono assenti), dove
non c’è interesse nel cercare il successo personale e neanche per la cultura e la vita sociale (area marginale)
-nel quarto quadrante c’è integrazione (-) autorealizzazione (+): l’unica cosa che conta è affermare sé stessi,
fregandosene del contesto sociale (obiettivo di autogratificazione, e non costruire legami profondi)
-l’analisi degli stili di vita viene effettuata a due livelli:
a livello generale = si guarda alla vita delle persone nel complesso: utile per capire i cambiamenti della
➢ società e individuare il target più coerente con le caratteristiche del prodotto
a livello di categoria = si guarda al comportamento del consumatore (cliente) in un ambito specifico di
➢ consumo (es: consumo alimentare, consumo di cosmetici, etc.): oggi più utile per le imprese perché le
persone sono diventate incoerenti (risparmiano in cibo ma spendono tanto in tecnologia)
-SECONDO TIPO: i criteri basati sul comportamento d’acquisto e di consumo sposta l’attenzione sul rapporto
fra il consumatore e il prodotto/marca (non più sul consumatore)
-i segmenti vengono individuati in base a: status di utilizzatore, intensità d’uso, relazione con il fornitore,
occasioni d’uso e finalità di utilizzo del prodotto (es: cioccolato per consumo individuale/ingrediente)
-un ulteriore criterio di segmentazione è basato sul grado di fidelizzazione del cliente = distingue i consumatori
in base al tipo di fedeltà nei confronti di una o più marche: un’analisi condotta su un panel di consumatori
(Brown, 1953) ha evidenziato che date tre marche (A B C) nell’ambito di una categoria e considerati 6 acquisti
successivi (da parte di un acquirente), è possibile riscontrare 4 diversi schemi di acquisto:
sole-brand loyalty (AAAAAA) = si compra sempre e solo la stessa marca (fedele al 100%)
o divided brand loyalty (AABABA) = si alterna tra due marche preferite
o unstable loyalty (AAABBB) = dalla fedeltà verso una marca è passato alla fedeltà verso un’altra marca
o no brand loyalty (ABCBCA) = non c’è fedeltà (si compra un po’ a caso/in base all’offerta)
o
-per i beni di largo consumo (usa e getta, che costano poco e finiscono subito: pasta/dentifricio/detersivo) che
vengono acquistati in modo ricorrente è normale trovare fedeltà condivisa (avere qualche marca preferita e non
essere fedeli ad un unico prodotto) = quando fai la spesa di tutti i giorni, è normale non fissarsi su un solo
marchio ma ruotare tra pochi preferiti (è molto rara la fedeltà ad un unico marchio)
-un altro tipo di segmentazione si basa sulla classificazione della clientela in base fedeltà e soddisfazione
-ostaggi: fedeli ma insoddisfatti (rimangono solo perché
sono costretti, ad esempio da contratto vincolante)
-apostoli: fedeli e soddisfatti (clienti perfetti: comprano
sempre e fanno pubblicità gratuita con passaparola)
-terroristi: infedeli e insoddisfatti (hanno avuto una brutta
esperienza e possono danneggiare l’immagine)
-mercenari: infedeli ma soddisfatti (si trovano bene, ma se
un concorrente abbassa il prezzo si spostano)
-l’azienda decide cosa fare in base a quanto valgono i clienti (soldi) e a quanto sono fedeli = gli ostaggi
rappresentano un’opportunità per l’azienda, che dovrebbe cercare di aumentare la loro fedeltà con piani di
recupero preventivi (capire cosa vogliono prima che vadano dalla concorrenza); gli apostoli invece sono i clienti
imperdibili che devono essere mantenuti con piani speciali (per farli sentire unici); i terroristi sono i clienti
marginali per cui non bisogna sprecare troppe risorse o promozioni costose (perché spendono poco e non
sono fedeli), quindi l’obiettivo è l’abbandono progressivo; i mercenari rappresentano gli amici, e l’azienda ha
come obiettivo quello di mantenerli e provare ad aumentare il loro valore (farli spendere di più)
-TERZO TIPO: i consumatori vengono raggruppati su criteri basati sui benefici ricercati con l’uso del prodotto
-si basa sull’ipotesi che gli individui valutino i prodotti in base ai benefici (ricercati ed attesi): gli individui che
assegnano lo stesso valore ad uno o più attributi del prodotto ritenuti fondamentali, appartengono allo stesso
segmento di acquirenti potenziali (attributi tangibili o intangibili)
-Kotler 2012 = segmentare il mercato sulla base dei benefici richiede un approccio strutturato (smartphone):
1) individuare lo scenario d’uso del prodotto (uso quotidiano per chiamate/navigazione/fotografia)
2) svolgere una ricerca qualitativa per identificare i benefici ricercati e gli attributi ad essi associati (durata
batteria/qualità fotocamera/velocità processore)
3) svolgere un’indagine quantitativa (campione rappresentativo) per rilevare l’importanza assegnata ad
ogni attributo (chiedere ai partecipanti di valutare l’importanza degli attributi da 1 a 10)
4) svolgere una cluster analysis per suddividere i gruppi in funzione delle differenti valutazioni espresse
5) descrivere infine i profili dei diversi segmenti così individuati (segmento fotografico: importanza per la
qualità della fotocamera, pronti a sacrificare un po' di autonomia per prestazioni fotografiche maggiori)
-la benefit segmentation viene effettuata cercando di
ricondurre (attraverso opportune tecniche statistiche) gli
attributi oggetto di valutazione ad un numero ristretto di
dimensioni considerate determinanti = tra tutte le
caratteristiche dei prodotti si cercano i motivi fondamentali
che spingono all’acquisto dei consumatori
-la posizione dei segmenti viene rappresentata su uno
spazio bidimensionale, in base ai benefici ricercati
-la segmentazione con i criteri basati sui benefici ricercati presenta dei vantaggi: maggiormente discriminante
(apire il motivo dell'acquisto separa i gruppi di clienti in modo più utile per le vendite); per prodotti già presenti
sul mercato, permette la comparazione delle percezioni del prodotto/marca dell’impresa rispetto ai
competitor; consente di affrontare in modo unitario la segmentazione e il posizionamento (li unisce: se sai che
un gruppo cerca lusso sai in automatico che devi produrre in modo esclusivo il tuo prodotto)
-esempio dentifricio = il segmento A cerca prevenzione per le carie, quindi si deve avere un posizionamento
medico/scientifico, mentre il segmento B cerca denti bianchi, quindi posizionamento estetico/sociale
-svantaggi: bisogna considerare diverse ipotesi sulle opzioni d’uso (scenari d’uso per capire come e quando il
cliente usa il prodotto, benefici per capire cosa cerca e attributi per definire le caratteristiche fisiche) e non ci
sono indicazioni su come raggiungere i segmenti (come comunicare/con quali mezzi/come distribuire)
fase 2 + fase 3: descrizione del profilo dei segmenti + valutazione attrattività e praticabilità
-un segmento di mercato è utile per definire una strategia se ha tre requisiti fondamentali (servono per
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