Marketing (6) ABLE69 L 1 07 N 2022
EZIONE DEL OVEMBRE
Nel mondo odierno, tutti ci affacciamo verso un pubblico, che sia esso di consumatori o di
spettatori; ognuno ha le proprie necessità, comprende una tipologia di messaggio, ed è alla ricerca
di uno stimolo coinvolgente. Il marketing, di base, prende tutte queste informazioni sotto forma di
dato per dare forma a qualcosa che ha il potere di persuadere.
Un approccio mirato al marketing –da parte di un’azienda, volge all’utilità per il consumatore,
individuandolo e rispondendo ai suoi bisogni: il prodotto viene dopo l’analisi e l’identificazione
degli obiettivi, in quanto è primario lo sforzo di progettazione che d’idealizzazione.
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EZIONE DEL OVEMBRE
Parte di un’azienda e nel campo economico, il marketing ha bisogno di capire cos’è quel “quid”
che permette ad un prodotto di diventare efficace, è lo strumento interpretativo per diffondere
un’idea, un modus operandi. Attraverso il costo-contatto, ogni campagna ha un peso economico
differente; con i social media, questo criterio base viene meno, in quanto tramite l’utilizzo di
diverse piattaforme c’è la possibilità che il contenuto si diffonda da solo tramite la visibilità
virale (il cliente diventa anche parte del target stesso, interagendo con il prodotto sui social
media). La differenza tra un’impresa che fa marketing o meno è il mettere al centro
dell’attenzione il pubblico con il quale vuole interagire, analizzando i suoi bisogni ed
individuando il prodotto a lui necessario, in alcuni casi anche a livello secondario e non
fondamentale (vedi la bottiglia per bambini, con un formato più ridotto ed un grip differente per
l’ampiezza delle loro mani). Lo stesso prodotto, quindi, si può trovare sul mercato con un
packaging sempre diverso, ma un contenuto di base similare, un po’ come la catena di
distribuzione della Coca-Cola; ogni prodotto ha un suo target ed una sua immagine, con differenti
spot pubblicitari e comunicazioni differenziate. Una volta messo in chiaro il bisogno, bisogna
giocare sul tempo per far leva correttamente su di esso.
Wilmshurst nel 1978 diceva che: “Il processo di management ha il compito di identificare,
anticipare e soddisfare i bisogni del consumatore in modo profittevole”; il marketing, quindi, è un
ciclo a più step, e la maggior parte del tempo riguarda il raccoglimento e lo studio dei dati, sui
quali prendere decisioni. Con management si riferisce alla gestione aziendale, quella parte del
nucleo d’impiegati che ragiona sulla linea di condotta di un’azienda, attraverso risorse umane,
tecnologiche ed economiche; il marketing è solo una funzione non indispensabile di essa. La
comunicazione è uno degli strumenti più utilizzati, ma non avrebbe le giuste premesse in assenza
di una base non schematizzata e studiata. Infine, con profitto individuiamo un costo spesa che non
è superiore al guadagno effettivo; il suo valore non è identico però in tutti i casi. Esistono aziende
sia for profit che non-profit: nel secondo caso, ciò che viene guadagnato dev’essere riutilizzato per
la società stessa e non può essere spartito, mentre nel primo caso viene redistribuito.
Colbert, invece, nel 1995 diceva: “Scopo del Marketing è l’ottimizzazione del rapporto tra le
aziende e i clienti e la massimizzazione della loro soddisfazione reciproca”; è più utile soddisfare un
cliente, perché acquisirne uno nuovo costa 10 volte tanto di curarne uno già presente. Quando un
rapporto azienda-cliente è massimizzato, il consumatore si sente parte stesso dell’azienda, e
coccolato da essa.
Nel 1954 lo psicologo umanista Maslow descrisse la Piramide dei bisogni, analizzando in modo
ottimistico l’essere umano: con una tabella gerarchica, suddivise tutte le fasi del comportamento
umano secondo uno schema piramidale; con alla base i bisogni fisiologici (respiro, alimentazione,
sesso, sonno ed omeostasi), puntava all’apice con la sicurezza (sicurezza fisica, di occupazione,
morale, familiare, di salute, di proprietà), l’appartenenza (amicizia e affetto familiare), la stima
(autostima, autocontrollo e realizzazione) e l’autorealizzazione (moralità, creatività ed
accettazione). Questi bisogni umani sarebbero secondo Maslow condivisi sempre nello stesso
ordine morale, in un contesto sia sociale che personale. Questa scala di valori risulta utile applicata
al marketing in quanto i clienti –attuali e potenziali, essendo individui inseriti in un contesto
sociale, possono essere studiati per individuare a che livello di bisogno è necessario interagire.
Un’azienda perfettamente funzionale non solo accontenta i bisogni dei suoi clienti, ma mette in
luce un pensiero ed un’idea che il consumatore, di base, poteva anche non avere prima: da qui la
corsa all’acquisto, sia per fidelizzazione che per la necessità di dire la propria (quest’ultima, in poi,
è pubblicità gratuita ad un prodotto, sotto forma di necessità di recensire un prodotto).
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EZIONE DEL OVEMBRE
Esistono molte definizioni di Marketing, ma quella accolta in modo generale da un po’ tutti i
settori è quella di Colbert; creando un ponte tra aziende a 360° e mercato, si diffonde una causa
tramite svariate tecniche pubblicitarie. Nonostante nasca in aziende mirando ad un consumo,
adesso fare marketing è parte integrante di un promotore pubblico: per esempio la Regione
Campania è considerabile una destination, ossia alla stregua di un prodotto da offrire al mercato
del turismo, insieme di attrazioni culturali, ristorazione, ed in generale tutte le imprese che fanno
parte del suo ecosistema. Il primo a farlo è stato proprio New York, a testimonianza del
cambiamento di rotta e della brandizzazione dei luoghi pubblici. Tutta l’offerta viene centralizzata
in modo coerente da case private, resort, ristoranti, luoghi d’interesse culturale, offrendo sia
tutela al consumatore che alla qualità; prendiamo per esempio la Regione Sardegna come tutela
l’originalità dei suoi prodotti e della loro territorialità. Anche in modo intuitivo e semplice le
istituzioni di formazione possono attuare strategie di marketing, come ad esempio funge un Open
Day a livello comunicativo; oppure le università che brandizzano il proprio logo su prodotti di
merchandise. Anche persone singole possono proporsi sui mass media vendendo la loro immagine
e ciò che gira attorno a loro, come fanno ad esempio i calciatori o figure VIP di spicco.
Il buzz marketing è un termine che definisce il “rumor”, l’opinione pubblica che si diffonde online.
Sulla rete sostenitori ed hater vociferano attorno a persone, aziende, e così via; il buzz marketing
mira a indirizzare questo brusio positivamente. Un esempio italiano lo può fare Buzzhoole, un
gruppo di grafici napoletani che prim’ancora che il buzz marketing potesse intervenire ha iniziato
ad unire aziende e figure pubbliche. Un determinato portfolio di content creators (come ad
esempio food-bloggers) vengono matchati da un team di terze parti per unire prodotto e
consumatore tramite review mirate. Anche le figure politiche, che prima si affidavano a
programmi e comizi, adesso comunicano a livello pubblicitario/aziendale tramite loghi, brand, e
così via; il tutto è nato dalla figura di Berlusconi, sceso nel campo politico italiano nel 1994. Nato
come imprenditore dal mondo pubblicitario, tutti gli strumenti che aveva applicato nel suo lavoro
li ha portati in gioco. Il suo slogan stesso, “Forza Italia”, proviene dal mondo calcistico, perché in
un qual modo la fede calcistica poteva unire tutti. Affiancato a jingle, slogan e così via, la sua
vittoria è stata schiacciante. Post la sua vittoria, tutti gli schieramenti politici hanno optato per la
medesima strategia, fino ad arrivare al mondo d’oggi utilizzando social media; la Bestia di Salvini, il
suo entourage pubblicitario, orienta la massa dei cittadini medi più fragili ed indecisi ad esempio.
Infine, la sanità e gli ospedali utilizzano spot pubblicitari, locandine e cartelloni per sponsorizzare
le loro mansioni in modo più mirato.
Questa rivoluzione al mondo d’oggi ha portato il pubblico ad avere una determinata diffidenza
verso le figure che puntano al marketing più che al contenuto: ad esempio non preferire una
persona che cerca solo l’opera da mettere in copertina rispetto al direttore artistico che rispetta la
struttura di una mostra e cerca quanta più coesione possibile. Questo fenomeno ha portato a
scindere le imprese in due categorie: quelle commerciali, spinte più alla comunicazione efficace, e
quelle culturali, che mirano ad una strategia ad hoc che consideri anche il valore di ciò che viene
mostrato, e non solo un catalogo di mansioni da promuovere.
Per soddisfare i bisogni di un consumatore, il prodotto deve arrivare post analisi: un’impresa che
ragiona in questa maniera è un’azienda commerciale. Invece le imprese che non producono per
soddisfare un bisogno s’identificano come aziende erogatrici; un esempio è un museo, con le sue
mostre. Il prodotto, in questo caso, è pre-esistente, e l’azienda ha come obbiettivo far conoscere,
valorizzare un oggetto; il marketing così diventa un vincolo, uno strumento. Qui un’azienda può
avere dei margini per soddisfare bisogni, come i servizi di merchandising, i bookshop o ad esempio
le audioguide. Portiamo un secondo esempio, come il mondo cinematografico: è una struttura
ambivalente, perché sia soddisfa un bisogno come quello di trasmutare una storia cartacea in una
audiovisiva, sia porta nel mercato un prodotto nuovo di cui non se ne conosce di dettagli, ma
dev’essere visto per venir giudicato dal pubblico. Per riassumere: il settore artistico-culturale non
agisce come quello agricolo, alimentare e così via, ma la sua codificazione è mutevole in base
all’impresa, la sua esigenza, ed il suo orientamento. Colbert, per semplificare la loro catagolazione,
ha studiato la cosiddetta Mappa di Posizionamento, una rappresentazione grafica a due
dimensioni per identificare i criteri distintivi delle imprese culturali, che per lui sono due:
orientamento verso il mercato o il prodotto.
Così facendo, un’azienda, un brand, un singolo prodotto o una linea di essi vengono posti in un
preciso segmento di mercato. Con tre posizionamenti distinti, percettivo, di preferenza e
competitivo, possiamo suddividere un elemento soggetto a marketing in base a quanto si basa
sulla percezione del consumatore, quanto sulle preferenze, e quanto sugli attributi originali del
prodotto. Grazie a questo algoritmo, vengono messi in risalto sia i punti di forza che di debolezza,
lasciando che le differenze tra un’attività ed una competitiva possano emergere.
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Il marketing in sé è una costola dell’economia, in particolare quella gestionale delle aziende, ma si
avvale anche di collegamenti con la psicologia (per quanto riguarda lo studio del comportamento
del singolo e dei gruppi in una società), e della sociologia. Questa disciplina nasce come attività
per i prodotti industriali, per poi dilagare anche in altri settori, anche completamente lontani da
questo approccio, come nel caso della sanità, le istituzioni, e così via; i servizi diventano dei
prodotti. Qualunque scelta operativa diventa quindi giustificata e giustificabile tramite una serie di
processi stabiliti da un’analisi ben fatta, tramite ricerche ed analisi di mercato, che a loro volta
stabiliscono un metodo d’approccio rigoroso.
Per il settore artistico/culturale, è molto difficile stabilire una definizione specifica: per esempio,
all’interno delle imprese cu