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Macbeth

Introduzione

È la tragedia più corta di Shakespeare ed è semplice nella trama, ma complessa nella sua analisi psicologica di ciò che accade nella mente del “criminale”. È stata scritta probabilmente tra il 1599 e il 1605 e la prima rappresentazione è avvenuta nel 1606. L’intera rappresentazione crea nello spettatore un gran senso di partecipazione, è quasi impossibile rimanere oggettivi davanti a tutto ciò che viene rappresentato sulla scena. Non c’è un villain che si oppone a un eroe, ma è proprio l’eroe che all’inizio dell’opera è un personaggio eroico e coraggioso, ma finisce per diventare un tiranno omicida come risultato della sua ambizione e della sua sete di potere. Nell’opera tutte le sfaccettature e i sentimenti dell’individuo vengono rappresentati attraverso i personaggi, i quali non si muovono semplicemente sulla scena, ma hanno una funzione specifica: cioè veicolare un messaggio.

Temi principali

I temi principali dell’opera sono tre:

  • Regicidio: È un atto contro natura che porta al caos e alla catastrofe. I termini sangue, (sanguinoso/sanguinario) e (sanguinare) sono le parole più usate nell’opera, ripetute più di cento volte.
  • Rovesciamento dei valori: “Fair is foul, and foul is fair” (“bello è il brutto e brutto è il bello”) è la frase introdotta dalle tre streghe e rappresenta il più oscuro e pericoloso aspetto dell’equivoco e delle false apparenze. Shakespeare esplora la differenza tra ciò che è vero e ciò che sembra essere vero. Questo tema si ritrova anche nella catena di metafore connesse al vestiario, soprattutto vestiti che non vanno (“clothes that do not fit”) “to seem” bene e nella ripetizione del verbo (sembrare).
  • Tempo: La domanda fondamentale è se il futuro è predeterminato (già scritto) o se non è inevitabile, se non è fisso, ma il risultato dell’attività individuale. Questo tema è associato con una catena di immagini che riguardano la crescita: bambini, semi, piante, alberi.

Altri temi sono l’amore, l’odio e l’avidità, ma ciò che sta al centro di tutto è il male. Tutti i personaggi, infatti, sono espressione delle varie sfaccettature del male.

NB: Le opere di Shakespeare venivano scritte principalmente per la rappresentazione teatrale poiché lo scopo era quello di educare il popolo che, nella maggior parte, non sapeva né leggere né scrivere e, dunque, la rappresentazione era l’unico mezzo efficace per raggiungere un pubblico più vasto. Si trattava di un pubblico eterogeneo, costituito da persone appartenenti alle classi medie e alte, ma anche di classi inferiori.

Personaggi principali

  • Duncan, re di Scozia;
  • Malcolm e Donalbain, figli del re;
  • Macbeth, signore di Glamis, più tardi di Cowdor, poi re di Scozia;
  • Banquo, Macduff, Lennox, Ross, Menteth, Angus, Cathnees, nobili di Scozia;
  • Fleance, figlio di Banquo;
  • Seyward, conte di Northumberland;
  • Young Seyward, figlio di Seyward;
  • Seyton, il portatore di armature di Macbeth;
  • Figlio e moglie di Macduff;
  • Un capitano;
  • Un dottore inglese e uno scozzese;
  • Un portinaio e un vecchio uomo;
  • Lady Macbeth;
  • Gentildonna che assiste Lady Macbeth;
  • Tre strane sorelle (streghe);
  • Altre tre streghe;
  • Hecat;
  • Tre assassini;
  • Signori, gentiluomini, ufficiali e soldati;
  • Assistenti e messaggeri.

Atto I

L’opera inizia con la notizia del fallimento del tentativo di invasione dei norvegesi – aiutati dal traditore, il conte di Cawdor – grazie al coraggio di Macbeth. Ritornando dalla battaglia, Macbeth e il suo amico Banquo incontrano tre streghe che salutano Macbeth come “conte di Cawdor” e dicono che diventerà re di Scozia. Inoltre, promettono a Banquo che da lui nascerà una stirpe di re. Più tardi, incontrano un messaggero del re, che dice a Macbeth che il re ha deciso di ricompensarlo con il titolo di “Conte di Cawdor”. A quel punto, la profezia delle streghe inizia a lavorare sull’ambizione di Macbeth, che invita il re al suo castello e scrive una lettera a sua moglie per informarla. Lei mette in atto un piano per uccidere Duncan e cancella i dubbi di Macbeth grazie alla sua determinazione.

Scena prima

La scena ha luogo in uno spazio aperto, la brughiera, e dal primo istante si percepisce un senso di oscurità che pervade poi l’intera tragedia. L’elemento sovrannaturale ha un ruolo molto importante, poiché non è solo artefice del senso di oscurità, dato dalla presenza delle streghe, ma è anche il mezzo che dà il via all’azione e determina il comportamento dei personaggi coinvolti. La dimensione spazio-temporale viene quasi sospesa, poiché Shakespeare deve condensare tutte le tematiche che devono essere affrontate in poche scene, trattandosi di una tragedia breve.

“Quando la battaglia sarà perduta e vinta”

In questa espressione, dal punto di vista linguistico e stilistico è presente un ossimoro, perché la battaglia non può essere persa e vinta allo stesso tempo. Proprio per questo, sin dalla prima scena, è possibile constatare che il linguaggio usato da Shakespeare è ricco di ambiguità e veicola l’immaginazione dello spettatore.

Il periodo che fa da contesto storico all’opera è la fine del Cinquecento, periodo in cui le persone accusate di stregoneria venivano perseguitate e uccise. Tutto ciò permette di comprendere che le streghe non sono un dato accessorio, introdotto all’interno della tragedia con lo scopo di divertire, bensì uno strumento fondamentale per ricreare un contesto culturale e sociale ben preciso, in cui la stregoneria non era soltanto un elemento immaginario, ma fondato su una credenza di base che ammetteva l’esistenza delle streghe.

Sin dalla prima scena le streghe catturano l’attenzione dello spettatore perché la loro esistenza viene resa tangibile e niente è casuale; infatti, la loro presenza è giustificata dal fatto che stanno attendendo l’arrivo di Macbeth per incontrarlo.

Elementi fondamentali della prima scena

  • Spazio aperto
  • Oscurità
  • Streghe: Appartengono al mondo octonio, diabolico; sovrannaturale avvolto da un’atmosfera di negatività. Il mondo sovrannaturale non è un mondo a parte rispetto all’uomo, ma è razionalmente costruito.
  • Linguaggio antitetico: È un linguaggio ambiguo, che deve essere decodificato.

“Bello è il brutto e brutto il bello”

È un gioco di parole usato dalle streghe, che sottolinea la loro enigmaticità. Si rivela un senso di confusione dovuto a vari fattori:

  • Il linguaggio enigmatico e ambiguo;
  • La tangibilità delle streghe;
  • Il fatto che ancora non si sappia chi è Macbeth.

Quest’espressione vuol dire che probabilmente ciò che è bello si rivelerà brutto e viceversa. Lo spettatore, davanti a una scena del genere, resta confuso, non riesce a capirne il significato e a comprendere fino in fondo la funzione delle streghe e la loro relazione con Macbeth. Si chiede immediatamente chi sia Macbeth e perché le streghe lo stiano aspettando e percepisce un senso di fastidio e ambiguità. L’intenzione di Shakespeare è proprio quella di creare suspense, curiosità e incertezza.

Scena seconda

All’apertura della seconda scena vi è un cambiamento nell’ambientazione: si passa dalla brughiera all’accampamento di re Duncan. È come se fosse una rappresentazione filmica, in cui due scene che si svolgono in contesti diversi si susseguono con una rapidità tale da dare l’idea di simultaneità dell’azione. Mentre nella brughiera avviene il dialogo ambiguo tra le streghe (prima scena), nell’accampamento re Duncan, Malcolm, Donalbain, Lennox e i membri del seguito vanno incontro a un capitano sanguinante. Re Duncan chiede chi sia e Malcolm spiega che si tratta di un ufficiale che aveva combattuto duramente per impedire la sua cattura e gli chiede di informare il re sulle sorti della battaglia. Egli racconta che all’inizio la battaglia sembrava prendere una brutta piega – in quanto Macdonwald aveva chiamato i rinforzi e dunque la situazione andava a sfavore del re di Scozia – però poi, grazie all’intervento di Macbeth, cambiano le carte in tavola.

Il concetto di fortuna, in questo caso, è legato a quello di maledizione, poiché mentre essa è positiva per Macdonwald – che sta vincendo – per il re è negativa e maledetta perché sta perdendo la battaglia. Si tratta di un rovesciamento della fortuna perché “fortune” non va intesa come una fortuna positiva, ma come “chance”, ovvero il caso fortuito che interviene nella vita di un essere umano o in una data situazione e ne cambia le sorti. Poi il capitano specifica che questa fortuna è servita a poco a Macdonwald perché Macbeth, da combattente valoroso qual è, si è battuto fino in fondo per difendere il suo re, senza alcun timore e si è disfatto dell’avversario. Macbeth viene dunque lodato dal capitano.

Caratteristiche di Macbeth

  • Combattente valoroso e coraggioso
  • Senza paura, sfida la sorte

Duncan, ascoltando le parole del capitano si abbandona ad un giudizio di affetto nei confronti di Macbeth.

“Cugino valoroso! Degno gentiluomo”

A questo punto sappiamo che Macbeth è cugino di re Duncan ed è un gentiluomo degno e valoroso. La dignità è come l’onore, conferma che Macbeth è all’altezza del suo ruolo. Si passa, dunque, ad una dimensione morale, in quanto l’onore è qualcosa che viene attribuita alla persona e si dimostra sul campo di battaglia, anche attraverso l’uso del sangue. Duncan, attribuendo onore a Macbeth, dimostra rispetto nei suoi confronti, ma soprattutto un senso di riconoscimento.

Il sangue è molto ricorrente nell’opera, non a caso il colore rosso è uno dei simboli della tragedia. Ciò sottolinea come ci sia una matrice di efferatezza che sottende l’opera ed è molto importante perché lo spettatore capisce che si passa dal sovrannaturale a qualcosa di molto più concreto, in cui il personaggio stesso risulta ambiguo, in quanto da una parte è violento – per una necessità a cui non può sottrarsi, perché altrimenti sarebbe un disertore – dall’altra invece emerge la sua emotività umana. Tutto ciò proviene dal mondo classico, in cui l’eroe tornava dalla battaglia o con lo scudo – da vivo e vincitore – o sopra lo scudo – da morto e vinto. Andare in battaglia significava avere un ruolo rispettarlo fino in fondo, non si poteva fuggire.

Ci troviamo davanti ad un personaggio privo di anima, che viene rappresentato per le sue caratteristiche esterne e per le sue azioni. In questo modo, Shakespeare mette in evidenza il fatto che conosciamo Macbeth attraverso l’azione, senza conoscere la sua interiorità e senza sapere cosa pensa – non lo abbiamo ancora sentito parlare, ma abbiamo conosciuto il suo personaggio attraverso le parole degli altri. Duncan, però, mette in evidenza la dimensione interiore: il capitano racconta delle azioni di Macbeth, mentre Duncan si preoccupa delle reazioni emotive.

“E ciò non sgomentò i nostri condottieri”

Viene utilizzato ancora un linguaggio metaforico:

“Come i passeri le aquile, o la lepre il leone”

Questa lieve ironia sostiene l’opposto. Ancora una volta, la comunicazione è ambigua – i passeri non possono spaventare le aquile – e sottolinea le opposizioni. A questo punto abbiamo già un’idea precisa di Macbeth, ma anche di re Duncan che mostra la sua lieve emotività e del capitano, che usa l’ironia e mostra il suo orgoglio, è orgogliosi di Macbeth. È compiaciuto per come sta andando la battaglia e sottolinea così il suo orgoglio di appartenenza ad un “gruppo” di uomini valorosi e onorevoli. Il re è importante perché rappresenta il popolo. Re Duncan riconosce a tutti i soldati il loro valore. Il capitano viene aiutato a uscire ed entrano Ross e Angus. L’attenzione è principalmente rivolta al personaggio. Fino a questo momento sono state narrate le valorose gesta di Macbeth e Banquo, mentre adesso si inizia a parlare di un tradimento. Il barone di Cawdor – traditore – è colui che ha messo in discussione l’armonia dell’esercito di Duncan, perché si è venduto, è colui che non solo ha tradito moralmente il re, ma anche la sua patria, ha tradito sé stesso e la sua appartenenza.

Nelle sue opere Shakespeare mette sempre l’elemento storico che serve anche a dare veridicità alla storia. Si passa però dall’elemento storico – la battaglia – alla focalizzazione diretta sul personaggio. Descrive una sorta di parabola ascendente e discendente, in quanto il tradimento è lontano da ogni forma di regolarità, soprattutto trattandosi di un personaggio che ha un ruolo istituzionale. Il prestigio – il titolo di barone di Cawdor – viene attribuito a qualcun altro.

“Ciò che lui ha perduto, il nobile Macbeth lo ha guadagnato”

Rimanda alla fine della prima scena, si crea una catena di eventi (chain of events). Vuole mostrare come tutto ciò che accade agli esseri umani avviene attraverso una concatenazione di eventi che non può essere mutata. Lo spettatore ha la sensazione che la predizione delle streghe cominci ad attualizzarsi. L’ambiguità linguistica rimanda all’ambiguità dell’azione.

Scena terza

Si ritorna nella brughiera e rientrano in scena le streghe. Si ha un climax, man mano che si va avanti la tensione emotiva dello spettatore aumenta, principalmente perché l'elemento sovrannaturale – le tre streghe – irrompe nuovamente sulla scena a confondere il lettore, generando sentimenti negativi. Questa tensione sale soprattutto al momento dell'incontro delle streghe con Macbeth e Banquo. La prima strega racconta di un episodio accaduto con la moglie di un marinaio che si è rifiutata di darle le castagne, descrivendo poi il suo desiderio di vendetta contro il marito della donna attraverso un discorso interamente metaforico che quasi anticipa tutto ciò che accadrà in seguito. C'è un ribaltamento tra realtà e menzogna – apparenza – ancora una volta le streghe incuriosiscono e confondono lo spettatore, attraverso queste figure che si insinuano nel discorso a sottolineare l'ambiguità della tragedia stessa ma anche di Macbeth e Banquo. Il discorso ambiguo delle streghe sembra rivolgersi verso un punto preciso, ma in realtà prende sempre la direzione opposta. Sarà la terza strega ad annunciare l'arrivo più importante: quello di Macbeth.

“Le Sorelle Fatali, la mano nella mano… Silenzio – l’incantesimo è pronto”.

C'è un rito fatto dalle streghe – ritualità inserita da Shakespeare perché corrisponde all'immaginario collettivo del tempo.

“Non ho mai visto un giorno così brutto e bello”.

Macbeth entra in scena pronunciando questa frase che rimanda alla predizione fatta dalle streghe nella prima scena e da qui prende effettivamente avvio l’azione. È come se questa antitesi si appropriasse del personaggio, entrando al suo interno. Nella prima battuta di Banquo c'è la prima descrizione fisica delle streghe, una descrizione ben precisa che riflette anche l'interiorità delle stesse. Banquo rimane inorridito davanti alle streghe e chiede cosa – non chi – siano quelle creature, mettendo in luce la connotazione ambigua di una figura invecchiata, raggrinzita, che mette un senso di angoscia e incute timore a chi osserva. Esse vengono sempre descritte in questo modo perché sono la personificazione del male e vi è quindi una connotazione di rifiuto.

“Sembrate capirmi, dato che una alla volta portate alle labbra smunte il dito rugoso: dovreste essere donne e tuttavia le vostre barbe mi impediscono di ritenervi tali”.

L’uso del condizionale – “you should be” – rimanda al concetto di apparenza (“sembrare”), in quanto il discorso shakespeariano si basa spesso sull’opposizione essere-apparire.

“Parlate, se potete: che cosa siete?”

Con quest’espressione Macbeth fa capire che non ha dato alle streghe una connotazione umana, intuisce che si tratta di qualcosa che non può essere ben definito.

“Salve, Macbeth! Salve a te, Barone di Glamis!” – “Salve, Macbeth! Salve a te, Barone di Cawdor!” – “Salve, Macbeth! Salve a te, che sarai Re!”.

Questo è il momento di massima tensione per Macbeth, perché riconosce qualcosa nelle parole delle streghe – in quanto è davvero barone di Glamis – ma non riconosce...

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