LOGICA
CONTEMPORANEA
INTRODUZIONE – 2
FORMALIZZAZIONE – 4
SINTASSI – 9
SEMANTICA – 25 1
INTRODUZIONE
INTRODUZIONE
DEFINIZIONE
La logica formale contemporanea è per antonomasia quella proposta, iniziata da personaggi come
Frege e Boole e poi codificata soprattutto dal filosofo e matematico Bertrand Russell, di ampliare e
per alcuni versi rettificare il grande patrimonio della logica scolastica. Secondo la scuola analitica,
con buona approssimazione, si può definire la logica come quella disciplina scientifica finalizzata
alla costruzione e alla valutazione delle argomentazioni.
DEFINIZIONE DI ARGOMENTAZIONE
L'argomentazione intesa dalla logica è una serie di proposizioni, concatenate tra di loro con
relazioni di implicazione logica, in cui una è intesa come conclusione e le altre come premesse che
giustificano la sua verità. Queste proposizioni devono essere rigorosamente proposizioni assertive,
1
cioè delle frasi linguistiche che identificano degli stati di cose – quindi che sono strutturalmente
2
dotati di valore di verità . Le proposizioni assertive sono necessariamente anche dichiarative, cioè
conferiscono implicitamente un assenso soggettivo alla credenza che lo stato di cose descritto sia
attuale quanto è descritto attuale (non sono dichiarativi gli ordini, le domande...).
VERIFICHE SEMANTICHE
Le proposizioni assertive possono venire giustificate attraverso due tipi di processi:
Immediato, quando noi abbiamo una qualche conoscenza diretta dello stato di cose descritto,
• con cui possiamo verificarne l'attualità. Per esempio, la proposizione La lavagna è bianca
può essere immediatamente verificata vedendo la lavagna. I mezzi più evidenti attraverso
fare verifica immediata sono i sensi e l'intuizione intellettuale,
Mediato (o per inferenza), quando noi verifichiamo la verità della proposizione facendola
• discendere dalla verità presupposta di altre proposizioni – cioè attraverso argomentazioni,
ragionamenti.
VALORI DEI SEGNI LOGICI
La struttura sintattica della proposizione rispecchia in qualche misura lo stato di cose che essa vuole
descrivere sul piano ontologico. Esistono perciò nella logica contemporanea così intesa dei segni
logici che indicano sostanze (nomi), alcuni che indicano attributi (predicati) e alcuni che indicano le
loro relazioni (operatori). I primi due tipi di segni logici possiedono sempre di per sé due proprietà
fondamentali:
Intensione (che individua un senso): il legame tra il piano linguistico e quello concettuale, il
• contenuto semantico del segno. In parole povere, è il concetto che viene associato ad un
segno.
Estensione (che individua un referente): il legame tra il piano linguistico e quello
• 3
ontologico, l'oggetto reale indicato dal segno .
1 - La definizione è di Frege: lo stato di cose è una categoria ontologica che descrive la realtà, cioè che è in grado di rappresentare uno scenario reale
in quanto composto da alcune sostanze e alcune relazioni tra di esse. Uno stato di cose può essere attuale o meno, a seconda che descriva qualcosa di
effettivamente reale nel nostro mondo oppure no; la proposizione che descrive uno stato di cose attuale è vera, altrimenti è falsa.
2 - Secondo molti, una proposizione assertiva che ha come oggetto uno stato di cose che descrive il futuro non è dotato di valore di verità. Questo
dubbio fu espresso per primo dallo stesso Aristotele, anche se la Scolastica (da Boezio in poi) s'è successivamente schierata dall'altra parte per motivi
teologici: le proposizioni dei profeti e di Dio sono dei futuri necessari e perciò sono sempre veri.
3 - È questione dibattuta quale sia esattamente l'estensione di quei segni che indicano degli attributi. Un platonista affermerebbe che l'estensione di un
segno che indica un attributo è l'attributo sussistente in sé; una teoria più cauta vorrebbe l'insieme di tutti quegli oggetti a cui è associabile l'attributo. 2
OPERATIVITÀ DELLA LOGICA
LE ARGOMENTAZIONI COMPLESSE
Le argomentazioni che la logica contemporanea è in grado di trattare sono anche più complesse del
tipico sillogismo di prima figura, in cui la logica scolastica era obbligata a sezionare i discorsi per
compiere le sue analisi. Per esempio: Non credo che Maria verrà a cena da noi, perché Sam andrà alla festa e
quindi anche Maria ci andrà. La premessa Sam andrà alla festa determina una conclusione intermedia Anche Maria
andrà (alla festa), che a sua volta è premessa per la conclusione Non credo che Maria verrà a cena da noi.
Un ulteriore elemento di complessità ammesso dalla logica contemporanea sono i così detti
argomenti convergenti: più argomenti indipendenti che hanno come conseguenza la stessa
conclusione. Per esempio: Sarebbe bene non fumare, perché non è sano e dà fastidio a chi ci sta intorno. La
premessa Non è sano conclude da sola Sarebbe bene non fumare, così come fa indipendentemente anche la premessa
Dà fastidio a chi ci sta intorno.
CORRETTEZZA E VALIDITÀ
La logica si occupa di valutare delle argomentazioni. Propriamente, la disciplina si occupa della
struttura del discorso in sé, quindi non opera mai valutando semplicemente la sola conclusione dal
punto di vista semantico – può accadere benissimo che una struttura logicamente inconsistente porti
ad una conclusione vera, oppure che una struttura impeccabile ma fondata su premesse false porti a
conclusioni false. I criteri secondo cui lavora la logica sono due:
Correttezza, quando le premesse dell'argomentazione sono vere.
• Validità, quando, se le premesse dell'argomentazione sono vere, la sua conclusione è
• 4
necessariamente vera .
La verità delle premesse è qualcosa di più complicato dei parametri puramente linguistici, perché in
molti ambiti la logica da sola non può determinarla. Nelle argomentazioni scientifiche, per esempio,
la verità delle premesse è compito delle scienze particolari. Invece, la validità delle argomentazioni
è sempre scopo esclusivo della logica. La logica, in quanto scienza formale, è in grado di porre le
condizioni di validità delle argomentazioni con leggi fisse, le stesse regole del ragionamento.
PIANO SINTATTICO
La logica lavora su due piani: quello sintattico (propriamente linguistico) e quello semantico
(concettuale). Sul primo dei due, l'obiettivo è elaborare ed utilizzare un corretto linguaggio formale,
in grado di descrivere le proposizioni del linguaggio naturale in termini di formule, per poi tradurci
il contenuto del linguaggio naturale con la formalizzazione. Una buona formalizzazione è in grado
di mettere in evidenza e sotto un'accurata chiarezza quegli elementi del discorso che presentano il
suo valore di verità; il significato di tale traduzione sta nello sciogliere le ambiguità del linguaggio
naturale e nell'annullare le possibili diverse interpretazioni dei suoi prodotti. La logica è mera
manipolazione di simboli tramite delle regole di derivazione che tramutano formule in altre, in
modo da simulare un'argomentazione naturale con pretesa di rigore scientifico.
PIANO SEMANTICO
Sul piano semantico, è necessario valutare la verità delle proposizioni impiegate e quindi anche
della conclusione. Per garantire ciò, al di là della relazione tra linguaggio e ontologia, è doveroso
che ogni sistema formale sia almeno:
Corretto: i ragionamenti che governano la manipolazione dei simboli impiegati sono validi,
• Completo: ogni ragionamento valido è esplicitato con una regola formale.
•
4 - Attenzione: esistono argomentazioni abbastanza valide, quindi non accettabili dal punto di vista logico, quando spingono a credere ad una
conclusione ma non la garantiscono in modo necessario. Tipicamente, sono di questo tipo le argomentazioni statistiche. Per esempio: Il 90% degli
Svizzeri si alza alle 8 del mattino, Tu sei Svizzero, quindi Tu ti alzi alle 8 del mattino – la conclusione è appunto probabilmente vera, ma non
necessariamente vera. 3
FORMALIZZAZIONE
FONDAMENTI
LINGUAGGIO FORMALE DI PRIM'ORDINE
I linguaggi formali della logica sono tanti e diversi, e ancora di più lo sono quelli di altre discipline
formali (matematica, informatica...). Quello che verrà utilizzato qui è il linguaggio predicativo
logico di primo ordine: la sua caratteristica è di cercare di mettere in evidenza le condizioni
metafisiche di verità delle proposizioni che codifica.
Per esempio, la proposizione Socrate corre. Questa proposizione è vera quando descrive uno stato
di cose attuale, cioè quando, sul piano ontologico, sussiste effettivamente un oggetto ascrivibile nel
concetto <Socrate> a cui è effettivamente legato un attributo ascrivibile nel concetto <Essere
corrente>. Il linguaggio formale, per descrivere qualcosa del genere, dovrà esplicitare qual è il
soggetto, qual è il predicato e qual è la loro relazione in modo chiaro.
LA RELAZIONE DI ATTRIBUZIONE
In questo linguaggio, i predicati si formalizzano indicandoli con una lettera maiuscola (costante
predicativa); gli individui, invece, si rappresentano con una lettera minuscola (costante
individuale). La relazione di attribuzione di un predicato ad un individuo si indica mettendo tra
parentesi la costante individuale dopo la propria costante predicativa. La proposizione Socrate
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corre si formalizza come: C(s) .
I POSTI DEL PREDICATO
Un predicato può essere logicamente associato a più individui, come accade nella proposizione
Aristotele stima Platone. Si dice che questo predicato ha due posti, cioè regge due oggetti separati –
il che si formalizza indicandoli nella stessa parentesi e distinti con delle virgole. Nel linguaggio
predicativo di prim'ordine, un predicato può avere uno, due o tre posti. La formalizzazione
dell'esempio sopra è S(a,p). Per convenzione si indica sempre nel primo posto il soggetto della
proposizione rispetto al predicato considerato, anche se questo linguaggio logico non tiene
particolarmente conto di simili distinzioni poiché non comportano differenze per quanto riguarda il
valore di verità. La proposizione Platone è stimato da Aristotele si formalizza per esempio come
6
S(p,a), ma anche S(a,p) non è sbagliato .
LA DESCRIZIONE DEFINITA
Nel linguaggio naturale si usa, per questioni sostanzialmente stilistiche, riferirsi a nomi talvolta con
veri sostantivi, talvolta con descrizioni definite. Per esempio, <Excalibur> può essere indicato in
una frase come Excalibur e nella successiva con una caratteristica essenziale antonomastica, La
spada (di cui si parlava...). Il problema è che, sebbene il linguaggio indichi con questo espediente
degli individui, effettivamente quelli sono termini che ne identificano un predicato – l'attributo
<Essere spada> di <Excalibur>. Si ha insomma un attributo che è anche descrizione definita quando
si riferisce ad un individuo concreto esistente nel contesto considerato e in modo univoco – se
l'individuo non sussiste, l'espressione diventa insensata, se non è univoca, diventa incomprensibile.
In logica, l'individuo di una descrizione definita è inteso come una variabile – indicata con le lettere
x, y, z – a cui è associata la caratteristica di essere unico grazie allo iota-termine , la lettera greca
iota girata al contrario. Per esempio: <La spada> inteso come attributo generico si formalizza S, inteso come
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descrizione definita x(S(x)) ; formalizzarla nel primo modo significa riferirsi a una spada in quanto spada, alla sua
specie, nel secondo significa riferirsi all'individuo preciso concreto che ne sta incarnando l'attributo.
5 - Anche la forma Cs è ammissibile.
6 - Ad ogni modo, si preferisce convenzionalmente rendere le proposizioni naturali in forma attiva prima di formalizzarle.
7 - Quell'unico x tale che x è S. È ammissibile anche omettere le parentesi più ampie. 4
LINGUAGGIO FORMALE DI SECOND'ORDINE
Il linguaggio formale di prim'ordine è un linguaggio relativamente semplice, che non può rendere
tutti i tipi di proposizione espresse dal linguaggio naturale. L'estensione più immediata che può
aiutare il linguaggio di prim'ordine è l'apporto della logica modale. Esiste inoltre una possibile
applicazione del linguaggio di second'ordine, utile soprattutto per giudizi di tipo temporale.
Sono giudizi di second'ordine le proposizioni i cui predicati sono predicati di predicati, anziché di
soli individui. Per esempio: La saggezza è una virtù, V(S).
Il termine saggezza è grammaticalmente un sostantivo, ma dal punto di vista logico-ontologico non
si riferisce ad un individuo, bensì ad un attributo. Dunque la sua formalizzazione è V(S).
Attenzione: esistono dei logici che rifiutano la logica di second'ordine. Nella loro ottica, la
∀ 8
traduzione della proposizione precedente sarebbe: x(S(x)→V(x)) . Ci sono però dei casi in cui
sarebbe troppo complicato tradurre delle proposizioni nel linguaggio di prim'ordine; per esempio:
La saggezza è la più importante di tutte le virtù.
8 - Anche se si potrebbe dire che questa è un'altra proposizione: Il saggio è virtuoso. Comunque, si veda per chiarezza la parte successiva sul
quantificatore universale. 5
OPERAZIONI LOGICHE
IDENTITÀ
I legami di predicazione sono indicati sempre dal verbo essere. Tuttavia, lo stesso verbo essere può
essere utilizzato anche in un altro senso oltre che come copula: è possibile che esprima il legame
non tra un predicato e un nome, ma tra due nomi. In questi casi, il predicato è completamente
implicito nel verbo essere. Nella frase Superman è Clark Kent, è sottintende per sua funzione
propria il predicato essere identico a. La formalizzazione corretta della relazione di identità si indica
con il simbolo =. L'esempio precedente sarebbe formalizzato come s=c anziché come I(s,c).
NEGAZIONE
La negazione si indica con il simbolo ¬, anteposto alla proposizione negata. Per esempio, Socrate
non corre, che è negazione di Socrate corre, si formalizza come ¬C(s).
Il significato semantico della negazione è quello di invertire il valore di verità della proposizione a
cui si riferisce: P(s)
¬
0 1
1 0
Come appare chiaro dalla tavola di verità della doppia negazione, ad un livello di analisi abbastanza
superficiale la doppia negazione equivale sempre semanticamente ad una semplice affermazione.
CONGIUNZIONE
La congiunzione si indica con il simbolo ˄, frapposto alle due proposizioni congiunte. Per esempio,
la proposizione complessa Socrate corre e Platone salta si formalizza come C(s)˄S(p). Questo
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simbolo unisce sempre e solo due proposizioni, mai due elementi separati .
Il significato semantico della congiunzione è quello di affermare un valore di verità positivo quando
e solo quando entrambi i congiunti sono veri. Dal punto di vista del linguaggio naturale, questa
operazione corrisponde alla coordinazione di due frasi.
P(s) ˄ P'(s')
1 1 1
1 0 0
0 0 1
0 0 0
9 - Come verrebbe forse da fare nel caso di congiunzioni dallo stesso soggetto o dallo stesso predicato. Socrate corre e salta si formalizza come C(s)
.
˄ S(s); Socrate e Platone corrono si formalizza come C(s) ˄ P(s) 6
DISGIUNZIONE INCLUSIVA
La disgiunzione (inclusiva) si indica con il simbolo ˅, frapposto alle due proposizioni disgiunte. Per
esempio, la proposizione complessa Socrate corre o Platone salta si formalizza come C(s)˅S(p).
Il significato semantico della disgiunzione è quello di affermare un valore di verità positivo quando
almeno uno dei disgiunti è vero. Dal punto di vista del linguaggio naturale, questa operazione è resa
in modo ambiguo: la disgiunzione naturale corrisponde almeno a due diversi operatori logici.
P(s) ˅ P'(s')
1 1 1
1 1 0
0 1 1
0 0 0
DISGIUNZIONE ESCLUSIVA
Nel linguaggio naturale, la disgiunzione può avere anche un'altra funzione, spesso espressa dalla
parola oppure: quella della disgiunzione esclusiva. Si indica con il simbolo ˅ o con il simbolo . Per
esempio, la proposizione complessa Il tavolo è verde o il tavolo è rosso si formalizza come
V(t)˅R(t).
Il significato semantico della disgiunzione esclusiva è quello di affermare un valore di verità
posi
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