LA SCOPERTA DELLA LINGUA ITALIANA
TERMINOLOGIA
Insegnante: educatore che fa emergere ciò che il bimbo sa e sa fare senza averne consapevolezza
LINGUISTICA: scienza che studia il linguaggio verbale, tramite cui si manifesta il pensiero, per cui senza, le
idee resterebbero nebulose e sfuggenti, e le implicazioni storica, sociale e funzionale delle lingue
- ripartizione
- rapporti
- funzione fonetica, sintattica, lessicale, semantica
- struttura in un determinato momento
- evoluzione nel tempo
Linguistica italiana
- storica (o diacronica): storia della lingua, trasformazione ed evoluzione in successione temporale (es. da
latino a italiano)
- descrittiva (o sincronica): struttura della lingua (=linguistica strutturale), cambiamento in un determinato
momento (es. da contatti con l’inglese)
‘700-‘800 nascita della linguistica: all’inizio applicata alla comparazione delle lingue indoeuropee per
cercare parentele tra esse, e non per scoprire l’originaria
- Criterio di parentela di Rask, Schlegel e Boop: individua la relazione sistematica tra i suoni per trovare
una forma comune di riferimento; portò allo studio della grammatica storico-comparativa
Grammatica: insieme delle strutture analizzate e descritte in seguito allo studio delle discipline che
raccolgono i livelli di articolazione
- competence (=competenza), grammatica interna, capacità di creare frasi applicando regole acquisite
(creatività governata da leggi)
- performance (=esecuzione), manifestazione linguistica interna, capacità di produrre enunciati, cioè
costrutti, suoni e variazioni, modificando le regole (creatività che cambia le regole)
Parola: sequenza grafica di caratteri, separata dalle altre da uno spazio bianco o un segno di interpunzione;
definizione limitata alla forma, ma non univoca
- piena: nome, aggettivo, verbo, avverbio associabile a un referente extralinguistico
- grammaticale: articolo, preposizione, pronome, congiunzione, avverbio, con funzione grammaticale e non
del tutto privi di significato
Frase: insieme di parole intorno a un verbo autonomo e di senso compiuto
Testo: prodotto scritto, orale o trasmesso, coerente e coeso, con frasi e componenti efficaci nelle loro
relazioni
SOTTOINSIEMI DELLA LINGUA: fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, lessico
Fonetica: disciplina che studia i suoni dal punto di vista concreto; tutti quelli che l’apparato fonatorio
produce (foni)
Fonologia: disciplina che studia i suoni dal punto di vista astratto e relazionale; tutti quelli di ogni lingua e
le loro relazioni con i segni grafici che li rappresentano (fonemi)
Morfologia: disciplina che studia le forme delle parole
Morfema: unità minima significativa di una grammatica; elementi di una parola o enunciato dotati di
significato semantico e grammaticale (es. cas-a)
Morfologia flessiva: morfemi con informazioni grammaticali (genere, numero, tempo, modo, alterazioni,
derivazioni …)
Morfologia lessicale: morfemi con significato proprio della parola
Sintassi (=associazione, organizzazione, sistemazione) nella linguistica:
- descrittiva, connessione di unità minori (fonemi, morfemi e vocaboli) per formare unità maggiori;
procedimento tramite cui il parlante mette in mutuo rapporto gli elementi lessicali per formare una frase o
periodo compiuti
- prescrittiva (o normativa), norme che regolano l’uso del procedimento, tramite cui le unità significative si
combinano in frase o periodo
Oggetti di studio della sintassi:
- sintagma, unità intermedia tra parola e frase, che può essere nominale, verbale, aggettivale,
preposizionale (es. la casa; a scuola; per caso; contare su)
- frase semplice (o preposizione), un solo verbo
- frase complessa (o periodo), più preposizioni collegate sullo stesso o diversi livelli
Lessico: insieme delle parole di una lingua, raccolte e descritte nel dizionario, supporto cartaceo o digitale;
sistema aperto in trasformazione, che perde e acquista elementi
Lessicologia: disciplina che studia il lessico, proprietà e rapporti tra le parole
Lessicografia: modalità per catalogare e descrivere il lessico
Lessicografo: opera sempre una scelta
Lessema: unità astratta del lessico che rappresenta tutte le altre forme possibili (es. finestra; al sing.
comprende anche il plur.)
Lemma: forma virtuale di riferimento registrata in esponente nei dizionari (es. infinito per verbi, sing. per
nomi, masc. per aggettivi …)
Unità lessicale superiore (o sintattica, polirematica): espressione formata da più parole separate
graficamente, che hanno significato solo nella loro unitarietà (es. conferenza stampa, casco blu, macchina
da cucire, chiavi in mano); caso che evidenzia la non perfezione della definizione di parola
Semantica: disciplina che studia il significato, associata al lessico perché quando si pensa a una parola le si
associa subito un significato
LINGUISTICA GENERALE DI FERDINAND DE SAUSSURE (1857-1913): lingue descritte sul piano
- diacronico
sincronico
- , aspetto prioritario perché l’unico percepito dai parlanti
Linguaggio: si concretizza nella comunicazione, unica forma in cui si analizza
langue astratta
- (sistema/competenza): rappresenta l’aspetto sociale del linguaggio, cioè il sistema delle
convenzioni e dei segni, cioè dei codici che costituiscono la lingua di una comunità; riconduce ogni parola
all’omogeneità socialmente riconosciuta, intesa come facoltà e risorse della mente cui fanno riferimento
parlante e scrivente
Rapporti associativi o paradigmatici: associazione mentale in absentia tra le unità del sistema linguistico,
che determina la selezione di un elemento tra quelli disponibili
parole
- (esecuzione/discorso): rappresenta l’aspetto individuale del linguaggio, cioè la singola esecuzione
di un individuo che fa uso della lingua per comunicare; fonazioni sempre diverse, sensi che variano
Rapporti sintagmatici: combinazione morfosintattica in presentia degli elementi
Segno linguistico: unità a doppia faccia (teoria del triangolo semiotico: significato-significante-referente)
- linguaggio comune, ciò che noi chiamiamo significante (es. fumo; segno che indica la presenza del fuoco)
- Saussure, relazione tra due entità
Significante: quella presente, che rimanda al significato: parte concreta, suono o immagine acustica
percepibili (forma fonica o grafica)
Es. /albero/: suono “albero”, parola pronunciata
Significato: quella assente, che è associata al significante: parte astratta, concetto mentale, che rimanda
all’oggetto (referente: ciò di cui si parla; elemento extralinguistico)
Es. immagine di un albero: concetto di “albero”
Quindi il segno non è il fumo, ma la relazione, esistente nella nostra cultura, tra il fumo e l’idea che ci sia il
fuoco
Legame arbitrario tra segni arbitrari: significato e significante hanno un legame convenzionale, cioè
dipendono da una convenzione tra i parlanti, in un certo momento e in una certa cultura, e non motivato
- simboli stradali
Es. parola “mare”
- niente richiama l’idea del mare nella sua realtà di forma e colore
- ogni lingua esprime lo stesso concetto con segni diversi (es. “sea” in inglese)
- significante associato in lingue diverse a significati diversi
Legame motivato tra segni non arbitrari: significato e significante hanno un legame motivato, cioè
logico o naturale con ciò che significano
- onomatopea, parola che riproduce il suono del suo referente (es. bau bau; miao; bisbigliare; sussurrare;
scricchiolare)
- icona, rimanda alla cosa tramite la somiglianza con essa (es. immagine donna/uomo sulla porta del
bagno); dato che è intenzionale somiglia al segnale
- gesta, per indicare una direzione (es. stendere il braccio)
Segno arbitrario e non
- simbolo, convenzione culturale (es. candeline per il compleanno)
Vantaggi dell’arbitrarietà
- genericità: con una sola forma ci si riferisce a infiniti oggetti reali (es. parola “albero” si utilizza per pioppo,
abete, olivo; tipi di albero che si riconoscono come tali sull’idea astratta che ne contiene le caratteristiche)
- economicità: se i segni non fossero arbitrari ogni oggetto o stato di cose dovrebbe avere un suo nome,
quindi sarebbero un numero ingestibile
- sinonimicità/sostituibilità: il segno è definito dal suo essere diverso dagli altri e non dalla sua natura, cioè
dal suo essere fatto in un dato modo (es. bambino-ragazzo-uomo; sono distinti, ma se l’italiano non avesse
“ragazzo” gli altri due coprirebbero il suo significato)
Scelta arbitraria del significato dei segni: ogni lingua decide della realtà extralinguistica a suo piacimento
(es. nomenclatura dei colori; in alcune lingue “verde” e “blu” sono un colore unico, in altre è importante
specificare la brillantezza); se non esistesse arbitrarietà, cioè i significati fossero un dato naturale che non
dipende dalle lingue, sarebbe semplice tradurre da una lingua all’altra sostituendo significanti a significati
standard, ma i risultati deludenti dei traduttori sono una prova di questo fatto
Lingua: sistema/struttura in cui le parti sono in relazione tra loro, continuum dei significati che si
definiscono e fanno emergere le loro unità
Semiotica di Charles Sanders Peirce (1839-1914): segni non arbitrari
- indice, manifesta la cosa per via di un rapporto causa-effetto (es. fumo in lontananza=fuoco acceso)
- segnale, se prodotto intenzionalmente (es. segnale di fumo=fuoco acceso per farsi trovare)
Generativismo di Noam Chomsky: “Syntactic structures” (meta ‘900), individua un meccanismo interno
e innato dell’uomo che lo rende programmato ad acquisire una lingua, infatti il bimbo è capace di creare
frasi in automatico, sequenze mai ascoltate
Sistema generativo: ogni lingua si basa su un modello di cui l’umano è dotato fin dalla nascita, che si aziona
a contatto con qualsiasi lingua
Strutturalismo: studia il sistema nell’insieme, di cui fanno parte e sono collegati gli elementi significato e
significante, e non i singoli; è importante il rapporto tra essi perché conferiscono valore, e non più di cosa
sono fatti e cosa c’è al loro interno, se si sposta un elemento cambia tutto il sistema
Lo strutturalismo è una corrente di pensiero che definisce come sistema strutturato altre realtà umane che
funzionano in modo simile
- relazione sintagmatica: relazione in presenza, che un segno ha con gli altri, che occorrono insieme al
primo (es. Il bambino gioca con una palla; Le bambine giocano con le macchinine); il valore è determinato
dal rapporto stesso
- relazione associativa (o paradigmatica): relazione in assenza, che un segno ha con gli altri, capaci di
occorrere al suo posto (es. Il bambino gioca con una palla; Le bambine saltano con la corda; Il ragazzo si
diverte con il videogioco); il valore è determinato dall’associazione con altri elementi omologhi
Es. degli scacchi: egli ha paragonato il funzionamento della lingua al gioco degli scacchi, per cui se manca
un pezzo si sostituisce con qualcosa che lo rappresenta; es. al posto del cavallo una moneta, ma non con un
altro pezzo degli scacchi, perché ciò che distingue il cavallo è il fatto di essere diverso, non la forma
Ciò vale per parole e funzione dei suoni: non importa come un parlante pronuncia un suono, basta che non
sia sostituito da un altro (es. “c” spirantizzata: dica=diha NO diga; cara=hara NO gara)
Struttura profonda: frase con significato che rimanda a uno schema mentale
Struttura superficiale: significato che resta immutato al variare delle modalità in cui si manifesta in
superficie
SPAZIO LINGUISTICO
Ѐ formato da varietà, in cui avvengono scambi comunicativi, quindi l’agire linguistico si realizza tramite
condizioni e scelte; l’enunciato è l’intreccio di elementi di varietà diverse, ma della stessa lingua
Architettura della lingua di Eugenio Coseriu: in base alle varietà dello spazio si può esprimere la stessa
cosa in modi diversi; uno spazio ampio permette più libertà di espressione e risultati migliori negli scambi
ARCHITETTURA DELL’ITALIANO CONTEMPORANEO DI G. BERRUTO
Assi di riferimento: spazio di variazione, inteso come continuum di varietà ordinate, sovrapposte e senza
confini definiti
Variazione diamesica: in base al mezzo o canale adottato (scritto=grafico-visivo; parlato=fonico-
acustico); all’interno dei canali esistono più varietà es. lingua orale, tramite telefono, videotelefono,
registratore, lettore digitale; es. lingua scritta, quaderno, giornale, lastra di marmo, computer, e
gesta
Variazione diatopica: registri linguistici in base allo spazio geografico, che rendono riconoscibile
la provenienza del parlante
Variazione diastratica: in base agli strati sociali, italiano colto e italiano popolare
Variazione diafasica: in base alla situazione comunicativa, italiano scritto formale e italiano
parlato informale; solenne, formale, medio, colloquiale
Lingue speciali: varietà utilizzata da una minoranza di esperti di una materia o ambito lavorativo,
con lo scopo di rendere più chiara, veloce ed efficace la comunicazione tra i membri del gruppo
(socioletto, idioletto, lingue settoriali, gerghi)
Variazione diacronica: in base all’arco temporale e al contesto sociale, economico e culturale
Varietà dell’italiano contemporaneo: formale aulico, tecnico-scientifico, burocratico, standard
letterario, neo-standard, parlato colloquiale, popolare, informale trascurato/gergale
Varietà dell’italiano dell’uso attuale
1. Standard: regolato dalla norma grammaticale della tradizione scritta
2. Neo-standard:
- di Berruto, praticato dalle persone colte, con forme e costrutti divergenti con la norma per pronuncia e
lessico, nonostante sia unificato a livello nazionale
- di Sabatini, più diffusa, praticato dalle persone colte nel parlato spontaneo e scritto agile (giornalismo,
saggistica leggera, radio, tv, cinema)
3. Regionale: ha tratti dei dialetti regionali
4. Popolare: praticato dalle persone con bassa istruzione
5. Degli immigrati: incrocio con le loro lingue
Tratti fonetici:
- vocali aperte e chiuse in base alla propria pronuncia regionale, e gli altri tratti
- pronuncia sonora della “s” intervocalica in contesti in cui si richiede la sorda
Tratti morfosintattici:
- “lui”, “lei”, “loro” come pronomi soggetto al posto di “egli”, “ella”, “essi”, “esse”
- “gli” in forma dativa al posto di “loro”
- indicativo al posto del congiuntivo (es. Penso che fai bene, non dico che; Ha ragione, mi chiese se potevo
incontrarlo)
Comunità linguistica: insieme di persone che parlano una determinata lingua, stratificata e non omogenea
Repertorio linguistico: insieme di codici e varietà che un parlante è in grado di padroneggiare, in base a
quello della comunità cui appartiene
Competenza comunicativa: capacità del parlanti di utilizzare la lingua in modo appropriato, in base alle
situazioni
Prestigio: varietà riconosciute come più prestigiose di altre (es. storia letteraria)
M. Vedovelli, Spazio linguistico italiano globale
Centralità della diatopia
Dinamiche variazionali
1983 A. M. Mioni, italiano tendenziale: aspetti della standardizzazione
1985 F. Sabatini, italiano dell’uso medio: varietà linguistica italiana
1987 G. Berruto, neo-standard o italiano regionale colto medio: sociolinguistica dell’italiano
contemporaneo
Varietà dell’italiano del Terzo Millennio
1. Abbassamento: verso l’informalità della soglia di standardizzazione della lingua nazionale, già raggiunta
dall’italiano dell’uso medio
2. Ibridazione: miscele di base italiana con additivi: dialettismi, regionalismi, anglismi
Novità del repertorio italiano oggi:
- conquista dell’uso parlato a scapito del dialetto, grazie alla tv, e dell’uso scritto a scapito del non uso,
grazie alla telematica, entrambi dalla maggior parte degli italiani; prima debole nella diffusione a causa
dell’analfabetismo e mezzi audiovisivi
- affollamento zona centrale del grafico che indica una riduzione delle distanze tra le varietà
- maggiore incidenza della diatopia (grigio chiaro) che entra nel quadrante alto della diastratia e diafasia e
nel settore della lingua scritta della diamesia
- risalita italiano standard (es. articolo di giornale), incorporato in quello scolastico, quasi a coincidere con
l’italiano aulico formale
- promozione italiano tecnico-scientifico; sostituzione italiano burocratico con quello aziendale
- distinzione netta italiano regionale e popolare
- avvicinamento italiano parlato colloquiale, regionale e informale trascurato
- comparsa nel quadrante in alto a destra dell’italiano digitato, varietà scritta informale e diastratica
trasversale
Uso
Grammaticalità: es. Marco e Chiara adora la lirica; carteferma anziché fermacarte
Correttezza: es. Se avrei tempo, mi iscriverei a un corso; La prego vadi avanti lei
Accettabilità: es. Se lo avessi saputo non sarei venuto/Se lo sapevo non venivo; In questa stanza vi sono
troppi mobili/In questa stanza ci sono troppi mobili
STANDARDIZZAZIONE: fasi
processo storico in
- selezione: si sceglie o si elabora per ibridazione e mescolanza una koinè tra le varietà; l’italiano ha scelto
la prima, ricaduta sul fiorentino del ‘300
- codificazione: regole della varietà esplicitate tramite grammatiche del ‘500 (norma esplicita) diffuse con
l’imitazione di modelli condivisi (norma implicita)
- diffusione: allargamento della varietà tramite il dominio politico-militare; per l’italiano a causa del
prestigio culturale
- estensione delle funzioni: servirsi della varietà negli usi scritti tra ‘500-‘800
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