LINGUISTICA GENERALE E
GLOTTOLOGIA
(Rosi Fabiana UD1 + Imbarciadori Giulio UD2)
glottologia linguistica generale
La e la sono discipline scienti che. Variazione = come varia la
lingua nei diversi contesti d’uso (diastratica, diafasica, diamesica, diatopica, diacronica).
Morfologia = riguarda la forma interna delle parole
Sintassi = le parti della frase
Pragmatica = come si costruisce l’enunciato
(Esame: le domande di risposta aperta sono 2 testi)
La linguistica è la disciplina che studia in modo scienti co le lingue, identi cate come gli strumenti
di comunicazione all’interno delle società e delle comunità che le utilizzano.
Capitolo 1
LA VARIAZIONE SOCIOLINGUISTICA
La variazione delle lingue nel contesto sociale e nei vari contesti d’uso.
IL DIALETTO
lingua è un dialetto che possiede un esercito, una marina e un’aviazione”
“Una
Max Weinreich, 1945 dialetti italo-romanzi
I dialetti presenti in Italia sono de niti e non vengono visti come variazioni,
deformazioni o sempli cazioni dell’italiano, ma come vere e proprie lingue indipendenti, meglio
codici linguistici lingue sorelle
denominati indipendenti, de niti dell’italiano (come lo spagnolo, il
francese,…), perché tutte evoluzioni dalla stessa lingua madre, cioè il latino.
I dialetti sono esiti dei contatti che il latino ha avuto con parlate locali nel corso del tempo (es.
fase medievale dei volgari in cui si parlava già lingue evolute rispetto al latino). Il volgare più
volgare orentino
importante è il perché è il modello linguistico di riferimento che è stato scelto
durante l’Unità d’Italia (come gli altri dialetti anche quest’ultimo deriva dal latino e il suo percorso
di evoluzione è identico a quello degli altri dialetti, ma è diversi cato. Percorso parallelo, ma
diversi cato).
I dialetti sono un fenomeno di prevalenza orale (anche se sta un po’ cambiando tramite la
comunicazione in rete) e non sempre c’è un dizionario apposito (alcuni dialetti però ce l’hanno).
Di erenze SOCIOLINGUISTICHE tra dialetto e lingua italiana
La distinzione fra una lingua e un dialetto è di natura non linguistica e strutturale, ma
sociolinguistica; status sociale
la di erenza principale sta nello (quindi sul prestigio culturale,
codici linguistici.
sociale e politico), nonostante tutti e due siano de niti
- LINGUA = ampia di usione geogra ca più che regionale; ampio raggio di ambiti d’uso (scritto,
letterale, popolare, colloquiale, scienti co, burocratico, normativo,…).
- DIALETTO = di usione geogra ca limitata, anche meno che regionale (cittadina, provinciale);
limitato raggio d’ambiti d’uso (colloquiali, popolari, alcuni anche letterali nell’antichità (ex.
Fiorentino)).
Queste diversità portano a di erenze sociolinguistiche che hanno poi conseguenze linguistiche
nei rispettivi codici linguistici:
- LINGUA = maggior elaborazione della lingua che porta a più precisione comunicativa; più
risorse lessicali e maggior apertura verso l’evoluzione e l’apprendimento di nuovi termini che
porta alla creazione di tecnicismi (parole tecniche di speci ci ambiti), forestierismi (grazie ai
contatti con le altre lingue), neologismi (parole nuove entrate nell’uso comune per descrivere
realtà nuove e moderne).
- DIALETTO = limitata elaborazione e minori risorse lessicali. 1
ff fi ff ff ff fi fi ff fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi
Varietà regionali
varietà interni
Le della lingua italiana sono numerose e sono aspetti all’architettura
sociolinguistica della lingua, sono quindi più vicine all’italiano e sono più comprensibili (sono
dialetti esterni
l’esito del contatto linguistico fra dialetto e italiano); mentre i sono aspetti
all’architettura sociolinguistica della lingua, sono quindi più lontani e meno comprensibili (alcuni
dialetti presentano delle varietà, ma in minor quantità rispetto all’italiano).
La varietà regionale può essere data da tratti fonetici trapassati da contatti linguistici con altri
Paesi (ex. Parma con la r moscia, simbolo dell’in uenza francese) (riguardo il video del
parmigiano).
Per quanto riguarda altre lingue, come ad esempio l’inglese (American English vs British English)
varietà diatopiche varietà regionali
si può parlare di o legate a Stati di erenti (sono varietà
nazionali anche se continuano ad essere chiamate varietà regionali), non vengono de nite due
dialetti diversi (stessa considerazione si può fare per lo spagnolo, per il francese e per il tedesco).
- Varietà regionale diatopica
o è una varietà che cambia attraverso lo spazio (topos (dal greco)
=luogo), dipende quindi dalla provenienza geogra ca di chi parla ed è interna all’italiano.
IL REPERTORIO LINGUISTICO
Insieme delle lingue o dei dialetti che sono condivisi da una comunità di parlanti o che sono
conosciute da ciascun parlante, usate in base al contesto comunicativo. Esistono due tipi di
individuale
repertorio linguistico: quello che rappresenta i codici linguistici conosciuti da un
singolo parlante, anche a livello non avanzato, e quello comunitario che indica i codici linguistici
conosciuti da una comunità di parlanti.
In base a quanti codici linguistici sono presenti nel repertorio, si può de nire la sua tipologia: se è
repertorio linguistico monolingue
presente solo una lingua si parla di (che però è un’eccezione); se
repertorio bilingue; repertorio trilingue;
son presenti due lingue con tre lingue con due o più lingue
repertorio multilingue. (Poliglotta (dal greco) = multilingue (dal latino)).
All’interno del repertorio linguistico c’è una visione scalare delle lingue che fanno parte del
repertorio, in base a come gli individui e le comunità padroneggiano le lingue.
De nizioni delle lingue
• Lingua madre (o lingue madri se più di una) = prima lingua acquisita spontaneamente durante
le prime socializzazioni in famiglia
• Lingua straniera = lingua appresa dopo la/e lingua/e madre/i in uno Stato in cui non è lingua
u ciale (es. inglese in Italia)
• Lingua seconda = lingua appresa dopo la/e lingua/e madre/i in uno Stato in cui è lingua
u ciale (es. inglese in Inghilterra, spagnolo in Spagna,…)
Lingua straniera e lingua seconda non sono la prima lingua del parlante
• Lingua viva = lingua attualmente usata da una comunità di parlanti
• Lingua in via/in corso di estinzione = lingua usata da comunità di parlanti sempre meno
numerosa
• Lingua morta/estinta = lingua attestata in documenti scritti ma non più usata da nessuna
comunità di parlanti
• Lingua arti ciale = lingua nata non dall’evoluzione di un’altra lingua ma costruita “a tavolino”
per scopi speci ci (letterali, culturali) a di erenza delle lingue storico-culturali (es. Esperanto,
creata per scopi politici)
• Lingua segnata (non verbale) = lingua delle comunità di segnanti, composte da udenti e non
udenti (lingua dei segni italiana, lingua dei segni francese,…)
IL REPERTORIO LINGUISTICO COMUNITARIO
Il repertorio linguistico dell’Italia contemporanea è multilingue ed è composto da:
- italiano e tutte le sue varietà (es. parmigiana, trentina,..);
- dialetti italo-romanzi;
- lingue di minoranza (codici linguistici usati da minoranze linguistiche, es. ladino, tedesco,…) in
minoranza storica
cui abbiamo lingue di (tedesco in Alto Adige; francese in Valle d’Aosta;
sloveno e friulano in Friuli Venezia Giulia; catalano nella costa occidentale della Sardegna;…) e
minoranza di recente immigrazione
lingue di (cinese, arabo, albanese, wolof, swahili,…)
introdotte da piccole comunità che hanno portato le loro lingue nel nostro territorio 2
ffi
ffi fi fi fi ff fl fi ff fi fi
Le lingue di minoranza legge
12 lingue di minoranza linguistico-storiche e i loro codici linguistici sono tutelati dalla
482/1999 (tappa fondamentale per le lingue di minoranza); tra queste riconosciamo:
- tedesco, cimbro mocheno
e in Trentino Alto Adige
- ladino in Trentino e Alto Adige
- francese francoprovenzale patois
e in Val d’Aosta
- sloveno in provincia di Trieste e Gorizia
- friulano in Friuli
- sardo in Sardegna
- albanese (arberësche) in diverse regioni meridionali (diverso da quello parlato in albania, è una
variazione storica che ha avuto meno evoluzione linguistica ed è rimasta più antica)
- catalano in Sardegna
- grecanico in diverse regioni meridionali
- croato in diverse regioni meridionali (es. in Molise)
- occitano (lingua neolatina) in Calabria
Tra i vantaggi di questa legge c’è un sostegno istituzionale e nanziario per le politiche linguistiche
che promuovono queste lingue; inoltre per alcune lingue di minoranza sono anche stati istituiti
speci ci corsi formativi nelle scuole per imparare queste lingue e speci che classi di concorso
nella scuola pubblica italiana per il loro insegnamento nelle aree geogra che di pertinenza per il
loro statuto di lingue interne al repertorio di quelle speci che comunità di parlanti.
Questa legge ha ricevuto anche delle critiche perché non tutte le minoranze sono state
romanì sinta,
riconosciute; un esempio è la lingua o lingua usata dalla comunità rom, esclusa dalla
protezione perché questa comunità di parlanti è nomade e non stanziale in uno speci co territorio
italiano, andando quindi contro ad un importante criterio di questa legge che dice che una lingua
di minoranza, per essere riconosciuta, ha bisogno di una certa e sicura stanzialità da parte della
comunità di parlanti.
Repertorio linguistico comunitario del trentino:
- italiano e tutte le sue varietà
- dialetto trentino
- tedesco e tutte le sue varietà
- ladino
- cimbro
- mocheno
- lingue di minoranza di recente immigrazione
Repertorio linguistico comunitario della Sardegna:
- italiano e tutte le sue varietà
- campidanese, logudorese,…)
lingua sarda (con le diverse varietà diatopiche: che ha un forte
valore identitario per i parlanti (ci sono anche percorsi scolastici e corsi formativi all’università
della lingua sarda, con la possibilità anche di ottenere certi cazioni)
- catalano (Alghero)
- tabarchino (isole dell’arcipelago del Sulcis, Sardegna sud-occidentale)
- lingue di minoranza di recente immigrazione
Repertorio linguistico comunitario della Valle d’Aosta:
- italiano e tutte le sue varietà
- dialetto piemontese
- francese
- patois (varietà regionale del francoprovenzale)
- lingue di minoranza di recente immigrazione
Rapporto sociolinguistico tra i diversi codici linguistici che fanno parte di un repertorio
1. Bilinguismo (condizione di default) = compresenza di due o più lingue perfettamente
equivalenti, senza di erenza d’uso, cioè entrambe possono essere usate in ogni contesto
comunicativo (es. italiano e tedesco in Alto Adige; la Svizzera con italiano, tedesco e francese;
il Belgio con francese, ammingo o olandese e tedesco, il Lussemburgo con lussemburghese,
francese e tedesco). Plurilinguismo quando ci sono più di due lingue. 3
fi ff fi fi fi fi fi fi fi
2. Diglossia = compresenza di due o più lingue non pienamente equivalenti, ma di erenziate
funzionalmente, utilizzate in diversi contesti comunicativi (una ha uno status alto, un prestigio
socioculturale alto, utilizzata in contesti formali; l’altra è utilizzata in contesti informali) (es.
rapporto fra latino e volgare nel Medioevo; in Marocco con arabo classico e arabo
marocchino; in Messico con lo spagnolo e le lingue indigene o autoctone (lingue native dei
popoli originari di un territorio vs lingue endogene sono lingue che si sono sviluppate
internamente, senza essere importate da altri paesi); in Africa con le lingue coloniali (esolingue)
per contesti formali (istituzioni, istruzione, leggi,…) e le lingue locali).
3. Dilalia = compresenza di due o più lingue di erenziate funzionalmente (una lingua viene usata
in ogni contesto, l’altra solo in alcuni informali (es. rapporto fra italiano e dialetti nello scenario
contemporaneo).
REPERTORIO LINGUSTICO INDIVIDUALE
Esercitazione: descrivete il vostro repertorio linguistico individuale
L1 = lingue, dialetti, lingue di minoranza storica o recente parlati in famiglia (italiano, dialetto
bresciano/camuno)
LS = lingue classiche e moderne studiate a scuola, all’università,… (spagnolo, inglese, tedesco)
LS = lingue apprese per lavoro
L2 = lingue apprese all’estero
LS = lingue arti ciali (es. esperanto, el n (il Signore degli anelli), klingon (Star Trek), …)
Commutazione di codice
La commutazione di codice è l’uso alternato, commutato di due codici linguistici da parte di un
parlante all’interno di uno scambio comunicativo (passaggio da una lingua ad un’altra all’interno
della stessa conversazione).
1. Code switching = alternanza consapevole e voluta, non casuale (es. italiano e dialetto) in
concomitanza con aspetti pragmatici e contestuali, magari per dare maggior enfasi, maggior
intensità ad una parte del discorso
es. Poi io non è che mi posso mettere a fare le telefonate per niente, ogni minuto / U telefunu u
pavu iu! (italiano + dialetto calabrese)
2. Code mixing = alternanza casuale all’interno del discorso che può magari risultare caotica e
enunciati mistilingui
dà come risultato in cui sono mescolate più lingue. (Se parlo di shopping,
meeting,… non sto facendo code mixing, ma sto usando forestierismi che fanno ormai parte
anche del dizionario italiano)
es. Bueno, in other words el ight que sale de Chicago around three o’clock (spagnolo + inglese)
LA VARIAZIONE SOCIOLINGUISTICA
Interferenza o transfer
Dipende dalla conoscenza di più lingue e presenta il trasferimento di materiale linguistico da un
codice linguistico ad un altro, a qualsiasi livello linguistico (lessicale, semantico, testuale, fonetico,
fonologico, morfologico, sintattico, pragmatico) (per esempio una parola che in italiano ha un
signi cato, magari in tedesco ne ha un’altro, ma io trasferisco lo stesso signi cato che ha in
italiano anche in tedesco).
- transfer lessicale = si veri ca quando, nel passaggio da una lingua a un’altra si applicano
parole, strutture o signi cati della lingua madre (L1) alla seconda lingua (L2)
es. embarazada incinta imbarazzata)
falsi amici (es. sp. = it. non
- transfer sintattico = si veri ca quando un parlante applica le regole sintattiche (ordine e
struttura delle parole nella frase) della propria lingua madre (L1) all’altra lingua (L2)
es. venerdì su sabato < von Freitag auf Samstag = “la notte fra venerdì e sabato”(es. tra italiano e
tedesco che non sono lingue così vicine)
- transfer positivo = si veri ca quando le conoscenze della lingua madre aiutano ad imparare o
usare correttamente una seconda lingua, facilitando la comunicazione e non violando le regole
della lingua “interferita” (le strutture sintattiche delle due lingue sono equivalenti)
es. Je vais à la mer Vado al mare
fr. = it.
- transfer negativo = si veri ca quando un parlante è in uenzato dalla propria lingua madre e
commette errori nella seconda lingua, ostacolando la comunicazione
es. anoche te soñé anoche soñé contigo✅ ) ieri notte ti ho sognato
sp. (invece di < it. 4
fi fi fi fi fi
fi fi fl fi ff fl fi ff
Strutture fossilizzate = transfer che non si riescono ad evitare anche a livelli linguistici alti
La lingua: una, nessuna, centomila?
La variazione della lingua
diasistema
La lingua è un (sistema linguistico dotato all’interno di sottoinsiemi, di un’articolazione
che è formata dalle varietà), un insieme di varietà, ciascuna adattata ad una particolare situazione
comunicativa. Tutte la varietà compongono la lingua, la lingua è un elemento sfaccettato, non è
un singolo elemento.
Varietà = è una delle forme o versioni della lingua che si usano in determinati contesti, in certi
gruppi sociali o in certe aree geogra che.
Video 1
toscana
Varietà
3 varianti fonetiche: qualhosa qualcosa);
3. aspirazione delle consonante velare sorda [k] (“c” toscana: invece di
capitho capito);
4. aspirazione delle consonante dentale sorda [t] (la “t aspirata”: invece di
͡ fascile
5. palatalizzazione della consonante a ricata sorda [t ʃ] (la “c” “trascinata come fosse sc”:
facile)
invece di
Video 2
accademico-scienti ca medica
Varietà = varietà dell’italiano medico, quindi in questo caso la
variante non è legata al territorio
Varianti lessicali
- tecnicismi: “sensibilità dentinale; “ciò di cui necessitiamo”;
- termini formali: “alleviare”, “avvertire”, “necessitare”
Varianti sintattiche
- AVVERBIO + AGGETTIVO: “clinicamente provato” invece di “provato clinicamente;
- AGGETTIVO + NOME: “valido aiuto” invece di “aiuto valido”
Video 3
colloquiale non formale
Varietà o (varietà non standard)
Varianti lessicali
- “vabbeh”;
- “menomale” invece di “fortunatamente”
Varianti pragmatiche
- allocutivo informale: “tu” invece di “lei”, “voi” (forma linguistica usata per rivolgersi direttamente
a qualcuno in modo informale)
- vuoi,
segnale discorsivo: “vabbeh” invece di “va bene”; “cosa corre dappertutto, poi suda e si
ammala” Felis catus Mus mus
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