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Rodolphe, ricco proprietario della zona. La relazione è di breve durata poiché la delude; ritrova poi Leon cui allaccia

una relazione questa volta ma anche qui subentra la delusione (bovarismo). Emma comincia a condurre una vita

stravagante e dispendiosa indebitandosi con un usuraio abbassandosi a chiedere aiuto agli ex amanti, ma invano

- La catastrofe precipita con il sequestro giudiziario e lei prende del veleno e muore. Il suo errore era stato scambiare

la realtà con l’immaginazione. Charles sconvolto trascorre la sua vita in solitudine e muore con in mano una ciocca di

capelli di Emma poiché lui ne era innamorato. Il romanzo si chiude con il trionfo di un farmacista democratico ed

entusiasta del progresso, perfetta immagine della stupidità borghese, soddisfatto di sé per aver ricevuto la Legion

d'onore

-Tranne i primi due capitoli, l’opera è interamente dal punto di vista di Emma. È un'opera molto complessa: il

personaggio di Emma ha una funzione critica poiché la sua noia fa affiorare l’inautenticità di quel mondo. Con i suoi

sogni esprime una contestazione alla stupidità dell'ambiente borghese di provincia però anche lei è un po’ partecipe a

quella stupidità

- Emma è al tempo stesso oggetto e vittima di questa analisi implacabile. Quest'opera segna una svolta fondamentale

nel romanzo ottocentesco: qui il narratore si fa pressoché invisibile e la vicenda è presentata dal punto di vista

soggettivo dei personaggi; strumento fondamentale è il discorso indiretto libero e proprio la scomparsa del narratore

onnisciente crea un effetto di ambiguità

- Furono precursori anche i fratelli De Gouncort per la cura nel costruire romanzi con una descrizione minuziosa degli

ambienti, l'attenzione dimostrata ai ceti inferiori e a fenomeni di degradazione umana; un esempio è Germinie

Lacerteux che analizza la degradazione fisica e psicologica di una serva isterica; nella Prefazione afferma che le classi

inferiori hanno diritto ad essere rappresentate nella letteratura. Non c’era rispetto per nulla, le donne erano

costrette a lavorare anche in gravidanza e quindi c’è la necessità di denunciare

-Vi è però una differenza: i naturalisti denunciano perché sperano nelle autorità politiche, mentre gli italiani hanno

una situazione di resa. I francesi si concentrano sulla metropoli mentre gli italiani sulle piccole province. Si trasforma

quindi il romanzo in uno strumento scientifico che deve spiegare in maniera oggettiva; ciò fu ripreso da Emile Zola

- Queste concezioni della narrativa zoliana si trovano esposte nel romanzo sperimentale in cui sostiene che il metodo

sperimentale applicato ai corpi inanimati e viventi deve essere applicato anche alla sfera spirituale e passionale

dell'uomo, quindi, anche letteratura e filosofia devono far parte delle scienze; il romanzo diviene il resoconto di

un'esperienza scientifica esposta al pubblico. Da ciò deriva anche la convinzione che le qualità spirituali sono un dato

di natura e che quindi anche queste reggono il funzionamento del corpo umano così come il pensiero e i sentimenti

- La scienza non ha ancora trovato tutte le leggi che regolano la vita passionale e intellettuale dell'uomo ma si

possono affermare già due principi: l'ereditarietà biologica e l'influsso esercitato dall'ambiente sociale. Di

conseguenza, lo scrittore naturalista è tale perché equivale a un naturalista cioè allo scienziato che studia le scienze

naturali

-Il fine del romanzo sperimentale diventa impadronirsi dei meccanismi psicologici per poi poterli dirigere e il

romanziere non solo studia scientificamente i fenomeni, ma aiuta anche le scienze politiche ed economiche nel

regolare la società ed eliminare le storture. Alla base di questo nuovo romanzo vi è una concezione progressista della

società a cui viene assegnato un impegno sociale e politico. Molti non condividono queste idee di romanzo scientifico

poiché per loro un romanzo non si può analizzare scientificamente

- Emile Zola, figlio di un ingegnere italiano nacque a Parigi dove, dopo la morte del padre, fu costretto a lavorare

prima come spedizioniere presso un editore, poi come capo della pubblicità. Si dedicò in seguito al giornalismo e poi

diventerà romanziere. All'inizio scriverà racconti di impronta romantica ma ben presto venne attratto dalle idee

positiviste

-Scrisse quindi il suo primo romanzo naturalistico: Therese Raquin, impostandolo su basi scientifiche. In seguito,

concepì un ciclo romanzesco: I Rougon Macquart; i primi non ebbero successo ma più avanti, grazie soprattutto allo

scandalo che suscitò con le crude descrizioni della degradazione umana degli operai parigini; riscontro fama

- Iniziarono a considerarlo un maestro e un caposcuola: compro poi casa vicino Parigi dove ogni domenica si

incontrava con un gruppo di discepoli dalla quale scaturì una raccolta di novelle, in particolar modo “Le serate di

Medan” che costituì il manifesto collettivo della scuola naturalista

-Scrisse anche opere teoriche. Le sue teorie sul romanzo sperimentale sono presentate in “I Rougon Macquart”; si

tratta di 20 romanzi le cui intenzioni sono espresse nella Prefazione e raccontare tutte le vicende dei personaggi è

fatto per spiegare la legge dell'ereditarietà. Al centro dei romanzi stanno spesso casi patologici dovuti a problemi

ereditari come il protagonista che patisce le conseguenze dell'alcolismo dei genitori cadendo in eccessi di follie

irresponsabili

-Ci sono poi intenti sociali e politici: Zola vuole dare un quadro completo della società francese, proprio per questo si

documenta con scrupolo estremo raccogliendo documenti e testimonianze dirette. L'atteggiamento di Zola in questi

romanzi è progressista, da un lato polemico verso la corruzione e l’ottusità della piccola borghesia, dall'altro pieno di

interesse per i ceti subalterni (operai, artigiani)

- Inoltre, evolve da un democratismo a un socialismo. Lo scrupolo dello scienziato lo porta a riprodurre anche gli

aspetti più ripugnanti suscitando la reazione violenta dei moralisti ma assicurandogli anche fama e ricchezza.Dietro

questi propositi scientifici però rimane un temperamento romantico in episodi idillici, nell'assunzione di oggetti ad un

valore simbolico a cui si associa anche una componente di vitalismo panico cioè un'esaltazione della forza vitale

esuberante che la pervade e una tendenza del soggetto a fondersi con essa

-Zola arriva anche a squisitezza perverse e decadenti o scene di grandiosità apocalittica; il romanziere può persino

indulgere alla delicata favola medievaleggiante. L'opera di Zola è quindi ben più ricca di una narrativa esclusivamente

scientifica; anche il suo stile non è per niente essenziale: è una prosa corposa ricca di calore e sonora. Dopo i Rougon

Macquart intraprese un nuovo ciclo: le tre città (Lourdes, Roma e Parigi) dove polemizza contro la religione in nome

della scienza; era infatti da poco esploso l'affare Dreyfus accusato ingiustamente di spionaggi

-In Francia nacquero violente polemiche tra nazionalisti ed antisemiti da un lato e democratici dall'altro. Zola si

impegnò a combattere l'ingiustizia e scrisse un articolo “J’accuse” per cui fu condannato a un anno di prigione e si

dovette rifugiare in Inghilterra. Infine, intraprese un terzo ciclo: i Quattro Evangeli dove espresse le sue idee

umanitarie; riuscì a scriverne solo tre in cui la stagione del naturalismo si era ormai esaurita: il clima era dominato da

altre tendenze che polemizzava contro la sua scuola

-Le circostanze della sua morte restano poco chiare e si sospetta un attentato per vendetta per le sue posizioni

assunte nell'affare Dreyfu

-In Italia furono in primo luogo gli ambienti culturali milanesi di sinistra (repubblicani e socialisti) a diffondere il

modello naturalista; non a caso Milano è la città più vicina, per lo sviluppo economico e sociale, agli ambienti

stranieri. Se però la sinistra accolse subito le nuove tendenze rimase prigioniera delle sue aspirazioni confuse e

velleitarie: le formulazioni teoriche, infatti, rimasero generiche e approssimative e le loro opere creative o si

limitarono alla ricerca di effetti scandalistici o indussero all'enfasi esasperata di una protesta che insisteva fino alla

noia sugli orrori della vita degli emarginati. Un nuovo linguaggio fu invece elaborato da due intellettuali conservatori,

meridionali e amici: Capuana e Verga. Luigi Capuana lo fece come critico letterario del “Corriere della Sera” che

diffuse la conoscenza di Zola, anche se lui respinge la subordinazione della letteratura a scopi estrinseci come la

dimostrazione sperimentale di tesi scientifici e l'impegno politico e sociale. Verga non interviene direttamente al

dibattito letterale ma le traduce nelle sue opere. Per capuana il naturalismo perde la sua volontà di far scienza e il

suo impegno politico diretto e si traduce solo in un modo particolare di fare letteratura. Infatti, la scientificità non

deve consistere nel trasformare la narrazione in esperimento per dimostrare tesi scientifiche; rivela così le sue

ascendenze idealistiche. La scientificità, insomma, si manifesta solo nelle forme artistiche e questa si riassume nel

principio dell'impersonalità dell'opera d'arte intese come eclisse dall'autore. Non si può dire che esiste un Verismo

come scuola o un movimento organizzato come lo era stato il romanticismo; gli scrittori veristi non si raggruppano

intorno a un programma culturale comune: vi è il colorito e superficiale descrittivismo di Matilde Serao, l’acceso e

provocatoria polemica sociale di Paolo Valera, l’aspro moralismo religioso di Mario Pratesi, per non parlare del

sensuale e perverso compiacimento di D'Annunzio giovane. Nulla accomuna questi scrittori se non un generico

riferimento a una realtà ed un interesse per le figure e ambienti popolari, le rappresentazioni delle loro miserie. Al

clima verista si può collegare anche il romanzo “una donna” di Sibilla Aleramo che affronta una problematica sociale:

la condizione femminile in una società dominata da uomini. In campo teatrale vi è Giuseppe Giacosa che nei suoi

drammi mette in scena la realtà borghese contemporanea. Si hanno poi gli esperimenti rigorosi di Verga che imposta

una rivoluzionaria tecnica narrativa. Non ha dietro di sé un vero movimento, assorbe molte sollecitazioni culturali ma

resta tutto sommato uno scrittore isolato. Accanto a lui vi è solo l'amico Capuana e il discepolo De Roberto; quindi, il

verismo, inteso come gruppo omogeneo di scrittori, si restringe a questi tre nomi. Inoltre, Verga non esercitò mai

larga influenza sulla cul

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher samuct_1812 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Agodi Antonella.
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