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Lezione 2: Diritto sanitario

La costituzione come fonte suprema

La Costituzione è la fonte per eccellenza più alta nel nostro ordinamento giuridico, viene scritta dai costituenti ed è una costituzione scritta (a differenza della costituzione del Regno Unito che è orale) ed è destinata a rimanere stabile nel tempo, con durata illimitata. Ad oggi ci sono state delle modifiche costituzionali ma la maggior parte delle norme costituzionali è rimasta in vigore o ha subito solo delle piccole modifiche.

Indicativamente le costituzioni incorporano i valori del passato ma si rivolgono alle generazioni future. Quando le norme costituzionali non rispecchiano più i valori della realtà sociale, le costituzioni subiscono delle modifiche: quindi si è creata una dissociazione tra la norma scritta e la realtà sociale. Nel nostro ordinamento però, modificare la costituzione è molto difficile: esiste la procedura di revisione costituzionale definita nell’articolo 138 ma in molti casi il tentativo di modifica nel nostro ordinamento non è andato a buon fine.

Questo perché il nostro ordinamento prevede una procedura complessa che coinvolge diversi attori istituzionali, in primo luogo il Parlamento ma anche il popolo, quest’ultimo coinvolto solo in alcune circostanze. Il nostro ordinamento prevede che il parlamento, composto da due camere, approvi lo stesso testo alla camera e al senato e che tra la prima e la seconda approvazione (perché son ben due approvazioni), intercorra un certo lasso di tempo. Se, a seguito di questo lasso di tempo, avviene la seconda approvazione dello stesso testo, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato, decorre il termine per chiedere il referendum costituzionale.

Questo avviene quando la seconda approvazione non sia stata votata dai 2/3 dei componenti di ciascuna camera: se questa seconda approvazione non raggiunge questo quorum qualificato si dà luogo al referendum costituzionale. In questo caso il popolo viene chiamato a manifestare la propria adesione o il proprio dissenso intorno alla proposta di modifica costituzionale.

Difficoltà di riforma costituzionale

Quindi capiamo come il riformare il nostro ordinamento è assai difficile, non a caso l’ultima proposta di modifica costituzionale è andata in porto perché era una modifica sul taglio del numero dei parlamentari: questo ha avuto successo perché si è trattato di un quesito referendario molto semplice. Nel corso degli anni, la difficoltà di riformare la costituzione è stata dovuta alla complessità dei quesiti: davanti al quesito complesso ed eterogeneo, si ha una difficoltà di comprensione per cui è molto difficile esprimersi: la riforma Renzi-Boschi del 2016 ha avuto un esito negativo perché presentava un quesito assai eterogeneo.

Quindi, ad oggi, più è semplice il quesito referendario, maggiore è la possibilità che esso abbia un esito positivo. Si deve cercare di portare avanti dei quesiti referendari dove si ha già un largo consenso da parte del popolo.

Struttura della costituzione italiana

La Costituzione si apre con:

  • 12 disposizioni (ossia i principi fondamentali): sono le norme manifesto del nostro ordinamento giuridico, sono i principi su cui si basa il nostro sistema costituzionale.
  • Una prima parte (riguardante i diritti e i doveri dei cittadini): qui i soggetti attivi sono i cittadini.
  • Una seconda parte (dove viene descritto l’ordinamento della Repubblica): qui troviamo la disciplina degli organi costituzionali ma anche degli organi a rilevanza costituzionale (chiamati organi ausiliari nella sezione 3 del governo).

Poi troviamo il titolo quinto della II parte dedicato alle regioni: questa parte nel 2001 è stata oggetto di una riforma costituzionale che ha definito le regioni come entità territoriali, così come vengono definite oggi e con la legge 117 il Parlamento può adottare delle leggi ma anche i consigli regionali possono adottare delle leggi.

Però, ad esempio, la regione può avere la potestà nel campo della tutela dei beni culturali mentre lo Stato ha una competenza piena nel tema della tutela della salute. Quando lo Stato ha una competenza piena su un tema, le Regioni non possono intervenire, viceversa nelle materie di competenza regionali, la Regione può esercitare una potestà normativa di tipo:

  • Pieno, in caso di una competenza che spetta alle regioni
  • Concorrente, nel rispetto delle leggi approvate dallo Stato in caso si tratti di una competenza di potestà concorrente o ripartita.

Garanzie costituzionali

L’ultimo titolo della II parte riguarda le garanzie costituzionali, e qui troviamo la Corte costituzionale, ossia quell’organo che può dichiarare se una norma contenuta in una fonte primaria può compromettere la Costituzione e poi troviamo la revisione costituzionale, ossia il procedimento di modifica della carta costituzionale.

Nell’ultima parte vi sono le disposizioni transitorie e finali, che sono disposizioni modificate nel tempo in cui troviamo il divieto di ricostituzione del partito fascista. Oggi in realtà l’articolo 49 tutela la libertà di associazione in partito politico e preclude allo Stato di intervenire per sindacare le ideologie di quel partito politico. Teoricamente nel nostro ordinamento possono partecipare alla vita democratica anche i partiti anti sistema, che hanno come obiettivo quello di sovvertire le istituzioni.

Principi fondamentali

Tra i principi fondamentali ricordiamo il principio democratico, secondo cui “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (art.1).

L’articolo 2 afferma che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

L’articolo 3 esprime il principio di uguaglianza: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” (comma 1, definito principio di uguaglianza formale). In questo comma, dal punto di vista della legge, tutti i cittadini sono eguali senza distinzioni, non è ammessa nessuna forma di discriminazione.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (comma 2, principio di uguaglianza sostanziale). Il comma 2, invece, ci dice cosa fanno le istituzioni per garantire il principio di eguaglianza all’interno dell’ordinamento, quindi onera la Repubblica di compiere quegli atti che possano essere idonei ad eliminare concretamente le disuguaglianze fra i cittadini (esempio è la borsa di studio, sulla base di requisiti, vengono attribuite delle risorse economiche a delle fasce di studenti, coloro che sono svantaggiati economicamente devono godere delle stesse condizioni di partenza dei loro colleghi; tutti devono partire dallo stesso livello ma il raggiungimento degli obiettivi può essere differenziato, perché quest’ultimo dipende dalle proprie capacità).

Altri esempi di principi di uguaglianza sostanziale sono le quote rosa nella disciplina elettorale, attraverso il quale le istituzioni garantiscono la partecipazione femminile alle elezioni elettorali. Questo mette in parità uomini e donne di competere alle elezioni elettorali. Un altro esempio viene stabilito dall’articolo 33 che afferma il principio del pluralismo scolastico: oltre alla formazione scolastica pubblica vi possono essere dei circuiti di formazione privata. Ma questo è stato oggetto di lungo dibattito perché si temeva che le istituzioni private avrebbero potuto creare una discriminazione sulla base delle capacità economiche e per evitare questo, i costituenti hanno trovato una forma di compromesso: i circuiti di formazione privati possono esistere purché non gravino sui bilanci dello Stato. Un altro esempio è l’accesso alla sanità pubblica da parte delle persone indigenti: secondo l’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” La cura gratuita è uno strumento di uguaglianza sostanziale che garantisce alle persone che non hanno la possibilità di accedere privatamente o a particolari esami che hanno un costo alto, di usufruire di cure gratuite.

L’articolo 4 sostiene che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

L’articolo 5 sostiene che: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.”

L’articolo 6 sostiene che: “La Repubblica tutela con app

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Scienze giuridiche IUS/10 Diritto amministrativo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aledc0033 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto sanitario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Ferrara Marta.
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