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Cap. 2 - Il Perturbante

Nel pensiero comune, la performance più famosa è quella liturgica, in cui il

performer, attraverso un atto fisico estremo,trasmette un’idea, sfidando i limiti

del corpo, procurandosi ferite e giocando con esso.

In un’epoca ricca di tensioni e canoni, la performance diventa un’apertura di se

stessi: ferite, tagli, spari, sventramenti(uccidere in modo violento, o in gnerale

rimuovere gli organi interni) di animali e autolesionismi(farsi male da soli) si

trasformano in simboli.

Attraverso questi gesti, i performer esplorano il perturbante (Freud), quella

dimensione oscura che legittima azioni violente e brutali, liberandosi da tabù.

Spesso la performance sfocia nella dimensione dell'abiezione(perdità di

dignità e moralità), nel disgusto e nel ripugnante. Tutto legato a una sorta di

perversione.

Intorno a questo stato latente ruotano le performance di Chris Burden in

Trans-fixed (1974), Vito Acconci in Following Piece (1969), e Marina Abramovic

in Rhythm 5 (1975).

Nel 1969, il Guerilla Art Action Group (GAAG), composto dagli artisti

newyorkesi Jon Hendricks, Jean Toche, Poppy Johnson, e l'attivista Silviana

Goldsmith, eseguì la performance Blood Bath. Entrando nella lobby del MoMA

di New York, nascosero sotto i cappotti sacchetti pieni di sangue di bue.

l GAAG contestava apertamente il ruolo dei Rockefeller, accusati di finanziare

la produzione di napalm e gas tossici per la guerra in Vietnam, mettendo in

dubbio la legittimità della loro presenza nel mondo dell'arte, in particolare al

MoMA.

Carolee Schneemann, con Eye Body #5 (1963) e Meat Joy (1964), esplora il

corpo come territorio di trasgressione, quest'ultimo influenzato dal visionario

Flaming Creatures (1963) di Jack Smith. Il film di Smith, destabilizza il cinema

con un'estetica surrealista e una celebrazione della fluidità di genere,

anticipando temi post-moderni.

L'abiezione raggiunge il suo massimo nelle pratiche rituali di Hermann Nitsch

(Das Orgien Mysterien Theater) e nelle provocazioni crude di Otto Mühl

(Materialaktion), oggi discutibili per la loro violenza misogina.

Gina Pane spinge il linguaggio del corpo: in Nourriture (1971) mangia carne

marcia davanti al telegiornale, mentre in Action Death Control (1975) si ricopre

di vermi, mentre ascolta una canzone infantile. Le sue performance

trasformano il disgusto in una riflessione sulla mortalità e lo spettacolo

mediatico.

Il punto di forza (e allo stesso tempo il limite) di queste performance sta

proprio nella loro capacità di trasmettere emozioni crude e contrastanti. Lo

spettatore non rimane indifferente: si sente coinvolto, quasi costretto a

confrontarsi con le proprie insicurezze e ossessioni. In alcuni casi, queste

performance rivelano uno stato mentale al limite del controllo, diventando un

modo per sfuggire alle regole della società. L'artista abbandona ogni filtro,

mostrando senza vergogna pulsioni oscure che di solito teniamo nascoste.

Chris Burden (1946-2015)

usava il suo corpo come strumento artistico spingendosi al limite con

performance estreme. Con gesti semplici ma scioccanti, trasformava la sua

carne in un'opera vivente - a volte torturandosi, a volte esaltandosi.

Il suo lavoro rifiutava le regole dell'arte tradizionale, diventando una specie di

"anti-arte". Attraverso azioni pericolose, esplorava la paura, il rischio e i

meccanismi nascosti della società. Le sue performance non erano solo

spettacolo: erano veri e propri esperimenti psicologici che mostravano le

nostre insicurezze più profonde.

In Shoot, Burden si fa sparare dall’amico Bruce Dunlap al braccio.

L’azione, ripresa da una telecamera, si svolge davanti a un pubblico

impotente. La performance si svolse all’apice della guerra del

Vietnam ed esamina temi come violenza, fiducia e limiti dell’arte.

In Trans-fixed, Burden si crocifi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FegBoh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Nuova Accademia di Belle Arti - NABA o del prof Carlini Fabio.
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