Discorso completo di Istologia
(Epiteli di rivestimento, ghiandolari e sensoriali – esposizione orale)
L’istologia è una disciplina fondamentale per lo studio dei tessuti biologici, perché
rappresenta il nostro sguardo diretto sulla struttura microscopica del materiale biologico.
Studiare istologia significa imparare a osservare i tessuti in modo rigoroso, riconoscendo le
colorazioni utilizzate, analizzando la morfologia cellulare e tissutale e valutando la
distribuzione delle strutture. È una disciplina essenziale perché, una volta individuato
correttamente un tessuto, possiamo capire se è fisiologico o patologico e arrivare a una
diagnosi. L’istologia inoltre educa all’osservazione del dettaglio e stimola l’immaginazione
scientifica: non è solo tecnica, ma anche interpretazione, tanto che spesso viene paragonata
a una forma d’arte, come dimostrano i parallelismi tra immagini istologiche e opere di Klimt o
Pollock.
Dal punto di vista scientifico, l’istologia studia la struttura microscopica e ultramicroscopica
dei tessuti e degli organi, analizzandoli dal punto di vista morfologico, istochimico e
funzionale. Studia le cellule che compongono i diversi tessuti, differenziate per forma e
funzione, e analizza la loro disposizione architettonica, la proliferazione, la morte cellulare
programmata come l’apoptosi e le funzioni specializzate svolte dalle singole cellule, come
barriera, secrezione, contrazione, trasporto di ossigeno e difesa immunitaria. Attraverso
l’istologia possiamo distinguere, ad esempio, un epitelio polmonare sano da un
adenocarcinoma polmonare, comprendendo come la patologia alteri l’architettura tissutale.
Per osservare i tessuti è necessario preparare correttamente un campione biologico,
attraverso tecniche istologiche e istochimiche. L’allestimento di un preparato istologico è un
processo standardizzato e fondamentale: un errore in questa fase può compromettere
l’osservazione o alterare il risultato diagnostico. Le fasi includono il prelievo, la fissazione, il
lavaggio, la disidratazione, la chiarificazione, l’inclusione, il sezionamento, la reidratazione,
la colorazione, una nuova disidratazione, il montaggio e infine l’osservazione e l’analisi
microscopica.
La fissazione serve a preservare la struttura del tessuto e può avvenire con metodi chimici,
utilizzando aldeidi come la formaldeide, alcoli come l’etanolo, acidi organici o sali di metalli
pesanti, oppure con metodi fisici come le basse temperature nella criopreservazione o le alte
temperature tramite il calore. Successivamente si procede alla disidratazione, un passaggio
cruciale che permette di sostituire l’acqua contenuta nel tessuto con un solvente miscibile
con i mezzi di inclusione, come paraffina o resine. Questo avviene tramite passaggi graduali
in soluzioni di alcol a concentrazione crescente, dal 70% fino al 100%.
L’inclusione consiste nell’impregnare il campione in un materiale sufficientemente duro e
omogeneo da consentire il taglio in sezioni sottilissime. La paraffina, utilizzata per la
microscopia ottica, è una miscela di idrocarburi saturi, solida a temperatura ambiente, con
punto di fusione tra 54 e 60 gradi. Le resine, come Epon o Araldite, sono invece utilizzate
per la microscopia elettronica e polimerizzano ad alte temperature. Il campione viene
immerso più volte nel mezzo di inclusione per completare l’infiltrazione.
Il sezionamento permette di ottenere sezioni di spessore controllato, generalmente di 3–4
micrometri per le indagini diagnostiche e immunoistochimiche. Per questo si utilizzano
microtomi nella microscopia ottica e ultramicrotomi nella microscopia elettronica. Il
microtomo a rotazione è uno strumento meccanico in cui il blocchetto si muove
verticalmente contro una lama fissa, con controllo preciso dello spessore di taglio. Le sezioni
possono essere trasversali, longitudinali o oblique, e questo influenza l’aspetto delle
strutture osservate.
Un’alternativa all’inclusione in paraffina è la sezione congelata. Questa tecnica permette una
risposta rapida, in pochi minuti, ed è particolarmente utile quando serve una diagnosi
immediata. Tuttavia, la morfologia è meno definita e possono comparire artefatti da
congelamento. Le sezioni in paraffina richiedono più tempo ma garantiscono una migliore
conservazione dei dettagli cellulari e possono essere archiviate a lungo.
Per rendere visibili le strutture tissutali è necessaria la colorazione. I coloranti possono
essere acidi, basici o neutri, naturali o artificiali. I coloranti acidi, carichi negativamente,
colorano strutture basiche come il citoplasma, mentre quelli basici, carichi positivamente,
colorano strutture acide come i nuclei. La colorazione più utilizzata è l’ematossilina-eosina:
l’ematossilina colora i nuclei di blu-viola, mentre l’eosina colora il citoplasma di rosa-arancio.
Esistono poi colorazioni istochimiche come PAS per i polisaccaridi, Sudan per i lipidi e
colorazioni tricromiche come Masson, utilizzate per distinguere il tessuto connettivo da
quello muscolare.
A livello cellulare, la cellula è organizzata grazie al citoscheletro, formato da microfilamenti,
filamenti intermedi e microtubuli. I microfilamenti di actina sono i più sottili e dinamici,
coinvolti nella migrazione cellulare, nella contrazione e nelle giunzioni. Presentano polarità e
possono andare incontro a crescita, riduzione o treadmilling. I filamenti intermedi sono più
stabili e resistenti e comprendono diverse classi di proteine, come cheratine, vimentina,
desmina e GFAP. I microtubuli sono strutture cave costituite da tubulina alfa e beta, dotate di
polarità, fondamentali per il trasporto intracellulare e per la formazione di ciglia e flagelli.
Le cellule si organizzano in tessuti, i tessuti in organi e gli organi in sistemi. Esistono quattro
tipi fondamentali di tessuto: epiteliale, connettivo, muscolare e nervoso. Il tessuto epiteliale
presenta caratteristiche comuni come la presenza di una membrana basale, giunzioni tra
cellule, polarità, cellule strettamente adese, avascolarità e specializzazioni di superficie.
Gli epiteli si dividono in epiteli di rivestimento, ghiandolari e specializzati. Gli epiteli di
rivestimento formano membrane continue che rivestono la superficie esterna del corpo, le
cavità comunicanti con l’esterno e quelle non comunicanti. Possono essere pavimentosi,
cubici o cilindrici, semplici o pluristratificati. L’epitelio pseudostratificato, pur sembrando
pluristratificato, è in realtà semplice, poiché tutte le cellule poggiano sulla membrana basale.
Le specializzazioni apicali includono microvilli, ciglia e stereociglia. I microvilli aumentano
enormemente la superficie di assorbimento, come nell’intestino. Le ciglia, dotate di struttura
9+2 di microtubuli, sono mobili e spostano fluidi e particelle. Le stereociglia sono microvilli
molto allungati, non mobili, con funzione assorbente o sensoriale.
Le cellule epiteliali sono unite da giunzioni occludenti, aderenti e comunicanti. Le giunzioni
occludenti formano una barriera impermeabile, le giunzioni aderenti garantiscono la solidità
meccanica grazie alle caderine, e le giunzioni comunicanti permettono il passaggio di
segnali tra cellule tramite connessoni.
Gli epiteli ghiandolari sono specializzati nella secrezione e possono essere esocrini o
endocrini. Le ghiandole esocrine riversano il secreto all’esterno tramite dotti, mentre quelle
endocrine rilasciano ormoni direttamente nel sangue. Le ghiandole possono essere
unicellulari, come le cellule caliciformi, o pluricellulari, e si classificano in base a
localizzazione, forma dell’adenomero, ramificazione dei dotti, modalità di secrezione e tipo di
secreto.
Le ghiandole sierose secernono proteine enzimatiche, le mucose producono muco ricco di
glicoproteine, mentre le ghiandole miste presentano entrambe le componenti. Un esempio di
ghiandola mista è rappresentato dalle ghiandole salivari maggiori. Il fegato è una ghiandola
particolare con funzione sia esocrina, producendo bile, sia endocrina, sintetizzando
numerose proteine plasmatiche e ormoni. Anche il pancreas ha una componente esocrina,
costituita da acini sierosi, e una endocrina rappresentata dalle isole di Langerhans.
Le ghiandole endocrine comunicano a distanza e secernono ormoni di diversa natura
chimica: protidica, steroidea o derivata da acidi grassi. Possono essere organizzate in
cordoni, follicoli o strutture interstiziali. La tiroide è l’unica ghiandola follicolare, mentre le
surrenali e l’ipofisi sono esempi di ghiandole cordonali. L’ipofisi, regolata dall’ipotalamo, è
suddivisa in adenoipofisi e neuroipofisi e svolge un ruolo centrale nel controllo endocrino.
Infine, gli epiteli sensoriali includono l’epitelio olfattivo e gustativo. L’epitelio olfattivo è
formato da neuroni bipolari, cellule di sostegno e cellule basali staminali. L’epitelio gustativo
comprende i calici gustativi, distribuiti nelle papille linguali, responsabili della percezione dei
diversi sapori. TESSUTO CONNETTIVO
I tessuti connettivi rappresentano una delle principali categorie di tessuti del nostro
organismo e si distinguono dagli altri tessuti fondamentali, come l’epiteliale, il muscolare e il
nervoso, per la loro funzione di collegamento, sostegno e integrazione strutturale e
funzionale tra le diverse parti del corpo. Il termine stesso “connettivo” richiama la loro
funzione principale, cioè quella di connettere i tessuti tra loro. Dal punto di vista funzionale, i
tessuti connettivi svolgono numerosi ruoli essenziali. Innanzitutto hanno una funzione di
collegamento tra i vari tessuti, permettendo l’organizzazione strutturale degli organi.
Svolgono inoltre una funzione di sostegno meccanico, particolarmente evidente nelle
sottomucose, nelle diramazioni presenti nei muscoli, nei nervi, nei tendini e nel tessuto
adiposo del bulbo oculare. Un’altra funzione fondamentale è quella trofica, perché il tessuto
connettivo consente la distribuzione dei nutrienti e il recupero delle sostanze di scarto
metabolico; questo è possibile grazie al fatto che al suo interno decorrono vasi sanguigni e
vasi linfatici. Il connettivo svolge anche una funzione di difesa, perché costituisce una
barriera e ospita numerose cellule coinvolte nei meccanismi immunitari. Infine ha una
funzione di riparazione, come si osserva ad esempio nel miocardio dopo un infarto, dove il
tessuto muscolare danneggiato viene sostituito da tessuto fibrotico.
Dal punto di vista strutturale, tutti i tessuti connettivi sono costituiti da tre componenti
fondamentali: le cellule, che possono essere residenti oppure migranti; la componente
fibrillare; e la sostanza fondamentale amorfa. Esistono numerosi tipi di tessuto connettivo,
tra cui il tessuto connettivo propriamente detto, il tessuto cartilagineo, il tessuto adiposo, il
tessuto osseo, il sangue e la