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1 LEZIONE GUERRA E POLITICA

Parte I - Tucidide: l’imperialismo e la guerra

1.Introduzione

2. Le «motivazioni addotte» della guerra del Peloponneso, Libro I, 1-87

3. La «motivazione più profonda» della guerra del Peloponneso, Libro I, 89-146

4. La politica di Pericle, Libro II, 1-65

5. La caduta di Potidea e l’assedio di Platea, Libro II, 66-103

6. La defezione di Mitilene, Libro III, 1-50

7. La resa di Platea e la guerra civile a Corcira, Libro III, 51-116

8. La vicenda di Pilo, Libro IV, 1-57

9. La campagna di Brasida in Tracia, Libro IV, 58-135

10. La pace di Nicia, Libro V, 1-51

11. La battaglia di Mantinea e il dialogo dei Meli e degli Ateniesi, Libro V, 52-

116

12. La spedizione in Sicilia: i dibattiti a Atene e a Siracusa, Libro VI, 1-52

13. La spedizione in Sicilia: il richiamo di Alcibiade e il dibattito a Camarina,

Libro VI, 53-105

14. La disfatta ateniese in Sicilia, Libro VII

15. La guerra in Ionia, l’intervento persiano, e il colpo di stato a Atene, Libro

VIII

16. Per concludere: l’utile, il giusto e la legge del più forte

Tucidide: L'Uomo, l'Opera e il Pensiero Politico.

Tucidide, nato intorno al 460 a.C. da una famiglia dell'aristocrazia ateniese estremamente

facoltosa, visse i momenti più drammatici della storia della sua città. La sua biografia si

intreccia indissolubilmente con la Guerra del Peloponneso, di cui fu spettatore fino alla

conclusione nel 404 a.C., scomparendo poco tempo dopo. Egli non fu però un semplice

osservatore: ricoprì infatti la carica di stratega, una magistratura di alto profilo che univa

responsabilità politiche e militari. Tuttavia, l'esito parziale di una missione a lui affidata gli

costò un processo e il conseguente esilio. Questo lungo allontanamento da Atene divenne

paradossalmente la sua fortuna storiografica, permettendogli di viaggiare e raccogliere

materiali preziosi per la sua opera. Un mistero avvolge ancora la durata del suo esilio: la

precisione quasi maniacale con cui descrive il colpo di Stato ateniese ha spinto molti a

dubitare che fosse realmente lontano dalla città in quel periodo.

Il suo lavoro ci è giunto privo di un titolo ufficiale, oggi convenzionalmente diviso in otto libri

che seguono una rigorosa scansione cronologica annuale. Sebbene il racconto si interrompa

bruscamente agli eventi del 411 a.C., l'opera rimane la nostra fonte primaria e

imprescindibile sul conflitto tra Atene e Sparta. Nel corso dei secoli, la critica si è divisa in

due principali correnti interpretative:

1. La scuola unitaria: considera l'opera come un blocco concettualmente compatto,

frutto di una visione omogenea e coerente.

2. La scuola evoluzionista: ritiene invece che la stesura sia avvenuta nell'arco di

trent'anni, il che spiegherebbe alcune brusche transizioni e le difficoltà di armonizzare

parti scritte in momenti distanti tra loro.

Un elemento distintivo del testo sono i discorsi, che occupano circa un quinto dell'intera

narrazione. Celebri sono le antilogie, ovvero discorsi contrapposti in cui due oratori

sostengono tesi diametralmente opposte su un medesimo problema. Questi passaggi sono

cruciali per comprendere i processi decisionali e i criteri d'azione dell'epoca. Tucidide stesso

dichiara di aver riportato i discorsi a cui assistette personalmente o di essersi basato su

testimonianze fedeli, pur ammettendo di aver mantenuto il "senso generale" di quanto detto.

Ciò solleva l'eterno dilemma storiografico: quanto di questi dialoghi sia reale e quanto sia

una ricostruzione letteraria dell'autore.

Per capire ciò, bisogna considerare il contesto culturale in cui si inserisce l’opera: l’Atene

della seconda metà del V secolo, dominata dai sofisti, la principale corrente di pensiero

dell’epoca. Vi è un evidente legame tra i loro temi – come la legge del più forte – e quelli

affrontati da Tucidide, che applica tali idee alla dinamica bellica ,cercando di individuare

leggi universali che governano l’agire umano.

Ci concentreremo solo sulle parti dell’opera utili al nostro percorso. I temi principali su cui si

concentra l’analisi Tucididea sono: le cause della guerra, l’imperialismo ateniese e il modo in

cui questo contribuisce allo scoppio del conflitto. Secondo l'autore, la lotta tra grandi

potenze è un gioco a somma zero: non c'è spazio per compromessi duraturi, e il conflitto

termina solo con la distruzione di uno dei contendenti. Lo scontro è anche geografico e

ideologico:

• Atene: Potenza marittima e democrazia radicale.

• Sparta: Potenza terrestre e oligarchia.

Entrambe le città tentarono di esportare il proprio modello politico tra gli alleati, con Sparta

che si autoproclamava "liberatrice" della Grecia contro l'Atene "tirannica". In realtà, Tucidide

mette a nudo come le potenze manipolino i valori ideologici per assecondare i propri interessi

di dominio.

La genesi del conflitto= Il quadro storico del V secolo, prima dello scoppio della guerra, è

segnato dalle guerre persiane. All’inizio del secolo, alcune città greche si ribellano con

l’appoggio di Atene, spingendo l’enorme Impero persiano – che si estendeva dall’Egitto

all’India – a organizzare spedizioni punitive. La prima, nel 490 sotto Dario, si conclude con la

vittoria ateniese nella battaglia di Maratona, ottenuta da un esercito molto più piccolo ma

meglio organizzato. La seconda spedizione, nel 480, vede Sparta e Atene unite contro i

persiani: i Greci vincono, ma Atene viene distrutta (la popolazione si salva sulle navi). Poco

dopo, però, Atene e Sparta diventano rivali, pur condividendo la paura di un possibile ritorno

dei persiani. Nasce così un’alleanza difensiva guidata da Atene contro il possibile ritorno

della minaccia persiana. Con il tempo,tuttavia, l’alleanza perde la sua ragione d’essere – i

persiani non attaccano più – ma continua a esistere: gli alleati devono versare tributi ad

Atene, che usa quel denaro per costruire armi. Alcuni alleati tentano di uscire dal patto, ma

Atene impedisce le defezioni, reprimendole: ciò diventa una delle sue principali debolezze.

Nel frattempo si forma un vero e proprio impero basato sui tributi, che cresce sempre più.

Il ruolo degli alleati è diverso: nel caso di Atene, essi sono più simili a sudditi, costretti a

pagare tributi. Da ciò derivano due concezioni opposte di pace: una pace di compromesso e

una pace “di posizione”, cioè la sottomissione totale del nemico e l’imposizione della pace.

Quest’ultima, però, non elimina il rischio che il nemico, non essendo stato sufficientemente

indebolito, possa un giorno ribellarsi o tentare l’annientamento.

Il racconto di questo mondo in fermento culmina con l'età di Pericle (dal 429 a.C.), il leader

che seppe dominare l'assemblea cittadina grazie a un'eloquenza straordinaria, rendendo

Atene il centro nevralgico della vita politica e comunitaria della Grecia.

2 LEZIONE 17/09/2025

Cap 99 fino a 118: la storia dei 50 anni che precedono lo scoppio della guerra.La causa della

guerra va ricercata nella crescita della città di Atene.

118-fine libro: riguardano singoli episodi.

L'opera di Tucidide non è solo una cronaca bellica, ma un’analisi profonda sulle dinamiche

del potere. Pur avendo simpatie per i regimi oligarchici, egli si pone l'obiettivo di dimostrare,

attraverso quella che chiamiamo "Archeologia" (la ricostruzione della storia antica nei primi

capitoli), che la Guerra del Peloponneso è l'evento più importante della storia, superiore

persino ai miti del passato.

INTRODUZIONE: Tucidide vuole capire perché questa guerra è rilevante. Per tucidide il punto

è il riconoscimento di certi indizi che ci permettono di dire che questo è un evento che si

preannuncia grande rispetto a ciò che è accaduto in passato. La sua convinzione della

"grandezza" di questa guerra si basa su un metodo quasi clinico: egli osserva indizi

prognostici (segnali attuali che permettono di prevedere uno sviluppo futuro) e li confronta

con indizi retrospettivi (paragoni con il passato).

Par 1-2= Tucidide, storico ateniese, racconta la guerra tra i Peloponnesiaci (guidati da Sparta)

e gli Ateniesi. Egli introduce il suo lavoro spiegando di aver iniziato a scrivere non appena il

conflitto ebbe inizio, perché era convinto che quella guerra sarebbe stata la più grande e la

più memorabile di tutte le precedenti.

Tucidide si basava su due osservazioni principali (vi erano due diverse polarizzazioni), notava

che , allo scoppio delle ostilità=

1. Entrambe le parti (Sparta e Atene) combattevano al massimo delle loro forze, disponendo

del pieno potenziale militare e organizzativo.

2. Tutto il mondo greco — e in parte anche quello non greco — finì per schierarsi da una parte

o dall’altra, subito o almeno nelle intenzioni -> l’intero mondo greco si stava polarizzando

attorno a loro-

Egli riteneva quindi che questo conflitto rappresentasse il più grande sconvolgimento mai

accaduto non solo per la Grecia ma per gran parte dell’umanità.

Tucidide afferma poi di aver cercato di risalire il più possibile indietro nel tempo per

confrontare questo evento con quelli più antichi, ma di non aver trovato guerre precedenti che

potessero essere considerate altrettanto grandi, né per le battaglie né per gli effetti

complessivi.

-Caratteristiche era arcaica: L’era arcaica non ha prodotto molto di significativo, quindi quali

sono gli elementi ne permettono di parlare di crescita, di sviluppo, di grandezza?

Il passato è insignificante perché non ci sono stati stati sufficientemente forti e sviluppati.

CAP 2-3: Per Tucidide, l'antichità greca era segnata da una cronica insignificanza. Prima della

crescita dei grandi stati, la Grecia era frammentata, povera e instabile.

• Instabilità e Nomadismo: Le popolazioni migravano continuamente perché la terra non era

difesa da mura. Senza commerci sicuri e accumulo di ricchezze, i Greci vivevano alla

giornata. Le regioni più fertili erano soggette a continui cambi di popolazione: proprio perché

ricche di terre e risorse, attiravano nuovi gruppi e venivano invase o devastate dai conflitti.

• Il caso dell'Attica: Paradossalmente, la terra meno fertile (l'Attica) divenne la più stabile

perché nessuno voleva invaderla. Per questo motivo Atene (situata in Attica) conobbe una

crescita demografica costante: molti profughi provenienti da altre zone della Grecia, in fuga

dalle guerre civili, si rifugiarono lì. Questo afflusso di persone contribuì alla grandezza futura

di Atene.

• L'assenza di identità: Tucidide nota che prima del conflitto di Troia non esisteva nemmeno

il nome "Elleni"; i Greci erano così divisi da non poter compiere alcuna impresa comune.

Il vero motore del progresso è identificato nella potenza navale.

• Il primo impero marittimo: Tucidide cita Minosse di Creta come il primo a dominare i mari,

cacciando i pirati per proteggere i commerci. La sicurezza marittima permise alle città di

arricchirsi e di spostarsi dalle zone interne verso le coste.

• La Guerra di Troia: Pur essendo l'impresa più celebre, Tucidide ne ridimensiona il mito. Se i

Greci impiegarono dieci anni per vincere, non fu per il valore dei Troiani, ma per la scarsità di

risorse. Senza rifornimenti adeguati, i Greci dovettero disperdersi per coltivare o

saccheggiare, non riuscendo mai a concentrare le forze. È la prova che la povertà del passato

limitava anche le grandi gesta.

Dopo la caduta di Troia, la Grecia iniziò a stabilizzarsi, colonizzando la Ionia e l'Italia.

Tecnologicamente, il progresso fu segnato dai Corinzi, i primi a perfezionare le navi da guerra

(triremi). Tuttavia, questa crescita subì due grandi arresti:

1. L'espansione Persiana: Che sottomise le fiorenti città greche dell'Asia Minore.

2. La Tirannide: Tucidide critica aspramente i tiranni poiché, agendo solo per l'interesse

privato e la sicurezza della propria famiglia, impedivano lo sviluppo di una politica statale di

ampio respiro.

Così, per ragioni molteplici, le città greche continentali non si unirono in grandi alleanze e la

Grecia fu a lungo impedita dal compiere significative imprese collettive e costretta a restare

nella sua frammentazione.

Tuttavia, dopo un periodo di tirannidi, col tempo, questi regimi vennero abbattuti, per lo più

dagli Spartani (tranne che in Sicilia, dove i tiranni resistettero più a lungo). Sparta, infatti, si

distinse per la sua STABILITA’ POLITICA e alla lunga assenza di tirannide ( per circa 400 anni:

il periodo più lungo di stabilità politica noto nella Grecia antica), divenendo la principale

POTENZA GRECA.

CAP 18-19 = Non molti anni dopo la cacciata dei tiranni dalla Grecia avvenne la battaglia di

Maratona (inizio 5 secolo) fra Persiani e Ateniesi, che si divise in:

1 invasione: Atene è sola contro i Persiani

2 invasione: Atene e Sparta contro i Persiani. Sparta , essendo la piu forte militarmente,

decide di unirsi ad Atene in questa battaglia.

Sparta, dopo aver guidato la resistenza contro i Persiani preferì ritirarsi, mentre gli Ateniesi

pensarono di abbandonare la città e mettersi sulle navi, cosi da diventare esperti marinai.

Il periodo che intercorre tra la fine delle guerre persiane (479) e l'inizio della guerra del

Peloponneso (431) è chiamato da Tucidide Pentecontetia (periodo di cinquant'anni).

Dopo la vittoria sui Persiani, Atene e Sparta emersero come due grandi potenze : l’una

marittima e l’altra sulla terra ferma, ciascuna difesa dalle rispettive alleanze. I Greci si

divisero quindi in due grandi schieramenti i: da una parte gli Ateniesi, che guidavano le città

alleate della Lega Delio-Attica, e dall’altra gli Spartani, a capo della Lega Peloponnesiaca.

I due blocchi erano strutturati: gli Spartani impongono agli alleati un regime simile al loro,

dunque oligarchico e conservatore; Gli ateniesi invece si fecero progressivamente

consegnare le navi dai propri alleati , li costrinsero a versare tributi e a sottomettersi alla

direzione ateniese.

Dunque, dopo la vittoria comune contro i Persiani (480-479 a.C.), l'alleanza tra Atene e Sparta

si era rapidamente incrinata. Dopo un periodo di forti tensioni e scontri aperti tra le due

grandi potenze ( noti come “Prima Guerra del Peloponneso”), decisero di firmare una pace

(LA PACE TRENTENNALE 446-445 a.C) con il vincolo di non aggressione reciproca dei propri

territori e quelli delle corrispettive colonie. (-> La Pace Trentennale si colloca esattamente a

metà del V secolo a.C.; chiude un'epoca di scontri disordinati e apre una breve parentesi di

stabilità che permise ad Atene di raggiungere il suo massimo splendore, prima di trascinare

l'intera Grecia nel conflitto definitivo).

Tuttavia, La Pace Trentennale non durò trent'anni, ma solo quattordici. In questo tempo,

Atene non smise di crescere: si espanse commercialmente, consolidò il controllo sui tributi

degli alleati e divenne sempre più aggressiva.Quando Atene intervenne nelle questioni di

Corcira e Potidea (433-432 a.C.), Sparta sentì che l'equilibrio della Pace Trentennale era stato

rotto.

• L'inizio del conflitto finale: Nel 431 a.C., quella pace fu dichiarata ufficialmente nulla e iniziò

la Guerra del Peloponneso vera e propria, che sarebbe durata 27 anni e avrebbe portato alla

rovina di Atene.

CAP 20-22= Alla fine del passo, Tucidide riflette anche sul suo metodo storico: egli avverte il

lettore che molti fatti antichi vengono tramandati in modo impreciso o distorto, e che il suo

compito sarà ricostruire la verità basandosi su un’indagine accurata e su prove concrete,

evitando ogni leggenda o racconto tradizionale non verificabile. Ammette che la ricerca della

verità è difficile e che non sempre è stato possibile ricordare esattamente ciò che ciascuno

disse nei vari discorsi pronunciati prima o durante la guerra. Per questo motivo, Tucidide

dichiara di aver riportato i discorsi in modo che esprimessero il senso generale di ciò che

realmente fu detto, cioè ciò che risultava più opportuno e verosimile per ogni situazione, pur

cercando di restare il più vicino possibile alle parole pronunciate.

Per quanto riguarda invece i fatti, Tucidide afferma di averli riferiti dopo un’indagine accurata

e diretta, sia basandosi su ciò che vide personalmente, sia su testimonianze attentamente

verificate. Egli non accettò alcuna notizia senza controllo, poiché i fatti del passato si

tramandano in modo impreciso e soggettivo, e le persone tendono a ricordare o raccontare

ciò che conviene loro.

Dichiara inoltre che il suo scopo non è di scrivere un racconto piacevole da ascoltare, ma

un’opera utile per chi desidera comprendere con esattezza gli eventi del passato e anche

quelli che potranno ripetersi in futuro, poiché, data la costanza della natura umana,

situazioni simili si verificheranno ancora.

Tucidide sostiene che la guerra del Peloponneso fu la più grande e importante tra le guerre

greche, più rilevante di tutte quelle precedenti, sia per la durata che per la vastità dei mezzi

impiegati. Egli sottolinea che mai prima d’allora vi fu un conflitto tanto esteso, che coinvolse

un così grande numero di città, sia greche che barbare, e che portò disastri così gravi, tra cui

la distruzione di molte città e la morte di intere popolazioni, insieme a rivoluzioni civili e

carestie.

CAP 23: Tucidide dopo aver ricordato i disastri che segnarono tutta la durata della guerra

(siccità, pestilenze etc..), torna al racconto dei fatti immediatamente precedenti alla guerra. A

iniziarla furono entrambi, Spartani e Ateniesi, dopo aver dichiarato deceduta la pace

30ennale. Quanto alle ragioni, la motivazione più profonda fu il timore spartano per la crescita

della potenza ateniese, che ormai rendeva inevitabile il conflitto.

Tuttavia Tucidide spiega che le vere cause vennero nascoste e le motivazioni che entrambi le

parti presentarono per giustificare la rottura della pace e l’entrata in guerra furono altre, di cui

la più evidente fu il conflitto tra Corcira e Corinto. : Una crisi tra piccoli attori che si trasforma

in una crisi tra grandi potenze.

CAP 24-31 [LA GUERRA TRA CORCIRA E CORINTO]

Tutto ha inizio a Epidamno , una colonia fondata dai Corciresi ma legata anche a Corinto.

Quando la città viene sconvolta da violente lotte interne tra democratici e aristocratici, i

cittadini si rivolgono alla madrepatria, Corcira, chiedendo aiuto per riportare l'ordine. Con

sorpresa, i Corciresi rifiutano di intervenire, restando indifferenti alle suppliche dei coloni.

Disperati, gli abitanti di Epidamno consultano l'oracolo di Delfi e, su suo consiglio, si

rivolgono a Corinto. I Corinzi accettano con entusiasmo di aiutarli, non solo per dovere verso

la colonia, ma soprattutto per l'antico odio che nutrono verso Corcira. Quest'ultima, pur

essendo una loro colonia, era diventata immensamente ricca e potente, arrivando a

snobbare la città fondatrice persino nelle cerimonie religiose. Corinto invia quindi truppe e

nuovi coloni a Epidamno per difenderla.

La reazione di Corcira è immediata e furiosa: vedendo l'intromissione di Corinto nei propri

affari coloniali, i Corciresi inviano una flotta di quaranta navi per intimare il rientro degli esuli

aristocratici e l'allontanamento dei Corinzi. Al rifiuto di Epidamno, scatta l'assedio. A questo

punto, la tensione sale alle stelle. Corinto inizia a mobilitare l'intera rete delle sue alleanze

(coinvolgendo città come Megara e Tebe) e allestisce una spedizione imponente, offrendo

vantaggi economici a chiunque decida di stabilirsi nella colonia. I Corciresi tentano un'ultima

via diplomatica, proponendo di sottoporre la questione a un arbitrato, ma i Corinzi rifiutano. A

questo punto la guerra è inevitabile e scoppia lo scontro: Vincono nettamente i Corciresi e

gran parte del tempo successivo alla battaglia spadroneggiarono sul mare e con , assidui

attacchi, danneggiavano gli alleati dei corinzi.

Per tutti i due anni successivi alla battaglia navale , i Corinzi, infuriati per la sconfitta, si

cimentarono a costruire navi e a preparare un agguerritissimo corpo di spedizione. I

Corciresi, venuti a sapere di questi preparati, furono presi da timore, e poiché non erano

legati da patti con nessuno stato greco (né Sparta né Atene ), decisero di presentarsi agli

Ateniesi, divenire loro alleati e tentare di ottenere da loro un qualche sostegno.

Informati di ciò, i corinzi andarono anche loro ad Atene con propri ambasciatori, per evitare

che la flotta Ateniese , aggiungendosi a quella corcirese , diventasse un nuovo nemico.

Cap 32/33/34/35: Dialogo tra i Corciresi e gli Ateniesi: preambolo in cui i Corciresi spiegano

perché sono rimasti neutrali fino ad adesso , ma ora si accorgono come questo

comportamento è stato sconsiderato e adesso non vogliono essere più neutrali. Loro dicono:

vi conviene allearvi con noi perché noi disponiamo di una flotta che è la più grande dopo la

vostra. E pensate che noi di nostra sponte stiamo venendo a chiedervi l’alleanza, senza

chiedere in cambio denaro o armi, dunque vi conviene accettare. Dato che i Corinzi sono

vostri nemici e chiedono a noi di attaccarvi se accettate la nostra alleanza ci batteremo

contro di loro e contro gli Spartani. Una garanzia che vi diamo è che la nostra è un’alleanza

fatta contro nemici comuni, nemici che non sono deboli quindi vi conviene accettarla.

Cap 37-43: I corinzi rispondono per scoraggiare gli ateniesi nella richiesta di allearsi con i

corciresi. I corinzi dicono che i corciresi non è vero che non sono entrati nel conflitto fino ad

adesso perché non volevano rendersi partecipi di guerre altrui (come loro affermano) per virtù

e saggezza, ma la verità dietro la loro neutralità è la malvagità e che non volevano avere alcun

alleato o testimone delle loro ingiustizie e non volevano che questi arrecassero vergogna

essendone testimoni.E’ bene che sappiate che accogliendo le loro richieste vi mettereste

dalla parte del to

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RobbiB04 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Guerra e politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cesa Marco.
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