La gestione del rischio clinico
Nel Sistema Sanitario Nazionale è indispensabile che tutti i diversi fattori eterogenei che lo costituiscono cooperino in maniera coordinata per rispondere al meglio alle esigenze del paziente. Questo è un sistema complesso caratterizzato da elementi che possono essere considerati allo stesso tempo sia una ricchezza che una criticità; ne è un esempio il fattore umano. Per questo motivo vanno progettati e analizzati degli specifici modelli di controllo che hanno come fine ultimo la garanzia della sicurezza del paziente, che si raggiunge tramite la prevenzione dell’errore o, qualora questo si verifichi, tramite il contenimento di possibili conseguenze.
Tipologie di approccio all'errore
Possiamo individuare due tipologie di approccio all’errore:
Tradizionale
Questa tipologia era quella maggiormente utilizzata in passato, in cui:
- L’attenzione veniva focalizzata sul singolo e sulla responsabilità individuale (Teoria della “Mela Marcia”), e le conseguenze per l’operatore spesso erano provvedimenti disciplinari.
A questa tipologia di approccio possiamo ricollegare i sistemi vulnerabili che sono caratterizzati dalla concezione errata dell’infallibilità della medicina, in cui si ignorano le cause remote scatenanti e in cui si colpevolizza l’ultima persona riconducibile all’errore, accusandola di negligenza, disattenzione e scarsa competenza. Le conseguenze di questo approccio sono: cercare di nascondere l’errore quando possibile, attribuire la responsabilità ad altri, ignorare i mancati incidenti (Near Miss);
Sistemico
In questa tipologia di approccio, l’obiettivo è la ricerca delle cause remote:
- (organizzative e lavorative) riconducibili all’errore (errore di progettazione, mancata manutenzione, insufficiente addestramento, errata distribuzione dei carichi di lavoro, pressione temporale eccessiva, mancanza di protocolli condivisi). Nella Teoria dell’Errore Latente si assume consapevolezza dell’inevitabilità dell’errore e dei limiti dell’essere umano. Gli errori sono una proprietà del sistema in quanto tendono a ripetersi; tuttavia, nelle organizzazioni affidabili si può imparare dagli errori e quindi prevenirli.
A tutto ciò si contrappongono le difese quali barriere di tipo “hard” (sistemi di allarme, strumenti tecnologici) o di tipo “soft” (procedure, protocolli, manuali della qualità). Di notevole importanza sono inoltre le barriere “culturali”.
Gestione del rischio clinico
Con l’espressione “gestione del rischio clinico” intendiamo un insieme di azioni, metodi e strumenti che vengono impiegati al fine di individuare e analizzare i rischi per migliorare la sicurezza dei pazienti. Le azioni che vengono considerate alla base del processo di gestione del rischio clinico sono:
- Identificazione e analisi delle cause
- Valutazione e adozione di misure correttive
- Trattamento e miglioramento del governo dei processi clinici
- Monitoraggio e rilevamento di incidenti ed eventi sentinella
Processo di gestione del rischio clinico
Il processo di gestione del rischio clinico si suddivide fondamentalmente in due fasi:
- Nella fase di Risk assessment (di natura oggettiva) si identifica il rischio e vengono analizzate le caratteristiche (es. livello di probabilità e gravità, eventuale danno causato a diverse persone, tipologia degli effetti del danno);
- Nella fase di Risk management (soggettiva) si prendono delle decisioni che conducono a conclusioni e provvedimenti operativi prudenti e appropriati.
Fattori di rischio clinico
Il rischio clinico si genera tramite l’interazione tra le componenti tecnologica, organizzativa e umana del sistema, mentre il grado di rischio viene determinato da una serie di fattori:
- Fattori strutturali
- Fattori organizzativi e gestionali
- Fattori collegati all’ambiente operativo
- Fattori collegati alle caratteristiche del paziente
- Caratteristica dell’utenza
- Fattori esterni (obblighi di legge, vincoli finanziari, assicurazioni)
Così come gestire il rischio per contenere eventuali danni è indispensabile, altrettanto lo è la sua prevenzione. Prevenire i rischi significa:
- Stilare un piano per la promozione della sicurezza da parte di ogni struttura
- Possedere un’adeguata cultura della sicurezza da parte degli operatori
- Semplificare e standardizzare i processi rendendoli meno mnemonici
- Ridurre lo stress e i carichi di lavoro
- Ottimizzare i turni
- Operare con la necessaria competenza
La gestione dell'errore
La gestione dell’errore è un processo più delicato che consiste principalmente in:
- Comunicazione e messa in luce dell’errore tra i professionisti del gruppo di lavoro o di addirittura le diverse strutture sanitarie; anche se costituisce un momento delicato, rimane comunque una buona occasione di apprendimento
- Analizzare l’errore e le cause che ne hanno determinato il verificarsi
- Disporre di un protocollo e di una figura specifici per la comunicazione esterna dell’errore
- Miglioramento del governo dei processi clinici
- Adozione di misure correttive
Definizioni di rischio ed errore in medicina
Con il termine “Rischio” si identifica una condizione o evento potenziale, intrinseco o estrinseco al processo, che può modificare l’esito atteso del processo. È misurato in termini di probabilità e di conseguenze, come prodotto tra la probabilità che accada uno specifico evento (P) e la gravità del danno che ne consegue (D); nel calcolo del rischio si considera anche la capacità del fattore umano di individuare in anticipo e contenere le conseguenze dell’evento potenzialmente dannoso (fattore K).
Il “Rischio clinico” è la possibilità che un paziente subisca un «danno o disagio imputabile, anche se in modo involontario, alle cure sanitarie che causa un prolungamento del periodo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte».
L'errore in medicina può essere definito come l'incapacità di completare nel modo dovuto un’azione pianificata, o l’impiego di un piano errato per raggiungere uno scopo determinato. Gli errori dipendono da due generi di insufficienze: o un’azione pianificata non è eseguita in modo corretto (errori di esecuzione), o l’azione originale che abbiamo condotto a termine non è di per sé corretta (errori di pianificazione).
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