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Geografia e geografia umana

Che cos'è la geografia umana?

Il termine deriva dal greco [geo + graphia = scrittura della Terra] ed è una scienza molto antica che nasce con lo scopo di:

  • Chiedersi quale sia il posto degli esseri umani nell’ordine cosmico (scopo filosofico);
  • Orientare gli esseri umani nei loro spostamenti (scopo pratico).

La geografia, però, non è una sola. Infatti, possiamo distinguere:

  • Una geografia fisica, che studia gli ambienti e le componenti naturali, utilizzando i metodi delle scienze naturali;
  • Una geografia umana, che si occupa degli esseri umani sulla Terra e si rifà alle scienze umane e sociali.

È importante ricordare che quest’ultima non può ignorare la geografia fisica poiché tutte le attività umane hanno rapporti con gli ambienti naturali e si collocano in uno spazio e in una dimensione temporale ben precisi. Gli esseri umani, infatti, sono intrinsecamente legati al mondo naturale e la Terra è un sistema costituito da diverse componenti naturali e culturali che interagiscono con modalità complesse e poco prevedibili. Inoltre, è soggetta a continui cambiamenti che derivano da eventi naturali e dall’azione umana che, nel corso del tempo, modifica i paesaggi naturali, trasformandoli in paesaggi culturali. In conclusione, si può dire che il sistema culturale umano – ideologico, tecnologico, socioeconomico e politico – è un sottosistema di quello naturale terrestre.

La geografia umana studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro manifestazioni materiali – quali città, strade e campi – si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e storiche.

Origine della geografia

L’origine della geografia come descrizione della Terra risale al 550 a.C. circa e viene identificata con il primo tentativo di rappresentare tutto il pianeta ad opera di Anassimandro da Mileto. Un secolo dopo, Erodoto di Alicarnasso (greco) dà origine alla geografia umana descrivendo popoli, territori e paesi del mondo conosciuto. Tra il IV e il III secolo a.C. fiorisce ad Alessandria d’Egitto una geografia matematico-scientifica, il cui principale esponente è Eratostene di Cirene.

Concetti chiave della geografia umana

La ricerca geografica si fonda su alcuni concetti chiave:

  • Luoghi sono fondamentali per il funzionamento spaziale delle società.
  • Il sito è l’insieme delle caratteristiche fisiche di un luogo (forma del suolo, vegetazione, acque).
  • La situazione (o posizione geografica) è la posizione che un luogo occupa in un contesto regionale più ampio con riferimento alla rete delle comunicazioni e alle possibili relazioni del luogo con tale contesto.
  • Lo spazio indica un’estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite.
  • Lo spazio assoluto è il “contenitore” degli oggetti che osserviamo sulla superficie terrestre.
  • Lo spazio relativo è uno spazio le cui proprietà variano a seconda dei fenomeni che vi si svolgono.
  • Lo spazio relazionale è un tipo di spazio relativo molto importante ed è definito dalle interazioni umane, dalle percezioni e dalle relazioni tra gli eventi.

Quindi, lo spazio assoluto è un’entità geometrica i cui contenuti possono essere definiti e misurati con precisione con la metrica corrente (carte geografiche). Lo spazio relativo e quello relazionale, invece, sono costruzioni mentali le cui caratteristiche dipendono dalle relazioni tra i soggetti e i luoghi. La geografia adotta sempre una prospettiva spaziale e lo spazio geografico è sempre uno spazio relativo e relazionale, poiché le sue proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti.

Qual è il focus della geografia umana?

Il focus è sulle relazioni tra uomo e ambiente, quindi il modo in cui l’uomo interagisce con i diversi ambienti, per cui è necessario lo studio delle impronte lasciate dall’uomo sulla Terra. L’uomo è sensibile all’influenza dell’ambiente fisico in cui vive, che può essere più o meno ostile alla sua vita e alla sua diffusione, e per questo si adatta all’ambiente.

Quali sono i fattori che influenzano l’ambiente e l’essere umano?

I più rilevanti per l’uomo sono:

  • Fattori fisici
  • Clima: Ci sono aree del pianeta che hanno climi più favorevoli allo sviluppo della vita umana rispetto ad altre. Per esempio, la fascia attorno al Mediterraneo (la “culla delle civiltà”).
  • Idrografia: Riguarda la configurazione e la distribuzione delle acque e fa capire l’importanza della presenza di fiumi e mari che garantiscono acqua potabile e mezzi di nutrizione e comunicazione. Molte grandi città, come Il Cairo, Roma e Parigi sorgono infatti sui fiumi.
  • Orografia: Riguarda l’aspetto che una regione presenta relativamente alla distribuzione dei rilievi e la relativa rappresentazione cartografica. Mentre oggi avere un territorio montuoso è meno favorevole, per via dei climi più rigidi che impediscono anche le coltivazioni, anticamente era importante per garantire una posizione di difesa.

Clima, idrografia e orografia sono i tre elementi fondamentali che influenzano l’ambiente. Mentre anticamente c’era un adattamento degli esseri umani all’ambiente naturale e alle risorse che esso offriva; a partire dall’età moderna gli esseri umani cercano di adattare sempre più l’ambiente alle loro esigenze, modificandolo in base al proprio tipo di cultura e di organizzazione sociale.

Geografia della popolazione

La geografia della popolazione è una branca della geografia umana che studia la varia distribuzione degli uomini e la dinamica demografica in rapporto alle risorse disponibili e alle strutture socioeconomiche. La geografia dell'insediamento si occupa di studiare i segni che gli uomini imprimono sulla Terra, studiando i tipi e la distribuzione delle dimore a seconda dei modi di vita e delle forme di organizzazione economica e sociale. Tradizionalmente i geografi indagavano attraverso le cartografie, mentre oggi esistono anche metodi di indagine matematici e statistici.

Una cosa molto importante nella matrice delle prospettive geografiche è la scala di osservazione dei fenomeni. In questo contesto è fondamentale il concetto di transcalarità, secondo cui uno stesso fenomeno può avere un effetto locale, ma anche a livello regionale, nazionale o mondiale (a diverse scale). Quindi, un fenomeno può nascere a livello locale e diventare poi globale.

Che cosa si intende per scala e transcalarità?

La scala è la strutturazione in più livelli nell’organizzazione, nell’esperienza e nella rappresentazione dei fenomeni geografici e permette di considerare le problematiche del territorio comunitario a una pluralità di scale territoriali – locale, regionale, macroregionale, nazionale e sovranazionale – con un approccio transcalare.

Il mondo si va appiattendo?

Secondo un orientamento della letteratura scientifica contemporanea, in specie di quella economica, la geografia ha oggi una minore importanza rispetto al passato. Questo perché l’avvento di nuove tecnologie rende accessibili comunicazioni a distanza (ICT) e, di conseguenza, il significato di localizzazione – ubicazione di un’attività o di un bene in uno specifico luogo geografico – e di luogo – ogni località contraddistinta da specifiche caratteristiche fisiche, culturali e sociali – diventa sempre meno rilevante.

Il giornalista Thomas Friedman sostiene che il mondo è piatto, poiché la conoscenza tra le diverse aree – anche le più distanti – resa possibile dalle ICT, fa sì che il mondo si appiattisca, rendendo più facile raggiungere una qualsiasi area del mondo. Individua 10 forze, tra le quali la più importante è la forza delle tecnologie di informazione e comunicazione, che rende lo scambio di interazioni molto più rapido rispetto a prima. Già nel passato diversi autori avevano parlato di “mondo senza confini” o di “processo di deterritorializzazione” o di “scomparsa della distanza”, ma Friedman categorizza i fattori determinanti del cosiddetto progressivo “appiattimento” del mondo.

Richard Florida propone, invece, una teoria opposta a quella di Friedman, denotando alcune situazioni di concentrazione: lo sviluppo urbano, che concentra popolazione e attività economiche; l’innovazione sempre più concentrata nelle aree più sviluppate. Secondo lui il mondo non è “piatto” ma aguzzo perché nonostante ovunque si stiano sviluppando le comunicazioni, esse si consolidano solo in alcune aree. Di conseguenza, ci sarà un'area centrale (aguzza) che sarà sempre in vantaggio rispetto alle altre.

Mentre Friedman sostiene che la geografia non abbia più la stessa importanza di prima perché il mondo si sta “appiattendo” grazie alle comunicazioni, per cui ciò che avviene a livello locale può avere un riflesso anche a livello globale, Florida sostiene che il mondo è “aguzzo” perché alcune aree sono sempre più avvantaggiate di altre. Quindi, secondo Florida, nel mondo futuro ci saranno aree molto avvantaggiate, proprio grazie alla tecnologia, che andranno a rafforzarsi sempre di più e aree periferiche, marginalizzate rispetto a quelle in crescita. Nelle aree aguzze si verifica un miglioramento della mobilità e della comunicazione e vi è quindi una maggiore disponibilità di informazioni. Ciò rafforza gli individui, che possono avere una maggiore coscienza e conoscenza e selezionare le informazioni (qualità) e le società. Le periferie o depressioni sono aree in ombra e quindi meno sviluppate rispetto alle aree aguzze e questa discrepanza può provocare problematiche a livello globale.

Geografia della popolazione

È il primo pilastro fondamentale per studiare la geografia umana ed è stato il primo settore di specializzazione della geografia. Tieni conto degli studi evoluzionistici e riguarda il modo in cui l’ambiente fisico influenza gli esseri umani, analizzando la distribuzione della popolazione nel mondo.

Dimensione statica

Il termine fu utilizzato per la prima volta dai Greci per indicare la ecumene terra conosciuta e abitata. I primi cartografi, infatti, chiamavano l’insieme delle terre abitate – Europa mediterranea, Nordafrica, Asia fino all’India – aree ecumeniche. A partire dalla metà dell’Ottocento, Ratzel (geografo tedesco) ripropose tale termine con il senso di “territorio in cui l’uomo può sentirsi a casa sua”.

Si tratta, dunque, di terre in cui gli esseri umani possono abitare permanentemente in condizioni di vita normali, grazie alla loro adattabilità all’ambiente e al progresso delle loro tecniche di sfruttamento del suolo. Ciò equivale a dire che vi sono particolari condizioni fisiche che permettono agli esseri umani di abitare per molto tempo quelle determinate terre e di costruire una propria civilizzazione, soddisfacendo i bisogni primari, in primo luogo la nutrizione. Tali terre presentano caratteristiche ben determinate:

  • Condizioni climatiche (o astronomiche);
  • Condizioni biologiche, che hanno a che fare con le possibilità che la terra abitata ha affinchè possa offrire un supporto tale da mantenere e nutrire la popolazione.

Soglia e limiti

Il termine anecumene, contrario di ecumene, deriva dalla parola che vuol dire mancanza di condizioni favorevoli; si tratta di terre che non presentano condizioni favorevoli alla vita umana, come il deserto del Sahara (temperature troppo calde) e l’Antartide (temperature troppo fredde) e quindi permanentemente disabitate. Alcune terre possono diventare anecumeniche nel corso del tempo, come la Groenlandia, il cui nome vuol dire “terra verde” perché, probabilmente, nelle epoche delle prime colonizzazioni si trattava di una terra abitabile. Attualmente, invece, tralasciando alcune aree della costa, non può essere abitata in modo permanente.

La soglia tra ecumene e anecumene è rappresentata dai limiti. Quelli più importanti sono detti limiti assoluti:

  • Limite di temperatura: Comprende la temperatura minima e la temperatura massima sotto e oltre le quali gli esseri umani non possono sopravvivere. Generalmente, la soglia minima sopportabile è di pochi gradi sotto lo zero e quella massima è indicativamente intorno ai 39° gradi.
  • Limite di aridità: Per sopravvivere è necessario avere a disposizione sorgenti d’acqua o un apporto meteorico di acqua (acqua piovana), per cui aree troppo aride non possono essere utilizzate, in quanto non sarebbe possibile neanche coltivare.

Esistono, però, anche limiti relativi:

  • Limite di piovosità: Un eccessivo apporto di acqua e piogge potrebbe essere dannoso per la vita degli esseri umani, anche se è più facilmente sopportabile. Per esempio, nel sudest asiatico e in India, dove la piovosità è elevata e in molte aree è difficile vivere. È opposto al limite di aridità.
  • Limite di altitudine: Al di sopra di una certa altitudine comincia a scarseggiare la vegetazione (limite di aridità) e le temperature sono troppo basse (limite di temperatura) per la vita degli esseri umani. Si tratta di un limite relativo perché, mentre su alcune montagne si può arrivare ai 4000 metri di altitudine (Himalaya), su altre il limite resta sotto i 2000 metri (Alpi). Infatti, spesso non ci sono insediamenti stabili sopra i 1500 metri e la variazione può dipendere dalla conformazione delle montagne. In realtà, il concetto stesso di altitudine è relativo rispetto a quello di altezza perché, mentre quest’ultima ha come punto di partenza il suolo, la prima fa riferimento all’altezza di un punto rispetto al livello del mare.
  • Limite dei luoghi insalubri: I luoghi insalubri, per esempio quelli paludosi, non rendono possibili le coltivazioni da un punto di vista biologico, anche se la temperatura potrebbe essere accettabile per la sopravvivenza degli esseri umani. Pur non essendovi limiti assoluti, oltre all’impossibilità di coltivare, possono esserci limiti legati alla salubrità e quindi alla presenza e alla diffusione di malattie. Per esempio, i territori paludosi presentano problemi legati alla malaria. Questa situazione può essere superata attraverso la bonifica di tali territori, che vengono sanificati.

Il limite tra aree ecumeniche e anecumeniche non è netto, ma si tratta di una sorta di zona di transizione, in cui sono presenti gruppi di uomini senza abitazioni stabili, chiamata subecumene o “fascia dei popoli erranti/marginali” da Ratzel, secondo il quale i popoli qui presenti sono popoli marginali che possono vivere in condizioni divenute stabili nel tempo o tendere all’estinzione.

Popoli nomadi

Il fenomeno dei popoli nomadi si sviluppa in molte culture. Nel sud dell’Italia, per esempio, c’è stata la transumanza, mentre nelle Alpi si è avuto l’alpeggio (migrazione di altitudine). Quest’ultimo consiste nel fatto che, in alta montagna, tra il limite dell’ecumene – che coincide con il limite delle colture – e le aree sommitali prive di vegetazione, si interpongono fasce subecumeniche dove i pastori fanno salire le mandrie e le greggi in estate per sfruttare i pascoli, tornando nelle valli con l’arrivo dell’inverno. Le aree subecumeniche vanno progressivamente riducendosi per via di due possibili cause:

  • L’avanzata delle aree ecumeniche, cioè di aree in cui si sviluppano situazioni stabili;
  • La regressione delle aree ecumeniche, che diventano anecumeniche.

Tuttavia, la causa principale di questa riduzione delle aree subecumeniche è la sedentarizzazione dei popoli nomadi, presenti in numero molto ridotto rispetto al passato.

Distribuzione della popolazione nel mondo

La popolazione mondiale si distribuisce in maniera non uniforme, in base alle condizioni astronomiche (aree in cui il clima è più favorevole) e alle condizioni biologiche (vicinanza a fiumi o boschi). La geografia classica propone due affermazioni, ancora oggi molto rilevanti:

  • Distribuzione di tipo distributivo: La popolazione è collocata quasi interamente nell’emisfero boreale, mentre l’emisfero australe ha poche terre emerse.
  • Condizioni astronomiche: Gran parte delle terre emerse si concentra nella zona temperata (affermazione che si sta cercando di rivalutare), dove il clima è più favorevole, abbastanza moderato e senza bruschi cambi di temperatura nel corso dell’anno e ciò permette un incremento molto alto della popolazione, come nella zona del Mediterraneo, da sempre una delle più favorevoli alla vita umana (“culla della civiltà umana”). Queste zone vengono chiamate lucky latitudes e tra esse rientrano anche aree dell’India, del sudest asiatico e della Cina.

Oggi, la parte più sviluppata, che rientra nelle “lucky latitudes” è la costa orientale, seguita da quelle aree.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola.giorgia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Ferrari Fabrizio.
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