Geografia culturale (12 CFU) Prof. Papotti Anno Accademico 2022/2023
Le nuove migrazioni
Catherine Wihtol de Wenden
Introduzione italiana (breve)
Il volume inquadra in modo preciso le nuove e meno studiate direttrici Sud-Sud, Nord-Nord, con il rientro dell'Italia nel novero dei paesi da cui si emigra, e Nord-Sud, ed esamina le nuove configurazioni delle ben note correnti migratorie Sud-Nord, mettendo bene a fuoco i paesi di partenza, di transito e di destinazione. Un altro degli aspetti meglio messi a fuoco nel volume è quello della regionalizzazione dei flussi migratori: a scala mondiale, le migrazioni tendono ad organizzarsi in sistemi migratori regionali, all'interno dei quali si stabiliscono delle complementarità tra zone di partenza e zone di accoglienza, determinate certamente dal differenziale di sviluppo e dalla prossimità geografica, ma anche da legami storici, linguistici e culturali.
Attualmente la tendenza alla regionalizzazione dei flussi è anche rafforzata dall'esistenza di spazi regionali di libera circolazione come quelli dell'Europa, dei paesi situati nell'orbita della Russia (CSI), dei paesi latino-americani del MERCOSUR (Mercado comum do sur), della Comunità degli Stati dell'Africa occidentale (CEDEAO), dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico, quelle fra il Sudafrica e i suoi vicini, quelle del TTA (trans travel agreement) fra Australia e Nuova Zelanda. Questi contesti spaziali sono molto importanti perché consentono di studiare la vera natura dei flussi determinati dai migranti e non condizionati dalle frontiere. Gli effetti di un regime migratorio in cui l'andata ritorno è possibile e si espleta in condizioni di sicurezza.
Le aree da cui ha origine la maggior parte dei flussi non sono i paesi più poveri, ma continuano ad essere quelli che hanno già raggiunto un livello medio di sviluppo umano. Gli attori delle migrazioni sono, invece, molto cambiati nella network society e mostrano nuovi profili. Non si tratta solo del superamento della tipologia del migrante di sesso maschile, analfabeta, tuttofare, partito da zone rurali, descritto nel modello di Ravenstein, ma il migrante è oggi connesso al mondo, utilizza i media elettrici e i social network, proviene da diversi strati sociali, si rivolge a reti transnazionali e, è quindi consapevolmente capace di assumere diversi profili durante il suo percorso migratorio: irregolare, turista, richiedente asilo, lavoratore generico o specializzato o richiedente un ricongiungimento familiare. I flussi quindi sono diventati misti anche lungo le stesse rotte; anche a bordo della stessa imbarcazione che attraversa il Mediterraneo, il Mar cinese Meridionale o che va alla deriva nel Mar dei coralli nelle acque territoriali australiane.
Un'altra caratteristica di questa seconda ondata delle migrazioni di massa iniziata dopo il 1990, risiede nella riduzione del peso delle migrazioni permanenti a favore di quelle temporanee. Questa tendenza è allo stesso tempo però contrastata dalla gestione delle frontiere, che continua a incidere sulla natura dei flussi in modo inadeguato rispetto ai tempi. Più le frontiere sono chiuse, più aumentano gli irregolari e più gli irregolari tendono a stabilirsi a lungo nelle regioni d'arrivo (più a lungo anche rispetto al progetto iniziale del migrante che, in conseguenza del rischio di non poter più tornare al suo paese, spesso rinuncia proprio a partire). Questo stride con le tendenze in atto, osservate invece negli spazi regionali di libera circolazione, dove la mobilità spaziale tende a produrre progetti di migrazione circolare e non di trasferimento definitivo. Spesso, in situazioni con frontiere chiuse, i migranti non possono rientrare in patria, dove vorrebbero investire i loro risparmi e valorizzare le competenze acquisite in nuove attività locali e sono quindi costretti a non vedere per molti anni i propri parenti. Se riattraversassero il confine, i loro progetti potrebbero essere interrotti in futuro dalle barriere frontaliere e, in conseguenza di tutto ciò, si cerca un doppio incarico sia nelle aree di partenza che in quelle di arrivo.
Ne deduciamo pertanto che il quadro complessivo sta mutando, si sta arricchendo di nuove correnti di mobilità spaziale e di nuove complementarità. A fronte di questo complesso e dinamico scenario migratorio, il problema centrale che la Wihtol De Wenden pone è la gestione condivisa e virtuosa dei flussi migratori, che metta avanti l'interesse generale e getti le basi per un ragionamento meno su questo fenomeno di portata globale. Ci chiediamo quindi: quali sono i passaggi fondamentali della riflessione rivolta alla governance migratoria dal punto di vista della ricerca? Anche su questo piano è l'analisi spaziale di tipo transcalare condotta sul terreno e in riferimento a moltissimi casi di studio a sostenere il ragionamento di questo libro.
Analisi del quadro migratorio
L'analisi del quadro migratorio mostra che i paesi del Nord del mondo hanno un perdurante problema di invecchiamento della popolazione e di una limitata natalità e ciò determina la tendenza al prevalere degli inattivi sugli attivi. Questi paesi, pertanto, necessitano di una manodopera per le attività economiche non delocalizzabili, come l'agricoltura, il turismo, l'assistenza agli anziani e ai bambini. Inoltre, sempre nei contesti del nord, la fuga dei cervelli, tra brain drain e brain gain, sta creando nuove disparità spaziali a livello dei settori quaternario e quinario troppo concentrati in alcuni paesi del mondo. Gli stessi contesti mostrano, inoltre, un problema di eccessiva pressione ed insicurezza lungo le loro frontiere e, nel contempo, difficoltà a contenere la componente irregolare degli immigrati attraverso la collaborazione dei paesi di provenienza.
I paesi del Sud hanno, invece, bisogno di personale specializzato dei paesi ricchi per realizzare i lavori pubblici e valorizzare le risorse locali. Devono inoltre contrastare la tendenza alla disintegrazione familiare e gli squilibri nella struttura della popolazione. Hanno ovviamente la necessità anche di migliorare il grado di istruzione della popolazione a cui i paesi del Nord potrebbero concorrere e dovrebbero utilizzare al meglio le rimesse dei migranti per lo sviluppo. I paesi del Sud devono affrontare infine il problema dei profughi politici e ambientali, delle complesse conseguenze dell'esodo rurale e di un perdurante clima di sfiducia che sollecita molti a partire.
Cosa si dovrebbe fare
Secondo l'autrice, questo quadro complessivo e tutti i fenomeni di mobilità spaziale delineano degli interessi comuni e convergenti, che non possono essere gestiti soltanto in chiave poliziesca o con iniziative dei singoli Stati. Occorre invece arrivare ad un'agenda e a un programma mondiale delle migrazioni, anche in considerazione del fatto che nella mobilità spaziale non vi sono solo regioni di partenza e di arrivo, ma anche regioni di transito e regioni da cui si emigra e verso cui si emigra contemporaneamente, come l'Italia.
Se il progresso può essere quindi rappresentato da una governance mondiale delle migrazioni, il ruolo della ricerca è fondamentale, in quanto sono necessarie analisi di contesto, strategie di elaborazione delle informazioni e di gestione delle conoscenze, indicatori di partenza e di risultato, la cartografia e una corretta individuazione degli stakeholders per un approccio top-down e bottom-up.
La tendenza attuale alla circolazione migratoria, caratterizzata da migranti che ambiscono a partire e a tornare o ad ottenere, se possibile, una doppia nazionalità, necessita di una gestione multilaterale che si avvalga della collaborazione dei paesi di partenza, di transito e d'arrivo. Occorre al tempo stesso, ben governare la tendenza alla mobilità globale e una visione nuova che concepisca le migrazioni come un pubblico mondiale.
Le premesse di un dialogo in tal senso ci sono: il processo è stato avviato nel 1990 con la Convenzione dell'ONU sui diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie e poi con la Conferenza mondiale su Popolazione e Sviluppo del Cairo del 1994. Anche nei due decenni successivi si sono avuti contributi significativi, con il primo Forum Mondiale "Global migration and development process" del dipartimento della popolazione dell'ONU del 2007, seguito da altri incontri annuali. La stessa iniziativa di Kofi Annan di creare un'apposita commissione (Global Commission on International Migration), prefigura un forum.
In Europa, il trattato di Lisbona del 2009 mostra ancora i limiti di un approccio basato sul mero controllo delle frontiere, se si escludono quei passaggi relativi alla cooperazione con i paesi d'origine dei migranti in tutti i settori. D'altra parte, gli sviluppi successivi, invece, riferibili al programma di Stoccolma "Un'Europa aperta e sicura: come realizzarla" del 2014, contengono molti spunti interessanti in merito a un approccio globale.
Introduzione del libro
Su 7 miliardi e più di abitanti che il pianeta conta oggi, circa un miliardo è interessato da una mobilità spaziale. La maggior parte delle popolazioni in movimento è coinvolta in migrazioni interne, caratterizzate da spostamenti di residenza nel proprio paese (740 milioni). La parte restante, invece, in migrazioni internazionali (232 milioni) contraddistinte dal superamento dei confini degli Stati.
Le migrazioni internazionali, oggetto di studio di questo libro, sono spesso mal conosciute e occasioni di polemiche, sebbene rientrino in realtà tra quei pochi fenomeni che maggiormente influenzeranno il nostro futuro. Tali migrazioni assumono configurazioni così diverse rispetto al passato da non essere più prevedibili e facilmente controllabili dalla politica.
Le Nazioni Unite contavano:
- Inizi 2000: su 174 milioni di migranti internazionali
- 57 milioni di trasferimenti Sud-Nord
- 58 milioni Sud-Sud
- 46 milioni Nord-Nord
- 13 milioni Nord-Sud
Nel 2013: su 232 milioni di migranti internazionali:
- 82 milioni Sud Nord
- 82 milioni Sud-Sud
- 54 milioni Nord-Nord
- 14 milioni Nord-Sud
Si evince che il Sud attrae oggi quasi gli stessi migranti né del Nord. Alla luce di questi dati è lecito chiedersi se l'Europa potrà continuare ad attrarre flussi migratori in modo sostenibile, se si assisterà alla fine dell'Eldorado americano (considerato che queste mete sono le principali destinazioni migratorie al mondo) e se i paesi emergenti diventeranno a loro volta potenti poli d'attrazione, e a quali condizioni.
Migrazioni nella storia
Le migrazioni fanno parte della storia del mondo e quest'ultimo ne è stato costantemente modificato. Il numero di migranti internazionali in dati assoluti è triplicato in quarant'anni e le migrazioni hanno assunto un carattere differente, essendo state coinvolte nei processi di globalizzazione. Tali migrazioni sono il riflesso di un mondo interdipendente e diseguale che mette a confronto le popolazioni con la diversa distribuzione della ricchezza.
Nonostante alcune forme di mobilità spaziale siano favorite rispetto ad altre, globalmente, la migrazione è considerata come il simbolo dell'ipermodernità, sebbene i 2/3 della popolazione mondiale non possano circolare liberamente, essendo soggetti a varie restrizioni.
Le nuove configurazioni migratorie si caratterizzano per:
- Le differenti destinazioni
- I diversi sistemi migratori che ne definiscono le logiche per l'ampliamento dei profili individuali dei migranti
- Il graduale cambiamento delle categorie che li differenziano
- L'avvento di politiche migratorie in paesi e regioni del mondo che ne erano sprovvisti, rispetto ai paesi di destinazione che ne hanno avuto il monopolio per molto tempo
- L'enunciazione di un diritto alla mobilità spaziale, gestito da una governance mondiale delle migrazioni
Movimenti migratori nella storia
Ondate delle migrazioni di massa:
- Prima: tra il 1850 e il 1930
- Seconda: dal 1990 in corso
Perché si emigra?
Le motivazioni principali delle migrazioni internazionali (quelle che travalicano i confini degli Stati) risiedono principalmente nella ricerca di un posto di lavoro, nel ricongiungimento familiare (spesso conseguenza delle migrazioni per lavoro), per motivi di studio o perché costretti (migrazioni coatte) in seguito a guerre o alla formazione di nuovi Stati o a motivi ambientali, per motivi di turismo internazionale, per migrazione di transito nell'attesa di un'opportunità di trasferimento definitivo e flussi misti (flussi complessi di migranti in cui alla componente determinata da fattori economici, si uniscono altre spinte come guerre, persecuzioni e disastri ambientali). Questi gruppi misti utilizzano spesso gli stessi mezzi e gli stessi percorsi.
Frontiere ieri e oggi
- Oggi: ciò che è cambiato, è la dimensione, che ha assunto una scala globale, regionale al sud come al Nord, e il fatto che le frontiere si siano aperte nei paesi di partenza, ma si siano chiuse nei paesi di arrivo.
- Ieri: mentre in passato era più difficile migrare dal proprio paese piuttosto che entrare in un altro, visto che le frontiere erano spesso chiuse in uscita ma aperte in entrata.
Punto comune di questo vasto movimento di persone è l'effetto combinato di tre fattori essenziali + uno supplementare:
- Lo sviluppo economico di alcune aree del mondo che richiedono manodopera
- La crescita demografica di altre aree che forniscono manodopera
- I costi o le opportunità di trasporto ormai più accessibili che sicuramente agevolano la mobilità delle persone
- Supplementare: lo sviluppo urbano → la città diventa una meta intermedia dell’esodo rurale, è un serbatoio per la migrazione internazionale
Tutte queste condizioni si sono create nel corso del 19 secolo, anche se in maniera incompleta e in tempi diversi: lo sviluppo economico, l'incremento demografico e l'esodo rurale, che hanno preceduto l'industrializzazione dei paesi europei come Germania e Italia e dell'Europa del Nord, nonché la paura di una rivoluzione sociale, hanno portato questi paesi ad esportare i loro soggetti indesiderati verso il nuovo mondo e gli Stati vicini: 21 milioni di emigranti hanno così lasciato il Regno Unito e l'Irlanda nel corso del 19 secolo e 31 milioni sono partiti dall'Italia dal 1860 al 1960. Ne è risultata una migrazione di massa a partire dal 1850 dall'Europa verso gli Stati Uniti d'America e il resto del nuovo mondo, favorita dallo sviluppo tecnologico e dalla riduzione dei costi di trasporto + lo sviluppo delle reti ferroviarie e il passaggio dalla navigazione a vela a quella a vapore.
La discrepanza legata alla disparità tra crescita demografica e offerta di lavoro esiste ancora oggi, anche se in maniera diversa, visto che la domanda di lavoro da parte dei migranti è maggiore rispetto all'offerta a causa soprattutto della transnazionalizzazione dei flussi e della crisi economica che ha riguardato i paesi sviluppati.
Le grandi riserve della popolazione mondiale non si trovano sempre dove l'attività economica assorbe più manodopera, inoltre le crisi economiche hanno portato a richiedere dal 1973 al 2008 profili occupazionali più qualificati, anche se poi le offerte di lavoro sono state meno numerose. Invece, al contrario, alcuni settori economici in piena espansione richiedono sempre maggiore manodopera qualificata e non, come il turismo, l'assistenza alle persone anziane, i lavori pubblici, l'agricoltura e le industrie manifatturiere.
Poiché i paesi di destinazione hanno reso più difficile l'attraversamento delle loro frontiere, la migrazione internazionale penetra spesso dalla porta di servizio ed è quindi costituita prevalentemente da irregolari. È identico a quello del diciannovesimo secolo, sebbene questo scenario sia più probabile che si concretizzi in altre parti del mondo piuttosto che in Europa.
Ruolo degli stati di accoglienza e di partenza
Il ruolo degli Stati di accoglienza e dei paesi di partenza non può essere trascurato: gli Stati hanno cercato di lottare contro il nomadismo fin da tempi remoti, di sostenere il commercio Mediterraneo già in età antica, poi quello intercontinentale. Gli stessi Stati hanno provocato però numerose migrazioni forzate durante le conquiste e le colonizzazioni, hanno organizzato la tratta e i traffici di manodopera per le piantagioni dell'Asia, dell'Oceania e delle Antille, hanno esiliato o costretto all'esilio i dissidenti religiosi e politici, hanno deportato gli oppositori e intere popolazioni durante le guerre e le partizioni, hanno organizzato degli scambi di popolazioni e pulizie etniche e hanno provocato i riflussi delle decolonizzazione.
Il nuovo Stato di Israele ha accolto gli ebrei sparsi nel mondo sopravvissuti alla Shoah, ma a prezzo dell'allontanamento della popolazione palestinese già insediata sul territorio. L'Europa imperiale e post-imperiale ha usufruito della manodopera di milioni di persone. Gli Stati Uniti d'America e tutto il nuovo mondo hanno attratto a loro volta una vasta immigrazione sia per il popolamento degli spazi sia per la manodopera necessaria.
Il Sud sta diventando oggi, talvolta, terra d'accoglienza, terra di partenza, ma anche di transito, in rapporto al suo sviluppo economico e alle sue risorse demografiche. Peraltro, sono gli Stati di immigrazione che hanno stabilito le norme relative ai migranti, il diritto di cittadinanza, le politiche di accoglienza e di soggiorno, così come la messa in sicurezza di frontiere, definendo accordi bi e multilaterali con i paesi di partenza vicini e lontani.
Un mondo più fluido: il mutamento graduale delle tipologie/categorie di migranti
Il passaggio dallo spostamento (nella disciplina geografica è un movimento spaziale che non implica necessariamente il cambio di residenza che, invece, è implicato nelle migrazioni...
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