RADIOLOGIA
L’uso della parola radiologia risulta oggi improprio: è più corretto parlare di DIAGNOSTICA PER
IMMAGINI. Con il termine diagnostica per immagini o imaging si intende l’insieme delle tecniche
attraverso cui è possibile osservare un'area di un organismo non visibile dall'esterno.
La diagnostica per immagini comprende:
- RADIOLOGIA (RADIOGRAFIA, radioscopia, TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA, angiografia
digitale)
- RISONANZA
- ECOGRAFIA
- Medicina nucleare (scintigrafia)
Queste tecniche possono essere classificate in base al tipo di ENERGIA utilizzata:
- La radiologia sfrutta i RAGGI X, ossia radiazioni elettromagnetiche ionizzanti, le quali possiedono un’alta
energia
- La risonanza utilizza la ONDE RADIO, ossia radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti
- L’ecografia sfrutta gli ULTRASUONI, onde elastiche che si basano sull’alternanza di compressione e
rarefazione del mezzo attraversato.
- La medicina nucleare sfrutta i RAGGI GAMMA, radiazioni ionizzanti originate dai nuclei dei radio isotopi
L’imaging sfrutta dunque per lo più RADIAZIONI
ELETTROMAGNETICHE le quali possiedono proprietà ondulatorie e
corpuscolari (sono onde ma anche insiemi di fotoni, pacchetti di energia)
L’onda elettromagnetica è formata dai campi elettrico e magnetico,
oscillanti e ortogonali tra loro.
Le proprietà dell’onda sono la lunghezza d’onda e la frequenza:
5
§ ONDE RADIO: λ = 3 x 10 cm – 1cm
– 8
§ RAGGI X: λ = 1 A – 0.1 A (A = 10 cm)
Al crescere della lunghezza d’onda la frequenza diminuisce
e con essa anche l’energia.
Dunque, le onde radio che hanno una lunghezza d’onda
relativamente ampia possiedono una frequenza bassa e di
conseguenza anche un’energia bassa (l’energia non è
sufficiente a dare ionizzazione).
I raggi X invece hanno una lunghezza d’onda molto piccola
e dunque una frequenza e un’energia alte (sono ionizzanti).
Dobbiamo ricordare che le RADIAZIONI IONIZZANTI, ossia raggi X e gamma, sono potenzialmente
pericolose per l’organismo, dunque tutti gli esami di radiologia e medicina nucleare sono da richiedere solo
in caso strettamente necessario e da eseguire con le dovute precauzioni.
Le radiazioni ionizzanti possono determinare danni di vari tipi:
• Graduati o deterministici: non interessano la radiodiagnostica, sono danni rilevabili per dosi molto alte
(come nel caso della radio utilizzata per i tumori).
• Stocastici o probabilistici: interessano la diagnostica. Più una persona è esposta a radiazioni
elettromagnetiche ionizzanti tanto maggiore è la probabilità per questa persona di avere danni (danni
proporzionali alla dose). Questi danni si manifestano dopo anni o decenni dalla somministrazione.
Si dividono in due tipi:
§ Somatici: sono danni che interessano le cellule somatiche, aumentano la probabilità di tumori (della
cute, leucemie, ...)
§ Genetici: sono danni delle cellule germinali (ovociti e spermatozoi), si manifestano sulle generazioni
successive e non sul soggetto che è stato irradiato.
DOSIMETRIA
Esistono delle unità di misura relative alla dose di raggi da somministrare, usate dai fisici sanitari per la
radioprotezione in modo che operatori e pazienti ricevano la minor dose possibile di raggi.
Le unità di misura delle dosi sono:
• Rad
• Gray (1Gy = 100 rad)
• Rem (1rad x Q)
• Sievert (1Gray x Q)
dove Q è un fattore di qualità che dipende dal tipo di radiazione elettromagnetica ionizzante utilizzata.
Tra raggi γ e i raggi x il fattore Q è sempre uguale a 1, mentre per altri tipi di radiazioni il Q varia.
La dose dipende dal tipo di esame eseguito. La radiografia del torace ad esempio comporta una dose minima:
rappresenta un esame fatto a tutti i pazienti che vengono ricoverati (si fa frequentemente in pronto soccorso).
§ Radiografia ad una mano <0.1 mSv
§ Radiografia al torace 0.1 - 0.2 mSv
§ Radiografia lombare 0.5 -1.5 mSv
§ Coronarografia diagnostica 5 – 10 mSv
§ TAC al cranio 1–2mSv
§ TAC al torace 5–7mSv
§ TAC addome-pelvi 8 -14 mSv
§ Angio TAC coronarica 5 – 15 mSv
SCELTA DELLA TECNICA
Nel momento della scelta dell’esame strumentale da prescrivere al paziente per una diagnosi ottimale
bisogna tenere assolutamente presente il rapporto vantaggio/svantaggio: se è vantaggioso per il paziente,
allora va prescritto.
RADIOGRAFIA
La radiografia è una tecnica grazie alla quale è possibile ottenere un’immagine proiettiva bidimensionale,
ossia la rappresentazione su un piano di una struttura a tre dimensioni.
L’immagine bidimensionale pone un limite non trascurabile, ossia la sovrapposizione proiettiva di tutte le
strutture -> ad esempio dal davanti al di dietro nel torace: coste, polmone, mediastino che comprende cuore,
ilo, sterno, grasso mediastinico e colonna.
Per ovviare a tale problematica è utile fare una doppia radiografia che presenti due immagini: una
perpendicolare all’altra. Una delle due immagini potrebbe mostrare qualcosa che l’altra non mostra.
Ex: nell’apparato locomotore alcune fratture si vedono su una sola proiezione e non sull’altra.
La proiezione è la direzione del fascio radiogeno rispetto al paziente e l’immagine che ne deriva è ad esso
perpendicolare:
§ proiezione in antero-posteriore: da davanti a dietro
§ proiezione in latero-laterale: dx-sx o sx-dx in base a dove incide e a dove emerge il fascio.
La radiografia si basa sulla differente attenuazione dei raggi x da parte
dei diversi tessuti del corpo.
Sulla base di tale attenuazione possiamo definire due tipi di tessuti o
strutture:
- Radiopache: tali strutture nell’immagine radiografica risultano
bianche. Queste strutture sono quelle più attenuanti (ex: mediastino
o osso)
- Radiotrasparenti: strutture che nell’immagine risultano nere.
Queste sono poco attenuanti (ex: polmone pieno d’aria)
Ovviamente l’immagine non risulta a due colori: non ci sono solo
bianco e nero ma anche una scala di grigi (ex: arterie nel mediastino).
APPARECCHIATURA
L’apparecchiatura utilizzata è costituita da un
tavolo radiografico su cui si sdraia il
paziente, davanti al quale vi è un tubo
radiogeno, cioè un tubo che produce raggi x.
Il paziente quindi si pone tra il tubo e un
sistema di rivelazione di raggi x che mette
in evidenza quei raggi che attraversano il
corpo del paziente.
Nel corpo del paziente avviene
un’interazione tra raggi x e materia
(paziente): effetti fotoelettrici e Compton.
SISTEMI DI RIVELAZIONE
Fino a non molti anni fa si utilizzava un sistema di rivelazione dei raggi x convenzionale, cioè il sistema
schermo-pellicola. Tale sistema è oggi sostituito da uno digitale.
Il sistema schermo-pellicola sfruttava un sottile film di cristalli di bromuro d’argento e richiedeva un lungo
trattamento dell’immagine. Inoltre, tutte le pellicole dovevano essere raccolte e immagazzinate.
Il nuovo sistema di rilevazione basato sui detettori risulta più efficiente: i detettori trasformano i raggi x in
luce.
TUBO RADIOGENO
Il tubo radiogeno è costituito da un’ampolla di vetro a vuoto spinto, all’interno della quale si trovano un
catodo e un anodo.
- Il catodo è un filamento di tungsteno
- L’anodo è una corona circolare piatta anch’essa di tungsteno.
Tra catodo e anodo vi è normalmente una differenza di potenziale che crea corrente nel filo di tungsteno.
Con il surriscaldamento del tungsteno che raggiunge l’incandescenza un certo numero di elettroni si sposta
dal catodo all’anodo e qui subisce un effetto di frenamento. Sull’anodo l’energia cinetica degli elettroni si
trasforma in parte in raggi x. I raggi x dall’anodo si dirigono in tutte le direzioni. Tuttavia, l’obbiettivo è
quello di limitare i raggi alla superficie del paziente, dunque creare un fascio collimato: per questo l’ampolla
di vetro si trova in una cuffia di piombo (il piombo trattiene i raggi x) con una sola finestrella che riduce o
allarga il fascio in base alla superfice che ci interessa esaminare.
Quanto più il fascio è collimato tanto più la qualità della radiografia ottenuta sarà migliore.
Solo l’1% dell’energia cinetica degli elettroni frenati produce raggi x, il restante 99% che arriva sull’anodo si
trasforma in energia termica. Per questo motivo sono necessari dei meccanismi di raffreddamento. Uno di
questi è l’anodo rotante: la corona circolare di tungsteno gira e fa in modo che il punto su cui arrivano gli
elettroni non sia mai lo stesso.
In base alla porzione da esaminare posso:
- Variare la grandezza della finestrella nel piombo: questo mi darà un fascio più o meno collimato.
- Cambiare l’intensità dei raggi x: l’intensità è regolabile variando la differenza di potenziale e quindi la
corrente. Tanto maggiore è la corrente creata, maggiore è il numero di fotoni x che si formano e quindi
maggiore è l’intensità del fascio.
- Variare l’energia dei singoli fotoni: questa può essere aumentata variando la differenza di potenziale
(tensione) tra anodo e catodo.
Le caratteristiche del fascio condizionano la sua penetrazione nel paziente.
I raggi x che penetrano il corpo del paziente poi vengono attenuati in base alle strutture che attraversano.
L’attenuazione dipende:
- dallo spessore delle strutture
- dal numero atomico (es. le componenti dell’osso hanno un alto numero atomico e attenuano molto)
- dalla densità delle strutture.
Queste sono tutte caratteristiche che dipendono dal paziente.
Bisogna tenere conto anche della radiazione diffusa: infatti dopo che i raggi penetrano nel corpo del
paziente, quest’ultimo diventa a sua volta sorgente di irradiazione.
La radiazione diffusa è inevitabile e comporta due conseguenze negative:
• l’irradiazione degli operatori vicini al paziente nel momento in cui questo è irradiato
• confusione dell’immagine finale: la radiazione diffusa infatti, avendo direzioni totalmente casuali,
interferisce con le radiazioni del fascio.
Esistono macchinari che riducono gli effetti negativi della radiazione diffusa anche se non in maniera
definitiva.
Dunque:
Il tecnico di radiologia deve essere in grado di sfruttare le caratteristiche del fascio radiante nel modo
migliore e deve tenere conto della radiazione diffusa.
Inoltre, la parte da esaminare deve essere posta perpendicolarmente alla direzione del fascio altrimenti si
creano immagini deformate e non diagnosticamente utili.
LEGGI OTTICHE DELLA PROIEZIONE DELLE OMBRE LUMINOSE
§ Ingrandimento: distanze fuoco-oggetto, oggetto-pellicola
§ Nettezza dei contorni: sfumatura geometrica
§ Distorsione: oggetto e pellicola non paralleli e raggio non perpendicolare.
RISOLUZIONE (chiarezza dell’immagine)
Ho due tipologie di risoluzione
1. Risoluzione spaziale: capacità di distinguere piccole strutture anatomiche ad alto contrasto (cioè
strutture radiologicamente molto diverse). Un’immagine ad alta risoluzione spaziale è un’immagine che
per esempio ci fa vedere bene le trabecole dell’osso rispetto al midollo.
2. Risoluzione di contrasto: capacità di distinguere grandi strutture a basso contrasto. Esempio: distinzione
del sottocute da muscolo. Una tecnica ha un’alta risoluzione di contrasto se permette di distinguere
grandi strutture a basso contrasto.
CONTRASTO
Può essere:
• Naturale - contrasto che esiste naturalmente tra le varie parti del corpo del paziente: è inteso come
rapporto tra intensità dei raggi x che emergono da una parte del corpo e intensità dei raggi x che
emergono da una parte adiacente. Per il torace: esiste un contrasto naturale tra costa e polmone.
• Artificiale - creato grazie ai mezzi di contrasto quando il contrasto naturale non basta. Ex:
nell’immagine centrale del torace non vedo l’esofago perché ha un basso contrasto rispetto alle altre
strutture.
I MEZZI DI CONTRASTO sono utilizzati in tutte le tecniche di imaging ma maggiormente nella radiologia
e in parte nella risonanza.
Mezzi di contrasto artificiali
Ci sono mezzi di contrasto per radiografia e TAC (raggi x):
§ RADIOTRASPARENTI: sostanze a basso numero atomico (fattore di attenuazione dei raggi x) -> sono
aria, ossigeno e CO2: questi riducono l’opacità.
§ RADIOPACHI: sostanze ad alto numero atomico: aumentano l’opacità della struttura su cui vanno ad
agire. Tra i mezzi di contrasto radiopachi abbiamo:
- Sospensioni di solfato di bario: spesso utilizzate nell’apparato digerente. Sono sostanze che
somministrate per via orale o per via rettale passano il tubo digerente senza essere assorbite.
- Composti iodati: sono utilizzati nel torrente circolatorio e sono idrosolubili.
Sono introdotti per via venosa o arteriosa e eliminati dai reni. Sono utilizzati in
particolare in angiografia e urografia.
Urografia:
L’urografia sfrutta il fatto che il mezzo di contrasto idrosolubile radiopaco venga
eliminato per via renale per studiarne il percorso e rilevare contrasti.
Oggi comunque si utilizzano maggiormente l’ecografia e la TAC per l’esame
dell’apparato urinario.
Angiografia:
Si distinguono arteriografia e venografia: la differenza consiste
nell’introduzione dei mezzi di contrasto in arteria o in vena.
Esempio: studio dell’aorta addominale e delle sue ramificazioni.
Si entra dall’arteria femorale sx e utilizzando un catetere si risale fino
all’aorta addominale dove si introducono dei mezzi di contrasto
opachi, con alta pressione per affrontare la resistenza in aorta data
dalla pressione del sangue.
L’angiografia può essere a sottrazione digitale: in questo caso si
sottraggono digitalmente tutte le strutture che non sono i vasi
favorendo lo studio del distretto interessato.
§ MISTI: per mezzi di contrasto misti si intendono in realtà i mezzi di contrasto radiopachi baritati e i
mezzi di contrasto radiotrasparenti abbinati (aria, CO2, metilcellulosa). Questi sono utilizzati per l’esame
del tubo digerente: oggi, infatti, si usano poco i mezzi radiopachi.
Esame del tubo digerente:
Il paziente viene a digiuno senza aver fumato (può aumentare le secrezioni
gastriche) e deve aver precedentemente effettuato una pulizia intestinale: prende una
bustina con polverina effervescente che a livello dello stomaco libera CO2
(contrasto radiotrasparente) e successivamente beve della sospensione baritata.
Introdotto questo mezzo di contrasto si segue il suo avanzamento in radioscopia: il
medico vede su un monitor l’immagine radiografica dinamica. Il paziente si deve
muovere sia per vedere le varie proiezioni sia per far si che il mezzo di contrasto si
diffonda correttamente in tutte le pareti dell’organo.
Esame del piccolo intestino:
Il piccolo intestino si studia raramente più che altro per problemi di
malassorbimento.
A livello dell’angolo duodeno digiunale con un sondino naso-gastrico
somministro il mezzo di contrasto opaco (sospensione baritata) e
successivamente il mezzo di contrasto radiotrasparente, la metilcellulosa.
TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA
La tomografia computerizzata (TC) è una tecnica con la quale è possibile riprodurre immagini in sezione
(tomografia) e tridimensionali di parti anatomiche, create da un'analisi generata al computer.
Essa si basa sull'attenuazione di un fascio di raggi X: la differenza con la
radiografia sta nel fatto che la TC prende in considerazione il maggior
parametro attenuante, ossia la densità. Parleremo dunque di struttura:
- Iperdensa (bianca)
- Isodensa: la struttura è uguale a una struttura di riferimento
- Ipodensa (nera)
Nella TAC il procedimento di ottenimento delle immagini è differente da
quello utilizzato dalla radiografia tradizionale: mentre la classica
immagine radiografica è il risultato della trasformazione analogica di una
realtà tridimensionale in bidimensionale, nella TC l'immagine è oggetto di
una trasformazione di tipo digitale che permette di mantenere la
tridimensionalità del distretto osservato.
APPARECCHIATURA
Nella TC DI TERZA GE
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