Premessa: cosa sono le patologie cardiovascolari?
Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie a carico del cuore e/o dei vasi sanguigni. Nonostante tale definizione faccia rientrare nella categoria qualsiasi processo morboso a carico del sistema cardiovascolare (cardiopatie + vasculopatie), nel linguaggio comune si fa in genere riferimento alle varie patologie correlate all'aterosclerosi. Il restringimento, l'ostruzione o l'eccessivo allargamento (aneurisma) dei vasi sanguigni che possono accompagnare l’aterosclerosi, sono infatti responsabili di patologie molto diffuse, come quelle coronariche (angina pectoris ed infarto), cerebrovascolari (ictus) e vascolari periferiche.
Nella famiglia delle patologie cardiovascolari vengono fatti rientrare anche tutti i difetti congeniti del cuore, le malattie reumatiche ad interessamento miocardico, le varie forme di aritmia, le patologie che interessano le valvole cardiache e l'insufficienza cardiaca.
Chi sono i nostri pazienti?
Purtroppo, l’Italia è una popolazione sempre più obesa e sempre più anziana. L’Italia è addirittura il 2o paese più vecchio al mondo. Le famiglie con due figli sono sempre meno e questo contribuisce all’invecchiamento generale della popolazione. Ovviamente, l’età biologica non segue di pari passo l’età anagrafica e spesso si ritrovano ottantenni in condizioni di salute migliori di quelle di molti sessantenni.
Principali cause di morte in Europa
Le patologie cardio e cerebrovascolari sono fra le principali cause di morte in tutto il mondo. Inoltre, è ormai da tempo che le donne sono diventate sovrapponibili agli uomini in termini di problematiche cardiovascolari. Nonostante ciò, spesso le donne si sentono esentate dalle patologie cardiovascolari e temono molto di più tumori e neoplasie.
Gran parte delle disabilità è dovuta alle conseguenze di eventi ischemici, sia cerebrali sia cardiaci, e pertanto tali patologie ci interessano moltissimo nel nostro ruolo di fisioterapisti. Considerando anche l’invecchiamento generale della popolazione accennato in precedenza, risulta evidente come il nostro ruolo sia destinato ad assumere un’importanza ancora maggiore in futuro.
Fattori di rischio cardiovascolari
Tipologie di fattori di rischio cardiovascolari
Ci sono due tipologie di fattori di rischio cardiovascolari:
- Fattori di rischio cardiovascolari non modificabili
- Età
- Sesso
- Storia familiare di malattie cardiovascolari
- Fattori di rischio cardiovascolari modificabili
- Ipercolesterolemia
- Ipertensione arteriosa
- Diabete
- Sovrappeso ed obesità
- Fumo
- Sedentarietà
- Dieta non sana
- Stress
Mentre è noto a tutti che, per esempio, alti livelli di colesterolo e alti livelli pressori rappresentano dei fattori di rischio, ancora la popolazione non è del tutto convinta che anche la sedentarietà e lo stress rappresentino dei fattori di rischio. Quando cerchiamo di impostare, trattare o seguire un paziente è importante, al di là dell’ambito farmacologico, agire anche sui cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari modificabili. L’attività fisica rappresenta un cardine importantissimo per la prevenzione primaria ma anche per la prevenzione secondaria.
Approfondimento: prevenzione primaria, secondaria e terziaria
- Prevenzione primaria
È la forma classica e principale di prevenzione e comprende tutti gli interventi destinati ad ostacolare l’insorgenza delle malattie nella popolazione, combattendo le cause e i fattori predisponenti.
- Prevenzione secondaria
Ha come obiettivo l’individuazione precoce dei soggetti ammalati o ad alto rischio per poter ottenere la guarigione o impedire l’insorgenza e la progressione della malattia. Un esempio di intervento mirato su pochi individui è rappresentato dalle indagini epidemiologiche a seguito di un caso di malattia infettiva, mentre gli interventi rivolti a gruppi di popolazione omogenei (per età, sesso, ecc.) e numerosi sono definiti screening.
- Prevenzione terziaria
È rivolta a ridurre la gravità e le complicanze di malattie ormai instaurate e sconfina spesso nella terapia. In questo ambito si inserisce anche la gestione dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale.
Nonostante i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari siano per la maggior parte ben noti, molto spesso i pazienti tendono a sottovalutare il rischio cardiovascolare. Per esempio, durante il lockdown molte persone sono ingrassate e si ritrovano ora in una condizione di sovrappeso, un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari.
Score di rischio cardiovascolare
È fondamentale impostare un valido programma di prevenzione per le patologie cardiovascolari e per fare ciò ci si deve aiutare con le cosiddette linee guida. Le linee guida suddividono in 4 grandi categorie il rischio cardiovascolare:
- Rischio basso
- Rischio moderato
- Rischio alto
- Rischio molto alto
Quando visitiamo un paziente per la prima volta dobbiamo inserirlo in una cosiddetta categoria di rischio cardiovascolare, che si identifica con uno score. Gli score di rischio in pratica ci esprimono la probabilità di andare incontro ad una patologia cardiovascolare nei prossimi 10 anni. Lo score può andare dall’1% fino a oltre il 10%.
È importante comprendere che la probabilità di avere un evento cardiovascolare non è data dalla somma dei vari fattori di rischio bensì dal loro prodotto. È così fondamentale agire su ogni singolo fattore di rischio in modo da riuscire anche a dimezzare il proprio score di rischio cardiovascolare. Agire in modo sistematico sui fattori di rischio è importantissimo e ogni fattore di rischio ha piena valenza; sono tutti importanti, dalla sedentarietà al diabete!
NB: È fondamentale comprendere che lo scopo della compilazione delle cosiddette carte di rischio vascolare è modificare lo stile di vita. Non è possibile fare affidamento esclusivamente sulla terapia farmacologica!
Analisi dei principali fattori di rischio cardiovascolari
Ipertensione arteriosa
L'ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata dall'elevata pressione del sangue nelle arterie, che è determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore e dalla resistenza al flusso del sangue. I valori di normalità (ideali) della pressione arteriosa, per soggetti tra i 18 e gli 80 anni, sono di 120/80. In ogni caso è importante che i valori di pressione arteriosa restino al di sotto dei 140/90. Ovviamente soggetti con un’età oltre gli 80 anni potranno anche avere valori di pressione arteriosa leggermente oltre 140/90 ma il target per la popolazione generale deve essere quello.
L’ipertensione arteriosa è il fattore di rischio cardiovascolare più diffuso nel mondo. In Italia ci sono circa 16 milioni di pazienti ipertesi. In tutto il mondo ci sono più di 1 miliardo di ipertesi.
L’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio per moltissime malattie cardiovascolari, riportate nei grafici seguenti. Se la pressione arteriosa è alta danneggia i vasi e determina un insieme di problematiche che prendono il nome di danno d’organo.
Danno d’organo: definizione
Concetto che nel campo dell'ipertensione arteriosa indica le modificazioni indotte sul cuore, sulle arterie della retina, sui tronchi sovra-aortici, sul rene e sul cervello dai valori pressori elevati.
Scompenso cardiaco
Un altro fattore di rischio importante è quello dello scompenso cardiaco. Anche noi fisioterapisti possiamo fare tanto per migliorare la condizione dei pazienti con scompenso cardiaco. I pazienti con scompenso cardiaco sono soggetti il cui cuore non è in grado di pompare una quantità di sangue adeguata alle esigenze dell’organismo. I pazienti scompensati sono moltissimi ed infatti gli scompensi cardiaci sono considerati una potenziale emergenza epidemica del prossimo secolo.
Come è già stato ribadito in precedenza, la popolazione sta invecchiando e sta aumentando anche la percentuale di soggetti obesi o in sovrappeso. È importante osservare che anche i costi economici necessari a combattere gli scompensi cardiaci sono assolutamente non indifferenti.
Diabete mellito di tipo 2
Il diabete mellito di tipo 2 è una patologia che, sempre per i fattori di rischio precedentemente detti (sedentarietà, sovrappeso, fumo, …), sta prendendo sempre più piede. I pazienti con diabete mellito di tipo 2 sono inoltre pazienti complicati, solitamente con una lunga serie di comorbidità. Il diabete mellito di tipo 2 è un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, in particolare:
- Infarto
- Ictus
- Ipertensione arteriosa
- Claudicatio intermittens, per occlusione dei vasi inferiori
Il diabete mellito, così come gli scompensi cardiaci e l’ipertensione, è largamente presente in ogni fascia d’età. Tuttavia, l’incidenza del diabete mellito di tipo 2 aumenta con l’anzianità ed uno stile di vita scorretto.
Linee guida
La prevenzione cardiovascolare (CV) viene definita come una serie di azioni coordinate intraprese a livello di popolazione e individuale, volte ad eliminare o ridurre al minimo l’impatto delle malattie cardiovascolari (MCV) e delle relative disabilità. Le linee guida consistono in una serie di obiettivi che rappresentano il minimo indispensabile per ottenere una buona correzione dei fattori di rischio.
- Fumo
Non bisogna fumare nemmeno una sigaretta, nemmeno quelle elettroniche!
- Dieta
La dieta deve essere povera in grassi saturi. I formaggi che si trovano a poco prezzo nei supermercati sono spesso quelli con la maggiore concentrazione di grassi saturi. Mediamente occorre aumentare il consumo di cereali, vegetali, frutta e pesce.
- Attività fisica
Il numero di passi giornaliero deve essere almeno attorno ai 15.000. L’attività fisica deve essere almeno di 150 minuti a settimana se consistente in attività aerobica moderata. In alternativa, l’attività fisica può essere di 75 minuti alla settimana se consistente in attività aerobica vigorosa.
- BMI
Il valore di BMI deve essere compreso tra 20 e 25.
- Giro vita
Il giro vita deve essere <94 cm per gli uomini e <80 cm per le donne.
- HbA1c (emoglobina glicata)
L'emoglobina glicata si forma quando nel sangue si accumula troppo glucosio. L’emoglobina glicata è un parametro che rispecchia la concentrazione degli zuccheri nel sangue negli ultimi tre mesi. Pertanto, l'emoglobina glicata permette di sapere se la glicemia ha superato i livelli di “guardia” nelle persone diabetiche o a rischio di diventarlo. Il valore di emoglobina glicata, per quanto concerne le patologie cardiovascolari, dovrebbe essere inferiore al 7%.
Domanda: perché si misura l’emoglobina glicata e non semplicemente la glicemia?
In parole povere, il valore della glicemia è più fluttuante nel breve periodo rispetto a quello dell’emoglobina glicata che è invece un parametro abbastanza stabile. Analizzare il valore di emoglobina glicata ci permette di comprendere la concentrazione di glucosio nel sangue del soggetto nelle ultime settimane e non nelle ultime ore.
Fumo
Anche una sigaretta al giorno è considerata fumo attivo. Bisogna smettere di fumare del tutto!
Dieta e colesterolo
Al fine di limitare il rischio di patologie cardiovascolari è fondamentale monitorare il livello di colesterolo nel sangue. Le LDL costituiscono la tipologia di colesterolo più pericolosa per l’organismo (colesterolo cattivo). Le LDL sono formate infatti da piccole quantità di colesterolo ossidato e possono accumularsi formando placche nelle arterie, aumentando così il rischio di eventi cardiovascolari.
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