Finanza aziendale, analisi finanziaria e corporate finance
Lettura del bilancio per l’analisi della situazione aziendale
Attivo stato patrimoniale
A: Crediti verso soci
La prima voce che viene indicata in un bilancio aziendale sono i crediti verso i soci. I crediti verso i soci sono posizionati come primo elemento informativo in quanto per i conferimenti dei soci non vi è l’obbligo dell’intero conferimento al momento della sottoscrizione. Un eventuale finanziatore, per prendere in considerazione la possibilità di finanziare, va a guardare quanto i soci abbiano conferito effettivamente rispetto quanto abbiano sottoscritto. La quota di finanziamento è un fattore importante, più il conferimento è elevato più la sicurezza dell’eventuale finanziatore dovrebbe essere elevata in quanto il conferimento non è più richiamabile nelle casse del socio, pertanto questa è una “dimostrazione” di fedeltà del socio riguardo la sua azienda. Se i crediti verso i soci sono pari a 0 significa che tutti i conferimenti sono stati effettivamente fatti per l’azienda, questo dà come informazione il livello di coinvolgimento (commitment) da parte dei soci.
B: Totale immobilizzazioni
Le immobilizzazioni rappresentano l’investimento in capitale fisso, ovvero gli investimenti in fattori produttivi che vengono acquistati e che ancora non sono stati interamente consumati. In base al livello delle immobilizzazioni e a come le quote sono distribuite tra le 3 tipologie di immobilizzazioni si può, grosso modo, individuare la tipologia di impresa formata. Questi investimenti vengono poi scomposti a seconda della loro natura:
- B,1: Totale immobilizzazioni immateriali: Immobilizzazioni che non sono tangibili come ad esempio diritti, brevetti, concessioni, avviamento e costi di impianto e ampliamento.
- B,2: Totale immobilizzazioni materiali: Immobilizzazioni tangibili rappresentabili attraverso terreni, impianti, attrezzatura e altri beni. Quando questa voce manca o è comunque molto ridotta si può pensare che l’impresa svolge il ruolo di intermediario finanziario.
- B,3: Totale immobilizzazioni finanziarie: Immobilizzazioni intangibili suddivise a loro volta da partecipazioni, imprese controllate e crediti verso tali imprese.
C: Attivo circolante
Guardare l’evoluzione nel tempo dell’attivo circolante permette di individuare le aspettative sull’azienda: quando nel tempo il circolante e gli investimenti in capitale fisso aumentano si può dire che si ha davanti un’azienda che nel tempo abbia fatto più ricavi. L’aumento dei crediti nel tempo a parità di ricavi totali è un fattore che può essere interpretato negativamente poiché nel tempo è aumentato il rischio di credito. Concedere dilazioni di pagamento verso i clienti è un’operazione che di solito viene evitata. La concessione di crediti nel tempo dovrebbe essere accompagnata progressivamente con l’aumento dei ricavi totali, l’offerta di un credito commerciale crescente in rapporto ad un ricavo totale costante, significa che l’azienda sta facendo più fatica nelle politiche di vendita e quindi ricorre alle dilazioni di pagamento per allettare la propria clientela.
- C,1: Totale rimanenze: Le rimanenze si dividono in materie prime, semilavorati e prodotti finiti.
- C,2: Totale crediti: Quando il credito ha natura di circolante (ovvero deriva da un’operazione di compravendita) questo va inserito nell’attivo circolante sotto forma di credito. Quando invece il credito ha natura di finanziamento questo dev’essere messo all’interno delle immobilizzazioni finanziarie.
- C,3: Totale attività finanziarie
- C,4: Disponibilità liquide: L’aumento delle disponibilità liquide nel tempo è un fattore positivo in quanto significa che l’azienda ha conti bancari, denaro in cassa o assegni in positivo e crescenti.
D: Ratei e risconti
Totale attivo. Ci troviamo di fronte ad un’azienda che nel tempo ha avuto un attivo crescente quindi un’azienda su cui, ipoteticamente, si può sperare.
Passivo stato patrimoniale
A: Totale patrimonio netto
Il patrimonio netto può crescere nel tempo essenzialmente per 3 motivi:
- Gli azionisti partecipano all’aumento del capitale sociale attraverso l’ingresso di nuovi soci o con i soci che seguono l’evoluzione dell’azienda, in particolare l’aumento del capitale sociale è sicuramente stato pagato quando i crediti verso i soci è una voce che sta a 0.
- Per effetto dell’applicazione di principi contabili.
- Per effetto della gestione dell’azienda attraverso utili di esercizio che non vengono distribuiti tra i soci.
B: Totale fondi rischi
C: Trattamento di fine rapporto
D: Totale debiti
L’aumento dei debiti nel tempo equivale ad un aumento degli investimenti finanziari finanziati sia da azionisti interni che hanno apportato capitale, sia da stakeholders finanziari esterni che hanno prestato fondi, sia da dilazioni dei pagamenti da parte dei fornitori. Oltre ai ricavi, sono aumentati anche i costi dell’azienda, tuttavia è possibile vedere la dinamica dell’azienda nel tempo attraverso la valutazione dell’utile/perdita d’esercizio.
Riclassificazione del bilancio
L’analisi di bilancio è utile nel momento in cui può essere effettuato un confronto temporale o un confronto spaziale (ponendo in relazione imprese omogenee) e serve per poter meglio interpretare le performance dell’azienda presa in oggetto cercando di comprendere le diverse aree di gestione e il grado di incidenza di ciascuna area che ha permesso di raggiungere un determinato risultato. Attraverso l’interpretazione dei dati si deve giungere a poter esprimere un giudizio a riguardo dell’azienda nel suo complesso o a particolari elementi appartenenti all’azienda. L’analisi è un processo complesso, basato sulla lettura di più bilanci, volto all’interpretazione dei dati e diretto a studiare particolari aspetti della gestione al fine di giungere all’espressione di un giudizio sull’azienda o su particolari aspetti di essi. L’analisi di bilancio serve pertanto a:
- Conoscere la situazione patrimoniale ovvero la tipologia di investimenti effettuati dall’azienda.
- Conoscere la situazione finanziaria ovvero come l’azienda finanzia quegli investimenti.
- Conoscere la situazione economica ovvero come quegli investimenti impattano sul risultato economico finale.
Tipicamente è utile effettuare l’analisi di bilancio sul consuntivo dell’ultimo bilancio effettuato e confrontandolo con il consuntivo del bilancio precedente, questa scelta permette di esprimere un giudizio sull’andamento societario. L’alternativa risiede nel confrontare l’andamento aziendale con l’andamento delle aziende competitor. Questo è particolarmente utile quando si vuole svolgere un’analisi previsionale ovvero creando le basi su cui poter valutare le scelte strategiche che si intende effettuare. L’analisi di bilancio procede essenzialmente per 4 punti:
- Giudizio di correttezza sui dati di bilancio
- Riclassificazione del bilancio: il bilancio per com’è redatto ha dei limiti, pertanto la riclassificazione permette di spostare i valori dalla collocazione originaria del bilancio, in una nuova collocazione che permette di avere degli aggregati più utili per implementare il terzo punto.
- Scelta delle tecniche di analisi (per margini, flussi o indici).
- Formulazione di un giudizio sul risultato ottenuto: il giudizio migliore lo si può formulare solo avendo ben chiaro cosa esprime l’indicatore scelto e com’è stato determinato, ovvero quali valori vi sono dietro.
Struttura del bilancio d’esercizio
Il bilancio d’esercizio si compone di 3 prospetti: stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario. Il rendiconto finanziario è un documento introdotto obbligatoriamente solo recentemente, ma che ha una funzione fondamentale ovvero permette di individuare se, all’interno di un orizzonte temporale, la generazione dei flussi di cassa è stata positiva o negativa ovvero se l’azienda ha generato nel tempo un surplus crescente o se nel tempo ha generato un debito. Questi 3 prospetti sono arricchiti dalla nota integrativa che aggiunge informazioni esplicative e complementari a fatti che i prospetti non possono esprimere. Nelle situazioni più virtuose viene aggiunta anche la relazione sulla gestione che permette di fornire più informazioni per gli stakeholders.
Destinatari del bilancio
Il bilancio è un documento che serve all’azienda per comunicare con l’esterno e in particolare con gli stakeholder ovvero tutti quelli che sono considerati soggetti portatori di interessi. Gli stakeholder possono a loro volta suddividersi in:
- Stakeholder interni: rappresentati da imprenditori, soci di maggioranza, amministratori, direzione e personale dipendente. Questi soggetti sono interessati al valore dei dividenti, alla puntualità sulle scadenze contrattuali, alla continuità dell’attività aziendale e al valore del reddito realizzato.
- Stakeholder esterni: rappresentati dai soci di minoranza, finanziatori, fornitori e clienti, amministrazione fiscale e tutte le comunità attorno l’azienda. Questi soggetti sono interessati alla redditività degli investimenti e alla stabilità dell’attività aziendale.
Lo schema dello stato patrimoniale
Lo stato patrimoniale è una figura geometrica semplice, ovvero significa che l’attivo dev’essere identico al passivo, nonché il prospetto che illustra la composizione qualitativa e la consistenza quantitativa del capitale di cui l’impresa si avvale nella gestione. La rappresentazione dello stato patrimoniale civilistico non permette di poter comprendere quale area della gestione è stata interessata in termini di investimenti e in termini di fonti; inoltre mentre nell’attivo si potrebbe ravvisare un criterio ordinatorio nella liquidità, ovvero l’attitudine degli investimenti ad essere trasformati in denaro contante, con il passivo il criterio ordinatorio non è in termini di esigibilità, ovvero l’attitudine di una fonte di finanziamento a dover essere rimborsata, poiché i debiti vengono elencati considerando che l’informazione aggiuntiva data risiede entro e oltre, non la lontananza temporale dell’esigibilità.
La struttura del conto economico
Lo stesso discorso fatto per lo stato patrimoniale vale per il conto economico con un’aggravante: con la recente riforma, nel valore della produzione viene immessa anche la rappresentazione di eventi non ordinari, prima rappresentati nella sezione E del conto economico. Questo non permette di comprendere la marginalità che l’azienda ha prodotto non a livello complessivo.
La riclassificazione
Riclassificare equivale a re-disporre le voci che compongono i prospetti di bilancio (CE e SP) al fine di evidenziare grandezze utili alla comprensione delle dinamiche economiche (reddito prodotto) e patrimoniali (investimenti e fonti che lo hanno generato). La riclassificazione risponde a obiettivi precisi di analisi, pertanto in base alle informazioni che se ne intendono trarre, la re-disposizione delle voci risponderà a diversi criteri.
- Per lo stato patrimoniale vi è il criterio finanziario (detto “della liquidità”) per rispondere a tutto ciò che riguarda l’equilibrio finanziario individuando se l’azienda è rischiosa o meno dal punto di vista finanziario (in estrema sintesi riguarda la solvibilità), e il criterio funzionale (o gestionale) che riguarda la tipologia di investimenti che l’azienda effettua classificandola in mono-business e diversificata, nonché permette la natura delle fonti di finanziamento.
- Per il conto economico vi è il criterio a valore della produzione e valore aggiunto, a fatturato e costo del prodotto venduto, a costi fissi e variabili.
Riclassificazione dello SP: il modello finanziario
Il modello finanziario ha per finalità comprendere il grado di solvibilità di un’impresa sotto due profili: sotto il profilo della liquidità e sotto il profilo della solidità patrimoniale. La misurazione della solvibilità determina il grado di rischio di credito ovvero la probabilità che l’impresa non riesca a rimborsare i propri debiti sotto due aspetti:
- Tempestivamente ovvero sotto il profilo della liquidità.
- Complessivamente ovvero sotto il profilo della solidità economica.
Nel modello di riclassificazione finanziario il criterio guida è basato sulla “propensione” delle poste di stato patrimoniale a dar luogo a movimenti di moneta, ovvero intende conoscere se l’azienda è capace di far fronte alle proprie obbligazioni tempestivamente e in maniera economicamente soddisfacente, ossia senza sopportare un costo eccessivo. Ipotizzando di tralasciare la gestione, l’azienda è in grado di fra fronte alle proprie obbligazioni tempestivamente e in maniera economicamente soddisfacente? Il criterio che viene utilizzato per esporre i valori è un criterio che si basa sul principio della liquidità e della esigibilità del credito. Si guarda pertanto l’attitudine degli investimenti a diventare naturalmente liquidità (denaro contante) e la si compara con la tipologia delle fonti di finanziamento espresse in termini di scadenza. La solidità patrimoniale fa riferimento invece alla valutazione che questa “naturale capacità” degli investimenti a diventare liquidità debba essere accelerata.
Stato patrimoniale finanziario per l’analisi della liquidità
Secondo lo stato patrimoniale finanziario per l’analisi della liquidità si vuole indentificare delle grandezze che permettano di comprendere la capacità dell’impresa di far fronte tempo per tempo ai propri impegni. Prendendo in considerazione l’impresa in un’ottica di funzionamento e in un orizzonte temporale relativamente breve (12 mesi) si vuole verificare se ha impegni di pagamento e se ha la capacità istante per istante di far fronte a tali impegni. Il criterio ordinatorio è un criterio che si basa su un principio di liquidità per l’attivo, andando a distinguere investimenti meno liquidi, più lontani dal trasformarsi in cassa, e investimenti a breve termine che ci si aspetta naturalmente diventino cassa, il tutto con riferimento ad un orizzonte temporale. Le fonti di finanziamento vengono invece ordinate secondo un principio di esigibilità ovvero mettendo le fonti più distanti da poter essere definite esigibili (fonti riferenti al patrimonio netto, inesigibili, e passività a lungo termine, destinate a essere esigibili non entro l’orizzonte di tempo selezionato) e passività esigibili nel periodo di tempo considerato. Passività lunghe e capitale netto sono anche definiti capitali permanenti in quanto non sono esigibili nel periodo di tempo considerato. Fare la distinzione in base ad un periodo di tempo definito e in particolare distinguendo le passività in “entro” per le passività brevi, e “oltre” per i capitali permanenti, potrebbe portare ad una distorsione della valutazione poiché le passività rientranti nella categoria oltre possono avere orizzonti temporali distaccati nel tempo e sono da valutare caso per caso, cercando di comprendere l’oltre l’esercizio da cosa è composto. Tutte le passività che sono definite a revoca devono essere collocate nelle passività a breve termine poiché si deve sempre applicare il principio di prudenza.
Stato patrimoniale finanziario per l’analisi di solidità
Lo schema di classificazione secondo il modello finanziario può essere raffinato, ragionando in un’ipotesi di liquidazione ovvero comprendendo quale potrebbe essere il valore rappresentato dalle attività se queste dovessero essere sottoposte ad un processo di monetizzazione, ovvero distinguendo attività che sono di presumibile realizzo e attività non vendibili. Le passività in tal caso vengono distinte solo tra le passività che entro l’orizzonte temporale diventeranno esigibili distinguendole dai mezzi propri. In questo caso la possibilità di aleatorietà aumenta in quanto nelle attività di presumibile realizzo possono rientrare attività suscettibili a valutazioni economiche soggettive. Tra le attività che vengono considerate prive di valore rientrano avviamento, spese di ricerca e sviluppo, costi d’impianto.
Margini finanziari
La riclassificazione serve per arrivare a individuare dei margini. Il capitale circolante netto finanziario (CCNf) e serve per comprendere se l’azienda entro l’arco di tempo considerato sia in grado di far fronte ai debiti contratti che hanno scadenza minore del periodo considerato. Viene calcolato sottraendo alle attività a breve termine, le passività a breve termine. Questo valore è preferibile sia maggiore di 0 in quanto in tal caso l’azienda ha un margine di attivo positivo rispetto le passività da liquidare nello stesso periodo. Il capitale netto a garanzia (CNgaranzia) è ottenuto dalle attività di presumibile realizzo meno le passività in senso proprio, con scadenza a breve termine. Tornando al concetto di rischio finanziario è possibile identificare due tipologie di rischio: rischi legati alla tempestività del rimborso del credito e rischi legati al mancato rimborso del credito ovvero inerenti alla solidità. Con lo schema dello Stato Patrimoniale Finanziario è possibile implementare alcuni indicatori:
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Corporate Finance - Finanza d'impresa (EN)
-
Finanza aziendale
-
Finanza Aziendale - Corporate Finance
-
Finanza aziendale