Flavia Pizzicannella – Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Economia e Management
Finanza Aziendale
La finanza aziendale (studio delle relazioni tra le decisioni aziendali e il valore delle azioni di un’impresa) è
una funzione aziendale che ha il compito di massimizzare il valore del capitale proprio esistente
dell'impresa per gli stakeholders. Massimizzare il valore dell'attivo e minimizzare gli oneri relativi ai
finanziamenti che ha acceso l'azienda. L'obiettivo di tale funzione è quindi trovare il giusto trade off tra la
massimizzazione del rendimento e la minimizzazione del rischio e quindi del costo delle risorse. Dobbiamo
tentare di trovare un bilanciamento ottimale.
Si occupa di:
• Decisioni di investimento migliori (profilo di rendimento elevato conseguito se e soltanto se la
rischiosità dell'investimento è alta, e quindi anche il costo delle risorse finanziarie lo sarà)
• Decisioni di finanziamento più adeguate per le scelte di investimento.
• Gestione del capitale nel breve e nel lungo termine (pianificazione della liquidità aziendale per
essere sicuri che l’azienda abbia sempre delle entrate almeno sufficienti a coprire le uscite, evitare
che durante la vita del finanziamento ci siano le situazioni in cui l’azienda non è in grado di
rimborsare un finanziamento o non è in grado di sostenere i costi collegati all’investimento)
I principali compiti del manager finanziario (Chief Financial Officer), capo della funzione finanza:
1. Responsabile delle decisioni di finanziamento (funzione svolta in particolare dal treasurer)
2. Assicura la sostenibilità finanziaria dell’azienda (funzione svolta dal treasurer)
3. Responsabile delle pianificazioni finanziarie degli investimenti (funzione svolta dal controller)
4. Sovraintende alla contabilità (avere un riscontro delle scelte fatte in azienda, verificare che le
previsioni fatte ex ante si siano tradotte nei flussi ex post, coerenza delle previsioni fatte) e all'audit
(nell’azienda i comportamenti dei soggetti sono stati coerenti con le direttive?) (funzione svolta dal
controller)
BILANCIO E STRUTTURA FINANZIARIA
La funzione finanza ragiona su entrate e uscite, si occupa di vedere se in un determinato periodo i flussi di
cassa in entrata sono pari a quelli in uscita. Tuttavia tali flussi di cassa devono essere costruiti a partire da
dati contabili (dato contabile – dato finanziario). Partire da dati contabili e trasformarli in flussi di cassa, ma
è importante collocare a livello temporale sia i flussi di cassa che i dati contabili: i dati contabili infatti
hanno frequenza annuale al contrario dei flussi di cassa che hanno cadenza mensile/settimanale. Gli
individui in generale preferiscono ricevere denaro prima piuttosto che dopo.
• Obiettivo contabile: definire la competenza di periodo
• Obiettivo flussi di cassa: coerenza tra entrate e uscite in una determinata data
La funzione finanza deve inoltre valutare il profilo di rischio collegato al flusso di cassa, vedere se le
previsioni sono attendibili o se sono sottoposte a variabilità: tanto maggiore è l’orizzonte temporale, tanto
più diventano imprevedibili i flussi di cassa (analisi sui profili di rischio: attendibilità del flusso variabile)
Se tentiamo di tradurre ciò che fa un’impresa in flussi di cassa (e non è semplice, ma per osservare i flussi di
cassa dobbiamo consultare il bilancio), dobbiamo stare attenti a:
• Politica di finanziamento: prevede la raccolta di capitali sul mercato tramite ricorso a intermediari
(concessione di prestiti dalle banche) o tramite ricorso al mercato (emissione di strumenti finanziari
venduti sul mercato ad un determinato prezzo). In ambedue i casi abbiamo un flusso di liquidità che
va ad essere messo a disposizione dell’azienda. A questo punto abbiamo degli impegni da parte
dell’azienda a rimborsare coloro che hanno prestato capitale: al tempo zero abbiamo dei flussi di 1
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cassa in entrata e per tutta la vita dei contratti stipulati avremo degli oneri per l’azienda legati al
pagamento di dividendi/interessi. Le modalità di finanziamento determinano il modo in cui il valore
dell’impresa è ripartito. I soggetti o le istituzioni che acquistano il debito aziendale (per esempio,
prestando denaro all’impresa) sono chiamati creditori, obbligazionisti o detentori del debito. I
possessori delle azioni sono chiamati azionisti. Possiamo dunque esprimere il valore dell’impresa,
V, come V = D + E. Dove D sta per debito ed è il valore di mercato del debito ed E sta per equity ed
è il valore di mercato dell’equity. Il compito del manager finanziario sarà quello di scegliere il
rapporto fra debito ed equity che massimizzi il valore dell’impresa V.
• Investimenti dell’azienda: generano flussi di cassa che possono essere trattenuti in azienda
(utilizzare i capitali generati dall’attività azienda per finanziare la crescita dell’azienda a patto che
sia già stato rispettato per l’azienda l’obbligo di pagamento delle imposte) oppure possono essere
utilizzati per pagare i dividendi (sempre dopo aver pagato le imposte). A lungo andare, se la
liquidità distribuita ad azionisti e obbligazionisti è maggiore di quella raccolta nei mercati finanziari,
verrà creato del valore. L’impresa dovrebbe generare flussi di cassa maggiori rispetto a quelli che
impiega, mentre i flussi erogati a obbligazionisti e azionisti dovrebbero essere maggiori di quelli
immessi nell’azienda dagli investitori.
IL MANAGEMENT FINANZIARIO
L’obiettivo principale del management finanziario è di creare ricchezza o aggiungere valore per i
proprietari dell’impresa. Alcuni possibili obiettivi finanziari possono essere: sopravvivere, evitare il
dissesto finanziario e il fallimento (C), battere la concorrenza, massimizzare le vendite o la quota di
mercato (R), minimizzare i costi (R), massimizzare i profitti, mantenere una crescita costante degli utili.
Tali obiettivi sono diversi, ma riconducibili a due categorie: redditività (R) e contenimento del rischio
(C). Sfortunatamente, queste due categorie risultano in conflitto tra loro in quanto la ricerca del
profitto implica normalmente qualche elemento di rischio, e dunque è in realtà impossibile
massimizzare sia la sicurezza che il profitto. Da qui, la necessità di formulare un obiettivo che racchiuda
in sé entrambi i fattori. Il manager finanziario deve prendere decisioni avendo come riferimento
primario gli azionisti (“proprietari residuali” dell’impresa, se le cose vanno bene per gli azionisti, anche
tutti i restanti soggetti avranno raggiunto il loro interesse), e agirà nei loro interessi solo se prenderà
decisioni che incrementeranno il valore delle azioni dell’impresa. L’obiettivo del management
finanziario consiste quindi nel massimizzare il prezzo delle azioni dell’impresa. Tale definizione non
presenta ambiguità e non pone questioni di conflitto fra breve e lungo termine, in quanto si parla di
massimizzare il valore corrente delle azioni (massimizzare il valore dell’equity).
Chief Financial Officer: è un vicepresidente che risponde unicamente all’amministratore delegato
(CEO). La funzione di finanza aziendale è una delle funzioni principali, all’interno della quale troviamo
almeno 2 soggetti: treasurer e controller che operano su uno degli obiettivi principali che abbiamo
descritto sopra e hanno ruoli non sovrapponibili. Nelle grandi imprese, l’attività finanziaria è
solitamente svolta da un alto dirigente, come il vicepresidente o il CFO e da un gruppo ristretto di altri
funzionari. Nelle piccole imprese, è una funzione che viene svolta da una figura che ha altri ruoli
organizzativi in azienda.
1. Treasurer: gestisce i flussi di cassa e gli investimenti e si occupa di programmazione finanziaria
(gestisce i disallineamenti tra entrate e uscite). Posso averne anche più di uno.
2. Controller: valutazione degli investimenti e verifica ex post che i flussi di cassa previsti inizialmente
si siano verificati. Si occupa degli adempimenti fiscali e dei sistemi informativi e della gestione della
contabilità finanziaria e dei costi. Posso averne più di uno.
3. CFO: interazione diretta con CEO e coordinamento e supervisione dei due soggetti sopra. Posso
averne solo uno indipendentemente dalla complessità dell’azienda. Il suo compito più importante
consiste nel creare valore dalle attività di capital budgeting (processo formale dell’impresa per 2
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l’acquisizione e l’investimento di capitali. Implica le decisioni dell’impresa di investire i suoi attuali
fondi per l’aggiunta, la disposizione, la modifica e la sostituzione delle immobilizzazioni), di
finanziamento e di gestione del capitale circolante. I manager finanziari creano valore facendo sì
che l’impresa cerchi di acquistare attività che fruttino un rendimento superiore al loro costo e che
venda obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari che raccolgano più denaro di quanto costano.
Responsabilità principali del CFO: sovraintendere alla gestione finanziaria delle operazioni aziendali;
occuparsi della gestione della liquidità, delle relazioni con le banche e della gestione del debito;
creare, coordinare e valutare i programmi finanziari; garantire la conformità agli obblighi di
reporting contabili locali e internazionali; sovraintendere all’approvazione e alla elaborazione dei
documenti di ricavo, di spesa, dei bilanci dipartimentali etc; interagire con altri manager per
supportare la pianificazione di iniziative finanziarie; adottare un pensiero strategico in grado di
affrontare i problemi in una prospettiva operativa; approvare e coordinare i cambiamenti e i
miglioramenti necessari nell’ambito dell’automatizzazione dei sistemi aziendali; analizzare i flussi di
cassa insieme ai costi; fissare obiettivi dipartimentali di breve e lungo periodo.
I MERCATI FINANZIARI
I mercati finanziari si dividono in mercati monetari e mercati dei capitali. A seconda dell’orizzonte
temporale del mio fabbisogno, mi rivolgerò all’uno o all’altro mercato, tenendo ben presente che
all’aumentare dell’orizzonte temporale, aumenteranno i rendimenti che dovrò pagare al soggetto che
mi finanzia. La liquidità dei mercati azionari è molto importante per un manager finanziario, perché
tanto più facile ed economico è negoziare le azioni di una società, tanto più alta sarà la domanda. Le
aziende con valori più alti sono quelle con azioni frequentemente negoziate e molto liquide. Inoltre,
avere numerose opzioni rispetto a dove negoziare le azioni non è un danno per il valore dell’azienda, in
quanto può rendere la modalità di fissazione del prezzo delle azioni più efficiente.
Mercati monetari: mercato in cui vengono negoziati titoli di debito a breve termine (scadenza
o entro l’anno) costituito ad esempio da cambiali finanziarie, strumenti di accettazione bancaria.
Il nucleo dei mercati monetari è costituito da banche, dealer in titoli di Stato e numerosi
money broker (operatori specializzati nel reperire denaro a breve termine per chi cerca fondi e
nel convogliarlo per chi vuole prestarli). La locuzione “mercati monetari” si applica a un insieme
di mercati non rigidamente interconnessi, noti come dealer market, nei quali cioè operano
imprese che offrono quotazioni continue alle quali si impegnano ad acquistare e vendere
strumenti del mercato monetario per il proprio portafoglio, assumendosene completamente il
rischio. Il dealer rappresenta il principale nella maggior parte delle transazioni, tale figura si
differenzia da quella del broker, che agisce come agente per conto di un cliente nell’acquisto o
nella vendita di titoli sulla maggior parte delle Borse mondiali, senza acquisire personalmente la
proprietà dei titoli stessi. Nel dealer market, il dealer sopporta il rischio di detenere i titoli
prima di poter trovare una controparte che li acquisti: se egli non è in grado di individuare una
controparte, si ritroverà con titoli che valgono meno del prezzo al quale sono stati acquistati. Si
tratta del cosiddetto “inventory risk” (rischio di giacenza) che costituisce un costo per il dealer.
La differenza fra il prezzo al quale il dealer acquista e il prezzo al quale vende è nota come bid-
ask spread (scarto denaro-lettera). In un agency market invece il trader ingaggia un agent (o un
broker) per trovare una controparte.
Mercati dei capitali: strumenti finanziari con scadenza maggiore dell’anno o indeterminata
o come ad esempio debiti a medio-lungo termine (debito che prevede sempre un piano di
pagamento prestabilito nel contratto) e titoli azionari - capitale azionario - (forme di
finanziamento particolari in cui il soggetto che dà risorse si assume in parte il rischio: infatti non
si prevede l’obbligo di pagamento per l’azienda perché i dividendi possono non essere pagati e
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non prevedono scadenze per il rimborso del capitale inizialmente investito se non in fase di
liquidazione dell'azienda e all’importo che sarà disponibile in quella data). Nel mercato dei
capitali abbiamo un mercato primario e un mercato secondario. Nel mercato primario gli
investitori comprano direttamente dall’impresa emittente e in questo contesto, ogni volta che
viene emesso un nuovo titolo, c’è un flusso di cassa in entrata per l’azienda emittente. Il
mercato primario è usato quando lo Stato e le imprese emettono per la prima volta titoli. Nel
processo di emissione di debito ed equity, le imprese partecipano a due tipi di mercati primari:
offerta pubblica e collocamento privato. Nel mercato secondario invece avvengono scambi tra
soggetti in possesso di titoli dove l’emittente non è coinvolto. Perciò i mercati secondari
forniscono i mezzi per trasferire la proprietà dei titoli societari. Tuttavia il mercato secondario
non è totalmente irrilevante per l’emittente perché spesso deve essere controllato
dall’emittente: infatti se esiste un mercato secondario quello che succede è che se ho
acquistato un’azione, durante la vita dello strumento io posso venderlo nel mercato secondario
e quindi sono propenso ad acquistarlo perché se mi serviranno soldi potrò venderlo ad un
prezzo ragionevole in tempistiche ragionevoli. Quindi anche questo mercato interessa
all’azienda perché il mercato primario non permette di vendere titoli a prezzi elevati se non c’è
un mercato secondario efficiente, che è una precondizione per vendere titoli sul mercato
primario. Se non assicuro un mercato secondario non riesco a vendere nemmeno sul primario.
Ma chi ha accesso al mercato? Potrei avere un mercato semplice dove chiunque può andare
nel mercato (primario), una situazione del genere però ci mette di fronte ad un forte rischio di
regolamento: tante persone vanno sul mercato per acquistare titoli ma poi non sono in grado
di pagare per l’esecuzione del contratto, dal punto di vista dell’emittente è una situazione non
sicura. Quello che succede quindi è che il mercato viene organizzato con accesso permesso solo
a soggetti con requisiti minimi per operare sul mercato: raggiungo il mercato tramite un broker
che raccoglie da me un ordine e lo porta in esecuzione nel mercato e garantisce la mia
disponibilità per eseguire l’ordine (garantisce che io abbia sufficienti risorse finanziarie). Il
broker è quindi un soggetto che si frappone tra investitori più piccoli e il mercato. Un dealer
invece è un intermediario finanziario specializzato presente nel mercato che si impegna a
garantire la liquidità di uno strumento, cioè è un soggetto che espone i prezzi denaro-lettera
(prezzi ai quali il soggetto è disposto ad acquistare o vendere i titoli), si caratterizza per
l’esposizione sul mercato delle condizioni alle quali è disposto ad acquistare e a vendere uno
strumento finanziario, in maniera continuativa durante tutta la giornata di borsa e durante
l’arco della giornata continua a negoziare e garantisce che ci sarà sempre qualcuno che
acquista e che vende. Tanto maggiore è il numero di dealer tanto più l’azienda è sicura che i
titoli verranno venduti. Come viene organizzato il mercato in termini di definizioni di prezzo?
Esistono due tipi di mercati secondari:
• negoziazione continua (dealer market): sono chiamati anche mercati “Over The Counter”
(OTC). E’ un mercato aperto alle negoziazioni e durante tale periodo di negoziazione ci sono
delle transazioni che vengono realizzate quando c‘è un soggetto che vuole acquistare ad un
prezzo fattibile per il venditore, con ordini immediatamente eseguiti. La maggior parte delle
compravendite di titoli di debito (titoli a lungo termine) avviene OTC. Tale espressione trae
origine dal fatto che in passato i titoli venivano letteralmente acquistati e venduti sopra i
banconi degli uffici attigui alle sale di scambio ufficiali. Oggi i dealer sono invece connessi fra
loro elettronicamente e non vi è una precisa localizzazione fisica del mercato azionario. In un
mercato di negoziazione la maggior parte delle compravendite è effettuata dal dealer.
• meccanismo ad asta (auction market): orizzonte temporale in cui non si eseguono ordini ma si
raccolgono proposte di negoziazione. Infatti un ordine è un contratto che voglio eseguire 4
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immediatamente, mentre una proposta è una dichiarazione sulla volo
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