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FILOSOFIA DEL DIRITTO
La loso a del diritto è una disciplina che si pone l’obiettivo di analizzare la conoscenza critica del
il rapporto tra il diritto e il
sapere giuridico. È una parte monogra ca della loso a che studia
potere.
L’approccio dei loso e dei giuristi al diritto è stato sempre diverso nel corso dei secoli e tra
questi ricordiamo come Cicerone, ma soprattutto Kant ed Hegel insistessero sull’esistenza di un
precedente ri essione loso ca
diritto che provenisse da una che analizzasse, per far
comprendere, la natura del diritto.
Kant ed Hegel però credono anche nell’esistenza di un diritto più scienti co e materiale, che si
rivela essere un altro tipo di approccio al diritto da parte dei loso
Se consideriamo il diritto come scaturito dalla loso a, secondo il primo approccio, dobbiamo
porci alcune domande: deontologica
1. Come dovrebbe essere il diritto per essere giusto? La domanda è e
presuppone anche il chiedersi se sia necessaria una giustizia perché ci sia il diritto e se un
diritto ingiusto è comunque un diritto fenomenologica
2. Quali sono le forme del diritto? La domanda è e poggia sul diritto
positivo e su come questo sia cambiato nel corso del tempo metodologica,
3. Qual è l’approccio più adeguato per studiare il diritto? È una domanda che
ogni giurista dovrebbe porsi. Il diritto è un oggetto? È esterno o è una produzione
cooperativa?
Per spiegare una norma giuridica si necessita di tre concetti:
Validità: non fa riferimento al contenuto della norma ma alle procedure giuridiche secondo
• cui è stata approvata
Giustizia: fa riferimento al contenuto della norma e in base a questo abbiamo visto
• l’evolversi dei sistemi giuridici nella storia
E cacia: applicazione concreta della legge da parte dei cittadini e dei funzionari che
• hanno il compito di sanzionare i comportamenti scorretti
valore prescrittivo
Le norme giuridiche hanno sempre un (modo in cui sono scritte) e incitano ad
valore descrittivo
un’azione-> questo si contrappone al metodo e della norma che ha la funzione
di indicare una sanzione in caso di violazione della norma stessa.
Il dritto è posto, secondo il positivista tramite le norme. Esso è legato alla teoria coattivista (=una
norma è valida solo se importa con la forza)
Secondo la comunità il diritto è imposto tramite le consuetudini che per essere e caci e valide
devono protrarsi nel tempo.
Ci sono tre quelle fondamentali teorie del diritto e fanno riferimento alla validità, giustizia ed
e cacia:
Positivismo giuridico: il diritto è esclusivamente quello positivo, imposto da un’autorità
• che lo fa rispettare. La validità e la giustizia sono separate in quanto si giudica in base
all’esistenza delle norme e si dà un giudizio di fatto, non di valore quindi giudicando in
baso a un principio di natura ad esempio morale
Giusnaturalismo: esiste una rete di diritti naturali che riguardano l’umanità in generale,
• che determinano una gerarchizzazione dove i diritti naturali sono superiori a quelli positivi-
> se questi ultimi non rispettassero i primi non sarebbero veri diritti (Tommaso D’Aquino e
Sant’Agostino)
ffi ffi fi fi fi fi fi fl fi fi fi fi fi fi fi fi fi ffi
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Realismo giuridico: il diritto di una comunità è il diritto e cace che viene applicato al suo
• interno (nel realismo americano è il diritto applicato da giudici, in quello scandinavo quello
nella mente dei cittadini).
Diritto Naturale:
Il universale:
È vale per tutto il genere umano
• immutabile:
È la natura umana non cambia
• Ubbidienza: non ha bisogno di essere imposto come il diritto positivo perché l’ubbidienza
• è spontanea
Diritto Positivo:
Il particolare:
È è speci co per ogni comunità umana
• mutabile:
È varia a seconda del cambiamento di pensiero riguardo norme giuridiche nel
• corso dei secoli coattività
È accompagnato da una sanzione->
•
La di erenza fra diritto naturale e diritto positivo si intravede n dalla Bibbia, un testo sacro
profondamente giuridico, che in due episodi descrive la di erenza fra le due tipologie: l’episodio
legislatore
Adamo ed Eva
di presuppone una disubbidienza a una imposizione di Dio, che da
impone una regola che viene trasgredita e perciò applica una sanzione (=Diritto o legge divina
positiva che è prescrizione di un comportamento che possiamo non rispettare; se invece
Abele e Caino,
consideriamo l’episodio del fratricidio di quest’ultimo viene condannato sulla base
naturale
di una norma inesistente, ma Dio dà per scontato che la norma esiste in quanto (=non
uccidere). tragedia sofoclea
Questa di erenza venne evidenziata anche dagli antichi greci, soprattutto nella
dell’Antigone. La donna risulta essere esponente del diritto naturale, della legge superiore che la
Creonte,
portò a trasgredire le norme della città, sommamente ingiuste, di cui si faceva garante
che impone la sua autorità per processare Antigone che aveva osato seppellire il fratello Polinice
quando lui lo aveva espressamente vietato in quanto egli era traditore della città. Antigone segue
Legge del Sangue, punizione eterna
quella che per lei è la in quanto teme di più una da parte
della
degli dei più che una terrena da parte di chi impone una legge derivante dall’ordinamento
città. I cittadini appoggiano la decisione della donna, ma non osano schierarsi in quando temono
Verità VS Potere.
la gerarchia terrena che imporrebbe la sua autorità =
Possiamo leggere nell’atteggiamento di Creonte, però, il tentativo di tener salda la tradizione delle
fondamento della città
polis che vedeva come e unione delle sue parti frammentate (=Solone)
Nomos, Genos. Goethe
proprio il la legge che prevaleva sul Secondo l’atteggiamento di Creonte
Esiodo
non fu accettabile per i connotati non umani, ma già lo stesso aveva a ermato nel suo
distinzione fra l’uomo e gli animali.
“Opere e i Giorni” l’importanza del Nomos come Nella sua
concezione il mondo degli animali è dominato dalla legge del più forte, mentre non è della natura
umana questa natura che invece viene educata a non trasgredire la legge (ammonimento al
fratello Perse che aveva corrotto dei giudici).
L’eccessiva violenza di Creonte, però, aveva portato la città a disgregarsi comunque per
l’ingiustizia della legge che ne era il fondamento stesso ma che, risultando non giusta, aveva
avuto l’e etto opposto. Secondo Esiodo, infatti, il diritto non è solo la negazione della forza, ma
dell’intera comunità
anche l’espressione dell’utilità e non solo di chi comanda.
so sti
Quest’ultima convinzione verrà messa fortemente in crisi dai (a partire da Protagora e
oltre), che nell’Atene del V secolo a ermeranno come in realtà il diritto positivo sia sempre e solo
Legge del
una contraddizione e non un’espressione del diritto naturale (Physis), che si basa sulla
ff ff ff fi ff ffi ff fi fi ff
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più Forte. Tale legge è ineluttabile, immutabile ed eterna, vive tra gli animali, gli uomini e gli dei->
Dialogo tra gli Ateniesi e i Melii (Tucidide). Questa legge naturale viola però totalmente quella
positiva.
Callicle dei più deboli
Anche aveva a ermato che la legge della città deriva dall’unione contro i
più forti e sebbene tratti della parte inferiore della città, sempre di prevalenza di forza si parla->
Realismo politico di Machiavelli, dove la realtà e ettuale è basata sulla forza.
Antifonte Ragioni di Ubbidienza:
poi introdusse le è necessario sottostare al diritto positivo nel
momento in cui sappiamo di andare incontro a una sanzione, altrimenti se siamo certo
dell’inesistenza di una punizione, è opportuno seguire la legge naturale-> dunque l’obbligatorietà
delle leggi deriva solo dalle punizioni.
Socrate successivamente a ermò che la legge costituiva il fondamento della città, perciò quando
venne condannato (“Critone”, “Fedone”) ed era intenzionato a fuggire, si ricredette pensando che
sarebbe passato un erroneo messaggio del rispettare la legge solo quando conveniva, perciò
decise di sottostare all’ingiusta punizione.
Platone può essere inserito nell’analisi del rapporto tra la forza e la legge (Polteia, il Politico e le
Leggi).
Secondo il losofo l’educazione del cittadino è l’unica via per poter portarlo ad amare la
giustizia. Intellettualismo Etico->
Questa convinzione venne ripresa da Socrate che la de niva
basta conoscere il bene per fare il bene, dunque il punto fondamentale è la conoscenza, in quanto
se conosciamo che cosa è il bene e la giustizia noi automaticamente la seguiremo e la ameremo.
Le conseguenze sono più complicate poiché un'immediata questione che si pone è che come si
fa allora a punire i soggetti che non praticano la giustizia se la loro infrazione dalla legge deriva
non da una colpa ma da una non conoscenza?
Politeia giustizia".
di Platone. Il titolo richiama il termine “Costituzione”. Il sottotitolo è "La
Il tema è particolarmente a cuore a Platone in quanto la sua vita ha visto in passato l'ingiustizia
che governava la città (la massima ingiustizia fu l'uccisione di Socrate). Ad Atene secondo lui si
sono succedute diverse forme di governo ingiuste (andrà anche a Siracusa da Dionisio per
cercare di applicare le sue teorie politiche).
L'obiettivo dell'autore è arrivare alla dimostrazione del fatto che la giustizia può essere il
principio d'ordine della comunità a patto che ne venga posta l'educazione.
In questa opera, infatti, si dà molto poco spazio al tema del diritto, quanto all'educazione che sta
alla base della giustizia, senza fare troppi riferimenti alle leggi.
Socrate,
Il personaggio principale di questo dialogo è espressione del pensiero platonico che
aveva qui già raggiunto la maturità. Al contrario, dunque, dei dialoghi della giovinezza, dove
Platone trascriveva quelle che erano le idee di Socrate, in quelli avanzati ha un assetto loso co
Socrate-Platone.
personale, quindi in questo scritto possiamo parlare di
è l'uomo giusto?"
Punto di Partenza ->“Chi dare a
La discussione critica alcune delle idee più di use del tempo, tra cui quella sulla giustizia:
ciascuno il suo-> l'idea è molto astratta e non dice e ettivamente che cosa sia il giusto, che cosa
sia il "suo" di ognuno. Il criterio può cambiare di caso in caso e non sempre è applicabile.
Socrate sostiene che se riceve in custodia un coltello da un carissimo amico e il giorno dopo
questo amico, furioso con qualcuno, richiede il coltello, è necessario restituirlo? La giustizia
impone che io glielo ridia perché gli appartiene, ma in questo caso io non mi comporterei
Un principio di giustizia se è davvero tale, deve valere sempre.
giustamente a restituirlo.
fi ff ff ff ff ff fi fi fi
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La discussione tra Socrate e i suoi interlocutori subisce un'accelerazione, un cambio di passo che
TRASIMACO,
si realizza per opera di un personaggio il cui nome è considerato un so sta. Il
personaggio o ende Socrate dicendo che lui non ha capito niente della giustizia e che dovrebbe
la giustizia è l'utile
pagarlo per sentire quello che lui sta per spiegare. La verità è molto semplice:
dei più forti, non è il dare a ciascuno il suo o fare bene a amici e male a nemici, ma la verità è che
È scomodo pensare
è giusto ciò che piace ai potenti, ciò che torna utile a coloro che comandano.
in questo modo, in quanto sembra che la giustizia assoluta non esista.
Passaggio dal piano descrittivo al piano normativo -> consideriamo Trasimaco come uno
realismo
scienziato che descrive la realtà e ci toglie il prosciutto dagli occhi, approdando così al
politico: la giustizia consiste sempre nell'utile del più forte.
L’approccio non critico di Trasimaco, che inevitabilmente decade in un elogio della tirannide, lo
disegna come uno scienziato della politica o un difensore della forza, anche se non risulta
necessario nemmeno snocciolare questa di erenza dato che il suo discorso assume connotati
non solo descrittivi ma anche normativo, ovvero ci espone il comportamento da seguire.
In questo modo Trasimaco si ritrova a confutare quello che in passato era stato a ermato da
Esiodo. Secondo quest’ultimo la giustizia che si allontana dalla città ne causa l’immediata
distruzione, mentre per il so sta non esiste giustizia che venga prima dell’utilità, e quando si parla
di utilità si intende quella dei potenti
La giustizia dipende dal potere, è assorbita da esso
Trasimaco a erma poi che dato che il potente può agire anche solo secondo la sua utilità e venir
l'uomo più felice e più giusto è il tiranno
considerato giusto, (capo assoluto). Con la forza di
fare quello che si vuole e che crea piacere, non posso mai essere infelice perché in realtà viene
deciso personalmente dal sovrano che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, quindi si possono
perseguire tutti i personali scopi senza dover temere non solo di commettere ingiustizia, ma
oltretutto nemmeno di andare incontro a punizione o sanzioni negative.
Platone dimostrerà alla ne che non solo la tirannide è totalmente ingiusta, ma anche che il
tiranno è l'uomo più infelice
Socrate è colpito dalla virulenza dell'approccio di Trasimaco ma anche dalla potenza della tesi
che distrugge tutte le sue. Inizialmente egli sostiene, ad esempio, che non sempre i forti sanno
quale sia il bene, magari perseguono quello che pensano sia il bene ma in realtà è male anche per
intellettualismo etico);
loro stessi (= inoltre la giustizia deve valere per tutti e quindi se vale solo per
della giustizia e della legge)
i forti non può essere giustizia (=universalità anche perché spesso
quello che conviene ai forti sconviene ai deboli-> Platone si so erma troppo poco su queste
questioni.
CONSIDERAZIONI DI SOCRATE->
Tra le una non molto sviluppata in uenzerà il pensiero
successivo: in contrasto con l’idea di Trasimaco che esprime come la giustizia assoluta non
argomento paradossale->
esiste, Socrate può dimostrare che la giustizia esiste tramite la
giustizia esiste talmente tanto che anche dove domina l'ingiustizia c'è bisogno della giustizia
Banda di ladroni:
Esempio della potrebbe questa sussistere in quanto tale se al loro interno non
ci fossero regole considerate giuste da tutti? Anche quelle che semplicemente riguardano la
spartizione del bottino. La giustizia è quindi superiore all'ingiustizia, se anche quest'ultima si deve
servire della prima.
Platone chiederà a Trasimaco di seguirlo, in seguito alla sua provocazione, poiché si deve fare un
lunghissimo ragionamento per dimostrare cosa è la giustizia e che esiste a prescindere dalle
imposizioni di qualcuno. Questo porterà a una ri essione tra la natura dell'uomo e quella dello
stato.
GLAUCONE (fratello di Platone)-> egli porta nel ragionamento di Socrate una radicalizzazione
altrettanto forte rispetto a quella di Trasimaco. Egli vuole convincere Socrate che la giustizia non
la si ama per se stessa (Trasimaco discuteva su cosa era la giustizia, quindi la questione posta è
diversa): si ama e si rispetta la giustizia solo quando è risaputo che andremo incontro a
ff ff fi fi ff fl ff fl ff fi
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conviene-->
conseguenze negative, ovvero quando si ritrovano uniti i concetti della legge della
città come unione dei deboli (Callicle) e quello che si deve ubbidire a queste leggi solo ed
esclusivamente quando andiamo incontro a sanzioni (Antifonte).
Glaucone condivide con so sti la tesi che all’interno della comunità l’unica preoccupazione è
quella di non ricevere un danno da coloro che sono più forti di noi. Timore della parte debole della
l’origine della legge
società rappresenta Il pastore Gige:
DIMOSTRAZIONE DI GLAUCONE->
Il pastore trovò un anello e se lo mise al dito. Mentre si trovava in riunione con gli altri pastori,
percepì che gli altri parlavano di lui come se non fosse presente, dunque comprese che l'anello
potere strumentale
l'aveva reso invisibile. Capendo l’enorme potere acquisito, concepì il suo
enorme. Grazie a questa invisibilità fece delle cose che altrimenti non avrebbe mai fatto ed arrivò
addirittura no alla dimora del re dove non solo divenne l'amante della regina, ma uccise anche il
re e si impadronì del potere.
Le regole sono rispettate solo quando si teme di essere visti e puniti (ANTIFONTE).
Gianni Rodari,
La vicenda del pastore Gige venne ripresa poi da che in una nuova luce posa il
protagonista poi stanco e infelice di non essere visto, arso dal desiderio di perdere il dono
dell’invisibilità.
Dato che Gluacone non riesce a convincere Socrate, convinto che si ami la giustizia e non la sua
convenienza, decide di fargli un altro esempio, più astratto:
Esempio: Immaginiamo due uomini, uno perfettamente giusto e l'altro perfettamente ingiusto.
L'uomo estremamente ingiusto non rispetta gli altri e le regole, non fa niente di quello che
questo uomo viene considerato
dovrebbe fare, consideriamo poi il massimo dell'ingiustizia:
giusto d
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