Anatomia e Fisiologia dell'Occhio
L'occhio è considerato un organo interno e possiede un sistema di protezione che regola lo scambio tra il circolo sistemico e i tessuti
oculari, preservando l'ambiente interno. Strutture dell’occhio:
Sclera: è il rivestimento esterno opaco dell’occhio, formato da tessuto connettivo denso ricco di collagene (prevalentemente tipo
I). Fornisce resistenza meccanica e punto d’inserzione per i muscoli estrinseci oculari.
Cornea: È la principale lente refrattiva (contribuisce per circa due terzi, che sarebbe circa il 66%, al potere diottrico complessivo
dell’occhio, cioè alla sua capacità di rifrangere (deviare) la luce per metterla a fuoco sulla retina.). È avascolare e nutrita da diffusione
tramite l’umor acqueo e il film lacrimale. I suoi cinque strati (epitelio, membrana di Bowman, stroma, membrana di Descemet,
endotelio) sono essenziali per la trasparenza. Lo stroma, che costituisce circa il 90% dello spessore, mantiene la trasparenza grazie
all’organizzazione regolare delle fibrille di collagene e all’equilibrio idrico controllato dalle pompe Na⁺/K⁺-ATPasi dell’endotelio
corneale. Il limbus contiene cellule staminali che rigenerano l’epitelio corneale.
Cristallino è una lente biconvessa ed elastica situata all’interno dell’occhio, tra l’iride e il corpo vitreo. La sua forma curva su
entrambi i lati gli consente di rifrangere la luce e contribuire alla messa a fuoco delle immagini sulla retina. È composto da fibre
cellulari anucleate, cioè prive di nucleo, per garantire la massima trasparenza. Queste fibre contengono particolari proteine strutturali
dette cristalline, che mantengono la lente chiara, flessibile e resistente. Con l’età o per effetto di processi ossidativi, le cristalline
possono denaturarsi, causando opacità e determinando la formazione della cataratta.
L’accomodazione visiva, cioè la capacità di mettere a fuoco oggetti a diverse distanze, è controllata dal muscolo ciliare, che è
innervato dal sistema nervoso parasimpatico. Quando il muscolo ciliare si contrae, il cristallino si ispessisce e aumenta la propria
curvatura, permettendo la visione da vicino; quando invece si rilassa, la lente si appiattisce, consentendo la visione da lontano.
La trasparenza del cristallino dipende dal mantenimento di un equilibrio chimico e ionico preciso. Le pompe Na⁺/K⁺-ATPasi
regolano la distribuzione di sodio e potassio, controllando l’idratazione e impedendo l’accumulo eccessivo di acqua che potrebbe
rendere la lente opaca. Inoltre, i trasportatori del glutatione svolgono un ruolo fondamentale nella protezione antiossidante,
neutralizzando i radicali liberi e preservando l’integrità delle proteine cristalline. In sintesi, il cristallino è una struttura altamente
specializzata che deve mantenere costantemente il proprio equilibrio strutturale e biochimico per assicurare la trasparenza e la
corretta funzione ottica dell’occhio.
L’uvea è lo strato intermedio dell’occhio, situato tra la sclera (la parte bianca e fibrosa esterna) e la retina (la membrana interna
sensibile alla luce). È una struttura altamente vascolarizzata e pigmentata, che ha il compito di nutrire i tessuti oculari, regolare la
quantità di luce che entra nell’occhio e partecipare alla messa a fuoco dell’immagine. L’uvea è composta da tre parti principali:
iride, corpo ciliare e coroide.
Iride: È la parte colorata dell’occhio e si trova davanti al cristallino. Al centro presenta la pupilla, un foro circolare che regola la
quantità di luce che entra. Nell’iride si trovano due tipi di muscoli: Muscolo costrittore della pupilla (sfintere pupillare): controllato
dal sistema parasimpatico, causa la miosi (riduzione del diametro pupillare) in presenza di molta luce o durante la visione da vicino.
Muscolo dilatatore della pupilla: controllato dal sistema simpatico, provoca la midriasi (dilatazione della pupilla) quando la luce
è scarsa o in situazioni di stress o paura. In questo modo l’iride regola la quantità di luce che raggiunge la retina, proteggendo le
cellule fotorecettrici e migliorando la nitidezza dell’immagine.
Corpo ciliare: È una struttura ad anello situata dietro l’iride. Ha due funzioni fondamentali: Produzione dell’umor acqueo, un fluido
trasparente che riempie la camera anteriore dell’occhio e serve a nutrire cornea e cristallino, oltre a mantenere la pressione
intraoculare (IOP) costante, e controllo dell’accomodazione visiva, grazie al muscolo ciliare, che modifica la forma del cristallino.
Quando il muscolo ciliare si contrae (azione parasimpatica), il cristallino si ispessisce e consente la visione da vicino. Quando si
rilassa, il cristallino si appiattisce e permette la visione da lontano. Il corpo ciliare contiene anche fibre elastiche e vasi sanguigni
che partecipano al nutrimento dei tessuti circostanti.
Coroide: È lo strato più posteriore dell’uvea, situato tra la sclera e la retina. È riccamente vascolarizzato e contiene melanociti,
cellule che producono pigmenti scuri. Questi pigmenti assorbono la luce in eccesso e prevengono la riflessione all’interno del bulbo
oculare, migliorando la qualità dell’immagine. La funzione principale della coroide è nutrire gli strati esterni della retina, in
particolare i coni e i bastoncelli, che sono i fotorecettori responsabili della percezione visiva.
In sintesi, l’uvea è un complesso sistema che unisce funzioni vascolari (nutrizione e ossigenazione), ottiche (regolazione della luce
e accomodazione) e protettive (assorbimento della luce in eccesso), essenziali per mantenere la visione nitida e stabile.
Retina: è una struttura nervosa altamente specializzata che riveste la parte interna del bulbo oculare e, dal punto di vista
embriologico, deriva dal diencefalo; quindi, è a tutti gli effetti una porzione del sistema nervoso centrale.
È costituita da diversi tipi di cellule: i fotorecettori, cioè coni e bastoncelli, che trasducono l’energia luminosa in segnali elettrici;
le cellule bipolari e gangliari, che elaborano e trasmettono il segnale al nervo ottico; e le cellule di supporto, come le cellule di
Müller, che regolano l’ambiente chimico e metabolico della retina. I bastoncelli sono sensibili alla luce debole e permettono la
visione notturna, mentre i coni funzionano in condizioni di luce intensa e consentono la visione dei colori e dei dettagli. I
fotorecettori sono molto sensibili allo stress ossidativo perché hanno un metabolismo elevato, consumano grandi quantità di ossigeno
e nutrienti per rigenerare i pigmenti visivi, e sono esposti continuamente alla luce, che favorisce la forma