Estetica della comunicazione
Modulo I: Platone
Nella lezione di oggi cercheremo di indagare le origini del dibattito estetico, arrivando a Platone, uno dei più importanti pensatori della storia e dell'antichità. Nonostante l'arte e l'estetica come discipline siano nate molto tempo dopo Platone, possiamo trovare alcuni aspetti centrali e precorritori della questione estetica nella sua opera. Tuttavia, dobbiamo tener presente che Platone non offre una posizione teorica completa sull'estetica, ma è necessario rintracciare i punti fermi della sua teoria attraverso i suoi dialoghi.
Cercheremo di elencare le caratteristiche principali che emergono dalla lettura platonica e di porre le basi del dibattito estetico antico, che riflette in qualche modo quello della contemporaneità. Inoltre, cercheremo di avvicinarci alla lettura dei testi originali per ottenere una comprensione diretta delle teorie dell'autore sull'argomento. Tuttavia, nel campo dell'estetica e in generale nella filosofia, non è sempre possibile offrire un resoconto completo e totalizzante del pensiero di un autore. Il pensiero si sviluppa nel tempo e può abbracciare diverse posizioni. Cercheremo di evidenziare questi aspetti a partire da Platone.
Punti centrali del pensiero platonico
- L'arte come techne: L'arte non è intesa nel senso contemporaneo limitato alla pittura o alla scultura, ma come una forma di tecnica. Esploreremo la questione dell'arte come techne.
- L'arte come mimesis: Analizzeremo il concetto di mimesis, che è ancora oggi un punto centrale nel dibattito estetico. Cosa intende Platone quando parla dell'arte come mimesis?
- L'arte come maniera: Esploreremo il concetto di "arte come maniera" nelle opere platoniche, dove l'artista o il poeta non crea necessariamente grazie alle proprie capacità, ma è l'ispirazione divina a consentire la creazione artistica attraverso una sorta di estasi mistica. Vedremo come questo sia considerato più credibile da Platone.
- L'arte come via di accesso alla bellezza: Esamineremo come l'arte possa essere una via per raggiungere la bellezza ideale. Platone sostiene l'esistenza di archetipi ideali che fungono da modelli per ciò che si trova nel mondo terreno.
- L'arte e la sua funzione morale: Indagheremo anche come l'arte possa avere una funzione morale e una responsabilità morale associata.
La questione della responsabilità morale dell'artista, in particolare del poeta, all'interno della Città Ideale, è un punto dibattuto. Platone è abbastanza rigoroso nei confronti dei poeti e non li accoglierebbe nella sua Città Ideale.
Come ha evidenziato Beardsley, alcuni degli aspetti centrali che Platone pone non erano stati esposti o organizzati in pensieri concreti prima di lui. Possiamo suddividere le opere di Platone in due fasi, che corrispondono anche a fasi temporali della sua vita. La prima fase, che va dalla morte di Socrate alla fondazione dell'Accademia, comprende opere fondamentali come "Ione", "Simposio" e soprattutto "La Repubblica", che è uno dei dialoghi più citati quando si parla di arte in Platone. La seconda fase, più tardi nella maturità, include opere come "Il sofista", "Le leggi" e "Fedro", quest'ultimo non centrato specificamente sulle questioni artistiche, ma può comunque essere utile per alcune analisi.
Come accennato all'inizio, la terminologia platonica può causare alcune difficoltà. Nell'antichità, i termini avevano un'ampia portata rispetto a oggi. Il concetto di "arte" comprendeva molte più attività, come la tecnica e il lavoro. Ad esempio, il medico era considerato un artista, così come il politico. La mimesi, spesso tradotta come "imitazione", è un concetto centrale, ma si può anche pensare a un aspetto legato alla rappresentazione. Per Platone, la mimesi è l'imitazione centrale perché tutto ciò che avviene nel mondo terreno è un'imitazione del mondo delle idee. Quindi, la mimesi è un altro termine fondamentale.
Concetto di arte secondo Platone
Il concetto di arte può essere suddiviso in ulteriori sfaccettature secondo Platone. Abbiamo l'arte di acquisire e l'arte di creare, come afferma Platone nel "Sofista". L'arte del creare può essere trovata, ad esempio, nella pittura e nell'architettura. Qui entra in gioco una suddivisione ulteriore, poiché l'arte creativa può avere due origini diverse: divina o umana. Entrambe, secondo Platone, presentano almeno due livelli di interpretazione: la produzione di cose e la produzione di cose simili, ossia immagini o fantasmi. La produzione divina comprende sia le cose stesse che le immagini delle cose, tra cui rientrano anche i sogni. Nel caso della produzione umana, abbiamo la creazione di cose e la creazione di immagini, come un disegno di un letto.
In conclusione, stiamo esplorando la complessità del pensiero di Platone riguardo all'arte, la responsabilità morale dell'artista e la terminologia che utilizza per descrivere concetti come l'arte, la mimesi e la produzione creativa.
L'arte creatrice secondo Platone può essere suddivisa in due categorie: la produzione divina e la produzione umana. Entrambe queste categorie presentano ulteriori livelli di interpretazione. Nel caso della produzione divina, si distinguono due livelli: la produzione di cose e la produzione di cose somiglianti o immagini. La produzione divina comprende sia le cose stesse che le immagini delle cose. A esempio, si fa riferimento a riflessi e sogni come esempi di immagini o manifestazioni divinamente create.
Nel caso della produzione umana, si applica la stessa suddivisione. Anche qui si ha la produzione di cose, ovvero la creazione di oggetti materiali reali, e la produzione di immagini. Le immagini possono essere rappresentate, a esempio, attraverso disegni o altre forme di rappresentazione artistica create dagli esseri umani. Platone riconosce dunque che l'arte creatrice, sia essa divina o umana, può manifestarsi attraverso la produzione di cose e la produzione di immagini. Questa suddivisione riflette l'ampia portata dell'arte come concetto nell'antichità e illustra come l'arte possa coinvolgere sia la creazione di oggetti materiali che la rappresentazione di immagini.
Dicevamo in apertura per concetto d'arte per Platone un concetto molto più ampio di quello che utilizziamo oggi con cui facciamo riferimento oggi, rientra la medicina, l’ippica. Questo è un aspetto fondamentale anche legato all’arte come la intendiamo noi, l’ippica ricerca ciò che è utile non all'ippica ai cavalli e nessun'altra arte ricerca l'utile proprio ciò che non ne ha bisogno bensì l'utile di ciò che concerne come arte e infatti così come l'arte della medicina non cerca il suo proprio utile quello del malato. La più alta forma d'arte cioè la politica, è caratterizzato dal fatto che il governante non fai proprio bene ma quello altrui ed ecco vedi che è già gli aspetti legati alla questione sociale per questione della responsabilità morale della politica subentrano non è nostro discorso perché se la parte più alta e quella politica essa si lega alla necessità del governante di fare il bene dei governati per portare avanti questo processo è necessario che anche l'arte intesa come arte bella come l'arte poetica con l'arte e della pittura passi attraverso un filtro censorio che cerca di fare sempre il bene dei governati secondo Platone, ci dice Platone che: «nessun altro uomo in nessun posto di comando, in quanto capo, ricerca e impone il proprio interesse, bensì l'interesse di colui che gli è sottoposto e per il quale esercita la propria funzione, e tutte le sue parole e le sue azioni mirano all'utilità e alla convenienza di quello» (Repubblica 342e).
Abbiamo detto all'inizio, la mimesi e nel campo platonico, questa imitazione è in effetti un riferimento molto più ampio, molto più fondamentale all'interno dell'atelier platonica solo legato all'arte o la pittura poesia la propria la filosofia dobbiamo interrogare degli eterni. Platone attribuisce un ruolo significativo all'imitazione nella sua filosofia. Secondo lui, le essenze o le realtà ultime sono imitate dai nomi. In altre parole, il nome di una cosa è considerato un'imitazione con la voce di ciò che viene imitato. Chi compie l'imitazione, cioè colui che dà nome a qualcosa con la voce, sta imitando l'essenza di ciò che viene nominato. Questo concetto è esposto nel dialogo "Cratilo" di Platone. Inoltre, Platone sostiene che l'eternità è imitata dal tempo. Egli afferma che il tempo è nato insieme al cielo e che, in caso di dissoluzione, essi si dissolverebbero insieme. Il tempo è stato creato secondo il modello dell'eterna natura. Questo significa che il tempo, pur essendo un concetto temporale e mutevole, imita in qualche modo l'eternità e la stabilità delle idee eterne.
Questi passaggi sottolineano il ruolo dell'imitazione nella filosofia platonica. Platone credeva che il mondo sensibile, con la sua mutevolezza e imperfezione, fosse un'imitazione delle forme ideali o delle realtà ultime. L'arte e la mimesi, intesa come imitazione, erano considerate un riflesso dell'imitazione presente nella natura stessa e nella struttura del linguaggio umano. Quindi il tempo terreno è un'imitazione più o meno riuscita dell'eternità del modello dell'eternità e ci dice Platone. Avendo un mondo fatto di idee, di modelli è possibile rintracciare anche la forma, possiamo parlare di forma quando pensiamo a quelle caratteristiche che sono presenti all'interno delle varie incarnazioni di un modello ne abbiamo un modello e abbiamo alcune cose, tante cose che si rifanno a questo modello che hanno delle caratteristiche rilevanti rispetto al modello. Queste caratteristiche unite tutte insieme creano modello quindi di fronte quella che può essere definita la forma. Infatti avendo un mondo di archetipi che si offrono come modelli per l'imitazione di bene, un esempio di un coltello ma potremmo avere un coltello fisico tra materiale che nel suo essere tale imita la natura del coltello ideale il creatore di coltelli saprebbe in qualche modo di creare alcune di quelle caratteristiche che sono presenti nell'ideale del coltello ad esempio il peso, la capacità di tagliare ma non sarebbe mai in grado di riportare un'incarnazione effettiva e coltello, il coltello ideale il modello rimane qualcosa sempre stessa cosa ase stante, qualcosa che non può mai essere ricreato in una specificità è una incarnazione specifica ne abbiamo centinaia di coltelli che condividono alcune caratteristiche del coltello reale.
L'immagine imita l'oggetto che imita l’archetipo, il coltello materiale imita l'archetipo cioè il coltello imita il vero coltello e abbiamo quest'altra fattore che poi viene ad aggiungersi a il dipinto del coltello che vi racconterò materiali che ne abbiamo tre piani un piano con il coltello ideale in piano con il coltello materiale che imitazione del coltello ideale è un terzo piano che quello della rappresentazione per immagini del coltello del materiale e quindi abbiamo un'imitazione dell’imitazione dell'imite se questo aspetto è quello che poi centralmente viene fatta risalire al Platone uno dei punti fondamentali della teoria sulla sull'arte rifiuto in qualche modo che la sua posizione negativa nei confronti dell'arte legata alla questione dell’imitazione delle imitazioni. In questi termini quindi il coltello materiale è un'immagine del coltello ideale, mentre il disegno del coltello materiale è un'immagine del coltello materiale che è un'immagine del coltello ideale, abbiamo un'immagine (eidelo) del coltello ideale e, quindi possiamo nuovamente ritrovare degli aspetti legati all'arte creatrice che abbiamo visto in precedenza avevamo detto produzione divina, produzione umana.
La produzione divina si compone di cose e di immagini, la produzione umana si compone di cose e di immagini in questo caso la cosa è imitazione del coltello ideale e l’immagine sarebbe l’immagine del coltello. “Due quindi sono le opere della creazione divina: L'oggetto reale e l'immagine che ciascuno di essi tiene dietro e che “E che dire dell'arte nostra quella degli umani, non c costruisce forse le case con le milizia e un'altra sorta di abitazione con la pittura che come un sogno umano fatto perché desto così dunque anche la nostra arte umana nel creare si può avere la distinzione in due come due sono le specie di opere che la riguardano, diciamo la cosa e avremo arte creatrice di cosa E diremo immagine avremo arte e creatrice d'immagine”.
Si può dire che l'immagine del coltello sia di un ordine inferiore a livello ontologico rispetto al coltello materiale e a sua volta il coltello materiale è di un ordine inferiore rispetto al coltello ideale all'archetipo del coltello; in questo senso allora Platone si dice che il rapporto dell’arte con il vero è debole perché ci sono più passaggi, quelle che abbiamo evidenziato fino a questo punto se già il mondo reale e mondo fisico è un'imitazione quindi una sorta di degradazione del mondo delle idee e la rappresentazione di immagini la limitazione di queste cose che ci sono all'interno del mondo materiale sono un'ulteriore degradazione e quindi un ulteriore ulteriore allontanamento dal vero. Questo è un esempio di Platone queste tre specie di letti Una è quella che esiste in natura che mio parere che possiamo definire l'opera di un Dio una sorta di letto ideale, La seconda è costruita dal falegname. abbiamo un falegname che crea qualcosa seguendo imitando questo modello divino: La terza è l'opera del pittore e non chiameremo anche il pittore artefice e creatore di questo oggetto? Niente affatto.
Platone esprime un rapporto debole tra l'arte e il vero, come illustrato nel passaggio citato dalla "Repubblica". Egli utilizza l'esempio del letto per illustrare questo concetto. Platone afferma che ci sono tre tipi di letti: uno che esiste naturalmente (l'idea del letto), uno che è costruito dal falegname e uno che è dipinto dal pittore. Platone considera il falegname come un vero artefice e creatore del letto, in quanto costruisce un oggetto reale e tangibile. Tuttavia, quando si tratta del pittore, Platone sostiene che non possa essere considerato un vero artefice o creatore del letto. Invece, il pittore è un imitatore dell'oggetto che gli altri due sono in grado di creare.
Da questa prospettiva, Platone ritiene che l'arte sia una forma di imitazione che si allontana dal vero. L'artista non crea l'oggetto stesso, ma solo una rappresentazione o un'imitazione di esso. Pertanto, il rapporto tra l'arte e il vero è considerato debole da Platone, in quanto l'artista non raggiunge la stessa verità e realtà che l'artefice originale è in grado di realizzare. Platone spinge verso l'idea che la realtà ultima e la verità si trovino nelle idee o forme ideali, che sono al di là del mondo sensibile. L'arte, secondo Platone, è un riflesso imperfetto e distorto di queste idee, rendendo il suo rapporto con il vero meno significativo o autentico.
Questo significa che per Platone l'artista quindi l'imitatore è un piano molto basso nella scala delle entità perché lui imita non crea, imita quello di cui gli altri sono artefici in questo senso l'artista pittore poeta preferisce la bellezza alla verità perché si discosta dalla verità attraverso questi gradi di degradazione e stando anche alla posizione platonica L'artista non necessariamente imita o Rappresenta quello che è l'oggetto nella sua effettiva materialità ,l'imitatore, l'artista può modificare, stravolgere le caratteristiche dell'oggetto a favore di una maggiore resa di una maggiore bellezza.
Quindi anche su questo piano c'è un contrasto fra la bellezza ideale da raggiungere la verità che per Platone è qualcosa di comprensibile, è raggiungibile attraverso un lungo percorso produttivo di uno sforzo continuo di ricerca ad esempio separatore questo esempio quello delle colonne di un colonnato delle colonne per L'artista è il creatore della colonna non crea la colonna imitando le caratteristiche di una colonna ideale ma va modificarlo, modifica la parte più alta della colonna rendendolo più grande rispetto alla base in modo che L'Osservatore ai piedi della colonna guardando attraverso, in prospettiva allo spettatore, appaia come Effettivamente della stessa dimensione ma non è della stessa dimensione. Quindi secondo Platone l'artista sta effettivamente illudendo qualche modo prendendo in giro L'Osservatore allo scopo di raggiungere questo ideale della bellezza e non di riportare qualche forma la verità del.
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