AgenW colinerici e mioWci
Essi aumentano il drenaggio dell’umor vitreo ma non influenzano la produzione.
Le pilocarpine (Isopto Carpine) e il carbacolo sono colino- mimexci, gli agenx come l’Ecoxopato
sono inibitori organofsforici dell’acexlcolinesterasi
Essi agiscono abbassando la IOP causando una contrazione muscarino- indoya del muscolo ciliare
che facilita l’efflusso acqueo. Sono di uso meno comune a causa degli effew collaterali quali miosi,
visione offuscata e miopia.
AgenW osmoWci
Poi abbiamo gli agenx osmoxci come glicerina, mannitolo e soluzione salina ipertonica.
Le limitazioni sono:
La glicerina bisogna stare ayenx in pazienx con insufficienza cardiaco renale.
Si uWlizzano associazioni di farmaci
Prostaglandine+Beta bloccanx
Associazioni in forme farmaceuxche diversa o della stessa forma farmaceuxca
Inibitori dell’anidrasi carbonica+beta bloccanx
Le associazioni possono favorire la terapia e ridurre effew collaterali sistemici. Le associazioni sono
praxche e hanno dei vantaggi.
Se volete approfondire l’argomento potete vedere AAO o EGS
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Tra i farmaci antibatterici per uso oftalmico in commercio abbiamo soluzioni, sospensioni, pomate
a diverse concentrazioni.
Oltre al glaucoma in farmacia possiamo trovarci davanti ad altre
situazioni, tra queste:
- dacrioadenite→ infezione della ghiandola lacrimale, comune
sia nei bambini che nei giovani, causata da Staphylococcus
aureus, Streptococcus ma si può avere anche un’infezione
virale. I sintomi si manifestano con
dolore, gonfiore della zona lacrimale, arrossamento, febbre etc…
- dacriocistite→ infezione del sacco lacrimale che compare
solitamente nel neonato ed è secondaria all’ostruzione del dotto
naso-lacrimale. Tra gli agenti eziologici abbiamo staphylococcus
aureus, streptococcus, Haemophilus Influenzae e i sintomi si
manifestano con gonfiore, dolore a livello del sacco, episodi di epifora (lacrimazione)
saltuari e poi successivamente costanti quando l’occlusione diviene completa.
La terapia è antimicrobica topica e sistemica (cefalosporine).
- orzaiolo→ infiammazione acuta purulenta delle ghiandole sebacee
situate nel margine palpebrale. Si distingue in orzaiolo esterno (a
seguito di un ostruzione del follicolo ciliare e delle ghiandole
sebacee ad esso annesse) ed orzaiolo interno (c’è il dolore ma non
si vede nulla). L’agente eziologico è lo staphylococcus aureus e
segni e sintomi sono rappresentati da un nodulo doloroso spesso
arrossato e generalmente è presente l’edema. Vengono consigliati
degli impacchi caldi, antibiotici con effetti avversi tendenzialmente
locali. - blefarite→ infiammazione cronica del margine libero delle
palpebre e può interessare una o entrambe le palpebre. Viene
distinta in anteriore (colpisce la parte esterna dove si trovano le ciglia)
o posteriore (interessa le ghiandole interne). Generalmente esordisce
con sintomi piuttosto generici come arrossamento oculare e
palpebrale, gonfiore delle palpebre, offuscamento della visione,
prurito e sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio (sabbia
all’interno degli occhi) ed è causata da batteri (staphylococcus spp,
Demodex folliculorum).
Una terapia efficace è rappresentata da una corretta igiene delle palpebre, con
l'effettuazione di impacchi caldo-umidi, lacrime artificiali e colliri antibiotici.
- congiuntivite→ infiammazione a carico della congiuntiva, tra le cause abbiamo infezione
virale o batterica, allergia o irritazione. Quando si tratta di congiuntivite batterica abbiamo
un essudato di colorazione giallo-verde, in quella virale questo non si presenta mentre
quella allergica produce un’eccessiva lacrimazione.
La diagnosi va assolutamente effettuata dal medico perchè in base alla natura di questa la
terapia è differente:
1. antistaminici topici (ketotifene, azelastina…);
2. stabilizzatori dei mastociti (sodio cromoglicato, lodoxamide);
3. corticosteroidi topici nelle forme gravi (loteprednolo, fluorometolone,
desametasone).
La congiuntivite allergica si presenta in soggetti che presentano già forme di allergia a pollini,
polvere etc.. e può essere stagionale o perenne. I sintomi sono rappresentati da prurito intenso,
gonfiore palpebrale, arrossamento e lacrimazione.
Tali sintomi compaiono dopo il riconoscimento da parte del sistema immunitario di sostanze
estranee (ad esempio polline) per le quali l’organismo risulta essere sensibile e come conseguenza
si ha un elevato rilascio di istamina ed altre sostanze vasoattive da parte dei mastociti localizzati a
livello congiuntivale. Nel loro insieme, queste molecole stimolano la dilatazione dei vasi sanguigni
ed irritano le terminazioni nervose; viene così favorita una sovrapproduzione di secreto lacrimale.
L’attivazione delle mastcellule e la degranulazione vanno a favorire la sintesi di citochine, fattori di
crescita, proteasi che attivano la cascata e il processo infiammatorio. In pratica la liberazione di
istamina, citochine e proteasi e granuli vanno ad agire sui vasi linfatici causando delle conseguenze
note.
Chiaramente un paziente allergico deve evitare l’esposizione agli allergeni, utilizzo di lacrime
artificiali e la terapia si basa sull’utilizzo di antistaminici (quindi bloccanti dei H1) che vanno a
ridurre l’arrossamento e prurito; stabilizzatori dei mastociti che vanno ad agire sui mastociti e
prevengono il rilascio dei mediatori; corticosteroidi topici in particolare nelle forme gravi e in un
tempo limitato e infine inibitori della calcineurina per le forme gravi e refrattarie ai trattamenti.
Sia la congiuntivite batterica che quella virale sono estremamente contagiose dunque è
fondamentale rispettare il trattamento farmacologico nonché le buone norme igieniche. Il
trattamento della congiuntivite batterica si basa sull’utilizzo di antibiotici topici, rinforzati da
antibiotici sistemi nei casi più gravi; le congiuntiviti virali invece si basano sull’utilizzo di un
antivirale. La congiuntivite virale è un'infezione congiuntivale acuta causa generalmente da
adenovirus o da herpes simplex, altri agenti infettivi sono tuttavia enterovirus, morbillo, varicella e
coxsackie. Le congiuntiviti virali possono essere accompagnate anche da sintomi generali quali
febbre, malessere e dolori muscolari che generalmente durano una settimana (nei casi più lievi) o
addirittura 3 settimane (nelle forme più gravi), si possono consigliare gli impacchi freddi per la
riduzione dei sintomi e qualora ci fosse un sospetto di congiuntivite virale non si deve
assolutamente somministrare la terapia antinfiammatoria a base di corticosteroidi e qualora fosse
necessario a causa di un dolore molto intenso il medico può prescrivere anche i FANS.
- cheratite→ è un'infiammazione o infezione che può manifestarsi in qualsiasi strato della
cornea, può essere infettiva (virus, batteri, funghi, spirochete e parassiti) e non infettiva
(traumatica, autoimmune o altre cause). Si manifesta con un dolore oculare intenso,
arrossamento, fotofobia, riduzione della vista e sensazione di corpo estraneo (quest’ultimo
sintomo può confondere in quanto ricorrente).
Quale è la differenza tra congiuntivite e cheratite? La congiuntivite coinvolge la
congiuntiva, ovvero la membrana trasparente che avvolge tutta la sclera e non va
assolutamente a compromettere la visione, mentre la cheratite oltre a dare una fotofobia
intensa può causare delle cicatrice corneali e addirittura perdita della vista.
La cheratite è molto pericolosa e l’occhio viene bendato
per proteggerlo il più possibile.
1. La cheratite virale da herpes simplex è dovuta
all’infezione corneale da virus herpes simplex e può
coinvolgere anche l’iride. Le recidive sono frequenti e
possono portare a ipoestesia corneale, ulcerazione,
cicatrizzazione permanente e riduzione della vista.
La diagnosi si basa sulla presenza della caratteristica
ulcera corneale dendritica e talvolta sulle colture virali. Il trattamento si basa sull’utilizzo di
farmaci antivirali topici ed occasionalmente sistemici quali Ganciclovir topico o Trifluridina,
Acyclovir PO o EV o valaciclovir.
Il farmacista deve consigliare al paziente di rispettare assolutamente la posologia e i tempi
indicati in modo da non lasciare mai l’occhio scoperto e portare a complicanze.
2. Le infezioni gravi da cheratite batterica possono portare a
perdita del tessuto (ulcere corneali) a seguito di esame
microbiologico e se persiste l’infiammazione dopo
trattamento antibiotico si possono utilizzare corticosteroidi.
Quelle più lievi con antibiotici ad ampio spettro.
3. Le infezioni micotiche sono piuttosto rare ma sono frequenti in soggetti immunodepressi
o in portatori di lenti a contatto. Le infezioni più comuni sono sostenute da aspergillus
(fungo), fusarium (lievito) e candida (fungo) e i sintomi sono comuni alla cheratite
batterica.
L’infezione si può contrarre tramite puntura di spine o rametti, dopo chirurgia oculare,
scarsa igiene con uso di lenti a contatto ma anche come conseguenza di infezioni da
candidosi ematica. L’unica preparazione antimicotica per uso topico oculare è un poliene,
la Natamicina, con ottimi risultati nelle infezioni da aspergillus e fusarium. Per infezioni più
profonde e più severe si può ricorrere alla Amphotericin B, il Fluconazolo o il Voriconazolo
per uso orale o per somministrazione sottocongiuntivale, corneale, intrastromale,
intracamerale o intravitreale.
4. Le infezioni da protozoi si manifestano sotto forma di uveite, processo infiammatorio
che interessa sia la camera posteriore che quella anteriore dell’occhio e meno
frequentemente la congiuntiva o la retina. I patogeni più diffusi sono Acanthamoeba e il
Toxoplasma gondii che causano cheratiti piuttosto resistenti.
Contrarre queste infezioni in gravidanza può portare alla cecità del nascituro.
5. L'Uveite è un’infiammazione dell’uvea e può essere di
origine infettiva o sostenuta da altre cause, può essere
anteriore, posteriore, intermedia o totale. E’ caratterizzata da
dolore oculare, fotofobia, arrossamento e offuscamento visivo.
A seconda della natura della uveite la terapia cambia: se è infettiva antimicotici,
antifungini, antiprotozoari o antivirali (in base all’agente infettante) se invece le cause sono
diverse è possibile utilizzare corticosteroidi sia topico che sistemico, immunosoppressori,
farmaci biologici anti TNF, chemioterapici, antiglaucoma.
Se le sinechie posteriori si sono già formate si può impiegare un agonista alfa-adrenergico
per causare la lisi aumentando la dilatazione pupillare. Sono disponibili soluzioni o
combinazioni quali: scopolamina, idrossiamfetamina e fenilefrina, mentre i corticosteroidi
sono indicati per ridurre l’infiammazione ma talvolta si rende necessario l’uso per via
sistemica.
Farmaci utilizzati in oftalmologia che agiscono sul sistema nervoso autonomo:
(vedere le tabelle)
Nel caso di uveite non infettiva si può procedere con l’utilizzo di un anticorpo monoclonale umano
ricombinante espresso in cellule ovariche di criceto cinese (adalimumab). Questo si va a legare a
TNF andando a bloccare l’interazione con i recettori TNF di membrana, diminuisce la presenza di
queste proteine nella fase acuta e l’indice di infiammazione. Questo è molto efficace tuttavia
presenta degli effetti collaterali quali dolore, arrossamento, gonfiore nelle sedi di iniezione,
infezioni delle vie di respirazioni superiori, mal di testa, dolori muscolari e articolari non collegati
alla patologia di partenza.
La complicazione della patologia è rappresentata dalle sinechie tra il cristallino e il margine
dell’iride, edema oculare e il paziente va monitorato continuamente.
- strabismo→ si tratta di un mancato allineamento dell’occhio e può insorgere a qualsiasi età.
Oltre a causare diplopia (visione doppia) nei bambini può portare ad ambliopia (riduzione
dell’acuità visiva). Il trattamento non chirurgico prevede la terapia occlusiva, misure ortottiche o
farmacologiche. Se non viene ripristinata una corretta visione entro i sei anni l’occhio perderà
l’acuità visiva e sarà ambliopico. La terapia si basa sull’utilizzo di atropina o ecotiopato (inibitore
dell’acetilcolinesterasi) nell’occhio sano che forzerà il bambino a usare quello ambliopico. La
stimolazione colinergica favorisce invece l’accomodamento (visione da vicino), miosi e
convergenza. Inoltre è possibile utilizzare la tossina botulinica di tipo A perchè va a paralizzare i
muscoli e forza l’occhio a rispondere.
Innervazione simpatica e parasimpatica dell’occhio: I glucocorticoidi hanno ruolo
importante nel trattamento delle
malattie oculari e sono utilizzati per il loro effetto antiinfiammatorio nelle allergie oculari
significative, nella uveite anteriore, nelle patologie infiammatorie associate a infezioni,
nell’infiammazione post operatoria a seguito di chirurgia rifrattiva corneale o intraoculare, dopo il
drenaggio chirurgico del glaucoma andando a ritardare la cicatrizzazione e nell’uveite posteriore.
Tuttavia presentano tossicità perché possono dare infezioni secondarie, cataratta e glaucoma e
l’incidenza di coloro che presentano un aumento della pressione intraoculare non è bassissima ma
tuttavia scompare quando si interrompe il trattamento.
Il recettore dei glucocorticoidi è intracellulare e una volta che il glucocorticoide si lega a esso vi è la
traslocazione dal citoplasma al nucleo cellulare e questo è in grado di regolare la trascrizione
genica e di sopprimere citochine pro infiammatorie, indurre la sintesi di tutte le proteine anti
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 3
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 2