L’incidenza delle epilessie parziali é più alta rispetto a quelle generalizzate e a quelle primarie
soprattutto più si va avanti con l’età.
Oltre all’aspetto di funzionalità elettrica, nelle aree più attive che si vedono con la SPECT ma anche
la PET si è notata sperimentalmente una riduzione dei recettori GABA, che può essere interpretata
come una risposta fisiologica a una aumenta trasmissione gabaergica.
Se aumenta quest’ultima serviranno meno recettori, quindi i neuroni iniziano a sintetizzare meno
proteine e meno recettori. Si tende quindi a inibire un’area che si attiva eccessivamente.
Le principali aree coinvolte nei problemi legati all'epilessia sono:
Corteccia motoria
Lobo frontale
Corteccia sensoriale
Lobo parietale
Parte del lobo temporale e occipitale
In questa immagine abbiamo a sx uno stroke (emorragia), al centro abbiamo un tumore e a dx è
presente un’area sclerotica (c’è stato ripetutamente un cortocircuito dei neuroni e nel tempo è
diventata un’area con una sclerosi che ha un colore differente) ed è quindi presente epilessia del
lobo temporale.
Abbiamo quindi una precisa correlazione tra tipologia di patologie che si deve diagnosticare e il
funzionamento di queste aree cerebrali specifiche.
In alto è presente un tracciato di un encefalogramma normale. Il grafico indica l’attività cerebrale
e ha una certa regolarità nella frequenza e ampiezza.
Quando ho un attacco epilettico parziale sono solo nella corteccia parietale sx e nel grafico ci sono
alcune onde che hanno ampiezze maggiori e frequenza normali.
Quando invece è generalizzata tutte le aree sono alterate, infatti il tracciato ha un aspetto
completamente diverso.
Le crisi parziali abbiamo detto che possono essere:
• semplici,
• complesse ,
• tonico-cloniche secondariamente generalizzata
Mentre le crisi generalizzate possono essere:
• assenze,
• crisi miocloniche,
• crisi tonico cloniche.
(L’assenza è una perdita di coscienza che all’inizio può essere scambiata per un abbassamento
pressorio anche se ha una durata inferiore).
Quello che vedete qui è la classificazione delle crisi epilettiche e quindi avrete le crisi focali e le
crisi generalizzate.
Quelle focali sono senza disturbo di coscienza (semplice) oppure quelle con disturbo di coscienza
(complesse) che hanno maggiore frequenza.
Abbiamo inoltre quelle tonico cloniche da focale a generalizzata (secondariamente generalizzata)
con un’incidenza del 7%.
(LEGGE NELLA TABELLA LE CARATTERISTICHE ED I FARMACI ANTIEPILETTICI DI COMUNE UTILIZZO E
QUELLI DI RECENTE INTRODUZIONE )
Per quanto riguarda la crisi generalizzata si può verificare:
• Assenza generalizzata
• Mioclonica generalizzata
• Tonico-clonica generalizzata
(ANCHE QUA LEGGE TABELLA )
Nell’immagine si vede che le crisi parziali del giro postcentrale, precentrale e del solco centrale
coinvolgono gli arti (contrazione motoria o del viso attraverso una contrazione dell’occhio o
movimento testa) ma può avere anche pallore, sudorazione, sensazione di vampata e sensazione
epigastrica, può sentire rumore di un campanello, visione sfocata o lampi unilaterale e bilaterale,
contrazioni viso o parte del corpo (confusione con problema legato ictus).
Bisogna farsi vedere da neurologo anche sé quella alterazione nelle onde è presente quando c’è la
crisi e non sempre.
Le crisi complesse coinvolgono più aree cervello e si va incontro a perdita coscienza e della
cognizione, fenomeni psicomotori, problematiche con la masticazione oppure automatismi, si
possono avere allucinazioni olfattive, visive e uditive.
Assenze o Piccolo Male
L’ assenza si chiamava piccolo male perché è una crisi generalizzata che dura poco (da qualche
secondo a meno di un minuto) con alterazione dello stato di coscienza.
I soggetti possono avere lo sguardo fisso, rapido battito delle palpebre. Esso però non cade e non
manifesta convulsioni motorie. Questo lo distingue dal Grande Male che da assenza generalizzata.
Dopo la crisi, il soggetto riprende la sua attività.
Le assenze si possono individuare attraverso EEG dove compare un picco di attività elettrica di 3
sec.
Sembra siano originate da una scarica reciproca tra la corteccia e il talamo.
Le scariche compaiono con evidente sincronia in aree della neocorteccia.
La stimolazione a bassa frequenza delle strutture talamiche mediane scatena un ritmo
elettroencefalografico particolare che è simile a quello delle assenze.
Si pensa che il talamo sia coinvolto perché in esso più che in altre aree ci sono dei canali per il
calcio voltaggio dipendenti con un bassa soglia (di tipo T).
I farmaci specifici per le assenze Etosuccimide e acido valproico inibiscono questi canali.
Crisi miocloniche, toniche e atoniche
Le crisi miocloniche provocano una contrazione muscolare breve in una parte del corpo, ma
possono propagare e diventare generalizzate (durano 1-2 sec).
Le crisi toniche comportano un irrigidimento muscolare improvviso con perdita di equilibrio,
cadute e traumi (sono le più pericolose).
Le crisi atoniche comportano un’improvvisa perdita del tono muscolare. Gli individui cadono e
possono ferirsi alla testa o subire traumi in varie parti del corpo.
Crisi tonico-cloniche GRANDE MALE
Il soggetto perde la coscienza.
Iniziano con contrazioni toniche e poi proseguono con
contrazioni cloniche.
A causa del susseguirsi di contrazioni e rilassamenti
l’individuo sembra sobbalzare.
Spesso si manifestano: incremento della pressione, della
frequenza cardiaca, minzione, defecazione e morsicature
della lingua.
La crisi dura qualche minuto ed è seguita da confusione.
Auree
Sono sensazioni e segni premonitori di qualcosa che sta per succedere.
Si presentano in modo differente da persona a persona . Esse includono:
- strani odori o sapori
- Deja vù
- Percezioni che il mondo esterno diventi irreale come si stesse sognando
- Percezione di senso di ansia o paura
- Il proprio corpo sembra strano
- Sebbene sia impossibile prevenire le convulsioni, il soggetto può dire ai presenti che sta per
avere un attacco convulsivo
- Può inoltre trovare un posto sicuro e una posizione che eviti i traumi che si possono
verificare durante le convulsioni
È un disturbo neurologico caratterizzato da una alterata visione come succede durante
l’emicrania, che anche essa è un disturbo neurologico.
Farmaci antiepilettici
I farmaci che influenzano il funzionamento dei canali al calcio e al sodio sono farmaci inizialmente
utili.
Un farmaco antiepilettico è in grado di far cessare una crisi epilettica dopo somministrazione in
vena o intramuscolare (tempo azione più veloce). Questo viene fatto nell’urgenza, ma se
l’individuo sa di soffrire di crisi epilettiche assumerà i farmaci per tutta la vita, interrompendo
alcuni periodi (es gravidanza).
La terapia è esclusivamente sintomatica, controlla i sintomi, ma non esiste una terapia curativa o
una profilassi efficace.
La terapia è a lungo termine e spesso è associata a effetti collaterali indesiderati.
Gli effetti variano da minime alterazioni fino alla morte per anemia aplastica o per insufficienza
epatica.
La terapia può essere definita scegliendo un farmaco o una combinazione di farmaci che sia
efficace e mantenga gli effetti collaterali a livello accettabile.
Se non si osservano effetti è meglio sostituire il farmaco piuttosto che aggiungerne un secondo.
Nel 50% dei casi si ottiene un controllo completo e 25% miglioramento significativo della
patologia.
Ci sono i pazienti resistenti agli antiepilettici, per cui per il medico è difficile diagnosticare la
malattia quanto trovarne un terapia e creare un giusto mix di farmaci.
Il dosaggio delle concentrazioni plasmatiche specie all’inizio del trattamento permette
l’ottimizzazione della terapia. Qui vedete una serie di molecole
che abbiamo già nominato, ed è un
po’ la storia dello sviluppo dei
farmaci antiepilettici.
È dalla fine del 1800 che si cerca di
utilizzare queste molecole
(bromide, fenobarbital, fenitoina,
acido valproico, Carbamazepina..)
Quindi questa è semplicemente la
storia dei farmaci antiepilettici e la
loro introduzione sul mercato.
I meccanismi d’azione dei farmaci
utilizzati permettono di ottenere
risultati di tre tipi:
1. Limitare la scarica neuronale
ripetitiva, attraverso l’inattivazione
canali al sodio voltaggio dipendenti
sulle terminazioni
glutammatergiche,
2. Potenziare l’azione inibitoria del GABA sia a livello pre che post sinaptico (terapia per le
forme più frequenti),
3. Farmaci efficaci nelle terapie meno frequenti (assenze ) agiscono attraverso l’inibizione dei
canali al calcio voltaggio dipendenti di tipo T.
Il fenobarbital è stato il primo farmaco utilizzato ma il suo uso al momento è limitato alle crisi
generalizzate tonico-cliniche.
È usato in misura minore in quelle parziali semplici e complesse mentre non è efficace sulle
assenze.
La fenitoina fu individuata in modelli animali dove le crisi venivano indotte da elettroshock.
La ricerca animale biomedica è stata fondamentale.
Si hanno a disposizione modelli genetici che sono spontaneamente indotti ad andare incontro ad
epilessia, per esempio con scariche elettriche ricorrenti oppure ci sono animali con convulsioni
riflesse (babbuini fotosensibili o gerbilli).
In Italia si utilizzano solo ratti e topi.
Vengono utilizzati anche animali nei quali vengono indotte le convulsione attraverso uno stimolo
chimico o elettrico.
In 14-30 giorni si possono ottenere dei modelli animali con epilessia conclamata i quali si possono
studiare ogni volta che c’è una scarica e l’area viene danneggiata.
Classificazione farmaci antiepilettici
Farmaci di prima linea (prima
opzione terapeutica alla quale
si ricorre):
Acido valproico
o Carbamazepina
o Clonazepam
o Clorazepato
o Diazepam
o Etosuccimide
o Fenitoina
o Fenobarbital
o Lorazepam
o Oxcarbazepina
o Primidone
o
Farmaci aggiuntivi
Felbamato
o Gabapentin
o Lamotrigina
o Levetiracetam
o Tiagabina
o Topiramato
o Zonisamide
o
Farmaci per le crisi tonico-cloniche e parziali
Carbamazepina (Tegretol)
Fenobarbital (Luminale, Gardenale)
Levetiracetam (Keppra)
Fenitoina (Dintoina,Fenitoina)
Topiramato (Topamax)
Acido valproico (Depakin)
(GUARDARE MECCANISMO D’AZIONE NELLA TABELLA E FORMULAZIONE)
Notare che nelle formulazioni sono frequentemente presenti gli sciroppi per facilitare la
somministrazione nei bambini.
Farmaci efficaci principalmente per le crisi parziali
Felbamato (Taloxa)
Gabapentina (Neurontin) prescritto anche per dolore neuropatico e venduto nel mercato
clandestino
Lamotrigina (Lamictal)
Pregabalina (Lyrica)
Tiagabina(Gabitril)
(GUARDARE MECCANISMO D’AZIONE)
Farmaci efficaci per le assenze
Clonazepam (Rivotril)
Etosuccimide (Zarontin)
Lamotrigina (Lamictal)
Trimetadione (Tridione)
Acido valproico (Depakin)
(GUARDARE MECCANISMO D’AZIONE)
Farmaci efficaci principalmente per lo status epilettico
Clonazepam (Rivotril)
Diazepam (Valium)
Lorazepam (Tavor)
Non si possono utilizzare
nella terapia di sostenimento
poiché non hanno un’emivita
lunga.
(GUARDARE MECCANISMO
D’AZIONE)
Abbiamo una sinapsi
eccitatoria (A) e inibitoria (B).
Ancora una volta questa
insorgenza di attività elettrica
caratteristica dell’ epilessia
altro non è che un mancato
bilanciamento tra eccitazione
e inibizione.
Allora si può agire sia calmando l’attività eccitatoria e sia potenziando l’attività inibitoria.
Le benzodiazepine e i barbiturici favoriscono la trasmissione gabaergica. In questo caso anche il
Felbamato, Topiramato e Zonisamide agiscono su recettori per il GABA.
VI ricordo che è presente un terminale pre sinaptico inibitorio (figura B) con la sintesi di GABA e
poi l'immagazzinamento del GABA in vescicole pronte per il rilascio oppure la conservazione.
Su questa via enzimatica posso agire per esempio con il Vigabatrin.
Abbiamo anche la Tiagabina che può aumentare il rilascio di GABA e inibire il funzionamento del
GAT che serve per ricatturare lo stesso GABA.
Per quanto riguarda la trasmissione eccitatoria, è presente un potenziale che si sta propagando e
succede che grazie all’ingresso di calcio (o sodio) nel neurone ho una depolarizzazione. Questo
favorisce il rilascio di neurotrasmettitore e se questo è il glutammato non farà altro che
aumentare la stimolazione perché si legherà sia ai recettori pre sinaptici che a quelli NMDA e
AMPA post sinaptii. Così facendo favorirà l’ingresso di calcio e di sodio e l’uscita del potassio.
Felbamato e Topiramato agiscono anche sui recettori NMDA E AMPA, non solo sui canali per il
cloro nell’inibizione.
Mentre per esempio del Levetiracetam anche se non si conosce bene il meccanismo d’azione,
quello più accreditato è il blocco del trasportatore vescicolare.
Gabapentin e Pregabalin agiscono praticamente allo stesso modo, bloccando canali al calcio.
Carbamazepina, acido valproico, Felbamato e altri farmaci vanno a bloccare invece canali al sodio
voltaggio dipendenti.
Qua viene messa insieme la sinapsi inibitoria con quella eccitatoria.
A dx vediamo la Retigabina fa tornare il potassio verso l’esterno, l’Etosuccimide che blocca quelli al
calcio.
Focus sui farmaci
Fenobarbital
Il Fenobarbital si usa solo per crisi generalizzate tonico-cliniche e in misura minore per quelle
parziali semplici e complesse, mentre è inefficace sulle assenze.
Possiede una tossicità relativamente bassa, è poco costoso ed è uno dei farmaci più utilizzati.
L’attività anticomiziale è comune a molti barbiturici, ma solo alcuni esercitano massima attività a
dosi inferiori a quelle ipnotiche.
I barbiturici vengono utilizzati nella terapia per i disturbi del sonno e come ipnotici (utilizzati
nel’astesia), come antiepilettico la massima attività si esercita a dosi inferiori rispetto a quelle
ipnotiche. È per questo che si possono ancora usare con una sicurezza buona sé il paziente si
attiene alla posologia
Agisce su recettore al GABA aumentando la corrente di ogni singolo canale (aumenta la durata
senza modificare la frequenza).
Nel cervello il GABA sopprime l’eccitabilità dei neuroni epilettogeni e li rende meno suscettibili alla
scarica che potrebbe dare inizio alla crisi.
Indicazioni cliniche
È utilizzato come alternativa ad altri farmaci.
Se un paziente usa fenobarbital quando si decide di sospenderlo, la sospensione deve essere
graduale. Se si sospendesse improvvisamente è quasi certo che si riavrebbero le crisi epilettiche.
Effetti indesiderati
Sedazione che va incontro a tolleranza col tempo
Irritabilità e iperattività nei bambini
Agitazione e confusione negli anziani
Interferenza con altri farmaci per induzione del sistema microsomiale epatico
Meccanismo
La sua azione si svolge quindi attraverso l’aumento della corrente gabaergica e l’aumento
dell’apertura dei canali al cloro.
Fenitoina
Fu individuata partendo da molecole di barbiturici ma senza proprietà sedative. La cosa buona è
che ha una struttura simile a barbiturici ma non ha proprietà sedative.
Fu testata su modelli animali ed è uno dei farmaci antiepilettici più utilizzati.
È totalmente inefficace nel confronti delle assenze, che può addirittura aggravare.
Indicazioni terapeutiche
Viene utilizzato in tutte le forme di epilessia parziale, nelle forme generalizzate tonico-cloniche.
Può essere somministrata in fase acuta nel male epilettico.
Meccanismo
Stabilizza le membrane neuronali riducendo il flusso di ioni sodio nei neuroni in stato refrattario o
durante la depolarizzazione.
Essa inoltre rallenta la velocità di recupero dall’inattivazione, per questo la sua azione è
dipendente sia dal voltaggio che dalla frequenza.
Riduce anche l’ingresso di ioni calcio sopprimendo così la scarica ripetitiva che causa gli attacchi.
Ha un’azione specifica a dosi terapeutiche .
A concentrazione 5 volte maggiori agisce anche sul GABA. Il canale al sodio è un canale
voltaggio dipendente che
permette l’ingresso del sodio.
Durante il potenziale a riposo il
canale è in una forma chiusa,
mentre quando arriva l’impulso
nervoso il canale cambia
conformazione, permettendo
l’ingresso del sodio. Dopodiché
si inattiva e si trova in un
periodo di refrattarietà in cui
non si apre nemmeno se c’è il
segnale elettrico.
Molecole come la fenitoina
inattivano questo canale,
andando a prolungare
l’inattivazione del canale (fase di refrattarietà) e riducono la capacità del neurone di scaricare la
frequenza.
Questa azione viene svolta anche dalla Carbamazepina, Topiramato, Lacosamide, Lamotrigina,
Valproato, Zonisamide in siti differenti del canale ma con la stessa azione.
Farmacocinetica
La fenitoina si lega a proteine plasmatiche e può competere con l’acido valproico.
La sua concentrazione plasmatica non è correlata direttamente al dosaggio e la sua emivita
aumenta al variare della concentrazione da 6 a 24 ore.
Viene idrossilata dal P450 e aumenta la degradazione contraccettivi orali.
Nelle donne in gravidanza è importante non sospendere del tutto la terapia ed evitare la
sofferenza fetale e in caso di attacchi epilettici materni ad attenersi alle dosi più
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 3
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 4
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 7
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Esame di Farmacoterapia 1 - parte 5