ENZIMI
Un enzima è un catalizzatore di reazioni biologiche. Accelera il raggiungimento
dell’equilibrio (concentrazioni relative di reagenti e prodotti non cambiano più nel tempo) di
una reazione chimica (spontanea) senza spostarlo. Tutti gli enzimi sono proteine.
I reagenti sui quali agisce l’enzima sono i substrati. Prima di trasformarsi in prodotto, le
molecole di substrato passano per uno stato di transizione a maggiore contenuto
energetico rispetto a quello iniziale. La differenza tra il livello energetico dello stato di
transizione e quello iniziale del substrato è detta energia di attivazione. L’enzima si lega
al substrato (in stato di transizione) e il complesso enzima-substrato abbassa l’energia di
attivazione. Il complesso è tenuto insieme da legami deboli, che liberano energia
abbassando il contenuto energetico del complesso. L’enzima non fa avvenire una
reazione non spontanea, ma accelera il raggiungimento dell’equilibrio. Un substrato si
trasforma in prodotto perché generalmente questo ha livello energetico più basso.
L’enzima diminuisce l’energia che devo dare alla molecola perché venga trasformata.
Il substrato si lega a livello del sito attivo, una tasca specifica per quel substrato,
meccanismo chiave-serratura. L’enzima ha tre caratteristiche principali:
Specificità: riconoscimento selettivo del proprio substrato, stereochimico (posizioni
spaziali di atomi), di gruppo e di legame. La specificità dei legami dipende da quali
aa sono presenti nel sito attivo e quali gruppi R possono formare legami deboli con
il substrato.
Saturabilità: massima quando tutti i siti attivi di tutti gli enzimi presenti sono
saturate, legate al substrato, la velocità di catalisi è massima e non può aumentare
ulteriormente.
Inibibilità: una reazione può essere rallentata o bloccata se l’enzima viene inibito o
con una molecola molto simile al substrato o un eccesso di substrato.
Sito attivo e sito catalitico: non sono sempre distinguibili. Nella formazione del sito attivo
rientrano le R degli aa che si affacciano sulla tasca, queste riconoscono il substrato. Il sito
catalitico può usare R di aa ma anche gruppi chimici diversi forniti da coenzimi e cofattori.
(Per capire quali aa sono importanti nelle reazioni, creo una versione della proteina mutata
dove sostituisco l’aa).
Alcuni enzimi svolgono la loro funzione se associati a cofattori o coenzimi.
COFATTORI:
Molecole (no aa) che si inseriscono nella proteina con legami forti. Ioni per mantenere la
struttura della proteina/enzima o per il meccanismo di reazione se presenti nel sito attivo
(Cu, Fe, Zn, Mg ecc). Gruppi prostetici sono invece cofattori che si associano in modo
permanente alla proteina.
COENZIMI:
Sono molecole organiche non proteiche. Sono essenziali per la funzione enzimatica e
sono spesso derivati da vitamine. Se si associano in modo transitorio, sono co-substrati
(NAD+;NADP+). NAD+ e NADP+ funzionano rispetto all’enzima come substrati, escono in
forma ridotta o viceversa ossidati. Il FAD invece è già presente nel sito attivo e funziona
quindi come gruppo prostetico, legato in modo covalente al sito attivo. Catalizzano tutti
reazioni di ossidoriduzione.
La forma ossidata e quella ridotta del NAD hanno una importante differenza quando
guardate lo spettrofotometro: strumento che manda luce a diversa lunghezza d’onda.
Se io guardo il NAD+ dentro a uno spettrofotometro, vedo che il massimo spettro di
assorbimento è a 260 nanometri. L’assorbimento in uno spettro fotonico è proporzionale
alla quantità di molecole che bloccano la luce. Quando la molecola è ridotta (NADH) lo
spettro è diverso. Picco di assorbimento a 260 e assorbe anche alla lunghezza di 340 nm.
Se io in laboratorio voglio dosare l’attività di un enzima che usa NAD+ e che lo trasforma
in NADH, volendo seguire la trasformazione, metto lo spettro a 340. A 260 non mi accorgo
se NAD+ è rimasto tale o è diventato NADH perché entrambi assorbono a questo valore.
Utilizzate queste differenze di assorbimento tra NAD+ e NADH o NADP+ e NADPH per
dosaggi enzimatici: se so che un certo enzima è causa di una malattia, lo doso per
capire quanto tale enzima è presente nel sangue del mio paziente.
CLASSIFICAZIONE ENZIMI:
Gli enzimi sono denominati e classificati in base alle reazioni che catalizzano. Ci sono 6
classi divise in sottoclassi. Ad ogni enzima sono associate quattro cifre.
Le sei classi:
Ossidoriduttasi: catalizzano reazioni di ossidoriduzione (reversibili). La maggior parte
sono deidrogenasi. Il substrato rid incontra il coenzima ox, si formano prodotto ox e
coenzima rid. Esempio: lattato/lattico deidrogenasi, ultima tappa della glicolisi
anaerobia. Lattato viene ossidato in piruvato, il NAD+ viene ridotto a NADH. (Se ossido un
alcol II ottengo un chetone, da un alcol I un’aldeide, poi acido carbossilico e poi CO2).
Esempio: il succinato viene ossidato a fumarato, il FAD viene ridotto a FADH2. Altre
ossidoreduttasi sono deidrogenasi, ossidasi, ossigenasi, reduttasi e catalasi.
Transferasi: catalizzano reazioni di trasferimento di gruppo. Molte richiedono la presenza
di coenzimi. Esempio: le chinasi trasferiscono un P dall’ATP a una molecola accetrice,
come la glicogeno fosforilasi chinasi, fosforila un enzima, modifica post-traduzionale.
Sono reversibili o meno a seconda del delta G di idrolisi. Solitamente irreversibili, ci sono
tante molecole che accettano P ma poche che sono in grado di donarlo ad ADP (solo 3
molecole che raggiungerebbero una forma più stabile donando P). Esempio: transaminasi,
trasferiscono gruppi amminici.
Idrolasi: catalizzano reazioni di idrolisi di legami, rottura di un legame per introduzione di
una molecola d’acqua. Sono sempre reazioni irreversibili. Esempi: enzimi che scindono il
legame peptidico. Esempio: fosfatasi, tramite inserimento di una molecola d’acqua
scissione di esteri fosforici. Altri esempi: esterasi, fosfatasi, tiolasi, glicosidasi, peptidasi e
proteasi.
(Tre famiglie di enzimi che riguardano il fosfato: le chinasi trasferiscono P da un ATP a una
molecola ricevente; le fosfatasi idrolizzano P scindendolo con aggiunta di acqua; le
fosforilasi inseriscono P su una molecola e scindono la molecola stessa).
Liasi: eliminazione di gruppi per generare doppi legami. Catalizzano reazioni di rottura
non idrolitica e non ossidativa. Sono reazioni reversibili, non richiedono mai consumo di
energia. Esempi: Aldolasi, scissione del fruttosio 1,6 bifosfato in G3P e DHAP. Esempio:
fumarasi, trasforma il fumarato, tramite aggiunta di acqua, in L-malato (non è una idrolasi
perché la reazione è reversibile). Altri esempi sono decarbossilasi, aldolasi e sintasi.
Isomerasi: catalizzano reazioni di isomerizzazione, sono reversibili. La reazione avvien da
una parte o dall’altra in base all’equilibrio (da quale dei due isomeri sottraggo). Esempio:
fosfoglucosio-isomerasi trasforma glucosio 6P in fruttosio 6P. Esempio: triosofosfato
isomerasi catalizza DHAP in G3P.
Ligasi: catalizzano la formazione di un legame tra due substrati. Richiedono energia e
sono spesso irreversibili. Esempio: AcetilSCoA sintetasi, trasforma acetato in acetil-CoA.
Legame tioestere tra SH e gruppo carbossilico.
CINETICA ENZIMATICA:
La velocità di una reazione come la formazione del prodotto nell’unità di tempo o come
consumo di substrato nell’unità di tempo (con prodotto meno errore di misura). La velocità
dipende da:
-concentrazione del substrato (più c’è substrato, più velocità);
-quantità di enzima (più enzimi, più velocità);
-temperatura (il massimo della velocità si ha a 37-40°C);
-pH (ottimale quello fisiologico 7,38, eccezione pepsina che lavora a pH molto basso. Con
valori estremi però gli enzimi si denaturano);
-meccanismi di regolazione;
-tempo (all’inizio retta, tempo e prodotti proporzionali, V0, quasi impossibile misurarla, lo
strumento deve detectare abbastanza prodotto. La curva poi si piega, diminuisce il
substrato. curva dovuta all’ingombro di prodotto creato, che può rallentare l’enzima,
occupando la tasca).
La cinetica enzimatica consente di ottenere informazioni sul meccanismo di azione degli
enzimi e sull’efficienza catalitica di un enzima.
DOSAGGIO ENZIMATICO:
Il dosaggio di attività enzimatiche è usato a scopo diagnostico, per discriminare forme
enzimatiche fisiologiche o patologiche e nella messa a punto dei dosaggi di substrati per
via enzimatica.
L’unità enzimatica U è la quantità di un enzima che trasforma 1mol di substrato in 1 min.
dosare la velocità degli enzimi può servire a scopo di ricerca per vedere se un enzima
funziona meglio di un altro o per capire se un l’enzima mutato presente in una determinata
malattia genetica funziona più o meno bene di quello nei pazienti sani; utilizzato anche per
capire in quali situazioni certi enzimi lavorano di più o di meno per vedere se bisogna
inibirli o attivarli per correggere la patologia. Un dosaggio enzimatico serve per dosare
l’enzima o il substrato, per vedere quanto enzima c’è o quanto è bravo. Se l’incognita è
l’efficienza o