Project financing per eventi culturali
Project financing per eventi culturali
Il corso ha come scopo quello di studiare nel dettaglio tutti i processi di
natura economico-finanziaria antistanti all’organizzazione di un evento di
natura culturale.
Innanzitutto, la prima cosa da chiederci è: che cosa può essere
definito come “evento culturale”?
Essendo un qualcosa di fortemente mutabile (in quanto legato alla sfera
antropologica e sociologica della dimensione umana) non esiste una vera
e propria definizione fissa per spiegare cosa si intenda per evento
culturale; più in generale però, a grandi linee, potremmo definirlo come
un avvenimento eccezionale e temporaneo, di carattere
emozionale e socioculturale: un evento (da e-ventum, e-venire) che
diviene
appunto nel tempo, che fuoriesca dagli schemi del quotidiano e
che dunque coinvolga non solo la presenza fisica degli spettatori e dei
partecipanti, ma anche e soprattutto (essendo di carattere culturale) la
sfera psicologica ed emotiva.
Il settore culturale è quello caratterizzato da una maggiore competizione
nel campo dell’organizzazione degli eventi, in quanto essi risultano di
particolare interesse: in oltre, la loro variabilità non ne consente
un’effettiva catalogazione, in quanto sono frutto di una creatività sempre
attiva e costante.
Potremmo comunque far rientrare, in questo vastissimo campo, differenti
forme di evento: dalle rassegne cinematografiche ai convegni culturali,
dai concerti agli spettacoli teatrali, i festival, le sagre di paese, i
workshop, le manifestazioni, gli eventi sportivi.
Tutti questi eventi sono dunque caratterizzati (per quanto differenti) da
alcune similarità: sono tutte manifestazioni che avvengono all’interno di
una comunità specifica, che mirano al successo (come un’azienda), e che
sono strutturate mediante delle fasi organizzative.
Quali sono, dunque, queste fasi organizzative e come si alternano
nell’ideazione e progettazione di un evento? Andiamo brevemente ad
analizzarle:
1. Ideazione: corrisponde alla prima fase organizzativa, quella che
definisce gli scopi e gli obiettivi dell’evento. Essa deve dunque tener
conto di tutti i partecipanti (sia coloro che vi prendono parte in quanto
ospiti, sia di coloro che lavorano alla realizzazione dell’evento).
2. Attivazione: corrisponde alla fase dio verifica di possibilità di
attuazione dell’idea dell’evento: verifica dunque la presenza di risorse
economiche nonché umane, la location e le formalità amministrative
necessarie.
3. Pianificazione: riguarda la verifica della gestione delle risorse in
nostro possesso per l’attuazione dell’evento: pianifica dunque la
gestione dei fondi finanziari, delle risorse umane, dei costi e dei ricavi,
che possano quindi prevedere i rischi, le criticità e le potenzialità
dell’evento. Page 1 of 19
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4. Attuazione: sulla base della fase subito precedente, l’evento prende
forma seguendo le dinamiche da essa stabilite.
5. Completamento: consiste nella liquidazione dei fondi necessari per
l’evento e dei guadagni da esso ottenuti per l’organizzazione.
6. Valutazione: consiste nella fase finale del lavoro, quella di verifica
dei risultati raggiunti, di eventuali scostamenti dai piani
precedentemente fatti, e della riuscita o meno dell’evento. Si valuta
quindi il valore dell’evento non solo dal punto di vista
dell’organizzatore, ma di tutti gli stakeholder e shareholder (laddove
stakeholder stakeholder
per si intendono i soci dell’evento, mentre per
tutti coloro che vi prendono parte, in qualsiasi senso).
La prospettiva da applicare all’organizzazione di un evento di successo è
creare valore per tutti gli shareholder
quindi duplice: da un lato quella di
(organizzatori dell’evento), creare valore per tutti gli
dall’altra quella di
stakeholder, tramite la loro soddisfazione; tale vincolo è detto trait
d’union.
La mission dell’evento quindi è esattamente quella di creare valore,
non solo valore economico momentaneo, ma un valore che si traduca
appunto anche in soddisfazione da parte dei visitatori, in modo da poter
replicare in futuro l’evento e da poterne, quindi, ritrarne ancora
guadagno.
Per fare ciò è necessario quindi che, nell’organizzazione degli eventi
culturali (così come nella gestione di un’importante azienda, ad
growth opportunities:
esempio), si tenga conto delle cosiddette esse
consistono fondamentalmente nell’investimento dei ricavi ottenuti
dall’evento in migliorie per l’evento in sé, che ne possano quindi
migliorare i ricavi futuri (ad esempio, nel caso di un concerto, un migliore
sistema audio).
Abbiamo detto che il primo passo per organizzare un evento è partire da
un’idea: ma come possiamo analizzare l’idea e potenziarla?
Tramite quella che in campo economico-finanziario viene definito
business plan: questo ci permette infatti di compiere una serie di azioni
che possono in qualche modo analizzare l’idea iniziare e comprendere al
meglio come essa possa essere attuata.
Alcune di queste azioni potrebbero ad esempio essere:
• Realizzare delle ricerche sui trend attuali
• Consultare esperti per ottenere informazioni rilevanti
• Realizzare ricerche di mercato e analisi
• Ricercare informazioni e porre domande
• Usare contatti o network per ottenere le risposte e le informazioni utili
Il business plan traduce quindi l’idea in una serie di azioni strategiche ed
operative, quantificandone l’impatto finanziario nel tempo.
Serve quindi come una “bussola” che ci permetta di comprendere quale
direzione seguire per la realizzazione dell’evento, riducendo al minimo
l’incertezza; mette quindi “nero su bianco” l’idea di un evento per
poterne comprendere le potenzialità nonché le capacità di successo
dell’evento. Page 2 of 19
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Il business plan ha infatti una duplice funzione:
• Una funzione Interna: strumento di analisi e valutazione di un evento
già esistente.
• Una funzione Esterna: presentazione dell’idea ad interlocutori esterni
ad esso, quali sponsor, enti di comunicazione o finanziatori.
Come si struttura un Business Plan?
Si divide in due sezioni: una prima sezione è descrittiva, che analizza il
mercato e la concorrenza; una seconda sezione eco-finanziaria, che
analizza il lato economico e finanziario dell’evento.
Sezione Descrittiva Sezione Eco-
Fin.
1. Descrizione 2. Il Piano 3. Struttura e 4. Risorse di 5. Schemi
evento operativo Team Finanziamento economico-
finanziari
Storia Analisi dei Analisi della Analisi del Stesura di un
dell’evento e possibili struttura fabbisogno di piano
spiegazione di partecipati organizzativa finanziario e economico-
cosa consiste (target di dell’evento, delle fonti di finanziario,
riferimento), visione e scelta finanziamento valutazione
visione delle del team e delle precedentement finanziaria
possibili strategie potenziali fonti di e visionate dell’evento,
per attirare i finanziamento analisi della
partecipanti sensibilità e degli
scenari
(ottimistici vs.
pessimisti)
Analizziamo nel dettaglio le singole fasi del Business Plan:
1. La descrizione dell’evento, come accennato, è necessaria per spiegare
in cosa consista effettivamente l’evento in modo da poter vendere il
concetto a dei potenziali investitori e/o partecipanti.
Analizza dunque: la missione dell’evento, che consiste nell’obiettivo
generale per cui esso viene messo in atto, quindi cosa si intende
raggiungere prima e dopo l’evento stesso; le finalità e tempistiche,
quindi i compiti che devono essere svolti, le loro tempistiche e modalità
di organizzazione di come verranno svolti; il programma dell’evento, cioè
un programma dettagliato dei contenuti da fornire ai partecipanti
dell’evento; il target pubblico, quindi comprendere e condividere con gli
investitori quale sia il target su cui l’evento conta di far leva; i soggetti
interessati, quindi la necessità di includere ogni soggetto chiave per
l’evento, in modo tale che il loro coinvolgimento porti beneficio all’evento
in sé.
2. Il piano operativo si occupa di curare tutti gli aspetti che riescano a
coinvolgere il target di partecipanti a cui mira l’evento; si occupa dunque
di definire al meglio i servizi, le attrezzature, gli staff, le questioni legali.
Fa parte anche di questa sezione il piano di marketing che comprende:
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il posizionamento dell’evento (lez.10-11), la vendita dei biglietti, la
promozione, le pubbliche relazioni.
Una volta messo in atto l’evento, per misurare in maniera integrata le
sue performance si utilizza un ulteriore strumento, esterno al business
plan, che è la balanced scorecard: il suo fulcro applicativo è la
scomposizione degli obiettivi strategici legati tra loro da relazioni di
causa-effetto.
quindi, in maniera più semplice, la balanced scorecard analizza i frutti
delle scelte strategiche stabilite nel business plan, in modo da capire
come migliorarle ed incrementarle per creare un valore anche futuro.
La balanced scorecard si compone anch’essa di diverse sezioni: quella
riguardante i partecipanti dell’evento (soddisfare le esigenze dei
partecipanti dell’evento tramite la suddivisione dell’offerta, che
comprende l’evento e tutti i servizi aggiuntivi ad esso connessi, tra cui i
servizi addizionali e la comunicazione esterna), la parte economico-
finanziaria (incrementare il numero di presenze e dunque le entrate,
aumentare i ricavi controllando l’economicità delle attività dell’evento e
di quelle collaterali, gestione delle risorse fornite dagli investitori esterni,
come gli sponsor), i processi interni (quali manutenzione, restauro,
esposizione, diversificazione delle attività per sfruttare al massimo la
struttura a disposizione), ed infine la sezione dedicata
all’apprendimento ed alla crescita (quindi quella riguardante le
growth opportunities).
Come abbiamo dunque detto in apertura del corso, definire un evento è
un compito alquanto arduo: semplificando di molto, potremmo dunque
“un evento è un momento unico nel tempo, celebrato come un
dire che
rituale, che soddisfa un’esigenza specifica di una determinata comunità;
ad essere centrali nell’evento sono l’esperienza e la ritualità, così
come la sfera psicologica , in quanto elemento caratterizzante
dell’evento stesso.”
Ovviamente, nonostante la base di ogni evento sia l’idea che lo fa
nascere, è necessario che ci sia un “team” che abbia la conoscenza
necessaria per poterlo mettere in atto: sono quindi necessari
know how learning by doing
all’organizzazione i cosiddetti e , due
processi nettamente differenti, ma ugualmente indispensabili: mentre il
competenza, saper fare,
know how consiste nella quindi nel il Learning by
diffondere le proprie competenze
doing consiste invece nel saper ad un
team di persone che siano in grado di rendere ritualistica l’esperienza,
quindi di riprodurre ed applicare tali conoscenze nel tempo (esempio di
Apple e Steve Jobs), un’esperienza culturale che dura nel
Questo permette di creare
tempo, e che, automaticamente cambia l’identità delle persone che vi
prendono parte attivamente e dei luoghi che sono adibiti ad essa,
Questo è quindi l punto focale del cosiddetto marketing esperenziale,
ovvero un marketing che sia focalizzato sull’esperienza vista come
fonte di emozione prodotto da vendere.
e non solamente come un Page 4 of 19
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L’esperienza risulta essere quindi di fondamentale importanza nel nostro
campo di interesse, a tal punto da essere analizzata e suddivisa in
differenti fasi:
• Impress: letteralmente “impressionare”; consiste nella fase iniziale,
ovvero quella in cui il cliente viene “catturato” dai segnali che
suggeriscono l’esperienza.
• Explore: il cliente inizia ad esplorare tutte le possibili offerte che
l’esperienza ha da offrirgli.
• Use: il cliente vive l’esperienza, traendo da essa il massimo che possa
offrire.
• Memory: il cliente ricorda l’esperienza vissuta, e decide quindi di
condividerla con chi lo circonda, pubblicizzandola.
Mentre questa prima fase di organizzazione dell’evento si focalizza molto
know how
sul di un team, la seconda fase, legata all’apprendimento
learning by doing,
ed al cambiamento, è legata invece al quindi alle
modifiche da apportare ad un evento (o ad un team di organizzazione)
consequenziali alla messa in atto ed alla valutazione dell’evento stessa.
L’apprendimento comprende quindi modifiche nello sviluppo dell’evento,
un eventuale empowerment del team, una maggiore interazione con i
partner o i fornitori dell’evento, e soprattutto tramite la pratica del
benchmarking, cioè la valutazione e gestione di eventuali errori
nell’organizzazione degli eventi.
È quindi fondamentale che, nell’organizzazione di un evento, siano
presenti le tre C:
•Conoscenze: quali forme di consapevolezza di fatti, informazioni, ed
abilità che sono generate dall’apprendimento, dall’esperienza. La
conoscenza
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Organizzazione ed Economia dello Spettacolo - Appunti
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Organizzazione ed economia dello spettacolo - Appunti
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Lezioni, Organizzazione ed economia dello spettacolo