ECONOMIA DELLE AZIENDE E DELLE AMMINISTRAZIONI
PUBBLICHE
Prof. Del Bene Luca
LM: Management pubblico e dei sistemi socio-sanitari
Economia aziendale: disciplina che studia come sono organizzate, coordinate, come vengono
gestite le risorse e i risultati prodotti dalle aziende. Permette di analizzare come un’azienda utilizza
le risorse per raggiungere i suoi obiettivi.
Azienda: insieme unitario (insieme coordinato di attività e risorse), autonomo (autogestione delle
risorse) e duraturo (continuità nel tempo) che deve rispettare il principio di economicità.
Principio di economicità: gestione razionale delle risorse evitando gli sprechi (efficienza delle
risorse) e sostenibilità nel tempo. Si basa sul principio di produrre più di quanto si consumi.
L’equilibrio nel tempo di un’azienda è possibile grazie al coordinamento delle operazioni, alla
combinazione dei fattori produttivi (es. non compro uno strumento per la TC se non ho personale
adatto per usarlo) e all’adattamento alle condizioni ambientali (domanda, offerta).
Economicità sociale: concetto che emerge nel settore pubblico poiché le aziende pubbliche devono
operare secondo criteri di efficienza delle risorse, limitando gli sprechi e garantendo equilibrio nel
tempo per perseguire un obiettivo collettivo (valore pubblico). Il perseguimento di interessi sociali
come la giustizia, l’ordine pubblico, la difesa e la salute può comportare costi aggiuntivi o minori
ricavi, definiti “oneri impropri” (Saraceno). Questi oneri possono manifestarsi, per esempio, nel
mantenere un organico superiore a quello strettamente necessario per garantire l’occupazione o nel
calmierare i prezzi dei servizi per renderli accessibili alla collettività. Tali scelte, pur generando
inefficienze economiche rispetto alla logica del profitto privato, sono giustificate dalla necessità di
perseguire obiettivi sociali, come l’equità, lo sviluppo economico e la soddisfazione dei bisogni
collettivi.
In conclusione, il settore pubblico deve conciliare il principio di economicità alla finalità sociale.
Garantire l’economicità è essenziale per preservare la sostenibilità e l’efficienza delle risorse nel
lungo periodo, ma le aziende pubbliche non possono trascurare il loro ruolo nel soddisfare bisogni
collettivi, promuovere l’equità sociale e favorire lo sviluppo economico. Questa tensione tra
obiettivi economici e sociali caratterizza da sempre la gestione del settore pubblico e rappresenta
una delle sfide principali nella progettazione delle politiche e nella gestione degli enti pubblici.
Il concetto di economicità nel settore pubblico non coincide con la massimizzazione del profitto ma
con la gestione efficiente delle risorse per garantire continuità nei servizi. Quindi, un bilancio
positivo di un’azienda pubblica non corrisponde con una buona gestione perché un ente può
chiudere in una situazione di avanzo ma fallire nell’accesso ai servizi o nel soddisfacimento della
popolazione.
Differenza tra azienda pubblica e privata
1. Prodotto
Privata: lo scopo è massimizzare il profitto. Ogni decisione aziendale è valutata in base a ricavi e
costi, mirando all’efficienza economica per generare utili.
Pubblica: lo scopo è soddisfare bisogni collettivi e finalità sociali, come sanità, istruzione, trasporti
o sicurezza. Il profitto non è l’obiettivo, ma le risorse devono comunque essere gestite con
efficienza ed economicità.
2. Pressioni esterne e vincoli
Privata: risponde principalmente al mercato. Se sbaglia, rischia fallimento. La pressione è diretta:
massimizzare ricavi e ridurre i costi.
Pubblica: opera sotto vincoli politici e sociali, che possono comportare oneri impropri (ad esempio
mantenere posti di lavoro o tariffe calmierate). Non rischia il fallimento come il privato, ma ogni
spreco riduce la capacità di soddisfare i bisogni della collettività.
3. Soggetto economico
Privata: il soggetto economico è l’imprenditore o il gruppo di azionisti che detiene il controllo.
Pubblica: il soggetto economico è lo Stato o un ente pubblico, che decide le strategie tenendo conto
di obiettivi sociali, economici e politici.
4. Economicità
Privata: economicità = produrre più di quanto si consuma, massimizzando utili.
Pubblica: economicità = usare le risorse in modo efficace ed efficiente per garantire servizi e
obiettivi sociali. Non si misura solo con utili o bilanci positivi, ma con l’impatto dei servizi sulla
collettività.
5. Autonomia
Privata: decisioni interne libere, salvo vincoli di mercato.
Pubblica: autonomia limitata da vincoli statali o politici, ma esiste comunque: anche un’azienda
pubblica può prendere decisioni strategiche interne, come investimenti o gestione del personale, pur
rispettando gli obiettivi collettivi.
Le origini della contabilità e le prime annotazioni
Il punto di partenza riguarda il mercato dal punto di vista mercantile, cioè quando iniziano ad
esserci numerosi affari, scambi e transazioni tra soggetti economici.
Nel momento in cui gli affari diventano tanti, il lavoro non si traduce più immediatamente in
denaro: non c’è più un momento preciso in cui si può contare tutto il denaro posseduto, perché le
operazioni si sovrappongono nel tempo e molte non producono un guadagno immediato.
Un esempio semplice: quando si vende a credito, il venditore non riceve subito il denaro ma ha
comunque ceduto un bene o un servizio. È in questa situazione che nascono le prime annotazioni
contabili: per ricordarsi “chi deve dare” e “chi deve avere”.
Infatti, la prima annotazione storica si pensa fosse proprio:
“Tizio deve dare...”,
perché chi ha venduto non possiede più la merce ma non ha ancora ricevuto i soldi.
Da qui deriva il concetto di ragioneria come arte di serbar memoria, cioè l’arte di ricordare e
registrare i fatti economici per poterli ricostruire nel tempo.
Dal movimento del denaro alla nascita della valutazione
All’inizio, le annotazioni erano riferite a persone (“aprire un conto con qualcuno”) e servivano a
capire chi avesse crediti e debiti.
Su ogni pagina del quaderno si segnavano quindi i movimenti, distinguendo tra connotazioni
positive (entrate di denaro future) e connotazioni negative (uscite di denaro future).
Per esempio:
se io vendo della tinta a credito, per me è un’entrata futura di denaro, quindi un fatto
positivo;
per chi la compra, invece, è un’uscita futura di denaro, quindi un fatto negativo.
Il fulcro dell’attività economica in questa fase è il movimento del denaro: la ricchezza è misurata
da quanto denaro si possiede.
Se alla fine di un affare ho più soldi di quanti ne avevo all’inizio, significa che ho creato ricchezza.
Il limite del criterio “solo denaro”
Analizzare solo i movimenti di denaro, però, è riduttivo.
Man mano che le attività diventano numerose e complesse, non è più possibile tradurre tutto in
denaro in modo immediato.
Le operazioni si accavallano nel tempo e non tutte si “concludono” contemporaneamente.
Ad esempio:
Se acquisto uno stabile per svolgere la mia attività, quell’investimento non si trasformerà in
denaro finché non avrò recuperato l’intero valore speso.
Se ho merci in magazzino, queste rappresentano valore, ma non denaro finché non le
vendo.
Quindi possiamo avere:
Denaro effettivo, già liquido;
Valori in attesa di trasformarsi in denaro, come beni, crediti, o investimenti non ancora
recuperati.
L’esigenza di valutare l’andamento dell’attività
Con il tempo, nei gruppi di soci o compagnie si presenta un’esigenza: capire come stanno andando
gli affari senza dover chiudere realmente tutte le operazioni.
Una possibilità sarebbe quella di vendere tutto per “trasformare tutto in denaro”, ma questo sarebbe
dispendioso e controproducente, perché bisognerebbe poi ricomprare le merci e i beni necessari per
continuare a lavorare.
Nasce quindi l’idea di una chiusura fittizia:
invece di chiudere veramente l’attività, ci si chiede:
“Cosa succederebbe se chiudessi oggi?”
“Quanta ricchezza (in denaro) mi resterebbe?”
Questo ragionamento è alla base del bilancio.
Il bilancio, infatti, si fonda sull’ipotesi valutativa: non conta solo il denaro realmente posseduto,
ma anche il valore stimato di ciò che si ha e di ciò che si deve.
Quando si valutano le cose “come se si chiudesse oggi”, si devono stimare i valori (non solo
contarli), ed è da queste stime e congetture che nasce la contabilità moderna.
Esempio pratico: XLAB
Per rendere concreti questi concetti, il professore propone un esempio pratico: la nascita di una
società immaginaria chiamata XLAB, che offre prestazioni di diagnostica (come TC, radiografie,
ecografie, mammografie, ecc.).
Un consulente ci conferma che nel territorio c’è mercato per questo tipo di servizi.
Decidiamo quindi di avviare l’iniziativa.
1. Ricerca del capitale iniziale
Il consulente ci informa che servono 1000 unità di capitale iniziale.
Noi soci disponiamo di 400, quindi dobbiamo chiedere un prestito alla banca di 600.
Ordine logico: prima i soldi dei soci, poi quelli della banca.
Ordine didattico: partiamo invece dalla banca, per capire meglio i flussi di denaro.
La banca concede il prestito di 600 a XLAB.
Per XLAB, questo è un movimento di denaro positivo (+600).
Anche la banca registra l’operazione come un credito verso XLAB, quindi annota “XLAB deve
dare 600”.
Noi, invece, annotiamo “Banca deve avere 600”.
È un’uscita futura di denaro (perché dovremo restituirlo), quindi lo scriviamo tra le cose negative.
I soci versano 400 a XLAB.
Anche questo è un movimento positivo di denaro (+400), ma di natura diversa.
Infatti, mentre i soldi della banca vanno restituiti, quelli dei soci no, perché rappresentano il
capitale di rischio dell’impresa.
Il rischio d’impresa significa che il socio può guadagnare o perdere il capitale investito.
La banca, invece, guadagna sempre grazie agli interessi: il suo rendimento è obbligatorio, mentre
quello dei soci è eventuale.
Inoltre, un socio può riavere indietro il capitale solo se ciò non mette in pericolo la sopravvivenza
della società (principio del diritto civile).
2. Acquisto dell’edificio
Decidiamo ora di comprare un edificio per ospitare la nostra attività.
Dopo aver visitato diverse opzioni, ne scegliamo uno dal valore di 100.
Questa operazione produce:
un’uscita di denaro (-100, quindi negativa);
un’entrata patrimoniale positiva, poiché otteniamo un bene (l’edificio).
Il bene materiale è considerato un valore positivo per XLAB.
3. Acquisto delle attrezzature
Dopo aver comprato l’edificio, XLAB ha bisogno delle attrezzature necessarie per lavorare:
macchinari diagnostici, computer, apparecchiature mediche.
Il totale di questa spesa è 500.
L’acquisto delle attrezzature comporta un movimento di denaro negativo (-500), perché i
soldi escono.
Tuttavia, corrisponde a un incremento del patrimonio (beni tangibili che entreranno
nell’attività), quindi un valore positivo di +500.
Le attrezzature vengono installate e collaudate, quindi sono pronte all’uso.
4. Acquisto del materiale di consumo
Ora dobbiamo dotarci dei materiali di consumo necessari per lavorare (ad esempio guanti, mezzi
di contrasto, dispositivi, materiale sanitario ed elettronico).
Totale: 80.
Movimento di denaro negativo (-80);
Entrano beni di consumo (materiali pronti all’uso), quindi un valore positivo di +80.
5. Acquisto della cancelleria a credito
Compriamo poi della cancelleria per 20 (es. carta, penne, risme, cartelline).
La particolarità è che la cartoleria offre una promozione “compri ora, paghi tra 6 mesi”.
Questa operazione genera:
un movimento futuro in uscita di denaro, quindi negativo (a destra della colonna);
ma anche un bene positivo, perché abbiamo ricevuto la cancelleria (+20).
La cartolibreria annota che “XLAB deve dare 20”, mentre noi scriviamo “Buffetti deve avere 20”.
Differenza tra beni a fecondità semplice e beni a fecondità ripetuta
A questo punto, il professore spiega la differenza fondamentale tra i beni acquistati:
Materiali di consumo e cancelleria: si possono usare una sola volta, poi si esauriscono →
beni a fecondità semplice.
Attrezzature e immobili: si possono utilizzare più volte → beni a fecondità ripetuta.
Tuttavia, se considero un arco temporale molto lungo (es. 15 anni), anche le attrezzature si
deteriorano e diventano simili ai beni di consumo.
Per questo, l’anno solare diventa una convenzione temporale: un punto di riferimento per misurare
il consumo e il valore nel tempo.
6. Utenze e stipendi
All’inizio dell’attività non abbiamo ancora pagato stipendi né utenze, perché si tratta di spese che
si generano durante il lavoro.
Facciamo un salto temporale di 6 mesi: ipotizziamo di dover pagare le spese maturate in questo
periodo.
Stipendi del personale: 200
Movimento di denaro negativo (-200);
o Contropartita positiva: prestazioni lavorative rese a favore di XLAB (+200).
o
Utenze (luce, acqua, gas, telefono): 30
Movimento di denaro negativo (-30);
o Entrata positiva per i servizi utilizzati (+30).
o
Fattori anticipabili e fattori correnti
A questo punto, il docente distingue due categorie di fattori produttivi:
Fattori anticipabili: beni che devono esserci prima dell’avvio dell’attività (es. edifici,
macchinari, materiali di consumo).
Fattori correnti: beni o servizi che si acquistano e consumano durante lo svolgimento
dell’attività (es. lavoro, utenze).
Nei beni tangibili (come macchinari e stabili), non esiste sovrapposizione tra acquisto e consumo:
compro oggi, ma uso nel tempo.
Nei beni intangibili o correnti, invece, esiste sovrapposizione: tutto ciò che compro lo uso
immediatamente (es. ore di lavoro, energia elettrica).
7. Verifica dei risultati dopo 6 mesi
Dopo 6 mesi, ci chiediamo:
“Abbiamo guadagnato o perso?”
Dallo schema iniziale, non è ancora possibile saperlo perché i lati positivo e negativo devono
sempre pareggiare (ogni uscita ha una contropartita).
Ecco una ricostruzione schematica di tutti i movimenti fino a questo punto:
Tabella di XLAB
Elemento Importo Note
Soldi (iniziali) 90 rimanenza di cassa
Capitale dei soci 400 conferimento iniziale
Edificio 100 bene patrimoniale
Banca (deve avere) 600 debito
Affitto / attrezzature 500 investimento produttivo
Buffetti (deve avere) 20 debito a 6 mesi
Materiali elettronici 80 materiali di consumo
Totale 1020
Cancelleria 20 beni a fecondità semplice
Lavoro 200 costo del personale
Utenze 30 costi correnti
Totale generale 1020 equilibrio
8. Vendita dei servizi e calcolo del risultato
Nei primi 6 mesi XLAB ha venduto servizi diagnostici per un totale di 500.
Questa operazione genera un movimento di denaro positivo (+500).
I soldi in cassa passano da 90 a 590.
I servizi, essendo “usciti” (cioè erogati ai clienti), vengono trascritti anche nella colonna
opposta come valori ceduti.
Ora, per capire quanto guadagneremmo se chiudessimo oggi, dobbiamo considerare:
quanto denaro abbiamo in cassa (590),
più il valore dei beni ancora a disposizione,
meno i debiti residui (Buffetti e banca).
9. Analisi dei beni consumati e residui
Attrezzature: acquistate per 500, ma dopo 6 mesi si sono svalutate e ora valgono circa 400.
→ capitale consumato: 100.
Materiali di consumo: comprati per 80, ne restano 20.
→ capitale consumato: 60.
Cancelleria: comprata per 20, ne restano 5.
→ capitale consumato: 15.
Edificio: pagato 100, oggi vale 95.
→ perdita di valore (consumo) 5.
Totale capitale consumato:
100 (attrezzature) + 60 (materiali) + 15 (cancelleria) + 5 (edificio) = 180.
Aggiungendo lavoro (200) e utenze (30), il totale complessivo dei fattori consumati è 410.
10. Calcolo della ricchezza creata
Abbiamo:
Ricchezza creata: 500 (valore dei servizi venduti)
Capitale consumato: 410
→ Guadagno = 500 – 410 = 90
Questa differenza rappresenta la ricchezza prodotta in 6 mesi di attività.
11. Tavola del capitale e tavola del reddito
Da questa analisi derivano due prospetti fondamentali:
Tavola del capitale: indica ciò che XLAB possiede e potrà utilizzare in futuro (beni e valori
ancora disponibili).
Tavola del reddito: mostra ciò che è stato consumato o utilizzato nel passato e la
ricchezza creata in conseguenza di tali consumi.
Queste due tavole sono strettamente correlate: una rappresenta il “patrimonio esistente”, l’altra la
“storia della sua trasformazione”.
12. Le quattro fasi dell’attività economica
1. Finanziamento: ottenere le risorse (capitale dei soci e prestiti).
2. Acquisizione: procurarsi i beni e i servizi necessari all’attività (edifici, attrezzature,
materiali).
3. Trasformazione: utilizzare tali beni per produrre nuovi beni o servizi (consumo dei fattori
produttivi).
4. Vendita / rendimento: realizzare la ricchezza creata e valutarne l’entità.
La fase della trasformazione è quella in cui si distrugge parte della ricchezza posseduta (consumo
di fattori) per crearne di nuova attraverso i servizi offerti.
La logic
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Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, prima parte
-
Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, seconda parte
-
Economia delle aziende e amministrazioni pubbliche
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Appunti esame Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche