Economia della localizzazione
Lezione 1
Un mercato è il luogo (in senso figurato) in cui avvengono gli scambi tra consumatori ed imprese. Esistono tre principali mercati: mercato dei beni (in cui si vendono i beni prodotti ai consumatori), mercato del lavoro (in cui si comprano i servizi dei lavoratori), mercato dei capitali (in cui l’oggetto della compravendita della transazione è un capitale finanziario).
Concorrenza perfetta
La concorrenza perfetta significa che in un determinato mercato ci sono così tanti consumatori e così tanti produttori, che desiderano rispettivamente comprare e vendere beni, che il singolo individuo (sia esso consumatore o produttore) non può influenzare il prezzo di mercato del bene.
In competizione perfetta, le imprese agiscono come price takers, ovvero, una volta entrati in un determinato mercato, sanno già quale sarà il prezzo al quale dovranno vendere ogni unità di prodotto. Perché i mercati funzionino in maniera efficiente sono necessari due elementi fondamentali: informazione ed incentivi e questi vengono offerti con prezzi, profitti e diritti di proprietà.
Prezzi
I prezzi forniscono informazioni circa la scarsità dei beni. Un sistema di prezzi garantisce che i beni vengano consumati dagli individui che hanno una maggiore volontà (e disponibilità economica) a consumarli.
Profitto
Il desiderio di massimizzare il profitto fornisce un incentivo alle imprese a rispondere all'informazione fornita dai prezzi. Producendo ciò che i consumatori desiderano nel modo più efficiente possibile, le imprese aumentano i loro profitti. Perché i profitti funzionino come incentivo, è necessario che le imprese possano detenere almeno parte dei diritti di proprietà. In sostanza, è necessario che esistano diritti di proprietà.
Esiste un trade-off (ovvero una relazione inversa) tra incentivi e uguaglianza. Infatti, tanto più una società fornisce incentivi di tipo economico, tanto maggiori saranno le diseguaglianze.
Un’economia di mercato non è l’unico sistema di allocazione di risorse scarse. Altri esempi sono:
- Razionamento per attesa: malgrado sia apparentemente più equa, la risorsa viene consumata da chi ha un valore del tempo più basso, creando un problema di diseguaglianza al contrario.
- Razionamento per lotteria: malgrado sia equo, non è efficiente perché la risorsa scarsa non è allocata a chi la desidera maggiormente.
- Razionamento per coupon: come prima, il problema è che la risorsa non va a chi ha la maggior disponibilità a pagare. Nel caso i coupon non fossero rivendibili o scambiabili?
Gli input possono essere classificati in tre categorie: terra, lavoro e capitale.
Costo opportunità
Il costo opportunità di una risorsa è il valore di quella risorsa nel suo miglior utilizzo alternativo. La pendenza dell’isocosto si calcola come prezzo(L)/prezzo(K).
Funzione di produzione
La funzione di produzione è una formalizzazione matematica della relazione tra output e input utilizzati. Questa indica la tecnologia disponibile e non è quindi fissa e immutabile nel tempo.
Prodotto marginale
Il prodotto marginale è definito dalla derivata parziale dell’output rispetto all’input di produzione: PMa = deltaQ/deltaL. Possiamo anche indicare il prodotto medio come:
Proprietà degli isoquanti
- Gli isoquanti hanno pendenza negativa.
- Gli isoquanti non si possono intersecare.
Lezione 2
Breve periodo
Nel breve periodo alcuni costi sono fissi ed altri sono variabili.
Lungo periodo
Nel lungo periodo un’impresa potrà modificare la quantità di tutti gli input produttivi, fissi e variabili.
CFT BP (costi fissi totali breve periodo): per l’impresa questi costi sono fissi, quindi per produrre qualsiasi livello di output l’impresa dovrà investire lo stesso livello di risorse.
CFMe BP (costo fisso medio): è definito con la formula. Produrre le prime unità di output ha un costo fisso medio elevato.
CVT BP (costo variabile totale): sono spesso descritti da questa forma, prima marginalmente decrescenti e poi, oltre una certa soglia, crescenti. Ciò rispecchia il prodotto marginale ed il suo andamento. Infatti fino al punto in cui il prodotto marginale è crescente il costo marginale è decrescente, dal punto in cui il prodotto marginale è decrescente il costo marginale è crescente.
CVMe BP (costo variabile medio): corrisponde al costo variabile per unità di output prodotta. Quindi misurata con la seguente relazione:
Il costo totale (CT) è uguale alla somma di costo fisso e costo variabile. CT = CFT + CVT.
Il costo totale medio (CTMe) è dato, come i costi totali, dalla relazione: CTMe = CFMe + CVMe. CTMe = CT/Q.
Il costo totale medio di un particolare livello di output può essere interpretato come la pendenza della retta che passa dall’origine e dal punto della curva di costo totale corrispondente a quella quantità di output.
Il costo marginale (CMa) è il costo associato alla produzione di un’unità in più di output. Ovvero, è la derivata prima della curva di costo totale rispetto alla quantità di output prodotta (Q). Il costo marginale corrisponde alla pendenza della curva di costo totale.
La curva di CMa deve intersecare quella di costo totale medio nel suo minimo; questo perché nel punto di minimo, il costo totale medio è uguale alla pendenza della retta che è tangente alla curva di costo totale. Dal momento che si tratta di un punto di tangenza, la pendenza della curva di costo totale (ovvero il costo marginale) è uguale, in quel punto, al costo medio totale.
Il ricavo marginale (RMa) è quindi definito dalla variazione di ricavo generato dalla vendita di una unità aggiuntiva di output. Di conseguenza, il ricavo marginale è uguale al prezzo di vendita unitario del bene, ed è quindi costante.
L’impresa massimizza i profitti quando la distanza ortogonale tra la curva di ricavo totale e quella di costo totale è massima. Quindi, in corrispondenza di quella quantità di output, il costo marginale (ovvero la pendenza della curva di costo totale) è uguale al ricavo marginale (ovvero il prezzo di vendita del bene prodotto).
Lungo periodo
Nel lungo periodo non esistono costi fissi. La curva di costo medio di lungo periodo (CMe) mostra il costo medio minimo al quale l’impresa può produrre qualsiasi livello di output nel lungo periodo, quando tutti gli input sono variabili.
Nel lungo periodo l’impresa sceglie la combinazione di input (capitale e lavoro) che, per ogni livello di output, minimizza il costo medio di produzione.
I costi medi di lungo periodo hanno una parte a pendenza negativa: questo riflette la presenza di economie di scala. Ci sono molte ragioni che giustificano il verificarsi di economie di scala:
- Aspetti fisico-tecnici: perché aumentando la produzione consente di ridurre i costi fissi relativi alle macchine non completamente saturate.
- Divisione del lavoro: permette di suddividere la produzione in fasi diverse, standardizzando la prestazione delle macchine e dei lavoratori.
- Specializzazione del lavoro: possibilità di reperire risorse umane con un livello qualitativo appropriato alle tecnologie utilizzate ed al minor costo possibile.
- Economia di distribuzione e marketing: nella commercializzazione di prodotti le economie possono essere rilevanti.
La curva dei CTMe ha anche un tratto a pendenza positiva che riflette la presenza di diseconomie di scala. Questo per due ragioni principali:
- All’aumentare della dimensione d’impresa aumentano anche i costi gestionali, relativi al coordinamento delle strategie ed alla comunicazione tra diverse strutture.
- Oltre una certa dimensione, i lavoratori potrebbero sentirsi alienati dal fatto di essere una componente quasi insignificante di un processo produttivo molto complesso.
Per quanto riguarda il CT LP avremo che: CT = CTMe * Q. Ne consegue che il costo marginale è definito da:
Il sentiero di espansione della produzione è il luogo delle combinazioni efficienti di input in corrispondenza di diversi livelli di output.
Economie di diversificazione o varietà
Esistono quando è più conveniente realizzare due o più beni internamente a uno stesso impianto o impresa rispetto alla produzione separata dei singoli beni. Possono realizzarsi delle economie di diversificazione per due motivi:
- La produzione di prodotti diversi utilizza input comuni.
- La produzione di un prodotto genera automaticamente un prodotto differente che può essere venduto.
La pendenza della curva di offerta si definisce elasticità, e mostra come le imprese variano la quantità di prodotto offerto al variare del prezzo. Le curve inelastiche sono le curve la cui pendenza è molto elevata o verticale, un esempio sono quelle di beni la cui produzione richiede tempi piuttosto lunghi, e quindi le imprese non sono in grado di reagire in breve tempo a variazioni di prezzo.
Lezione 3
Monopolio
Il monopolio è una situazione nella quale un’unica impresa produce un certo bene, e non esistono beni sostituti. In generale, il fatto di non avere concorrenti permette all’impresa di fissare il prezzo di mercato al di sopra del livello del costo marginale. La cosa importante è comprendere come il RMa sia, nel caso del monopolista, decrescente e non costante, come per l’impresa in un mercato competitivo.
Anche il monopolista, quindi, sceglie la quantità ottimale da produrre in corrispondenza del punto in cui RMa = CMa. La differenza rispetto al mercato competitivo, tuttavia, consiste nel fatto che per il monopolista il ricavo marginale non è costante ma decrescente.
In un mercato monopolistico si distinguono due cose:
- La quantità prodotta è minore rispetto a un mercato competitivo.
- Il prezzo è superiore rispetto a un mercato competitivo.
Il prezzo stabilito da un monopolista non potrebbe essere un prezzo di equilibrio in un mercato competitivo, perché avremmo un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Infatti si può verificare che in corrispondenza di P* = CMa, l’offerta è superiore alla domanda (in un mercato competitivo il ricavo marginale è una retta orizzontale passante per P*).
Nel grafico sottostante, P’ non potrebbe essere un prezzo di equilibrio in un mercato competitivo, perché avremmo un eccesso di domanda rispetto all’offerta. In un mercato competitivo l’equilibrio si ha quando la curva di costo marginale interseca la curva di domanda. In quel punto la quantità domandata dai consumatori e offerta dalle imprese si eguaglia. Si avrebbero ancora dei profitti in questo caso.
In presenza di un’impresa monopolistica esistono generalmente delle barriere all’entrata del mercato.
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Economia internazionale
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